DOMENICA II DEL TEMPO ORDINARIO ANNO A
Dal Vangelo secondo Giovanni, 1,29-34.
In quel tempo, Giovanni, 29vedendo Gesù venire verso di lui, disse: «Ecco l’agnello di Dio, colui che toglie il peccato del mondo! 30Egli è colui del quale ho detto: “Dopo di me viene un uomo che è avanti a me, perché era prima di me”. 31Io non lo conoscevo, ma sono venuto a battezzare nell’acqua, perché egli fosse manifestato a Israele».32Giovanni testimoniò dicendo: «Ho contemplato lo Spirito discendere come una colomba dal cielo e rimanere su di lui. 33Io non lo conoscevo, ma proprio colui che mi ha inviato a battezzare nell’acqua mi disse: “Colui sul quale vedrai discendere e rimanere lo Spirito, è lui che battezza nello Spirito Santo”. 34E io ho visto e ho testimoniato che questi è il Figlio di Dio».
Commento
Nel IV vangelo Giovanni Battista è presentato come il testimone, il quale riconosce la vera identità di Gesù di Nazareth e lo annuncia come il Figlio di Dio. La sua grandezza sta nel riconoscere il Salvatore inviato da Dio Padre, sul quale, al momento del battesimo, è scesa la pienezza dello Spirito Santo. La prima parte del Vangelo di Giovanni (1,19-2,12) – dalla testimonianza di Giovanni Battista fino alle nozze di Cana – è contenuta nello spazio di sette giorni, cioè di una settimana. Questa ricostruzione cronologica si richiama alla settimana della creazione dell’universo, al termine della quale Dio vide che l’opera da lui compiuta era buona. Sappiamo poi come essa è stata compromessa dal peccato, dalla cui dipendenza l’uomo non riesce a liberarsi. Nella sua bontà Dio decide di riprendere in mano la creazione e di rinnovarla attraverso una nuova creazione. Anche questa si realizza in una settimana e trova la sua prima espressione nel miracolo delle nozze di Cana. La mutazione dell’acqua in vino significa una trasformazione radicale, in cui il male e la morte vengono eliminati. Questa nuova creazione operata da Gesù continua nel vangelo di Giovanni con altri segni: le guarigioni del figlio di un funzionario, del paralitico, del cieco nato, la moltiplicazione dei pani e dei pesci, la risurrezione di Lazaro per toccare il culmine con la Pasqua, cioè la risurrezione di Gesù.
Chiamando Gesù “Agnello di Dio”, Giovanni Battista indica le modalità attraverso le quali avviene la liberazione dal peccato. Questa espressione rimanda ad un noto brano del profeta Isaia il quale presenta il Servo di Dio come un agnello che in funzione espiatoria si carica dei peccati del suo popolo: «Eppure egli si è caricato delle nostre sofferenze, si è addossato i nostri dolori […] come un agnello veniva condotto al macello e rimase docile senza ribellarsi; sulle sue spalle il Signore aveva posto tutti i nostri peccati. É stato trafitto al posto di tutti noi» (Isaia 53). Isaia allude qui alla cerimonia dell’Espiazione dello Yom Kippur, quando alcuni animali venivano sacrificati dopo essere stati caricati simbolicamente dei peccati del popolo ebreo. In questo caso non vengono scaricati su animali, ma sul Servo di Dio che se ne fa carico per distruggerli con la sua morte. L’immagine dell’Agnello ci può aiutare a capire l’ammirabile scambio che si è verificato tra l’uomo e Dio nell’evento dell’Incarnazione, cioè del farsi uomo da parte del Figlio di Dio. Egli è venuto per toglierci il male e darci in cambio i beni divini. A noi non rimane che disfarci dei nostri peccati e consegnarglieli, se vogliamo godere di una vera trasformazione della nostra vita. Questo non è facile perchè spesso noi non vogliamo affatto staccarci dal male. La consegna a lui dei nostri peccati avviene attraverso un sincero pentimento. Questa è la condizione per ricevere da lui un rinnovamento totale. Pertanto consegniamo a Lui, l’Agnello di Dio, la durezza del nostro cuore, Egli ci darà in cambio un cuore sensibile e mite come il suo; diamogli il nostro orgoglio, Egli ci darà la vera umiltà; cediamogli le nostre ambizioni e il desiderio di potenza, Egli ci donerà lo spirito di servizio, che lo ha spinto a farsi ultimo e servo di tutti; cediamogli i pregiudizi e le false immagini di Dio ed Egli ci rivelerà il volto del Padre con il sentimento della figliolanza e del profondo legame di fratellanza tra di noi. Allora la notra vita sarà pienamente trasformata.





