DOMENICA I QUARESIMA ANNO A
Dal Vangelo secondo Matteo (4,1-11)
In quel tempo, Gesù fu condotto dallo Spirito nel deserto, per essere tentato dal diavolo. 2Dopo aver digiunato quaranta giorni e quaranta notti, alla fine ebbe fame. Il tentatore gli si avvicinò e gli disse: «Se tu sei Figlio di Dio, di’ che queste pietre diventino pane». Ma egli rispose: «Sta scritto: Non di solo pane vivrà l’uomo, ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio». Allora il diavolo lo portò nella città santa, lo pose sul punto più alto del tempio e gli disse: «Se tu sei Figlio di Dio, gèttati giù; sta scritto infatti: Ai suoi angeli darà ordini a tuo riguardo ed essi ti porteranno sulle loro mani perché il tuo piede non inciampi in una pietra». Gesù gli rispose: «Sta scritto anche: Non metterai alla prova il Signore Dio tuo». Di nuovo il diavolo lo portò sopra un monte altissimo e gli mostrò tutti i regni del mondo e la loro gloria e gli disse: «Tutte queste cose io ti darò se, gettandoti ai miei piedi, mi adorerai». Allora Gesù gli rispose: «Vattene, Satana! Sta scritto infatti: Il Signore, Dio tuo, adorerai: a lui solo renderai culto». Allora il diavolo lo lasciò, ed ecco, degli angeli gli si avvicinarono e lo servivano.
Commento
Leggiamo questo celebre brano delle tentazioni di Gesù alla luce della biografia di Francesco d’Assisi nell’Ottavo Centenario della morte (1181-1226).
Nel brano odierno si può notare l’inganno del demonio: servirsi della Parola di Dio per giustificare il male. Così viene subdolamente proposta la via della ricchezza, della disponibilità indefinita di beni materiali (il pane) per saziare il desiderio dell’uomo; sollecitata la ricerca del successo e della fama che paiono assicurare la piena realizzazione delle ambizioni (gli applausi); giustificata l’aspirazione al potere sconfinato sugli uomini e sulle cose (i regni di questo mondo). La pronta risposta di Gesù smaschera l’inganno e mostra l’inconsistenza di una sicurezza e felicità fondata su realtà materiali e transitorie, soggette a svariate vicissitudini che ne rendono sempre arduo il raggiungimento e precario il possesso. Inoltre, fomentano discordie e lutti, perchè creano ambizioni, prepotenze e conflitti interminabili tra gli uomini. Il demonio intende suggerire a Gesù un modello di Messia ricco, potente, celebrato dagli onori e dalla fama. Gesù sceglie invece la vita del missionario itinerante, che, pur non trascurando i ricchi, mostra la sua preferenza per i poveri, i malati e i peccatori; privilegia la via del servizio a quella del dominio, è il profeta disarmato che accetta il rischio della persecuzione e dell’odio di cui viene fatto oggetto. Queste scelte scomode hanno caratterizzato la sua intera la sua missione. Ogni giorno ha rinnovato questa scelta, con alcuni momenti drammatici, come la scena dell’orto degli ulivi, dove Gesù sceglie di consegnarsi ai nemici. Il segreto della sua forza sono state una smisurata fiducia e amore nel Padre.
Anche Francesco pone il momento decisivo della sua vita in una scelta contraria ai criteri comuni. Afferma nel Testamento steso pochi giorni prima di morire: «Quando ero nei peccati mi sembrava cosa troppo amara vedere i lebbrosi e il Signore stesso mi condusse da loro ed usai misericordia. Ed allontanandomi, ciò che mi sembrava amaro mi fu cambiato in dolcezza di anima e di corpo». Ciò che fino ad allora era stato DOLCE e ricercato era lo stile di vita del figlio di un ricco mercante, che poteva godere degli agi della vita: bei vestiti, feste e cene con gli amici, rallegrate dal canto, nonché cavaliere, cioè proprietario di un cavallo e di armatura, che gli consentiva di figurare tra i primi cittadini di Assisi. Ecco che la dolcezza degli agi viene sostituita da quella del servizio dei lebbrosi, gli ammalati più gravi e pericolosi, perciò isolati dai luoghi pubblici. Il bacio ad un lebbroso è il momento più alto di una scelta di un Francesco che progressivamente si è avvicinato agli infermi e ai poveri, che sostiene con i propri beni. Membro dei ceti ricchi della società, si mette a servizio degli ultimi. Dopo questo decisivo incontro intensifica la preghiera e l’aiuto ai poveri. Il padre Pietro gli ordina di restituire tutti i soldi sprecati. Francesco però è determinato a rinunciare a tutto; vuol farsi religioso e si appella al vescovo. Davanti alla folla presente sulla piazza dell’episcopio di Assisi si spoglia delle vesti e le depone insieme al denaro ai piedi del padre dicendo: “Finora ho chiamato Pietro di Bernardone padre mio. Ma dal momento che ho fatto il proposito di servire Dio, gli rendo il denaro ed i vestiti e d’ora in poi voglio di dire: Padre nostro che sei nei cieli, non padre Pietro di Bernardone”. Francesco ha forte il sentimento che lo fa figlio e fratello di Gesù e di tutti gli uomini. Analogamente a Gesù, vuole essere il figlio obbediente al Padre che pone nell’esecuzione della sua volontà ogni sua gioia e dolcezza.


