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Luca Allevi

Laureato in Economia e Commercio alla Bocconi. Consulente internazionale presso www.leaders.it

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2 Comments

  1. 1

    Aristide

    Tremonti conosce bene il nocciolo del problema, come del resto quasi tutti. La differenza è che quasi tutti fanno finta di non sapere, Tremonti invece sa e non finge di non sapere. Che cosa? Semplice, la diminuzione delle imposte è possibile, purché si operino tagli della spesa pubblica perfettamente rispondenti a tale diminuzione d’imposte. Altrimenti facciamo la fine della Grecia. È finita l’epoca in cui Carlo De Benedetti, colui che ha affossato l’Olivetti, non si vergognava di affermare che grazie alle “sinergie” (fu lui a mettere in circolo quest’espressione) 2 + 2 non fa più 4, ma 5. Tremonti dice: poche storie, la ministra Prestigiacomo può strillare quanto vuole, ma i conti devono quadrare.

    Tremonti è molto attivo questi giorni, sta girando l’Italia, espone alle associazioni di categoria questo punto di vista. Il problema di fondo è sempre quello: l’ombra minacciosa della Trimurti, del blocco sociale che soffoca ogni anelito di rinascita morale, civile ed economica dell’Italia. In breve, il blocco sociale è costituito da: i) potere finanziario; ii) grands commis de l’État, cioè alte magistrature dello Stato e burocrazia di fascia alta; iii) masse impiegatizie inerti. Le masse impiegatizie inerti sono quelle che traggono il minor vantaggio dall’egemonia del blocco, ma elettoralmente sono determinanti per il suo mantenimento.

    La cosiddetta sinistra si fa garante del mantenimento del blocco sociale sia per miope calcolo elettorale (la difesa a oltranza dei ceti improduttivi, che potrebbe tutelare meglio con una trasformazione della società), sia perché ha perso di vista la sua ragion d’essere, ormai appiattita sul mercatismo e nella difesa dell’esistente, che non capisce, e che scambia per “modernità”.

    L’alleanza dei due capi carismatici, Berlusconi e Bossi, aveva dato la speranza di vedere sfaldato, almeno in parte, quel blocco sociale. Ma è passato il tempo utile, niente di concreto si è fatto, il carisma si sta sciogliendo come neve al sole, lo stato di grazia è venuto meno.

    C’è l’attesa che il campanile di Pontida batta l’ora segnata dal destino, per l’Italia o quanto meno per l’Italia settentrionale. Certo la Lega nord potrebbe a Pontida fare i conti con se stessa: concordo con Giuli che in altra pagina di questo sito auspica che la base metta in stato d’accusa una classe dirigente di capi e capetti che ha dato miserella prova di sé. È una classe dirigente giovanilistica ma non giovane (sono lì ormai da vent’anni), “intorcinata” nella politichetta (vogliono il mantenimento delle poltrone delle Provincie: ma non dovevano essere riformate?). Sono patetici e offendono la nostra intelligenza quando intitolano a Miglio scuole e biblioteche (scuola di Adro, biblioteca di Almenno san Salvatore), quello stesso Miglio del quale Bossi disse che è “una scorreggia nello spazio”.

    Ma l’abbattimento del mostro, dell’infame patto sociale, non è roba da Pontida. Ci vuole di più. Tremonti potrebbe avere un ruolo. Ma ci vuole un sommovimento della base, ampia e nazionale: non sto parlando di fiaccolate e concerti al Palavobis (se esiste ancora: penso di no). Penso a un Giuramento della pallacorda, o a qualcosa del genere. Penso a un impegno preciso per smascherare, stanare e abbattere il mostro.

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  2. 2

    lorenzo

    Tremonti,Seimonti,Novemonti.

    Pontida è morta e con Lei anche il mito di Alberto da Giussano; chi è si riprende il ruolo e così è: la Germania andrà a svernare in Grecia e noi Le apriremo le porte dei nostri ristoranti.

    Nessun vittimismo ma la consapevolezza che siamo incapaci di fare ma molto di parlare,discutere,dialogare,scomporre,ricomporre,arzigogolare,polemizzare,analizzare,dietrologizzare,fantasticare, ma MAI ci ricordiamo di tirare lo sciacquone.

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