PASQUA 2026
Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Colossesi, 3,1-4.
Fratelli, 1se siete risorti con Cristo, cercate le cose di lassù, dove è Cristo, seduto alla destra di Dio; 2rivolgete il pensiero alle cose di lassù, non a quelle della terra. 3Voi infatti siete morti e la vostra vita è nascosta con Cristo in Dio! 4Quando Cristo, vostra vita, sarà manifestato, allora anche voi apparirete con lui nella gloria.
Dal Vangelo secondo Giovanni, 20,1-9.
1Il primo giorno della settimana, Maria di Màgdala si recò al sepolcro di mattino, quando era ancora buio, e vide che la pietra era stata tolta dal sepolcro. 2Corse allora e andò da Simon Pietro e dall’altro discepolo, quello che Gesù amava, e disse loro: «Hanno portato via il Signore dal sepolcro e non sappiamo dove l’hanno posto!». 3Pietro allora uscì insieme all’altro discepolo e si recarono al sepolcro. 4Correvano insieme tutti e due, ma l’altro discepolo corse più veloce di Pietro e giunse per primo al sepolcro. 5Si chinò, vide i teli posati là, ma non entrò. 6Giunse intanto anche Simon Pietro, che lo seguiva, ed entrò nel sepolcro e osservò i teli posati là, 7e il sudario – che era stato sul suo capo – non posato là con i teli, ma avvolto in un luogo a parte. 8Allora entrò anche l’altro discepolo, che era giunto per primo al sepolcro, e vide e credette. 9Infatti non avevano ancora compreso la Scrittura, che cioè egli doveva risorgere dai morti.
Commento
Il trauma determinato dalla morte di Gesù crea inizialmente una situazione di tregua. Eliminato il pericolo, il nemico non ha più ragione di continuare nel suo furore omicida. Ai seguaci non rimane che ricomporre i pezzi di ciò che resta, di fare ciò che si può, nella consapevolezza che la morte di Gesù significa la fine di un sogno. Le pie donne, che hanno assistito alla morte, si sforzano di completare la sepoltura e di localizzare il sepolcro. I discepoli, scomparsi dalla scena al momento dell’arresto, se ne tornano mestamente alle proprie case come i discepoli di Emmaus, per riprendere faticosamente la vita precedente. Preferiscono non dare nell’occhio, perché vittime di un sogno che si è rivelato un’illusione fatale. La sconfitta di Gesù si è consumata senza nessun colpo di scena; non vi è stato nessun intervento dall’alto e divino per salvarlo. Nessuno se la sente di parlare … c’è un silenzio apatico, dovuto ad un vuoto di speranza, perchè ormai nulla può accadere.
Accanto ad un silenzio apatico e disperato vi è il silenzio gravido di attesa, che può far germogliare una sorpresa, suggerita da una profezia, come quella lanciata da Gesù alla vigilia della sua passione: “Se il chicco di grano, caduto in terra, non muore, rimane solo; se invece muore produce invece molto frutto”. Una formidabile parabola che ci suggerisce il modo di osservare la morte di Gesù. Essa non finisce nel nulla; racchiude in sé un paradosso, che è il segreto della vita: dall’impotenza radicale subita per rimanere fedele ad una missione di amore si sprigiona una fecondità inaudita: cioè l’amore non può morire. Questo accade in maniera unica e perfetta nella vicenda di Gesù, che muore vittima della malvagità umana, nella perfetta adesione alla volontà del Padre. I Padri della Chiesa sottolineano che l’amore di Gesù non sarebbe giunto alla perfezione e al dono di sé se non fosse morto. Gesù aveva detto: “Nessuno ha un amore più grande di questo, dare la vita per i propri amici” [Giovanni, 15,13]. Da questa perfezione si sprigiona la fecondità inaudita della risurrezione e della vita immortale. Questo è motivo di fiducia per tutti, perché, dichiarati da Gesù suoi amici, e quindi diretti beneficiari della sua morte, atto di amore totale per noi peccatori. Questo è stato l’annuncio dell’angelo alle pie donne, udito poi sulla stessa bocca di Gesù dagli apostoli ed annunciato a tutto il mondo.
Possiamo quindi anche noi percorrere la via segnata da Gesù, cioè di praticare l’amore e la giustizia, nonostante la mancanza di riconoscenza e le persecuzioni subite; sappiamo di poggiare su un fondamento incrollabile. Grazie al Gesù morto e risorto, dal nostro morire per la fedeltà al Padre, può sprigionarsi la fecondità inaudita della vita eterna. Questo vale per ogni livello di esistenza umana, politica, sociale e familiare. Quando il male sembra travolgerci guardiamo al Crocifisso, espressione della tragedia del male umano, che rifiuta non solo la Legge di Dio, ma Dio stesso. Eppure il Crocifisso è un segno apparente di fallimento, perchè già proiettato verso la Pasqua di Risurrezione. Questo ci aiuterà a consolarci e a rimotivarci: “Se dunque siete risorti con Cristo, cercate le cose del cielo e non quelle di questo mondo: la vostra vera vita è nascosta con Cristo in Dio” dice l’Apostolo Paolo [Colossesi, 3,1 ss]


