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8 Comments

  1. 1

    Bergamo.info

    Nello spazio intimo della BellaSopranoLibrary, luogo di pensiero sulla moda, vengono rielaborate immagini di pubblicità e di servizi scandalistici. La rielaborazione riporta tali immagini, oggi viste e subito buttate per nuove altre immagini, a una ritrovata dimensione di analisi, data prima di tutto dalla trasposizione pittorica, che crea un tempo di lettura diverso. In esse viene celata una precisa iconografia che separa il potente (o presunto tale) dal fruitore della comunicazione. L'iconografia, composta da elementi facilmente identificabili, serve a rendere cosciente dell'intangibilità del potere contemporaneo, che non lascia altra possibilità al consumatore che essere servo (così come il santo medievale non lasciava allo spettatore che essere devoto). È davvero così nuovo il potere contemporaneo?!

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  2. 2

    luca

    A domani, allora!. Luca

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  3. 3

    Altdorfer

    L'oblio della memoria è il mezzo mediante il quale il potere, perciò detto mediatico, impedisce che le immagini divengano futuro. Onde l'uomo possa sperare in un futuro che sia suo. Tale potere è l'aborto istituzionalizzato delle immagini, che debbono scomparire non appena compaiono e che possono essere "salvate" soltanto attraverso una "ritrovata dimensione di analisi, data in primo luogo dalla trasposizione pittorica". Nella salvezza di quelle immagini, nel poterle fissare per il tempo necessario e ammirare nella loro genuina scaturigine, sta il principio dell'effettività della salvezza dell'uomo. Soprattutto in questo consiste oggi l'opera d'arte: ma in fondo è sempre stato così. L'odierno continuo occultamento delle immagini per sovrapposizione, così come per impressione di enorme marchio che le calpesta e travisa, può essere disvelato soltanto se il fruitore è in grado di capire il meccanismo di oppressione che esse con-recano, nella loro imprendibile dinamica come nella loro ostentata fissità. Al fruitore, dunque, occorre fornire i mezzi culturali per capire e per ammirare le immagini disvelate, e così rese libere. Grande è la responsabilità dell'artista, grande il suo potere "mediatico".

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  4. 4

    Altdorfer

    Riporto una parte dell'intervento di Aristide, il grande commentatore di http://bergamo.info/culturacristiana e di http://bergamo.info/ilvangelosettimanale, perchè credo, nella sua profondità, essere per certi aspetti attinente al titolo della mostra dell'artista "breriano" Guido Nosari:

    "… è un fatto che assistiamo pressoché impotenti a un lavorìo intenso di frantumazione del lascito sapiente della tradizione europea. Ed è un fatto che tale tradizione è innestata nella cultura greco-romana e cristiana. Così com’è fatto che la nuova scienza di Galileo nacque in quell’ambito culturale, tradizione cristiana compresa. Newton poté concepire la sua meccanica, la sua teoria della gravitazione, oltre che la sua ottica, in virtù del fatto che insisteva sulle spalle di giganti, com’egli ebbe a scrivere in un’epistola a Hooke: «Se ho visto più lontano, è perché stavo sulle spalle dei giganti». Così rendeva omaggio a Galilei e Cartesio. Ma qual è stata la formazione culturale di Galilei e Cartesio? Qualcuno pensa che san Tommaso non abbia niente che fare con la nascita della scienza europea? Dunque, ripeto, che cos’è tutto questo darsi da fare contro una tradizione dalla quale traggono linfa le nostre radici (per usare un’espressione ormai trita)? Mi sembra evidente, vorrebbero recidere le nostre radici, per poi venderci il surrogato delle loro radichette, perché l’uomo è fatto così, cerca sempre il suo “ubi consistam”. Gli esoterici si comportano con noi (con i più sprovveduti, con coloro che hanno grossi problemi personali e familiari) come quella multinazionale che voleva indurre le donne africane a svezzare i bambini con i loro prodotti solubili, così loro in Africa sono fritti per sempre e le multinazionali ingrassano.

    Fin troppo facile poi sarebbe affrontare la questione sul piano etico. Anche qui c’è tutto un lavorìo di sostituzione: al posto dell’onore, l’immagine; al posto del sentimento di pienezza per avere ben operato, il ventre pieno e la casa infarcita di paccottiglia; non più doveri, ma solo diritti. Ecc. Spero che qualcun altro voglia affrontare l’argomento, meglio di quanto riuscirei a fare io.

    Però a questo volevo arrivare: ci hanno tolto Dio (non necessariamente gli esoterici: loro, di solito vengono dopo) ma gli uomini hanno bisogno di Dio. Già nel Settecento la questione era agitata e ponderata, presso gli stessi liberi pensatori (ma quelli, allora, erano persone serie, non erano Alessandro Cecchi Paone, quello che parla in nome di un sapere scientifico che non ha e va all’Isola dei famosi). Se tu però togli Dio agli uomini, nel loro cuore entrano le merci, o il darwinismo economico (non ce l’ho contro Darwin scienziato, sia ben chiaro). D’altra parte poiché né le merci né il carrierismo aziendale (una degenerazione dell’etica protestante del capitalismo) dànno felicità, ecco infine gli esoterici. Dunque prepariamoci fin d’ora a sbarrare loro la strada.

    Luciano di Samosata scrisse nel II sec. d.C. un’operetta aurea intitolata “Alessandro o il falso profeta”, la storia di un personaggio, oltre tutto parecchio ignorante, che fondò un oracolo esoterico del quale lui era il profeta carismatico. Regalai questo libriccino a una mia amica che stravedeva, al tempo della Rete, per Leoluca Orlando-Cascio, il ben noto ayatollah carismatico, adesso portavoce dell’IdV (ma non so quanto duri: ai tempi d’oro lui si paragonava a Federico II di Svevia, penso che Di Pietro gli vada stretto). Nonostante Luciano di Samosata, nonostante Erasmo da Rotterdam, nonostante Diderot gli esoterici continuano a imperversare… Nota bene: a Bergamo e in provincia c’è tutto un formicolio esoterico. Normalmente si fanno passare per scienziati. Però non chiedete loro di Galilei, Newton, Maxwell, Planck o Penrose. La loro è un’“altra” scienza. E ci credo! Sono fanfaluche.

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  5. 5

    A.M.F.

    Il marchio o l'etichetta che esibiscono uno stronzo sono simboli di potere o di assoggettamento a poteri? O entrambe le cose? In fondo il marchio è né più né meno che la mia marchetta sulla prostituta, l'affermazione della possibilità da parte mia di usare uno strumento, che nemmeno debbo costrurmi, perchè ho il potere di comprarlo, predisposto per rendere oggetto tutto ciò che incontro nella natura, a farmi dio di ogni cosa e di ogni essere.

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  6. 6

    Aristide

    Non capisco dove voglia arrivare il post di A.M.F., quello del 7 aprile delle 13 h 14 min. Cioè, capisco che il riferimento possa essere al marchio al quale ha accennato l'uomo del borgo antico nel post del 6 aprile 15 h 48 min. Osservo anche che nel post di A.M.F. si parla di marchio o di etichetta, nonché di «stronzi che li esibiscono»: ecco allora che mi viene da pensare al marchio di Dolce e Gabbana, o ad altre amenità del genere. Cioè, mi domando: vogliamo fare un discorso sulla pubblicità, sul logo e non-logo? Però mi sfugge la posizione assunta dall'interlocutore: è una posizione, per così dire, libertina? Cioè: a me piacciono i capi firmati e a voi che ve ne importa? O, al contrario, è una posizione piagnona o anche patarina (pare che stiano tornando di moda), nel senso che andar per marchi è esecrabile, come la frequentazione di pubbliche e venali peccatrici? O, infine, è una posizione filosofica, in linea oltretutto con l'Ecclesiaste (“Vanità delle vanità ecc.”)? Se la posizione è filosofica, suggerisco che si prenda utilmente spunto dal titolo di un libro scritto da un pubblicitario di successo (se ben ricordo il libro stesso fu di notevole successo): “Non dite a mia madre che faccio il pubblicitario. Lei mi crede pianista in un bordello”.

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  7. 7

    A.M.F.

    Grande Aristide, è proprio l'ultima delle ipotesi da Te formulate quella che con linguaggio crudo intendevo porre in discettamento, costringendo i lettori a una preventiva analisi… cioè quella che hai già fatto Tu. Mi piacerebbe leggere un parere al riguardo del nostro artista che, se non ho letto male, sa e pensa quel che scrive.

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  8. 8

    Laura Ghilardi

    Non mi hai detto della mostra! Pensa che Umberto il giorno dell'inaugurazione era proprio lì da quelle parti. Verrò a vedere con Tina e la mamma.

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