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  1. 1

    Storia di 1 Santo

    Wikipedia: Nicola Cosentino (Casal di Principe, 2 gennaio 1959) è un politico italiano, coordinatore regionale de Il Popolo della Libertà in Campania.

    Biografia Ancora studente alla facoltà di giurisprudenza, comincia ad appassionarsi alla politica e ottiene il suo primo incarico.

    È parente acquisito di diversi camorristi: suo fratello Mario è infatti sposato con Mirella Russo, sorella del boss dei casalesi Giuseppe Russo (detto Peppe O’ Padrino), che sta scontando un ergastolo per omicidio e associazione mafiosa; un altro fratello è sposato con la figlia del boss Costantino Diana, poi deceduto[1]. Ha 3 figli.

    È uno degli eredi della società attiva nel commercio di gas e carburante fondata dal padre, Avrebbe in seguito ereditato dal padre anche il soprannome. È attualmente fuori dalla gestione della società, condotta dai fratelli [1].

    Carriera politica A 19 anni diventa consigliere comunale di Casal di Principe, tra gli anni 1978 e 1980, poi consigliere della Provincia di Caserta (1980) e assessore con delega ai servizi sociali dal 1983 al 1985. Rieletto alla Provincia di Caserta nel 1985, viene nominato assessore alla Pubblica Istruzione. Al suo terzo mandato come consigliere provinciale (1990), ricopre l’incarico di assessore provinciale all’Agricoltura.

    Il 23 aprile 1995 è eletto consigliere regionale della Campania nella lista di Forza Italia, riportando 12.851 preferenze, pari al 31,50% dei voti di preferenza espressi nella sola provincia di Caserta. Partecipò sempre nelle liste di Forza Italia alle elezioni politiche del 1996, venendo eletto alla Camera dei Deputati, nel collegio Capua – Piedimonte Matese, con 35.560 voti. Viene scelto dai colleghi di partito come componente del direttivo parlamentare di Forza Italia e dal 17 ottobre 1996 è membro della Commissione parlamentare per le questioni regionali e della Commissione Difesa.

    Il 24 settembre 1997 è designato coordinatore di Forza Italia per la provincia di Caserta. Viene poi eletto vice-coordinatore regionale della stessa formazione per la Campania, con delega agli enti locali, per poi divenirne coordinatore regionale nel giugno 2005. Durante il suo mandato Forza Italia risale, dall’11% dei consensi registrati nelle elezioni regionali dell’aprile 2005, al 27% delle politiche del 9 aprile 2006, tornando ad essere il primo partito della Campania.

    È stato riconfermato con Forza Italia alla Camera dei Deputati nelle successive consultazioni del 2001 e del 2006, e poi in seno al Popolo della Libertà nel 2008 per la circoscrizione “Campania 2”. Durante quest’ultimo incarico da deputato, dal 12 maggio 2008 Cosentino è stato nominato Sottosegretario di Stato all’Economia e alle Finanze del quarto Governo Berlusconi.

    Si è candidato alla presidenza della Provincia di Caserta nel 2005, ma è stato battuto dal candidato del centrosinistra Sandro De Franciscis, limitandosi così a svolgere un mandato come consigliere provinciale. Ha anche cercato la candidatura alle elezioni regionali del 2010 in Campania, ma lo schieramento di centrodestra ha poi scelto il suo compagno di partito Stefano Caldoro (che avrebbe poi vinto le elezioni).

    Coinvolgimenti giudiziari e dimissioni da sottosegretario [modifica] Questa voce o sezione potrebbe soffrire di recentismo.
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    Nel modificarla, considera gli eventi recenti in una prospettiva storica e verifica se questi argomenti, in tutto o in parte, non siano più adatti a Wikinotizie, il progetto Wikimedia che si occupa di cronaca. Per favore, non rimuovere questo avviso se la voce corre ancora il rischio di presentare esempi di recentismo.

    Le prime accuse di collusione con la camorra arrivano dopo la pubblicazione su L’Espresso di una dichiarazione del boss pentito Carmine Schiavone, che confermerebbe un patto elettorale siglato con Cosentino:

    « Io era amico di Nicola Cosentino… Io intervenni anche per far votare Cosentino… Però il Riccardi mi sembra che si candidò anche lui, quindi furono divisi questi voti tra il Riccardi e il Cosentino. Ma ci andò solo Cosentino.[2] »
    (Carmine Schiavone)

    Tali affermazioni sono state successivamente giudicate false dal pm Raffaele Cantone, ragione per cui le indagini sono state archiviate[3].

    L’accusa di riciclaggio di rifiuti tossici. Nel settembre 2008 venne pubblicamente accusato di aver avuto un ruolo di primo piano nell’ambito del riciclaggio abusivo di rifiuti tossici attraverso la società per lo smaltimento dei rifiuti Eco4, come emerse dalle rivelazioni di Gaetano Vassallo, un imprenditore reo confesso di aver smaltito abusivamente rifiuti tossici in Campania attraverso la corruzione di politici e funzionari.

    Il coinvolgimento di Cosentino è stato supposto sulla base della confessione di Gaetano Vassallo ai pm della direzione distrettuale antimafia napoletana:

    « Confesso che ho agito per conto della famiglia Bidognetti quale loro referente nel controllo della società Eco4 gestita dai fratelli Orsi. Ai fratelli Orsi era stata fissata una tangente mensile di 50 mila euro… Posso dire che la società Eco4 era controllata dall’onorevole Nicola Cosentino e anche l’onorevole Mario Landolfi (AN) vi aveva svariati interessi. […] Presenziai personalmente alla consegna di 50 mila euro in contanti da parte di Sergio Orsi a Cosentino, incontro avvenuto a casa di quest’ultimo a Casal di Principe. […] Ricordo che Cosentino ebbe a ricevere la somma in una busta gialla e Sergio mi informò del suo contenuto[4] »
    (Gaetano Vassallo)

    Nel novembre 2009, dai magistrati inquirenti fu inviata alla Camera dei deputati una richiesta di autorizzazione a procedere per l’esecuzione della custodia cautelare per il reato di concorso esterno in associazione camorristica[5][6][7]. Il testo del mandato di arresto riportava le seguenti motivazioni:

    « Cosentino contribuiva con continuità e stabilità, sin dagli anni ’90, a rafforzare vertici e attività del gruppo camorrista che faceva capo alle famiglie Bidognetti e Schiavone, dal quale sodalizio riceveva puntuale sostegno elettorale […] creando e co-gestendo monopoli d’impresa in attività controllate dalle famiglie mafiose, quali l’Eco4 spa, e nella quale Cosentino esercitava il reale potere direttivo e di gestione, consentendo lo stabile reimpiego dei proventi illeciti, sfruttando dette attività di impresa per scopi elettorali[8] »

    Tuttavia la richiesta fu respinta dalla Giunta per le autorizzazioni a procedere della Camera[9].

    A fine 2009 un pentito di Camorra Luigi Guida, detto O’ndrink, rilascia dichiarazioni ai magistrati in merito alla gestione della società Eco4. Guida rivela lo stretto rapporto e la corresponsabilità nello smaltimento abusivo di rifiuti tra Cosentino e i fratelli Sergio e Michele Orsi, collusi con la Camorra (il primo fu arrestato per associazione a delinquere, il secondo fu assassinato nel 2008 per aver denunciato dei camorristi)[3].

    Il 28 gennaio 2010 la Corte di Cassazione confermò le misure cautelari a carico di Cosentino[10]. Il 19 febbraio la richiesta di dimissioni dagli incarichi fu respinta da Silvio Berlusconi[11].

    Il 22 settembre 2010 la Camera dei Deputati ha negato, con scrutinio segreto, l’autorizzazione all’uso delle intercettazioni telefoniche di Cosentino, richiesta dai pm di Napoli (308 no contro 285 sì). La richiesta di voto era stata inoltrata per ulteriore fiducia alla Camera dal presidente della Commissione Bicamerale di controllo degli Enti di previdenza e del Comitato per la Legislazione, il finiano Antonino Lo Presti, dopo che la stessa commissione si era espressa contro l’autorizzazione[12].

    L’eolico in Sardegna e la “nuova P2” [modifica]Nel luglio 2010 l’imprenditore Flavio Carboni[13] resta coinvolto a Roma in un’inchiesta su irregolarità nella gestione degli appalti per degli impianti eolici in Sardegna; in questo ambito viene indagato anche il governatore PDL della Sardegna Ugo Cappellacci. Carboni è stato arrestato insieme a Pasquale Lombardi, geometra ed ex esponente della Democrazia cristiana nonché ex sindaco del suo paese di origine, Cervinara (Avellino), e all’imprenditore Arcangelo Martino, ex assessore comunale di Napoli.

    A tali personaggi i pm romani contestano, inoltre, l’accusa di:

    aver esercitato pressioni sui giudici della Corte Costituzionale al fine di favorire la legittimità del Lodo Alfano,
    aver sostenuto la riammissione della lista civica regionale “Per la Lombardia” (la quale appoggiava il candidato di centrodestra per le elezioni regionali del 2010 e attuale governatore della regione Lombardia Roberto Formigoni),
    aver favorito la nomina a presidente della Corte d’Appello di Milano del pm Alfonso Marra (che effettivamente ottenne la nomina).
    Costoro, secondo l’accusa, avrebbero favorito anche la posizione di Cosentino come candidato governatore di centrodestra per la Regione Campania alle elezioni 2010[14].

    Questa “struttura riservata”, come si trova definita all’interno dell’informativa del 18 giugno redatta dai carabinieri di Roma, avrebbe orchestrato (secondo la stessa informativa) una campagna denigratoria all’interno del PDL campano al fine di far decadere la candidatura di Caldoro, al fine di promuovere quella dell’ex sottosegretario all’economia Nicola Cosentino, la cui corsa alla poltrona di presidente della regione era venuta meno a seguito dell’indagine a suo carico sul reato di associazione camorristica[15].

    Il 14 luglio 2010, dopo un incontro con esponenti di spicco del PDL, tra cui Silvio Berlusconi e il coordinatore nazionale Denis Verdini, Nicola Cosentino ha annunciato le sue dimissioni da Sottosegretario di Stato del Ministero dell’Economia e delle Finanze. Al contempo, su iniziativa di Berlusconi, Cosentino ha mantenuto il ruolo di coordinatore regionale del partito in Campania. La scelta di rassegnare le dimissioni dai suoi incarichi istituzionali è maturata a seguito delle critiche mosse dall’ala finiana del Pdl, che lo aveva già in passato sollecitato a dimettersi dalla carica di sottosegretario[16].

    Critiche agli iniziali tentavi di mantenere i propri incarichi, nonostante l’emersione dei fatti inerenti allo scandalo intorno alla “nuova P2”, che lo vedrebbero direttamente coinvolto, sono giunte, nello stesso giorno, anche dal quotidiano milanese, il Corriere della sera. Le dimissioni di Cosentino hanno fatto seguito, inoltre, alla scelta operata dal Presidente della Camera Gianfranco Fini di calendarizzare, per la settimana successiva al giorno della presentazione delle dimissioni, la mozione di sfiducia contro di lui (firmata da Partito Democratico, Italia dei Valori e Unione di Centro)[17].

    Il 22 settembre 2010 la Camera dei deputati ha negato l’uso delle intercettazioni nelle indagini di Roma[18][19].

    Presunti rapporti con il clan dei Casalesi [modifica]Il nome di Nicola Cosentino è comparso in un’inchiesta della direzione distrettuale antimafia di Napoli sulla camorra. Il tribunale emette una seconda ordinanza di custodia cautelare in carcere nei suoi confronti, soggetta ad approvazione della Camera. Il giudice delle indagini preliminari Egle Pilla lo definisce «il referente nazionale» delle cosche casalesi. [20] [21] [22] [23]

    Il 10 gennaio 2012 la Giunta per le autorizzazioni a procedere della Camera dei Deputati boccia la relazione Paniz (PdL) per negare la richiesta di custodia cautelare per Cosentino con 11 voti contrari e 10 favorevoli. Hanno votato a favore della relazione Il Popolo della Libertà, Popolo e Territorio, Partito Repubblicano Italiano del Gruppo Misto e Maurizio Turco, Radicale del Pd. Hanno invece votato contro il Partito Democratico, Italia dei Valori, Unione di Centro, Futuro e Libertà per l’Italia e anche la Lega Nord. Il nuovo relatore sarà Marilena Samperi, Segretario e capogruppo Pd in Giunta.[24].

    Il 12 gennaio 2012, la Camera dei Deputati ha negato l’autorizzazione all’arresto con 309 deputati contrari e 298 favorevoli[25].

    Note [modifica]1.^ a b Gianluca Di Feo, Emiliano Fittipaldi. «Cosentino, meglio tardi che mai». L’Espresso, 14 luglio 2010, p. 2. URL consultato in data 25 novembre 2010.
    2.^ G.de Feo e C.Pappaianni. «Dal paese di Gomorra al ruolo di sottosegretario. Nuovo uomo forte della Campania. L’ascesa di Nicola Cosentino.». L’Espresso, 29 agosto 2008.
    3.^ a b Dario Del Porto. «Un altro pentito accusa il sottosegretario Cosentino». L’Espresso, 1 dicembre 2009. URL consultato in data 25 novembre 2010.
    4.^ Così ho avvelenato Napoli, L’espresso, 11-09-2008
    5.^ Cosentino: ordinanza, sostegno elettorale dai casalesi ANSA, 10 novembre 2009
    6.^ L’imprenditore dei Casalesi: Cosentino è il mio padrone CorSera 11 novembre 2009
    7.^ Testo integrale dell’ordinanza di custodia cautelare (arresto), Giudice per le indagini preliminari
    8.^ Gianluca Di Feo, Emiliano Fittipaldi. «Cosentino, meglio tardi che mai». L’Espresso, 14 luglio 2010, p. 1. URL consultato in data 25 novembre 2010.
    9.^ Cosentino, la Camera lo salva con due no, laRepubblica, 11 dicembre 2009
    10.^ COSENTINO: CASSAZIONE CONFERMA ORDINANZA GIP SU ARRESTO, laRepubblica, 28 gennaio 2010
    11.^ Cosentino e le dimissioni
    12.^ Cosentino, dalla Camera. “No” all’uso delle intercettazioni
    13.^ Molte fonti giornalistiche lo definiscono però faccendiere
    14.^ Il gip: «Carboni cercò di influire sulla Consulta per la decisione sul Lodo Alfano», Corriere della Sera, 8 luglio 2010
    15.^ Eolico: almeno 5 indagati, c’è anche Verdini, ANSA, 13 luglio 2010
    16.^ Pdl, i finiani a Cosentino: dimettiti
    17.^ P3, Cosentino si dimette: “È una persecuzione”, ANSA, 14 luglio 2010
    18.^ http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/09/22/cosentino-la-camera-nega-luso-delle-intercettazioni/63337/
    19.^ http://www.corriere.it/politica/10_settembre_22/cosentino-richiesta-uso-intercettazioni-camera_71505884-c623-11df-89af-00144f02aabe.shtml
    20.^ Cosentino referente dei Casalesi. Chiesto di nuovo l’ arresto del parlamentare del Pdl, Corriere della Sera, 7 dicembre 2011
    21.^ [1],[Carte del riesame – 1°]
    22.^ [2],[Carte del riesame – 2°]
    23.^ [3],[Carte del riesame – 3°]
    24.^ «Sì ad arresto Cosentino. In giunta finisce 11-10». ANSA, 10 gennaio 2012. URL consultato in data 10 gennaio 2012.
    25.^ «Camera nega arresto a Cosentino. Il deputato: “Ringrazio Parlamento, non Lega”». Repubblica, 12 gennaio 2012. URL consultato in data 12 gennaio 2012.

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  2. 2

    Peppo

    Questo Santo è stato salvato da Bossi e sarebbe stato mandato in galera da Maroni: si capisce perchè la gente vorrebbe sostituire Bossi con Maroni.

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  3. 3

    Pepe

    La differenza tra 1 cittadino comune ed 1 parlamentare: il cittadino va in galera ed il parlamentare no.
    L’entusiasmo del Parlamento ? veramente preoccupante !!!!

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  4. 4

    Tania

    Preoccupante questo parlamento entusiasta: è la conferma di quel che la gente pensa. I parlamentari dovevano “semplicemente” valutare se esisteva “fumus persecutionis”. Letti gli atti pubblicati su internet, direi di no. Al parlamento non competeva altro giudizio, men che meno quello di mandare o no in galera qualcuno. Se no, si crea la differenza fra cittadino qualunque e parlamentare, cosa che è avvenuta, come previsto.

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  5. 5

    manzotin

    I leghisti si sono divisi fra coloro che pensano sia necssario ancora fruire del potere conquistato per conseguire gli obiettivi da sempre dichiarati (“cerchio magico” facente capo all’entourage della famiglia Bossi) e coloro che, visti azzerati vent’anni di compromessi per raggiungere il federalismo, ritengono che si debba ripartire con criteri nuovi, facendo tesoro delle esperienze passate.

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