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Luca Allevi

Laureato in Economia e Commercio alla Bocconi. Consulente internazionale presso www.leaders.it

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14 Comments

  1. 1

    Bergamo.info

    Salutiamo con immenso calore gli oltre seimila alpini bergamaschi che si recheranno nel fine settimana a Torino per vivere insieme l'emozione della 84^ adunata nazionale. A loro e alle loro famiglie, un grazie e un commosso abbraccio.

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  2. 2

    alessio

    Sono qui con voi, con la mia campagnola. Viva gli Alpini! Viva noi e le nostre montagne!

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  3. 3

    giovanni locatelli

    Gli Alpini della Valle Imagna dicono: presente! per loro e per le loro penne mozze.

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  4. 4

    angelo

    Gli Alpini di Curno, col loro sindaco, sono affratellati ai loro commilitoni provenienti da ogni zona di leva alpina. Il 33 risuona per ogni dove. Siamo commossi e felici. Viva gli alpini di sempre. Berghèm de sass!

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  5. 5

    fabio

    Un saluto dagli Alpini di Cenate e da quelli della Valcavallina.

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  6. 6

    Bergamo.info

    Vi ringraziamo. Scriveteci le Vostre emozioni. Siamo con Voi. Il punto internet che state utilizzando, però, ha qualche problemino.

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  7. 7

    Bergamo.info

    Carissimi Alpini, Vi ringraziamo per l'affetto e l'interesse. Di materiale ce ne avete mandato tantissimo (le foto cercate di ridurle di peso Web), ma anche noi, "alpini" di un giornale d'opinione familiare, andiamo qualche volta a dormire e alla domenica ci alziamo più tardi, andiamo a Messa etc. Di Voi e della Vostra adunata ci occuperemo certamente nei prossimi giorni, anche dopo averci pensato su un attimo.

    Pure noi ringraziamo Bergamo TV per gli ottimi servizi, tantissimi in diretta, e salutiamo in particolare Stefano di Carobbio, Sandro di Cerete, Fabio di Trescore, Tano di Ardesio, Deborah (alpino?) di Clusone, Ely di Brusaporto, Alberto e Franca di Torino, Giuseppe di Biandronno. Sto seguendo in diretta la Vostra magnifica sfilata, canticchio il 33, sono emozionato e Vi abbraccio tutti. f.j.

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  8. 8

    alessio

    Son tornato da dieci minuti colla campagnola da Torino, e adesso per almeno un altro anno "la mula alpina" resterà a cuccia qui a Palazzolo. E' stato come sempre sconvolgente partecipare alla nostra adunata, specie vedendo quanti eravamo noi di Bergamo. Tanti, tanti, un mare. Però, l'adunata di Bergamo è stata un'altra cosa… lo dicevano tutti.

    Torino è signorile, forse più di Bergamo, ma è fredda, mentre Bergamo ha quasi il calore delle città bavaresi quando è in corso la festa della birra. Un'altra atmosfera.

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  9. 9

    alessio

    Ah!, scusatemi, dimenticavo. Per fortuna che si è guastato il punto internet, perchè se no vi avremmo fatto diventare matti…

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  10. 10

    Bergamo.info

    Ringraziamo la Divina Provvidenza, allora. Ci siamo accorti della quantità enorme, e forse abnorme, di messaggi ricevuti, e qualche sospetto, forse più di qualcuno soltanto, l'abbiamo avuto. Abbiamo risposto direttamente e citato nel commento soltanto i messaggi delle persone che certamente avevamo riconosciuto. Gli altri, quelli cui non abbiamo risposto immediatamente, li contatteremo con la nostra news letter. A risentirci, meravigliosi Alpini!

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  11. 11

    don Luca

    Ci sono giorni in cui la gioia di essere sacerdote mi esplode letteralmente dentro il cuore, giorni che è difficile raccontare con semplici parole, ma che devi raccontare, come tributo a quell’amore di Dio che ti ha chiamato a tanto. Sono alpino e sono prete immerso, appena ieri a Torino, in un fiume di centomila penne nere e un milione di persone attorno. Cifre mirabolanti che, in realtà sono tanti singoli volti, sorrisi, battimani e canti incrociati lungo i tre chilometri del percorso della sfilata. Sono alpino e sono sacerdote e a ogni singolo metro di quei tre chilometri ho toccato con mano l’affetto per l’alpino, ma soprattutto l’affetto moltiplicato per il prete con il cappello da alpino. Certamente immagine particolare e forse folkloristica, ma soprattutto amicizia vera, spontanea, luminosa. Ieri, in quei lunghissimi e brevissimi tre chilometri, ho immeritatamente raccolto l’amore di tanti sacerdoti che hanno battezzato, accudito, confessato, benedetto e sepolto migliaia di persone. "Don", cappellano, padre… a ogni singolo richiamo, fotografia, applauso spontaneo c’era, dietro, una storia lunga o breve intessuta di quotidianità con i preti che hanno segnato la vita di quelle persone che a me, rappresentante indegno di tutto questo, hanno detto grazie. Ieri ho sfilato per le vie della mia città portandomi anche la mia nipotina, non solo per onorare il passato ma, come prete e come alpino, per raccogliere futuro: un futuro di stima e di affetto, un futuro di gioia e di condivisione, un futuro di fatiche e di croce, un futuro da vivere sempre più insieme, sempre più con quello spirito di corpo che tanto piace degli alpini, che tanto attira e che altro non è che quel vivere a corpo di cui parla san Paolo, quel vivere a corpo che cerchiamo di costruire attorno al crocifisso e risorto ogni domenica. In tempi in cui è facile vedere il buio e più difficile celebrare la luce, in tempi in cui la tentazione del rimpianto e la delusione corrodono la nostra fede e qualche volta la nostra vocazione, permettetemi di cantare, stonato come un alpino, tutta la gioia di essere cristiano e la meraviglia di essere sacerdote in mezzo alla gente, con la gente, in quella Galilea che il signore ci affida. Ieri a Torino, calda e colorata, viva e gioiosa, come un po’ mi immagino la Gerusalemme del cielo.

    don Luca Peyron, Torino

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  12. 12

    Bergamo.info

    Grazie, don Luca.

    Grazie a nome di tutti gli Alpini che si sono commossi alle Sue parole. E sono tanti.

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  13. 13

    Mario Giuseppe

    Mi sono ripreso soltanto oggi. E' stato bellissimo. Le donne non possono capire. (Noi, invece, cerchiamo di capire: qualche problemino con le donne di casa ci dev'essere stato… – n.d.r. Bergamo.info)

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  14. 14

    Karl Heinz Treetball

    CULTURA ALPINA

    Eugène Rambert (1830-1886) fu poliedrico e affascinante scrittore svizzero, fra i maggiori nell'ambito della letteratura alpina, oltre che professore di letteratura francese all'Accademia di Losanna e al Politecnico di Zurigo, cofondatore e poi presidente del Club alpino svizzero. I suoi 5 volumi di scritti dedicati a Les Alpes suisses (1866-1875) spaziano dalla storiografia svizzera alla botanica, dalla teoria e storia alpinistica all'antropologia alpina, dalla geografìa alla meteorologia, dalla glaciologia all'ornitologia e alla… filosofia delle marmotte. Un celebre, delicato dialogo-racconto filosofico, in forma di diario, fu infatti dedicato dall'erudito pensatore elvetico alla marmotta. Merito di Enrico Rizzi e Luigi Zanzi, cultori delle Alpi, autori di ricerche scientifiche originali ed editori di fondamentali classici sul tema, aver curato un'edizione italiana dello scritto rambertiano. La riflessione diaristica, profondamente filosofica, ha origine da una sciagura occorsa alla marmotta protagonista. Durante il letargo invernale, essa fu sottratta alla sua tana da violente mani umane, senza che potesse accorgersene, se non quando – ridestatasi dal lungo sonno in un ambiente ostile, circondata da uomini e infine incatenata. Dopo vari tentativi di fuga – infine si ritrovò di nuovo nei propri luoghi, rilasciatavi per volontà dell'uomo. Tuttavia il ritorno fu forse più traumatico dell'incontro con gli esseri umani, poiché non potè ritrovare i propri cari e, per di più, i parenti rimasti

    lo (è marmotta maschio) considerarono un pericolo pubblico, marcato dal segnale umano di un collare rimastole addosso. Inizia quindi la solitudine della marmotta, ma anche la sua ricerca filosofica, per comprendere il mistero della lunga notte, esperienza quasi del sonno eterno per chi sappia andare a fondo nel suo significato: cosa di cui le marmotte sono capaci, poiché esperte nello scavo come anche nel quieto vivere socialmente coordinato. Le meditazioni, inizialmente solitarie, vanno poi alla ricerca di dialogo: con l'alterità umana, scrutata senza infingimenti edulcoranti, e persino animale, di altri abitatori montani come l'intelligente e melancolica lepre bianca, infine di altre marmotte, nell'esemplare della nuova compagna del protagonista.

    Il quale, alla fine e a malincuore, rinuncia per la vita di coppia alla filosofia. Pensiero e vita, sonno rigenerante e veglia illuminatrice, identità e metamorfosi contrastano nell'esistenza e a indagarne significati e contraddizioni Rambert s'è affidato al saggio abitante alpino che più sa pacificamente colonizzare i luoghi montani.

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