DOMENICA XIII ANNO A
Dal Vangelo secondo Matteo (Matteo, 10,37-42)
In quel tempo, Gesù disse ai suoi apostoli: «Chi ama padre o madre più di me, non è degno di me; chi ama figlio o figlia più di me, non è degno di me; 38chi non prende la propria croce e non mi segue, non è degno di me. 39Chi avrà tenuto per sé la propria vita, la perderà, e chi avrà perduto la propria vita per causa mia, la troverà.
40Chi accoglie voi accoglie me, e chi accoglie me accoglie colui che mi ha mandato. 41Chi accoglie un profeta perché è un profeta, avrà la ricompensa del profeta, e chi accoglie un giusto perché è un giusto, avrà la ricompensa del giusto. 42Chi avrà dato da bere anche un solo bicchiere d’acqua fresca a uno di questi piccoli perché è un discepolo, in verità io vi dico: non perderà la sua ricompensa».
Commento
Il brano odierno riguarda la parte finale del discorso missionario di Gesù e contiene due dichiarazioni. La prima riguarda il modo di seguire Gesù; la seconda l’accoglienza da riservare ai missionari.
La relazione con Gesù ha il primato su ogni altra, compresa quella familiare. Sorge spontanea la domanda se ciò non implichi un ridimensionamento dei rapporti familiari per il crearsi di una concorrenza. Questo è dovuto alla convinzione che dove ci sono legami profondi, questi abbiano in se la forza sufficiente per regolarsi in modo positivo. Ma questa convinzione è palesemente falsa, perché la difficoltà dei legami familiari è sotto gli occhi di tutti con la crisi della famiglia, sia nei rapporti tra coniugi, che tra genitori e figli e il grave fenomeno della denatalità. Si ritiene di rimediare in due modi: si rendono meno impegnativi i legami coniugali e i progetti educativi rendendoli permissivi e quindi diseducativi. Così si verifica un’opera di svuotamento di significato e di perdita di valori umani, Questo può trovare una connivenza di una psicologia che non mira ad alti traguardi, ma a regolare senza danni l’esistente, creando l’illusione di una soluzione. E’ necessaria una visione più alta dell’uomo, che lo spinga ad osare e ad impegnarsi.
La vicenda familiare di Gesù è per se istruttiva. Obbediente ed esemplare fin verso i 30 anni, compie inaspettatamente una atto radicale: abbandona la famiglia per annunciare il Regno di Dio, cioè un forte appello alla conversione ed un mutamento di vita, delineato nel Discorso della Montagna. Non si tratta solo di un insegnamento morale, ma della rivelazione del volto paterno di Dio, della sua grande misericordia verso tutti i mali ed un invito alla fratellanza culminante nel perdono dei nemici. Gesù raccoglie un gruppo di discepoli, con i quali instaura uno stile di vita che traduca in pratica la sua predicazione. Vuole abbattere le separazioni che caratterizzano la società del tempo: tra maschi e femmine con la sua valorizzazione della donna; tra pubblici peccatori e peccatrici e coloro che si ritenevano perfetti e quindi vivevano separati (la parola farisei ha questo significato), tra ricchi e poveri, tra Ebrei e pagani, dichiarati impuri, quindi da evitare in ogni modo. Con la proclamazione della paternità universale di Dio ed il suo esempio, Gesù addita le mete comuni dell’amore e del bene, che permette la crescita delle persone attraverso la virtù: pazienza, comprensione reciproca, lo spirito di servizio, il ridimensionamento dell’egoismo e di ogni forma di superbia e narcisismo. Gesù comprende tutto questo stile nella legge della croce, cioè nel principio di perdere la propria vita per ritrovarla in pienezza, principio che trova nell’esempio di Gesù il suo compimento.. Perdere significa imparare a rinunciare per donare e superare il narcisismo, la colpa più diffusa del nostro tempo. La cura di sé e l’assenza di preoccupazione per i bisogni dell’altro è la radice comune di tanti mali, familiari e social. E’ necessario ribaltare molti sistemi di vita nel nome di Gesù: amati da Lui, quindi tutti suoi fratelli e figli dell’unico Padre, invitati a diventare suoi discepoli, possiamo ricavare grandi frutti di crescita e di maturazione umana a vantaggio del nostro vivere quotidiano. Il riferimento a Gesù non è alternativo al nostro interesse, ma aiuto indispensabile per realizzare adeguatamente i valori umani, iniziando dalla famiglia, come dice Paolo; sposi amatevi nel Signore!!! Sentitevi figli del Padre e fratelli di Gesù ed amatevi con l’amore con cui Dio ci ha amati. Diventiamo missionari dell’amore di Dio.

