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Giuseppe Allevi

Dottore Commercialista, Revisore dei Conti e pubblicista. Partner Finanza Olistica S.r.l. (consulenza aziendale e gestione patrimoniale)

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  1. 1

    Francesco

    Benzina cara: la politica dell’indignazione senza soluzioni

    Quando il prezzo della benzina sale, il copione politico è quasi sempre identico: dichiarazioni allarmate, accuse reciproche e proposte immediate che suonano bene nei titoli dei giornali. Le più ricorrenti sono la riduzione delle accise sulla benzina e la tassazione degli “extra profitti” di ENI.

    Sono slogan popolari, ma difficilmente rappresentano una strategia seria per affrontare il problema energetico italiano.

    La riduzione delle accise viene presentata come una misura a favore delle famiglie e delle imprese. Ma significa anche rinunciare a entrate pubbliche che devono poi essere recuperate altrove: con altre tasse, con nuovo debito oppure con minori servizi. Inoltre, uno sconto generalizzato sul carburante favorisce indistintamente chi ne consuma poco e chi ne consuma molto, senza concentrarsi davvero su chi è più in difficoltà.

    Anche la richiesta di tassare gli extra profitti di ENI appare politicamente comoda. Quando il prezzo dell’energia sale, si cerca un colpevole visibile; quando invece occorre progettare investimenti, garantire sicurezza degli approvvigionamenti, sostenere ricerca, reti, stoccaggi e nuove fonti energetiche, il dibattito si fa molto più silenzioso.

    Eppure l’Italia non ha bisogno di una politica che insegua il prezzo alla pompa con provvedimenti emotivi. Ha bisogno di una politica energetica stabile, coerente e orientata al futuro.

    ## Una proposta meno popolare, ma più seria

    Invece di invocare tagli occasionali alle accise, si potrebbe ragionare su un loro **aumento graduale e programmato**, destinando ogni euro aggiuntivo a un fondo trasparente per la sicurezza energetica nazionale.

    Non un aumento per fare cassa indistintamente, ma un contributo vincolato a obiettivi concreti:

    – investimenti nelle reti elettriche;
    – infrastrutture per la ricarica;
    – accumulo energetico;
    – efficienza degli edifici;
    – trasporto pubblico e mobilità sostenibile;
    – sostegno mirato alle famiglie e alle piccole imprese realmente esposte ai rincari.

    Sarebbe una scelta politicamente scomoda, certamente. Ma almeno avrebbe una logica: usare una parte del costo dei combustibili fossili per ridurre, nel tempo, la dipendenza del Paese dai combustibili fossili stessi.

    ## ENI non è soltanto un bersaglio fiscale

    Lo stesso vale per ENI. Se l’obiettivo è rendere l’Italia meno vulnerabile alle crisi energetiche e alle tensioni internazionali, la risposta non dovrebbe essere soltanto: “tassiamo di più quando guadagna”.

    Sarebbe più lungimirante valutare un **aumento di capitale finalizzato agli investimenti**, con una chiara strategia industriale e obiettivi controllabili. Le risorse potrebbero essere impiegate per accelerare progetti energetici strategici: produzione nazionale, rinnovabili, biocarburanti, idrogeno dove realmente efficace, stoccaggi, tecnologie di rete e sicurezza delle forniture.

    In altre parole: meno politica punitiva e più politica industriale.

    Tassare un’impresa quando produce utili è facile. Metterla nelle condizioni di investire bene, crescere, competere e rafforzare il sistema Paese è molto più difficile. Ma è lì che si misura la qualità di una classe dirigente.

    ## La vera coerenza

    Non si può pretendere benzina sempre economica, energia sempre disponibile, tasse sempre più basse, investimenti sempre maggiori e indipendenza energetica totale. Qualcuno deve pagare il conto e, soprattutto, qualcuno deve decidere come usare bene le risorse.

    L’ipocrisia nasce quando la politica promette contemporaneamente tutto: meno accise, più spesa pubblica, più investimenti e più tasse sugli utili delle aziende strategiche. È una narrazione che raccoglie consenso nel breve periodo, ma non costruisce sicurezza economica nel lungo periodo.

    Forse sarebbe più onesto dire ai cittadini che l’energia ha un costo. E che quel costo può diventare un investimento per il futuro, anziché l’ennesima occasione per fare propaganda.

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