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2 Comments

  1. 1

    Aristide

    Ecco un esempio memorabile di ottimo giornalismo enogastronomico:
    http://www.youtube.com/watch?v=Y1D-kiwx2Tc&fe
    Mario Soldati, uomo di cultura, scrittore, regista, bon vivant, ci spiega i segreti della salama ferrarese. Il ristorante Tassi di Bondeno ci fa la sua bella figura, tanto più, quanto meno il marchio è evidente. Questo si chiama understatement (lett. "sottostima", ma come figura retorica l'understatement in greco prende il nome di τᾰπείνωσις; in lat., 'deminutio', o 'humiliatio').

    Non so se Soldati volesse farci amare, a tutti i costi, il ristorante Tassi: egli è certo che noi amiamo questo ristoratore e cuciniere che, affidatosi a Soldati, ci dice cose da leccarsi i baffi.

    Grande giornalismo, questo, dove la cultura la vince sul marketing: «andremo a vedere sul Tommaseo», dice Soldati, a proposito del modo di accentare le "rigàglie", cioè le interiora e le creste dei polli. E non c'è barba di miserabile piccolo manager, che metta becco, che pensi di poter censurare Soldati. Perché poi? Perché in un corso di formazione per piccoli manager ha sentito dire che non bisogna nominare cose che il pubblico televisivo non conosce. Il Tommaseo? E che sarà mai? Nessuno conosce questo logo! Questo sarebbe il commento del piccolo manager. Ma a quel tempo il marketing era una parola non praticata, tutt'al più si parlava di vile mercatanzia. E l'Italia era un paese sano, perché le industire erano capitanate dai direttori, mica dai maneggioni ('to manage' < ital. "maneggiare").

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  2. 2

    Kamella Scemì

    Caro Aristide, il quotidiano Avvenire qualche occhiata a questo sito periodicamente la dà, anche ai Tuoi esimi commenti, e ieri ha fatto a Te e a tutti noi uno specifico regalo: leggiamo insieme questo articolo di Roberto Cicala.

    L'ESTATE, LE VACANZE, I LAGHI: MARIO SOLDATI, IL GRANDE SCRITTORE ITALIANO, PREDILIGEVA "I PICCOLI LUOGHI" (VEDI IL BRANO DI VANGELO IN COMMENTO, PER CONNESSIONE), E SI PONEVA IN ASCOLTO DELL'ASSOLUTO.

    «Papà, perché non vieni anche tu a Messa con noi?». La battuta, diretta e sincera, pare uscire dal piccolo schermo di un reportage di cui Mario Soldati è stato il maestro e l'iniziatore. Basti pensare al mitico "Viaggio in Italia alla ricerca dei cibi genuini" dove le battute più vere sono quelle maggiormente costruite, ma senza che i telespettatori se ne accorgano. Riportando l'interrogativo del figlio, lo scrittore affronta il tema del sacro partendo da una semplice messa in un paesino del lago Maggiore indicato con l'iniziale, «V.» (che sta per Vezzo, sopra Stresa). Sono i luoghi dove venticinque anni prima, negli anni trenta, caricando sulla bici indumenti e libri, è fuggito con l'amico Mario Bonfantini da problemi lavorativi, economici e sentimentali, scoprendo a Corconio, sul vicino lago d'Orta, la sua vocazione letteraria. Riprendiamo la lettura dell'incipit del racconto: «"Papà, perché non vieni anche tu a Messa con noi?" Tacqui. Che cosa potevo rispondere?… Papà, avrei voluto dire, ha ascoltato già tante Messe in vita sua, tante e tante, ne ha fatto una grossa provvista, e ora non ne ha più bisogno…». Questa Messa dei villeggianti è importante perché inaugura la serie delle opere di Soldati presso il nuovo editore, Mondadori. Nell'ultima lettera a Livio Garzanti, il precedente editore, l'8 aprile 1958 (quattro anni dopo quelle "Lettere da Capri" divenute uno dei primi best seller del dopoguerra) con la sua Olivetti Lettera 22 aveva scrìtto: «E non dirmi ancora una volta che i grandi scrittori devono fare la fame. Gli scrittori, grandi e piccoli, sono uomini come gli altri: ce n'è di quelli che vivono da poveri e altri no, indipendentemente dal loro valore…». A firmare queste righe è il regista e scrittore tra i più famosi, anche in televisione, e per questo si appresta a siglare un contratto milionario per il passaggio con l'«incantabiss» (l'incantatore di serpenti… e di scrittori) Arnoldo. Ma entriamo in chiesa con Soldati: «Affrettammo il passo, padre, madre e bimbi, come un tempo i nostri nonni lo avevano affrettato, e come se il timor di arrivare dopo il Vangelo fosse di nuovo un nuovo timore». Ecco poi l'omelia, che commuove lo scrittore educato alla scuola dei gesuiti di Torino e poi attirato più dalla carne che dallo spirito, ma sempre partecipe della natura. È la stessa partecipazione e commozione di un'altra novella paradigmatica, Iride, contenuta nello stesso libro. L'attacco è magistrale: «Il primo ottobre fu il giorno più bello dell'anno. Esiste sempre, il giorno più bello dell'anno. Soltanto che, vivendo in città, molte volte non ce ne accorgiamo. Era l'alba sul lago. Immensità. Veli di lievissime nebbie. Colori del cielo, dei monti e dell'acqua: crema, lilla, rosa, grigio perla…. Uscii presto, e cominciai a salire verso la Madonna del Sasso. L'aria era tersa, leggera, né calda né fredda, e giustamente mossa dalla brezza». Dopo qualche riga: «Bello, bello. Ma perché, più guardavo e più ne provavo dolore? Era, forse, un rimorso dentro di me? La coscienza di essere, ormai, indegno di quella bellezza? Era, insomma, il lamento di Verlaine "qu'as-tu fait de ta jeunesse?" Tutto il paesaggio mi pareva splendido e straziato». Lo scrittore predilige anche qui piccoli luoghi, in questa frontiera di laghi tra acqua e cielo, dove incontra tracce luminose di spiritualità, sebbene infangate nel dubbio e dal peccato. Frammenti di grazia incompiuta. E sono i particolari religiosi che lo attraggono, anche quando va nei grandi santuari, come capita nel suo "Viaggio a Lourdes", scritto proprio in quel «lungo momento

    magico» giovanile a Corconio, l'autoconfino del biennio eccezionalmente fertile negli anni trenta, terminando "America primo amore" e componendo, tra il resto, i racconti de "L'amico gesuita". Il "Viaggio a Lourdes", l'ultimo libro ristampato in vita quando ormai la grande editoria l'aveva momentaneamente dimenticato, è pubblicato la prima volta nel 1934 sul "Corriere Padano" di Nello Quilici, al quale l'aveva spedito dallo stesso ritiro sul lago d'Orta. Come ha notato Marziano Guglielminetti, ma senza fraintendimenti, «a reggere le fila del racconto rimane l'io dello scrittore: e non solo per quanto gli accade, ma per quello che vede e medita. Ha davanti a sé, mentre scrive, il "sofistico, abilissimo volume su Lourdes" di Mauriac. […] Lourdes conosce in questa parabola la sua estrema degradazione religiosa ed è difficile trovarvi Dio, coglierne il bisogno profondo. "Il faut parier le Paradis", aveva affermato Pascal, e qui sembra arrestarsi il travaglio di una meditazione insistente, ma non assoluta, come quella di Soldati, che descrive personaggi picareschi (come il picaresco suonatore di fisarmonica cieco, spagnolo, in un bistrot presso il santuario) di un'esistenza che va vissuta senza mai smettere di verificare costantemente che l'uomo sia innocente: per questo Soldati difende la sua decadenza e ne giustifica il peccato». Lo scrittore scrive nell'introduzione alla Messa dei villeggianti: «Vado a Messa soltanto quando villeggio. Scrivo soltanto nelle pause che mi consente il mestiere: un libro tra un film e l'altro. Come dire che non professo né la religione né la letteratura? e che, semplicemente, me ne diletto?». Più avanti: «Il sale della terra esiste, dunque. Ma non è un carattere indelebile di alcuni fra noi. Tutti possiamo, a momenti, essere sale della terra. A momenti: quando la Grazia ci tocca e trasforma. E tutti, sacerdoti o no, imploriamo che questi momenti siano più lunghi e più frequenti possibile. Non altro» Non si può, però, non notare che fin da "L'amico gesuita" l'opera di Soldati è un'accorata descrizione di quanto c'è dì falso, e tuttavia umano, nelle nostre passioni e di riflesso nei luoghi del sacro, in cui «il dubbio sì volge in forza morale. Il che comporta, come precisa il racconto che dà il titolo al volume, la scoperta della carità, dell'amore», come ha voluto che fosse scritto nel risvolto. La deviazione dalla strada maestra è così lo stimolo a ricercare con più forza la retta via e valutarne poi i valori con più intensità. Dallo scandaglio di questi fatti e di queste contraddizioni scaturisce in Mario Soldati l'impossibilità di un giudizio risolutivo, che poi non è altro se non la difficoltà a dipanare il filo del manzoniano "guazzabuglio", evocato nella forma rimpicciolita di «auscultare alla porta ciò che mi dice il cuore». All'inizio ci aveva coinvolto la domanda infantile: «Papà, perché non vieni anche tu a Messa con noi?». E in chiusura si può ricordare un altro interrogativo, di quelli che sostanziano la prosa dello scrittore: un interrogativo interiore, posto a siglare l'incontro con la piccola Iride nell'omonimo racconto: «Mi domandai: il rimorso e la pace sono, dunque, nel profondo così vicini?».

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