NATALE II DOMENICA ANNO C
Dalla lettera di san Paolo apostolo agli Efesini 1, 3-6; 15-18.
Benedetto Dio, Padre del Signore nostro Gesù Cristo, che ci ha benedetti con ogni benedizione spirituale nei cieli in Cristo. In lui ci ha scelti prima della creazione del mondo per essere santi e immacolati di fronte a lui nella carità, predestinandoci a essere per lui figli adottivi mediante Gesù Cristo, secondo il disegno d’amore della sua volontà, a lode dello splendore della sua grazia, di cui ci ha gratificati nel Figlio amato.
Perciò anch’io, avendo avuto notizia della vostra fede nel Signore Gesù e dell’amore che avete verso tutti i santi, continuamente rendo grazie per voi ricordandovi nelle mie preghiere, affinché il Dio del Signore nostro Gesù Cristo, il Padre della gloria, vi dia uno spirito di sapienza e di rivelazione per una profonda conoscenza di lui; illumini gli occhi del vostro cuore per farvi comprendere a quale speranza vi ha chiamati, quale tesoro di gloria racchiude la sua eredità fra i santi.
Commento
Nella seconda lettura di questa domenica si legge la lettera agli Efesini. In questo brano l’apostolo Paolo chiede per i suoi fedeli al Padre uno spirito di sapienza e la luce di una conoscenza per comprendere la speranza alla quale siamo chiamati. Questi temi ben si accordano con il messaggio di papa Leone per la giornata della pace, che è il grande dono della sapienza divina. Il papa accenna ad una una pace disarmata e disarmante.
La pace disarmata è stata insegnata e vissuta da Gesù; perciò la può donare agli apostoli come il suo augurio pasquale: “La pace sia con voi” [Giovanni, 20.19.21]. Egli è il Buon Pastore che dà la vita per le sue pecorelle, che abbatte le barriere del peccato, della razza e delle condizioni sociali: la separazione tra coloro che si credono buoni e i pubblicani, tra Ebrei e pagani idolatri, tra la popolazione romana e coloro che erano ritenuti barbari, perciò oggetto di pregiudizi, tra padroni e schiavi, per formare l’unico popolo dei Figli di Dio. Tutti sono chiamati ad amarsi nella logica dell’amore di Gesù. Egli non ha mai usato e rifiuta la spada, come intimò a Pietro nell’ora dell’arresto (Giovanni, 18,11).
Come cristiani dobbiamo raccogliere ed essere testimoni di questo dono per un mondo cha fatica a credere nella pace e preferisce ed esalta l’uso della forza. La pace è la luce, la guerra è il buio: Scrive il papa:“Ebbene, vedere la luce e credere in essa è necessario per non sprofondare nel buio … La pace esiste, vuole abitarci, ha il mite potere di illuminare e allargare l’intelligenza, resiste alla violenza e la vince. La pace ha il respiro dell’eterno: mentre al male si grida “basta”, alla pace si sussurra “per sempre”. In questo orizzonte ci ha introdotti il Risorto.
Viceversa, il dimenticare la luce della pace comporta delle conseguenze nefaste per la nostra condotta. Ancora papa Leone: “Si perde allora di realismo, cedendo a una rappresentazione del mondo parziale e distorta, nel segno delle tenebre e della paura. Non sono pochi oggi a chiamare realistiche le narrazioni prive di speranza, cieche alla bellezza altrui, dimentiche della grazia di Dio che opera sempre nei cuori umani, per quanto feriti dal peccato. Sant’Agostino esortava i cristiani a intrecciare un’indissolubile amicizia con la pace, affinché, custodendola nell’intimo del loro spirito, potessero irradiarne tutt’intorno il luminoso calore. Egli, indirizzandosi alla sua comunità, così scriveva: «Se volete attirare gli altri alla pace, abbiatela voi per primi; siate voi anzitutto saldi nella pace. Per infiammarne gli altri dovete averne voi, all’interno, il lume acceso»”.
Occorre avere il lume della pace acceso in tutti i luoghi e circostanze di vita. Oggi purtroppo sembra dominante la violenza: nelle famiglie con discordie laceranti, nei condomini, a scuola nei rapporti tra alunni, professori e genitori; la violenza affascina le gang formate da adolescenti, si esprime nella mancanza di rispetto, nel linguaggio violento diffuso dai media, intacca i settori più vari: sport, strada, i rapporti sociali ed economici. Il colmo sono le manifestazioni di pace che finiscono nella violenza e nel disprezzo dell’avversario. “Se la pace non è una realtà sperimentata e da custodire e da coltivare, l’aggressività si diffonde nella vita domestica e in quella pubblica”. Ogni educazione è educazione alla pace, alla solidarietà, alla generosità, alle opere buone e di misericordia, che sviluppano i migliori sentimenti.
Le guerre e le inimicizie tra i popoli si sviluppano sull’ terreno di violenza diffusa ed apprezzata …



