DOMENICA V ORDINARIO A
Dal Vangelo secondo Matteo, 5,13-16.
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Voi siete il sale della terra; ma se il sale perde il sapore, con che cosa lo si renderà salato? A null’altro serve che ad essere gettato via e calpestato dalla gente. Voi siete la luce del mondo; non può restare nascosta una città che sta sopra un monte, né si accende una lampada per metterla sotto il moggio, ma sul candelabro, e così fa luce a tutti quelli che sono nella casa. Così risplenda la vostra luce davanti agli uomini, perché vedano le vostre opere buone e rendano gloria al Padre vostro che è nei cieli».
Commento
L’inizio della vita pubblica di Gesù avviene in modo solenne. Gesù appare nella sua pienezza di Messia, potente nelle opere – guarisce tutti i malati – ed autorevole nella Parola insegnata. Tutto questo è una grande luce che sfolgora nella Galilea delle genti per estendersi al mondo intero. L’opera di Gesù si concretizza nell’istituzione della Nuova Alleanza, fondata non sul sacrificio di un agnello, ma su Gesù stesso, che offre la sua vita per noi. Alla Legge Antica, fondata sulle due tavole dei 10 Comandamenti si sostituisce una Legge Nuova, da Gesù esposta nel Discorso della Montagna. Questo si apre con il sublime brano delle Beatitudini, in cui Gesù espone un sentire nuovo, proposto agli uomini come via della felicità. Le beatitudini ci consentono di vedere in Dio non un padrone, ma un Padre ed in Gesù un fratello di tutti che rinsalda i reciproci legami di fraternità. Ne segue la possibilità di un rinnovamento generale al quale Gesù invita tutti i suoi discepoli. Richiamandosi alle funzioni costitutive di due elementi base della vita, il cibo e la possibilità di vedere, Gesù afferma che devono essere il sale della terra e la luce che illumina il mondo.. La realizzazione di ciò avviene attraverso le opere, la pratica della Legge da lui insegnata.
Spieghiamo la ricchezza di queste affermazioni attraverso l’interpretazione che ne dà S. Francesco. Egli insiste tantissimo sulla necessità di ringraziare Dio Padre per i suoi doni, per poterli usare in modo adeguato, riconoscendo in essi la divina sapienza e non appropriandoci in modo esclusivo. I doni più preziosi di Dio Padre sono Gesù e la sua divina Parola, accompagnata dalla grazia del suo Spirito. Lo Spirito ci consente di accoglierla, assimilarla nel nostro cuore, facendone una proprietà nostra. Questo processo vitale viene spiegato dal santo in modo molto suggestivo. Riferendosi a Matteo 12, 546-50, Francesco spiega come noi diventiamo non solo fratelli, ma anche spose e madri di Gesù: “Siamo sposi quando l’anima fedele si unisce al Signore nostro Gesù Cristo per virtù dello Spirito Santo. Siamo suoi fratelli quando facciamo la volontà del Padre che è nei cieli. Siamo madri quando portiamo Gesù nel cuore, per mezzo del divino amore e della pura e divina coscienza, lo generiamo attraverso le opere sante che devono risplendere agli altri di esempio”. Grazie all’unione mistica e sponsale del nostro animo con Gesù attraverso lo Spirito Santo, diventa possibile il suo parto, cioè la sua nascita al di fuori di noi attraverso le opere sante che riusciamo a compiere, concretizzazione della nostra unione con Lui. Attraverso le nostre opere noi rendiamo veramente presente il Signore e la sua luce tra gli uomini, diventando il sale della terra e la luce del mondo.
Francesco commenta pure la finalità indicata da Gesù: “perché gli uomini vedano le vostre opere buone e rendano gloria al Padre vostro che è nei cieli”. La parola evangelica ci viene donata non per utilizzarla nel nostro interesse, cioè per apparire colti, imponendola al nostro prossimo meno istruito o magari per giudicarlo. In questo caso ci appropriamo per nostro vantaggio della divina parola. Dobbiamo invece restituirla al Padre, perché è sua. Ciò avviene quando si traduce in una vera opera buona, compiuta con il sentimento di riconoscenza verso il Padre che ce l’ha donata attraverso Gesù e l’ha resa feconda attraverso lo Spirito Santo. In tal modo essa viene restituita a Dio Padre perché sia glorificato. Un’opera buona condotta secondo la volontà di Dio, lascia una gioia incancellabile: “Oh come è glorioso, consolante, santo ed grande avere nei cieli un Padre! Oh come è santo, consolante, bello e ammirabile avere un tale sposo! Oh come è caro piacevole, umile, pacifico, dolce e sopra ogni cosa desiderabile avere un tale fratello e figlio, il Signore nostro Gesù Cristo, il quale offrì la vita per noi”. [Lettera di Francesco ai fedeli, I versione].


