Ad Ardesio l’inverno ha i giorni contati. Come accade puntualmente ogni 31 gennaio, nel cuore dei giorni della merla, il paese dell’Alta Valle Seriana si prepara a rinnovare uno dei suoi riti più identitari e suggestivi: la Scasada del Zenerù, la tradizionale cacciata dell’inverno che da generazioni scandisce il passaggio simbolico verso la rinascita della natura.
La sera, quando il buio avvolge le vie del centro, la comunità si ritrova compatta. Uomini, donne e bambini indossano i campanacci legati in vita, impugnano raganelle, latte di metallo, corni e ogni strumento capace di fare rumore. È un frastuono antico e liberatorio quello che accompagna il corteo del Zenerù, il fantoccio che incarna il freddo e la stagione più dura, fino al suo destino finale: il rogo.
Il momento del falò è il cuore pulsante della Scasada. Le fiamme divorano il fantoccio mentre il suono dei campanacci si fa sempre più intenso. Attorno al fuoco, gli scampanatori si muovono in una danza collettiva e spontanea, osservati da un pubblico partecipe, in un’atmosfera che mescola festa, rito e memoria. È un gesto propiziatorio, di purificazione, che ha saputo attraversare il tempo grazie a una partecipazione trasversale, capace di coinvolgere tutte le generazioni.
«Ogni anno è una grande emozione condividere questa tradizione con chi partecipa, sempre più numeroso», racconta Cristiana Verzeroli, giovane presidente della Pro Loco Ardesio. «La Scasada del Zenerù è un rito collettivo che unisce la comunità. Il nostro impegno è trasmetterne il valore soprattutto ai più giovani, grazie al lavoro di volontari, costruttori, scuole e amici del Zenerù».
Il tema del fantoccio viene come sempre raccontato dalla poesia in dialetto bergamasco di Flaminio Beretta. Quest’anno Zenerù proverà a sfuggire al fuoco a bordo di una moto da enduro, un omaggio alla Sei Giorni di Enduro 2025 ospitata la scorsa estate nelle valli bergamasche. Questo l’incipit: «Ol kross l’è la me passiù / e pèr tignì la tradissiù / faro sö mè ol muturù / che’l funsiunerà a carbu».
La giornata del 31 gennaio si aprirà alle 10.30 con l’accoglienza del gruppo ospite, i Krampus della Vallarsa “Zimbar Taifel”, che presenteranno le loro maschere della tradizione locale cimbra, tra cui la “Frau Perchta” (signora delle bestie e della natura), la “Foperta” (suo alter ego negativo) e gli “Om Taifel”. In serata, dal Ponte Rino, partirà il corteo fino al piazzale delle Poste per il falò finale, seguito da vin brulé, tè caldo e frittelle.
Info: prolocoardesio.it, viviardesio.it.





