FESTA DELL’EPIFANIA 2026
Dal Vangelo secondo Matteo, 2,1-12.
1Nato Gesù a Betlemme di Giudea, al tempo del re Erode, ecco, alcuni Magi vennero da oriente a Gerusalemme 2e dicevano: «Dov’è colui che è nato, il re dei Giudei? Abbiamo visto spuntare la sua stella e siamo venuti ad adorarlo». 3All’udire questo, il re Erode restò turbato e con lui tutta Gerusalemme. 4Riuniti tutti i capi dei sacerdoti e gli scribi del popolo, si informava da loro sul luogo in cui doveva nascere il Cristo. 5Gli risposero: «A Betlemme di Giudea, perché così è scritto per mezzo del profeta: E tu, Betlemme, terra di Giuda, non sei davvero l’ultima delle città principali di Giuda: da te infatti uscirà un capo che sarà il pastore del mio popolo, Israele».
7Allora Erode, chiamati segretamente i Magi, si fece dire da loro con esattezza il tempo in cui era apparsa la stella 8e li inviò a Betlemme dicendo: «Andate e informatevi accuratamente sul bambino e, quando l’avrete trovato, fatemelo sapere, perché anch’io venga ad adorarlo». 9Udito il re, essi partirono. Ed ecco, la stella, che avevano visto spuntare, li precedeva, finché giunse e si fermò sopra il luogo dove si trovava il bambino. 10Al vedere la stella, provarono una gioia grandissima. 11Entrati nella casa, videro il bambino con Maria sua madre, si prostrarono e lo adorarono. Poi aprirono i loro scrigni e gli offrirono in dono oro, incenso e mirra. 12Avvertiti in sogno di non tornare da Erode, per un’altra strada fecero ritorno al loro paese.
Commento
La venuta dei Magi richiama diverse profezie, che trovano il loro compimento in Gesù. Egli appare come il Re Figlio di Davide, chiamato a guidare il suo popolo secondo la profezia di Michea (5,1-5). La stella, che guida i Magi, richiama la profezia di Balaam: “Una stella spunta da Giacobbe” (Numeri, 24,17). Il Re messia sarà ripieno dello spirito del Signore, spirito di sapienza e di intelligenza per inaugurare un regno di pace e di giustizia. (Isaia, 11). Esso non sarà limitato a Israele, ma a tutti i popoli, che faranno il loro pellegrinaggio a Gerusalemme, come abbiamo appena sentito nel Salmo 71, e soprattutto in Isaia 2: “Venite, saliamo sul monte del Signore, al tempio del Dio di Giacobbe, perché ci insegni le sue vie e possiamo camminare per i suoi sentieri. Poiché da Sion uscirà la legge e da Gerusalemme la parola del Signore. Spezzeranno le loro spade e ne faranno aratri, delle loro lance faranno falci; una nazione non alzerà più la spada contro un’altra nazione, non impareranno più l’arte della guerra”.
I Magi sono i primi a realizzare questa profezia, essi anticipano quella chiamata alla fede di tutti i popoli che Gesù risorto farà alla fine del vangelo di Matteo, quando sul monte di Galilea invia gli apostoli: “Andate dunque e fate discepoli tutti i popoli, battezzandoli nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo, insegnando loro a osservare tutto ciò che vi ho comandato” (Matteo, 28, 19-20). Gli apostoli si prostrano davanti al Cristi glorioso che ha inaugurato il suo Regno. Così si prostrano i Magi che offrono doni e riconoscono in quel bambino il Re universale promesso a tutti i popoli. Cero occorre coraggio per vedere questa dimensione in un bambino di povera famiglia, ma l’umiltà e la mitezza sono i fondamenti del Regno di Cristo. Ritornando nei loro paesi, essi però non obbediscono ad Erode, ma prendono un’altra strada, perché Erode non riconosce nel bambino il re mite ed umile, ma vede in Lui un avversario da eliminare, perché lo ritiene simile a lui, ambizioso, violento e crudele che vuole governare con la paura. Non vuole seguire la legge di amore di Gesù per una società più fraterna, anzi perseguita le persone che cercano di ispirarsi ai suoi insegnamenti. Questo contrasto tra due politiche si ripete continuamente nella storia umana.
Nel messaggio della pace del 2026, papa Leone insiste sul pericolo concreto di rifiutare Gesù per costruire la società umana e seguire invece la via di Erode, basata sulla prepotenza, sulla violenza e la legge del più forte che non si sottrae a nessuna crudeltà. Ai nostri giorni la scelta della via di Erode si manifesta nel primato dato agli egoismi nazionali con la negazione dei diritti dei popoli più deboli, esaltando il principio della forza che porta ad un riarmo ben superiore alle esigenze della legittima difesa. Scrive papa Leone: “Purtroppo, fa sempre più parte del panorama contemporaneo trascinare le parole della fede nel combattimento politico, benedire il nazionalismo e giustificare religiosamente la violenza e la lotta armata. I credenti devono smentire attivamente, anzitutto con la vita, queste forme di blasfemia che oscurano il Nome Santo di Dio”. Incrementare lo spirito di collaborazione, di solidarietà, i principi del diritto internazionale, per frenare gli arbitri. Quest principi furono riaffermati dopo la II guerra mondiale, costata 80 milioni di vittime, con la creazione delle Nazioni Unite e di altri organismi internazionali, a tutela della pace, che oggi vengono resi inutili.



