Si sono svolti il 25 e 26 febbraio 2026 presso l’Orto Botanico di Bergamo Lorenzo Rota, tra la Sala Viscontea in Piazza della Cittadella e il Giardino di Città Alta, le giornate di formazione dal titolo “Piante e cambiamenti climatici: il ruolo degli Orti botanici”. Una due giorni organizzata dalla Rete degli Orti Botanici della Lombardia nell’ambito del progetto “Piante come patrimonio: interpretare, valorizzare e divulgare le piante come patrimonio culturale”, curato dalla Rete con il contributo di Regione Lombardia (sul bando Musei – Avviso Unico 2025). L’iniziativa è rivolta al personale tecnico e dei Servizi educativi degli Orti botanici. Le due giornate hanno visto la partecipazione di relatrici e relatori di rilievo internazionale, tra cui Olga Mayoral del Giardino Botanico dell’Università di Valencia, che approfondirà i temi dell’alfabetizzazione climatica, della perdita di biodiversità e del ruolo dei Giardini botanici nell’educazione alla sostenibilità. Eugenio Gervasini del Joint Research Centre di Ispra, invece, è intervenuto su cambiamenti climatici e nuovi rischi per la biodiversità, con un focus sul tema delle specie aliene.
LE PIANTE COME PATRIMONIO CULTURALE. Le due giornate di Bergamo rappresentano il punto di arrivo di una riflessione più ampia su cui la Rete degli Orti Botanici della Lombardia ha invitato i sei Orti botanici aderenti ad aprire un confronto. Il progetto “Piante come patrimonio: interpretare, valorizzare e divulgare le piante come patrimonio culturale” nasce infatti per provare a colmare un vuoto: conviviamo quotidianamente con le piante, ma raramente le “vediamo” davvero. È il fenomeno definito plant blindness, la “cecità vegetale”, la nostra tendenza a non riconoscere le piante come soggetti viventi e centrali del paesaggio e a sottovalutarne il ruolo ecologico, culturale e simbolico.
Per contrastare questa cecità percettiva e culturale, la Rete ha avviato un percorso finalizzato ad accrescere la consapevolezza rispetto al valore delle piante come patrimonio culturale. Gli Orti botanici, in quanto musei, custodiscono collezioni viventi e non viventi che non sono soltanto oggetti di studio scientifico, ma beni culturali complessi. Le piante rappresentano un patrimonio botanico perché la loro biodiversità consente di comprendere l’evoluzione della vita, ma anche un patrimonio ecologico, per il ruolo fondamentale che svolgono negli ecosistemi. E ancora, un patrimonio alimentare, legato all’agrobiodiversità e alla storia del cibo; un patrimonio farmaceutico, per i principi attivi utilizzati in medicina; un patrimonio artistico e simbolico, linguistico e didattico, per l’ispirazione offerta; un patrimonio di memoria, perché molte specie sono legate a eventi storici e identità collettive; un patrimonio urbano e paesaggistico, che incide sulla qualità della vita nelle città; un patrimonio didattico e museale, poiché costituiscono la ragione stessa dell’esistenza degli Orti botanici.
I PROGRAMMI DI FORMAZIONE. Il progetto ha investito in un articolato programma di formazione. Nell’autunno 2025 si sono svolte presso l’Orto botanico le giornate dedicate alle educatrici e agli educatori degli Orti botanici. Il primo modulo Chi siamo, cosa facciamo, come lo facciamo, nuove sfide, ha permesso di riflettere sull’identità museale delle istituzioni, attraverso esercitazioni, momenti di confronto e un world-café sulle sfide che i musei Orti botanici sono chiamati ad affrontare: cambiamenti climatici, cambiamenti demografici e nuovi pubblici, intelligenza artificiale. Un secondo modulo intitolato L’Interpretation come approccio metodologico, sempre in Città Studi, ha fornito strumenti concreti per progettare attività capaci di stimolare curiosità, creare connessioni con l’esperienza personale del pubblico e rivelare i significati culturali e scientifici delle piante. Parallelamente è stato coinvolto il mondo della scuola con percorsi formativi rivolti a diversi docenti sul tema Il Giardino della scuola come patrimonio. Un’esperienza che ha proposto il giardino scolastico come aula verde, come spazio da esplorare, conoscere e interpretare e come luogo di scoperta, di conoscenza e di relazione. E ancora, come opportunità di apprendimenti multipli, di esperienze inclusive, di supporto alla didattica per tutte le materie e discipline: un patrimonio da valorizzare. Sono stati coinvolti circa cinquanta insegnanti della scuola primaria e secondaria di primo grado e sono state sperimentate attività con dodici classi.
LE COLLEZIONI DA VALORIZZARE. All’interno del progetto Piante come patrimonio, ciascun Orto botanico della Rete ha individuato una collezione da valorizzare, evidenziando i patrimoni che essa può rappresentare e selezionando alcune piante simbolo capaci di sintetizzarne il valore. Il percorso ha rafforzato in modo significativo la consapevolezza interna alla Rete degli Orti Botanici della Lombardia, allineando personale tecnico, curatori ed educatori su una visione condivisa del ruolo museale delle collezioni botaniche. Nel 2026 i risultati si tradurranno in azioni concrete rivolte ai pubblici che frequentano gli Orti – scuole, famiglie, docenti, cittadini, pubblici fragili e appassionati – con nuovi percorsi interpretativi, strumenti educativi, attività didattiche e iniziative di divulgazione capaci di rendere sempre più visibile il valore delle piante come patrimonio culturale vivo e come elemento fondamentale per affrontare le sfide ambientali, climatiche e sociali del nostro tempo.
APPROFONDIMENTO
Di seguito, le collezioni valorizzate dai singoli Orti Botanici della Rete degli Orti botanici della Lombardia.
Orto Botanico di Bergamo “Lorenzo Rota”: la collezione dei fruttiferi. La raccolta scelta è quella delle piante da frutto ospitata presso la Sezione di Astino – Valle della Biodiversità, che comprende oltre 300 esemplari appartenenti a dieci famiglie e racconta l’agrobiodiversità e il rapporto tra uomo e cibo. Questa collezione incarna un patrimonio alimentare e culturale, ma anche museale, perché testimonia la storia della domesticazione e dei cambiamenti nei gusti e nelle esigenze delle comunità umane nel tempo. Le tre piante simbolo identificate sono: Quercus pubescens Willd., Hovenia dulcis Thunb. noto come “albero dell’uva passa”, Pyrus communis L. var. ‘Brutti e Buoni’. Tre piante emblematiche per biodiversità, radicamento territoriale o valore storico, strumenti narrativi perfetti per raccontare il legame tra natura e cultura. Data di riapertura dell’Orto: 1° marzo (Sezione di Città Alta – Una finestra sul paesaggio), 1° aprile (Sezione di Astino – Valle della Biodiversità).
Giardino Botanico Alpino “Rezia” di Bormio (So): la collezione fitogeografica. Comprende una decina di settori corrispondenti a diverse aree geografiche del mondo. È stata interpretata come patrimonio geografico, etnobotanico e fitoterapico: attraverso un percorso dedicato alle piante medicinali, il visitatore è accompagnato in un viaggio tra culture e continenti, scoprendo usi tradizionali e principi attivi studiati dalla scienza contemporanea. Sono state studiate otto specie e tre di esse sono state scelte come rappresentative: Platycodon grandiflorus, utilizzata per la cura dell’apparato respiratorio in Asia orientale, associata al patrimonio farmaceutico, etnobotanico e scientifico; Paeonia officinalis, specie spontanea europea con proprietà farmaceutiche per la cura dell’apparato genitale femminile, ma anche come patrimonio etnobotanico; Linum usitatissimum, coltura antichissima originaria dell’Asia sud-occidentale, come patrimonio, etnografico, etnobotanico, farmaceutico e alimentare. Queste piante sono state scelte per la loro rilevanza terapeutica e per la capacità di rappresentare aree geografiche differenti, rendendo tangibile l’intreccio tra biodiversità e saperi umani. Data di riapertura: 1° maggio.
Orto Botanico di Brera, a Milano: le piante velenose. La collezione di specie velenose, diffusa tra le aiuole dell’Orto, permette di raccontare alcune affascinanti strategie di sopravvivenza che le piante mettono in atto attraverso complessi meccanismi di difesa chimica. In un giardino storico come Brera, dove convivono piante alimentari, medicinali e ornamentali, è così possibile sottolineare anche il ruolo ecologico che queste specie rappresentano. Il percorso “L’orto dei veleni” valorizza inoltre un patrimonio didattico, e farmaceutico, evidenziando il sottile confine tra proprietà benefiche e tossicità e come le sostanze prodotte da queste piante possano essere, a seconda dei dosaggi, rimedi o veleni. Come piante simbolo sono state scelte alcune tra le specie più velenose presenti nel Giardino botanico – Datura stramonium, Digitalis purpurea, Atropa belladonna – particolarmente rappresentative per riconoscibilità, bellezza, rilevanza storica negli studi di farmacologia. Date di apertura: è aperto tutto l’anno.
Orto Botanico “Città Studi”, a Milano: felci e piante acquatiche. Nel caso di Città Studi, la valorizzazione ha riguardato due collezioni: quella delle felci e quella delle piante acquatiche. La collezione delle felci consente di raccontare l’evoluzione del mondo vegetale e la straordinaria varietà di adattamenti morfologici a differenti habitat; presenta specie tropicali, temperate e acquatiche, alcune di particolare interesse conservazionistico. La collezione delle piante acquatiche, collocata in un contesto seminaturale con laghetto e ruscello, rappresenta un patrimonio botanico e conservazionistico, poiché molte specie sono legate ad habitat oggi minacciati, soprattutto in contesti urbanizzati. Le tre piante simbolo sono tre felci: Psilotum nudum, una perenne originaria delle foreste tropicali o subtropicali umide, rappresentata nel disegno del logo dell’Orto botanico Città Studi; Marsilea quadrifolia, specie acquatica eurasiatica che cresce in ambienti d’acqua dolce poco profondi come stagni, paludi e risaie, inserita nella Lista Rossa della Flora vascolare e crittogamica italiana, rarissima in coltivazione, conservata ex-situ presso l’Orto; Lecanopteris lomarioides, perenne originaria delle foreste tropicali umide delle Filippine, è una specie mirmecofila, ovvero in grado di formare un’associazione simbiotica mutualistica con alcuni generi di formiche ed è quindi un esempio ideale per avvicinare il pubblico al mondo dell’ecologia. Data di riapertura: 10 marzo.
Orto Botanico di Pavia: azalee, peonie e ortensie. Le collezioni di azalee, peonie e ortensie, rinnovate e arricchite da cultivar antiche e moderne grazie al recente progetto di ristrutturazione finanziato da fondi PNRR, rappresentano un patrimonio botanico, storico e artistico. Queste piante permettono di raccontare la tradizione del giardino ornamentale, l’evoluzione delle selezioni floricole e il dialogo tra scienza e gusto estetico. Le piante simbolo: l’azalea Rhododendron mucronatum, di cui è presente un esemplare di circa 100 anni, Paeonia officinalis, specie selvatica tossica, ma nell’antichità nota come rimedio contro epilessia e asma, Hydrangea quercifolia, affascinante per la forma delle infiorescenze ed i colori delle sue foglie autunnali. Tre scelte particolarmente significative per valore ornamentale, storia colturale o interesse farmacologico. Data di apertura: ha riaperto il 17 febbraio.
Orto Botanico “G.E. Ghirardi”. Toscolano Maderno (BS): la collezione di Citrus. L’intera identità dell’Orto Ghirardi è legata alle piante officinali e medicinali. All’interno di questo patrimonio vivente, la collezione di agrumi è stata valorizzata come esempio emblematico di patrimonio alimentare, ecologico, cosmetico e didattico-divulgativo. Gli agrumi raccontano migrazioni botaniche, scambi commerciali e usi culinari e farmaceutici. Le tre specie simbolo – Citrus x aurantium, Citrus limon e Citrus bergamia – cioè arancio amaro, limone e bergamotto, rappresentano rispettivamente il patrimonio cosmetico, quello ecologico e quello alimentare, sintetizzando le molteplici dimensioni culturali del genere Citrus. Data di riapertura: 18 aprile.
Le giornate e gli orari di apertura dei singoli Orti botanici sono riportati in dettaglio sul sito www.reteortibotanicilombardia.it







