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Giuseppe Allevi

Dottore Commercialista, Revisore dei Conti e pubblicista. Partner Leaders (consulenza fiscale, aziendale e del lavoro)

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32 Comments

  1. 1

    Pippo

    Qualcuno mi sa dire quante preferenze ha preso Pagnoncelli ?

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  2. 2

    Franca

    Certo che i diretti interessati potrebbero intervenire ….

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  3. 3

    Massimo

    Non credo che Pagnoncelli abbia mai preso una preferenza.

    Credo sia stato eletto nel listino blindato di Formigoni assieme all'igenista dentale di Silvio …

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  4. 4

    Simone

    Sembra che gli appassionati di politica siano più interessati alle cene d'affari o a condividere il tavolo con qualche persona influente piuttosto d'esprimere le proprie libere opinioni.

    Evidentemente oggi la politica non è una passione ma uno strumento per rubacchare 4 soldi …

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  5. 5

    gigi

    In effetti, fa impressione sentir parlare di partecipazione democratica quando la politichetta si svolge nei covili di qualche politicante affamato. La scelta di Marcello è terribile perchè, cerco di parlare da cristiano, essa balla fra il potere di gruppo, o di cosca per qualcuno, e un'apertura popolare che non sarà un granché, anzi, ma almeno ci somiglia, fa finta di esserlo. Il problema è che ormai i partiti, tutti, non sono più in grado di controllare i gruppi clientelari che, nel loro nome, si sono formati in tutte le comunità, e che, nel caso di scelta di puro potere aggregativo, saranno legittimati a resistere, sia che appartengano al gruppo (o cosca) vincente sia a quello/a perdente. Occorre tentare di sbaraccare una tal struttura organizzativa dei partiti, troppo simile a quella che ha dato luogo vent'anni fa alla stagione di "mani pulite" e, soprattutto, troppo strutturalmente contigua a quella delle pari strutture dei colletti bianchi mafiosi. Stavolta, complice l'epocale crisi economica, potrebbe anche non finire con qualche polverone processuale!

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  6. 6

    gigi

    Per rendere più concreto e condiviso quel che dico, riporto una lettera al Direttore di Avvenire di oggi, con relativa risposta, che poi commenterò:

    Il titolo è: Per fare più bella la democrazia.

    Il direttore risponde, di Marco Tarquinio

    Testo della lettera: Caro direttore, a proposito di disgusto per la politica (che condivido pienamente) invito tutti i lettori a una attenta riflessione. Se abbiamo i politici che da sempre ci governano non è un caso; gli elettori non sono proprio innocenti, perché molti stanno al gioco sperando di trarne dei benefici. Mi sembra di capire che si stia facendo strada l’idea, in questo clima, che cambiando sistema elettorale si risolva tutto, o quasi. Temo che non sia proprio così e voglio ricordare alcuni dati che, evidentemente, sono stati dimenticati.

    1. Quando vigeva il sistema delle preferenze proliferava il tanto vituperato 'mercato delle vacche'.

    2. Le preferenze premiavano chi stanziava cifre enormi per farsi propaganda, organizzare cene, distribuire buoni benzina.

    3. Alcuni candidati organizzavano dei veri e propri 'cartelli elettorali' per sfondare in zone strategiche.

    4. La presunta maggiore democrazia era in realtà annullata dal fatto che le liste non erano in rigoroso ordine alfabetico ma, in testa figuravano un certo numero di 'predestinati'.

    5. Non vorrei neppure ricordare i giochi e giochetti organizzati da gruppi, enti, e associazioni più o meno benemerite per mandare avanti l’amico compiacente…

    Per farla breve, non sono i sistemi elettorali più o meno sofisticati a rendere migliore la politica, bensì il maggior senso civico e l’onestà del singolo elettore.

    Non c’è scampo: avremo una politica migliore quando saremo un popolo migliore!. Con la più grande stima. Valerio Fais, Oristano

    Risposta del Direttore di Avvenire, dr Marco Tarquinio:

    Lei non ha torto, gentile signor Fais, ma le sue ragioni e preoccupazioni non sono opposte bensì complementari a quelle di chi – come me – reclama da tempo una legge elettorale che rispetti davvero gli elettori e il loro ruolo “decisivo”. Naturalmente è chiaro che anche gli elettori devono saper avere rispetto per se stessi… Ma questa è la bellezza e la fatica della democrazia. E io non riesco neanche a pensare che, per paura (di degenerazioni) o anche solo per cautela, si possa rinunciare a viverla con pienezza. Ecco perché servono regole elettorali nuove e buone che facciano più bella la nostra democrazia.

    Quindi, nemmeno uno stimato professionista, equilibrato, onesto e intelligentissimo come il Direttore di Avvenire, ha capito che il problema sta nel consentire la effettiva partecipazione ai cittadini, quindi, sta nei partiti, trasformati in tentacolari occupanti della politica, dai comportamenti paramafiosi generalizzati (vedi, letteralmente, relazione Eurispes 2007). Il popolo non potrà migliorare in politica se ne viene escluso, è pacifico, come un giuocatore che venga escluso dagli allenamenti. Gli resta soltanto l'alternativa fra la sopportazione e la ribellione. Sopporta fin che ce la fa, poi usa le forche… Prevedibilmente quelle vere, stavolta, come dicevo sopra, e ciò a causa della devastante crisi economica.

    Ecco perché anche il relativamente piccolo gesto di Marcello Raimondi diventa importante, molto importante, significativo, e utile a non deprimere ulteriormente gli elettori.

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  7. 7

    Aristide

    UNA CITAZIONE DAL ‘GATTOPARDO’ DI TOMASI DI LAMPEDUSA

    Non per prendere il problema alla larga, anzi per aggredirlo di petto, suggerirei di considerare le parole di don Fabrizio, principe di Salina, nel ‘Gattopardo’ di Giuseppe Tomasi di Lampedusa. Padre Pirrone rimprovera il principe: «In poche parole voi signori vi mettete d'accordo coi liberali, che dico con i liberali! con i massoni addirittura, a nostre spese, a spese della Chiesa». E fa presente che i caporioni spoglieranno la Chiesa dei suoi beni, dai quali i poveri traggono sostentamento. Prosegue padre Pirrone: «Come si farà allora per placare quelle turbe disperate? Ve lo dirò subito, Eccellenza. Si getterà loro in pasto prima una, poi una seconda ed alla fine la totalità delle vostre terre. E cosi Dio avrà compiuto la Sua Giustizia, sia pure per tramite dei massoni». Ma ecco la considerazione di don Fabrizio: «Non siamo ciechi, caro Padre, siamo soltanto uomini. Viviamo in una realtà mobile alla quale cerchiamo di adattarci come le alghe si piegano sotto la spinta del mare. Alla Santa Chiesa è stata esplicitamente promessa l'immortalità; a noi, in quanto classe sociale, no. Per noi un palliativo che promette di durare cento anni equivale all'eternità. Potremo magari preoccuparci per i nostri figli, forse per i nipotini; ma al di là di quanto possiamo sperare di accarezzare con queste mani, non abbiamo obblighi; ed io non posso preoccuparmi di ciò che saranno i miei eventuali discendenti nell'anno 1960. La Chiesa sì, se ne deve curare, perché è destinata a non morire. Nella sua disperazione è implicito il conforto. E credete voi che se potesse adesso o se potrà in futuro salvare sé stessa con il nostro sacrificio non lo farebbe? Certo che lo farebbe, e farebbe bene».

    SPIEGAZIONE

    Spiego subito perché, nonostante la lunga citazione, ritengo di aver preso di petto la situazione. Il problema è: una visione realistica delle cose e il calcolo dei rischi, quando le cose sono in evoluzione.

    Il principe di Salina non aveva seguito quei corsi miserabili di Project Management per manager d’oggi: del resto, la parola “manager” gli avrebbe fatto schifo, perché ben sapeva che le funzioni dei manager odierni sarebbero state, nel mondo antico, quelle degli schiavi, tutt’al più dei liberti. Proprio per questo sapeva ragionare, perché era un uomo libero e non uno schiavo (con o senza corsi di aggiornamento): sapeva calcolare i rischi connessi all’avanzata garibaldina e al nuovo stato di cose che ne sarebbe seguito (e che per lui era un dato di fatto, non più contrastabile, visto il vento soffiava in poppa ai garibaldini). Capiva bene quali potessero essere i suoi interessi (che toccavano lui personalmente, i figli e, forse, i nipotini) e quali gl’interessi della Chiesa che è «destinata a non morire».

    Ma come ragionano i nostri politici? Ragionano con la testolina di uno schiavo moderno, imbottita di corsi di formazione, forse, ma con poco sale in zucca. Capisco che i politici non debbano guardare all’eternità, ma vogliono almeno guardare un po’ più in là del proprio naso, come il principe di Salina? Ah, se ne fossero capaci! Secondo me non ne sono capaci, e veramente non so se in questa Italia sia più sgangherata la classe dei politici professionisti e semi-professionisti o la cosiddetta “società civile” (contro la quale si è provvidamente pronunziato l’ex sindaco di Venezia, Cacciari).

    IN CONCRETO…

    Ora, io non pretendo che i politici che siedono al Pirellone siano veramente uomini della statura politica, morale e culturale come Quintino Sella (è quel che abbiamo vagheggiato, perché sognare non costa nulla, in una pagina di Testitrahus: http://www.testitrahus.it; per leggerla, inserire nella finestra di ricerca di Google “testitrahus quintino sella”). Però, diamine, un minimo di ragionamento, questo sì.

    Stringiamo allora il campo, consideriamo i due partiti principali della coalizione di governo in Italia e in Lombardia. La prima considerazione, di carattere generale, è che sia il PdL, sia la Lega Nord sono fondamentalmente partiti carismatici. Dunque, se viene meno il capo, sono destinati a crollare. Sappiamo tutti che è in corso un processo di craxizzazione di Berlusconi, che per giunta ha una certa età. Quanto alla Lega nord, Bossi dà l’impressione di essere sotto tutela, costretto a passare il timone al figlio salmonide, più che volenteroso di cederlo. Sì, lo so, i “politici” diranno che loro hanno tutto previsto, che è tutto sotto controllo. Ma non ci crede nessuno. È evidente che non hanno una strategia: sono avidi, vogliono tutto il potere, vogliono racimolare voti presso tutte le classi sociali, non sanno educare le classi dalle quali suggono il voto, anzi ne alimentano l’avidità (per esempio, a danno dei giovani, dei quali si ricordano soltanto per organizzare festicciole).

    Se veniamo a Bergamo, la musica non cambia. Con la differenza che, poiché siamo a conoscenza diretta di certi episodi, la musica – anzi, lo strepito politicante – ci pare assordante. Ma è solo per effetto della vicinanza alla sorgente del rumore.

    Stringendo ancora di più il campo: siamo purtroppo a conoscenza diretta di certi fatterelli della politichetta di Curno (ne faremmo a meno, ma li conosciamo, né possiamo fare come le tre scimmiette che non vedono, non sentono e non parlano). Ebbene a Curno c’è un sindaco onesto, che per la prima volta si è prodigato a favore dei cittadini, di là dalla retorica territoriale, resistendo alle manovre di disarcionamento da parte dei poteri forti e meno forti (su Testitrahus è spiegato il significato di queste due locuzioni). Proprio per questa ragione, il sindaco di Curno è stato oggetto di congiure, manovre, strali scoccati dall’arco di professionisti delle pubbliche relazioni, e altro. Ma i partiti, quelli stessi che avrebbero dovuto sostenerlo, che cosa hanno fatto? Nella migliore delle ipotesi, hanno fatto finta di non saperne niente, come se la cosa non li riguardasse. Eppure sanno, anzi dovrebbero sapere, che saranno giudicati proprio per questa loro indifferenza che, nella fattispecie, è stata indifferenza etica e politica.

    Sarò ancora più esplicito: è mai possibile che i partiti non riescano a esprimere una loro strategia, una loro – perché no? – ragione di partito? È evidente che una ragione di partito, se c’è, è sempre meglio di una ragione politicante. Se non altro perché il politicante si occupa soltanto di se stesso, mentre un partito, se riesce a formulare una sua ragion d’essere, esprime un punto di vista (si spera) superiore.

    Il principe di Salina sapeva vedere i propri interessi, addirittura intravedeva gl’interessi dei nipoti. Il principe di Salina aveva anche degli ideali. Era un uomo. Qual è dunque la gittata dello sguardo dei politici di Bergamo?

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  8. 8

    Antonio Donnanno

    A noi piacerebbe che una nuova maggioranza si formasse in un congresso dove oltre agli amministratori votassero anche i militanti che hanno contribuito a far eleggere questi amministratori. Le manovre e gli spostamenti degli opportunisti raramente fanno gli interessi del partito e dei cittadini, ma solo i propri.

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  9. 9

    don M.

    Il Principe di Salina? Siamo nella stratosfera dell'intelligenza rispetto al mondo della politica attuale, dove anche le persone di buona cultura e intelligenza si pèrdono nei meandri di interessi impolitici, spesso, purtroppo facenti capo a gruppi di potere extrapolitico.

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  10. 10

    bartolo

    Ho assistito a una riunione della corrente ciellina del PDL il giorno 11 scorso, organizzata da Pagnoncelli, che ha pagato la sala o ha trovato chi gliela pagava, e Raimondi, insieme e d'accordo fra loro, presenti oltre quattrocento fra iscritti, simpatizzanti, sindaci, amministratori, capi, capetti, capintesta, capincoda, lavapiatti, piagnoni, miracolati, questuanti, mendicanti, ragionieri etc. Mantovani, coordinatore regionale, che è notoriamente poco super partes e chiaramente dalla parte di Pagnoncelli, ha obbligato a chiamare all'ultimo momento, con palese scortesia, il povero Saffioti che, preso un bigliettino stropicciato e scritto all'ultimo momento, ha detto quattro parole scontate, ma pur sempre intelligenti, alla platea, dalla quale è stato applaudito con assai scarso entusiasmo, lì andandosi a comando…

    E qualcuno di voi spera ancora in una scelta obiettiva? Anche se dovessero progettare di aprire in ogni casa lombarda una cava in giardino, la scelta pare già fatta. Dopo di che i cosiddetti rappresentanti del popolo si chiedono scandalizzati, quasi fosse un attentato alla democrazia (come la intendono loro) perché la gente sia incazzatissima e lasci trapelare sempre più apertamente il proprio brutto sogno di immaginarli attaccati ai pali della luce….

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  11. 11

    angelomario

    Rivedo pubblicato l'articolo sulla Libia e leggo questo articolo, specialmente l'ultimo commento, quello di Bartolo, e li metto in relazione. Costui sembra essere un pidiellino ben ammanicato che, essendo debole di stomaco e avendo vomitato più volte, sporcando casa e ufficio, da qualche parte deve pur venire a prendere qualche medicina. Ed è entrato in questa farmacia. Mi viene subito in mente il "consiglio" dato dal nostro illustre farmacista dr Aristide (non è soltanto cardinale-prelato-scienziato, è anche alchimista): compòrtati come il publicano del Vangelo, reagisci alla tentazione, rivestiti di luce. Ma un secondo "consiglietto" mi sento di darglielo io: guarda che la rigida immobilità della cosiddetta politica, come esattamente e polemicamente indica anche la replica dell'articolo sulla Libia, rimasto tale e quale nonostante la continua modifica del quadro bellico, ma non di quello politico, significa perpetuazione di un sistema che è fermo ad almeno dieci anni fa, che non è più attuale, che prima o poi deve esplodere o implodere. Fa' in modo che non ti scoppi in mano. E, per di più, guarda che le mafie non stanno ferme, anzi, sono specializzate nell'utilizzo criminale di rifiuti, come anche pare poter diventare il sistema partitocratico simildemocratico attualmente imperante. Siete sicuri, nel caso in cui veniste reputati "rifiuti" dalle mafie che vi sostituissero al potere, di essere "rifiuti" tanto pericolosi e incisivi da suscitare la loro attenzione o, addirittura, di essere appetibili per loro? In realtà, siete più "buoni" e "onesti" di quanto voi stessi non pensiate, e la fine che fareste sarebbe uguale a quella che pertoccherebbe a tutti noi. Allora, datevi da fare, cambiate rotta. Se no, prima o poi, Requiem.

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  12. 12

    angelomario

    Oggi sono incazzato: non vado in pizzeria a mangiare, perchè se no mi viene il mal di stomaco, e sto qui a leggere e, inevitabilmente, a scrivere. Mi fanno ridere i quattrocento signori presenti al convegno di una corrente del PDL individuata come quella di CL. Mi fanno ridere non tanto per il fatto che hanno simulato quel che non era assolutamente vero, cioè la generalità della discussione, come è rilevato anche nei commenti, ciò che alla peggio potrebbe farli passare per "furbacchion", ma nulla più. Mi fanno ridere perchè sapevano che anche tutte le simulazioni e balduine messe in atto non avevano alcun peso o fondamento, essendo tutto legato soltanto a fatti estremamente concreti, valorizzabili anche sotto un profilo commerciale. Basta scavare un po'… nei listini, naturalmente! Tutto il resto son palle!

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  13. 13

    angelomario

    Aggiungo: tutti gli astanti, rigorosamente a spese dei contribuenti, avrebbero potuto graziosamente fare una visita di istruzione in Giappone, magari alla centrale nucleare lesionata nelle scorse settimane. Quando? Ma proprio in quelle settimane, che domanda!

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  14. 14

    angelomario

    Finisco: si tratta di scegliere fra un presunto affarista e un tizio comunque eletto dai cittadini. Di là dall'impostazione data dal PDL (prevalenza assoluta del voto popolare), che nel caso fosse scelto l'affarista presunto e non mai eletto verrebbe totalmente stravolta, mi chiedo: come può un partito o una sua corrente pensare di togliersi d'impiccio davanti a problemi delicati, fondamentali ed epocali come quelli dell'aggressione bellica in corso, giustificata o meno che sia, dell'immigrazione, anche in città e provincia, etici, come quelli della fine della vita, funzionali, come quelli dell'urbanesimo e dell'urbanistica piuttosto che della sanità, fingendo che le persone da scegliere siano preparate al riguardo, indiscutibilmente?. Mi piacerebbe interrogarli a fondo, i due prescelti, e credo che ne verrebbe fuori, maggiormente da parte dell'affarista presunto, col quale ho già avuto modo di colloquiare, una troppo grande non conoscenza dei problemi citati, magari simile a quella comunemente mostrata dai parlamentari (vedi le pur non commendevoli Jene), ormai chiaramente e indiscutibilmente inadeguati per rappresentarci. Scusatemi, ma è molto più rappresentativo questo semplice giornale!

    Mi sembra evidente che la logica negativa della 'posizione prevalente', cioè quella politicante dei politicanti, che mortifica chi è fuori dal gregge, dovrebbe essere superata da un atteggiamento positivo in grado di rispettare e valorizzare tutte le culture e le sensibilità presenti pur nella stretta corrente partitica, lasciando libertà di coscienza e di scelta dei nuovi responsabili almeno al suo interno, senza rimettersi alla decisione del capo o del gruppo di comando. Invece, ecco venir fuori dalla stanza dei bottoni, e subdolamente spinta, una posizione 'unitaria', politicamente debole, che, astutamente, dovrebbe tenere buoni i moderati/non affaristi presunti per via della tutela ciellina, ma che invece non solo scontenta ma rivela poca considerazione per le stesse capacità di giudizio dei singoli. Le conseguenze sono sotto gli occhi di tutti: i continui sfaldamenti del PdL, pur nella rigida e lodevole tenuta della componente di CL, da parte di tanti moderati/non affaristi presunti, ciò che indebolisce di continuo una posizione elettorale per ora ancora maggioritaria. Al riguardo, inspiegabile è solo la sufficienza, al limite dell’indifferenza, dei leader ciellini del PdL che anche di questi elettori ed esponenti dicono di essere l’espressione, ma che si comportano talora da cooptati dai loro dirigenti. Chi rappresenteranno domani? Soltanto chi avrà garantito loro la ricollocazione parlamentare grazie a una legge elettorale avversata in pubblico ma difesa in privato?

    Non è solo un problema di democrazia interna. Le questioni che pongo sono, infatti, politicamente strutturali e riguardano, dunque, il profilo e il destino stesso di una delle forze cardine del quadro politico nazionale. Mi auguro di essere riuscito a farmi sentire e capire, e spero – da osservatore attento e interessato – che l’allarme e il disagio da me espressi, comuni a tanti elettori, possano trovare risposte niente affatto formali nella concreta azione politica del PdL e delle sue grandi componenti interne. La mia amara considerazione finale a proposito dell’incrollabile favore di tanti esponenti politici per l’attuale legge elettorale nazionale mi sembra la triste conferma di quanto difficilissima, ma essenziale, sia la battaglia perché quelle regole e quei comportamenti cambino. Speriamo che sia Marcello a dar fuoco alle polveri…

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  15. 15

    noislamisti

    Visto che si tratta di una componente cattolica di un partito, il problema della persecuzione dei Cristiani, nel mondo, ma anche sostanzialmente in Europa e in Italia – siamo etichettati come bacchettoni, mentre gli altri, gli intelligentoni, vanno dal mago o dalla strega -, e il problema dei rapporti con le credenze di quelli che qui arrivano, talora senza arte né parte, sono stati presi in considerazione, anche per gli effetti locali che essi hanno? Perchè, forse Raimondi, Pagnoncelli e Saffioti non lo sanno, si tratta di fondamentali problemi politici. O siamo così stupidi da non avere ancora capito che la politica si occupa solo di affari, e i problemi veri non sono da considerarsi "politici", appartenendo ad altri campi, come quello etico? Proporrei allora di espellere e squalificare a vita quella politica lì. E i suoi attori, in gruppo, tutti insieme.

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  16. 16

    ambarabàcicc&

    Quale ecclesialità preesistente, preordinata, predigerita, intensamente previssuta si trae da quanto sopra narrato, sia dall'autore dell'articolo (Allevi) sia da tutti i commentatori che hanno composto quello straordinario mosaico narrativo e di riflessione? Nell'attività politica cristianamente ispirata, per usare termini antichi ma forse non obsoleti, di matrice democristiana e non socialista (ed è distinzione importante, per quel che è successo nel periodo delle cosiddette "mani pulite", che forse pulite del tutto non erano), nella ricerca di un percorso politico cristianamente compatibile, dicevo dunque, l'ecclesialità dovrebbe sgorgare spontaneamente, come inestinguibile fonte di acqua viva, inarrestabile, incomprimibile, sempre lucente, scintillante e manifesta… eternamente dissetante, perchè libera e vera. Dov'è tutto questo in quella riunione? E in quelle simili, per carità, che siano di destra, sinistra, centro o altro ancora. Dalle efficaci descrizioni che sopra ho letto e dalle indicazioni che ne risultano non c'è assolutamente nulla che richiami una pur vaga sequela in qualche modo cristiana.

    Con tutto quel che segue…

    Il tono del dibattito è un po' troppo elevato, da élites, però si dice quel che si pensa, anche in modo brutale, che io traduco nel sì sì, no no evangelico. Raro…

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  17. 17

    In Alto...e in basso

    Dall'alto si bombarda, in basso si silura…

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  18. 18

    Cristoforo

    Bello il commento appena sopra: sembra venire da Città Alta ed essere diretto a qualche direzione partitica della città bassa, chissà. Comunque, come supposta non è male… il siluro.

    Vorrei capire, di là dai tanti discorsi dei nostri commentatori, se e quando si è parlato di malaffare in quella riunione, se e quando si sono presi in esame gli strumenti per combatterlo, perché se le mafie si sono radicate da noi, i partiti avranno pure qualche responsabilità, io dico, e al loro interno ci sarà pure qualche schifoso fiancheggiatore! Neanche difficile da scoprire, penso. Non discutere di questo, o non avervi fatto capo, è moralmente criminale, come ha già detto qualcuno. Salvo che già si sia passato il Rubicone…

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  19. 19

    Antonio Donnanno

    Pagnoncelli ha già dimostrato ampiamente, quando era coordinatore, quale sia per lui il concetto di gestione della democrazia al momento della raccolta dei voti (quando prometteva tutto a tutti) e nella gestione del partito, dei militanti e degli amministratori, oltre alla cosa pubblica. Abbiamo visto e ci è bastato. Non ci piace e squalifica il partito. Si faccia da parte e lasci spazio a persone più idonee, con maggiore amore verso il Partito, oneste e desiderose di fare il bene della gente e non il proprio. Carlo Saffioti è una persona onesta, buona (forse troppo), ascolta tutti e non promette tutto a tutti, ma quello che può. Forse dovrebbe essere più decisionista, ma, fra i due io e molti militanti non hanno dubbi, molto meglio Saffioti, o, uno come lui, magari più giovane, più politico più presente, per l'immagine del Partito, per la democrazia, per la sicurezza nelle idee e nelle decisioni.

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  20. 20

    viva la partecipazio

    Caro Antonio, non dico che tu abbia ragione o torto; semplicemente non lo so, anche se sospetto che tu abbia parzialmente ragione, magari anche tanta. Quello che vorrei farti osservare, e che è alla base dello schifo della gente nei confronti della politica e dei politicanti e che fa incazzare, è la mancata osservanza del primo precetto in politica: prima viene l'interesse della collettività e anche del singolo cittadino, che hanno diritto a ogni controllo al riguardo, poi la gestione del partito, dei militanti e degli amministratori e della stessa cosa pubblica, nel senso di uffici e burocrazia, per non parlare dell'amore per il partito. Sono cose che vengono dopo, anche perché potenzialmente portatrici di interessi di parte come quelli cui tu accenni. Se non si impone quel precetto in modo assoluto, conta anche poco avere persone oneste e desiderose di fare il bene della gente e non il proprio, perchè sono impedite dal farlo. Carlo Saffioti è sicuramente una persona onesta, buona (forse troppo), ascolta tutti e non promette tutto a tutti, ma quello che può: però deve anche "aprire" il partito, che senza sue colpe somiglia sempre più a una conventicola troppo chiusa. Certo, comunque molto meglio Saffioti anche secondo me. Uno onesto come lui, magari più giovane, più politico, più presente, per la sicurezza nelle idee e nelle decisioni, me lo sai indicare qui a Bergamo?. Ciao.

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  21. 21

    Kamella Scemì

    Quale evangelica "vista" ha aperto quel convegno di cui si parla nell'articolo e nei commenti? Perchè il responsabile, quel Raimondi, se non ho capito male, non parla, non si esprime? Non vede, non sente e non parla? Allora, che umano animale è? Il PD avrà anche i suoi problemi, ma almeno le primarie se le è imposte. Una formalità? Non sempre. Con i guai che hanno creato, hanno dimostrato che i partiti sono strutture fradice, dalla fradicia democrazia. Sarà poco, ma secondo me va in direzione migliore rispetto a quella seguita dagli intruppati di CL (e speriamo che le truppe non significhino altro).

    Reply
  22. 22

    M.G.

    Non è solo questione di "vista", è proprio anche questione di saper far tesoro di precedenti esperienze, come ha detto un commentatore del Vangelo settimanale (http://www.Bergamo.info/Ilvangelosettimanale): una riunione come quella organizzata dal duo Raimondi-Pagnoncelli ricorda i metodi e le cerimonie del tramonto della cosiddetta prima repubblica, periodo che è ormai tranquillamente assimilabile nei suoi aspetti deteriori alla vita attuale della seconda. Gli scricchiolii si fanno sempre più tragicamente insistenti… e stavolta sarà dura, ma dura, ma dura. Speriamo in Dio…

    Reply
  23. 23

    Giuseppe

    Credo che Curno, Comune di residenza di Raimondi, ma ben conosciuto e frequentato anche da Pagnoncelli, sia un luogo-chiave…

    Reply
  24. 24

    Kamella Scemì

    I partiti hanno proposto trasversalmente il raddoppio dei loro già ricchissimi emolumenti, dicendo che serve più denaro per far politica in modo meno bastardo di quello attuale, in quanto gli eletti sarebbero figli della ricchezza corrutrice, imbastardente e oscurante, e non di libere scelte da parte degli elettori. Bene!: anche un perfetto cretino capisce che il raddoppio va a finire sempre nelle stesse tasche, che in tal modo rendono irreversibile il loro dominio, viziato da paramafiosità.

    Non sarebbe il caso che il cattolico Raimondi riconvochi i suoi quattrocento fedeli per parlare proprio di questo e di argomenti collegati? Non ne sente il dovere cristiano? Oppure anche lì vige una doppia morale, quella di Togliatti per intenderci?.

    Reply
  25. 25

    franco

    “Torneremo ad essere il primo partito della Bergamasca”. Il Popolo della Libertà lancia la sfida alla Lega Nord attraverso le parole del coordinatore regionale Mario Mantovani, pronunciate questa mattina all'inaugurazione della nuova sede provinciale del PDL di Via Frizzoni, a Bergamo. Credo si debbano cambiare parecchie persone e metodi, però. Perché se rimangono quelli sopra indicati, con le mentalità familistiche di cui i commentatori hanno discettato, il sogno rimarrà tale, nonostante l'intrinseca debolezza della Lega Nord Provinciale di Bergamo, determinata dalla sua poco autorevole e previdente guida.

    Reply
  26. 26

    Karl Heinz Treetball

    Non sarebbe già il momento di aggiornare quel convegno di corrente, e discutere più seriamente anche soltanto dei problemi qui sollevati, che, se non affrontati, rischiano di portare a soluzioni improvvide, col rischio di far affondare il barcone? Perchè, fra l'altro, questi qui sotto l'aspetto della preparazione politica mi sembrano conciati peggio dei disperati che attraversano il Mediterraneo… Molto peggio, e molto più pericolosi.

    Reply
  27. 27

    Karl Heinz Treetball

    Sia Pasqua di Risurrezione anche per Voi tutti, perché credere nella possibilità di una rinascita è fondamentale per l'uomo. Cambiando registro, però, se no, non c'è risurrezione ma diabolica pervicacia.

    Reply
  28. 28

    maria

    Mi piacerebbe sapere qual è l'atteggiamento di tutti questi qui circa le terribili accuse dell'uomo di Arcore alla magistratura, non tanto per quanto riguarda la sua personale posizione (che per tanti aspetti, anche "persecutori", lascia perplessi) ma per quanto riguarda l'atteggiamento dell'intero partito e delle sue correnti interne. E' chiaro che, per essere inattaccabili, occorre assumere, da parte di tutti i partiti della maggioranza, non solo da parte del PDL, comportamenti eticamente irreprensibili, anche e soprattutto nella scelta degli incarichi e delle persone.

    Reply
  29. 29

    Aristide

    DALLA POLTICHETTA ALLA POLITICA

    Infatti: riprendendo il commento di Maria, il problema è squisitamente politico. Escludendo che il privato sia politico, come pretendono certe giaculatorie vetero-femministe, rimane il politico. È sicuramente un problema politico il tentativo di levar di mezzo Berlusconi ricorrendo a mezzi impropri o facendo ricorso a mezzi propri oltre ragionevole misura. Hanno parimenti un significato politico le parole di rimprovero mosse da Stefania Craxi a Berlusconi, sottosegretario agli esteri. Ma perché si accorge solo adesso di questo vizietto di Berlusconi, che lo spinge a raccontare compulsivamente barzellette da commesso viaggiatore?

    Sennonché i tentativi di far fuori Berlusconi irritualmente, come pure i rimproveri preposteri di Stefania Craxi, hanno un significato politico, è vero, ma solo in quanto momenti di lotta politica, che c’interessa fino a un certo punto. A noi invece interessa la politica, cioè l’attuazione del mandato ricevuto espressamente dai cittadini che ti hanno votato, la corretta interpretazione degli orientamenti politici e prepolitici di tutti i cittadini (anche, eventualmente e se possibile, di quei cittadini che non ti hanno votato), la capacità di analisi del momento storico, della temperie culturale, delle linee di sviluppo economico praticabili (o da non praticare) ecc.

    A noi interessa soprattutto la capacità di tracciare un percorso, interpretando quello che i cittadini dicono e quello che non dicono, o perché nessuno ha dato loro modo di esprimersi o perché non hanno gli strumenti di conoscenza e di analisi. Il còmpito del politico – mettiamocelo bene in testa – non si limita alla raccolta del consenso. Anche se in democrazia, ovviamente, il consenso è il presupposto per l’esercizio del potere, dunque va cercato. In questo Berlusconi è bravissimo, ma non ci si può limitare al consenso, altrimenti si è dei politicanti. Altrimenti dovremmo dire che il comandante Lauro, quello che nella Napoli del dopoguerra distribuiva la scarpa destra, prima delle elezioni, mentre, a elezione avvenuta, sarebbe venuta la scarpa sinistra, fu un grandissimo politico. Eh no, questa politica ci fa schifo.

    Còmpito del politico è ascoltare i cittadini, interpretarne lo stato d’animo, ma anche andare oltre, indicare una strada conveniente per i cittadini, e non solo per l’apparato, anche se i cittadini all’inizio non avevano visto, o voluto considerare, quella strada. Altrimenti il politico fa come i sindacati italiani, che non sono in grado di gestire le linee evolutive dell’economia, perché non la capiscono, perché sono fermi al taylorismo e ormai s’intendono solo con i pensionati, ai quali sono costretti a raccontare delle grandi balle.

    Il compito del politico – dico del politico, e non del politicante – è sotto certi aspetti simile a quello dello scienziato che osserva la natura, ma non si limita a catalogare le osservazioni; fa delle ipotesi interpretative, su base razionale ovviamente, quindi le verifica eventualmente con l’esperimento. Una volta che lo scienziato sia riuscito a carpire le leggi che la natura non ti fa trovare bell’e scritte, che so io, nella forma delle equazioni di Maxwell, allora lo scienziato può perfino intervenire sulla stessa natura, a vantaggio degli uomini e della natura stessa. Fuori di metafora, il bravo politico saprà fare gl’interessi non soltanto dei ceti sociali che gli hanno dato il voto, ma di tutta la città, della regione, dell’Italia, dell’Europa. Troppo spesso avviene il contrario, forse ne parleremo un’altra volta.

    Si parla per esempio di Apophis, un meteorite gigante che nel 2036 potrebbe impattare sulla Terra, con risultati disastrosi. Le probabilità di impatto sono basse: ma quando il pericolo fosse confermato, ebbene, la conoscenza delle leggi della natura e le tecnologie disponibili attueranno un programma per cui il meteorite sarà deviato dalla sua traiettoria di (eventuale) collisione con la Terra. Ma esiste un politico che sia interessato a capire, a fare previsioni, a indicare strade di salvezza, come fa lo scienziato? Ho paura di no. Le eccezioni, in questi ultimi decenni, si contano sulla punta delle dita: Alberto Ronchey, il miglior ministro dei Beni culturali; Antonio Ruberti, il miglior ministro dell’Università e Ricerca scientifica; forse Giulio Tremonti, attuale ministro dell’Economia e Finanze. Gente che non fa marchette elettorali. Le quali si fanno a vari livelli: di assessorucolo, di coordinatore politico, di parlamentare “territoriale”, di ministro, di Presidente del Consiglio. Parallelamente alle marchette elettorali, spesso e volentieri i politici fanno atti di sottomissione nei confronti dei poteri che contano. So che Umberto Eco non vuole che si parli di complotti, dunque noi non gli daremo questo dispiacere. Però qualcuno ci dovrebbe spiegare, per esempio, quali siano i meriti di Luca Cordero di Montezemolo. Perché se proprio dobbiamo vivere alla giornata, beh, allora preferiamo Berlusconi.

    Insomma, tornando a Berlusconi, al quale fa riferimento l’intervento di Maria del 19 aprile, 11h 02 min, i king makers ci facciano il nome di un Quintino Sella, oppure tacciano per sempre. Se parlano di Luca Cordero di Montezemolo, ci sentiamo presi per le natiche.

    Venendo invece al PdL di Bergamo, dal quale questa pagina trae spunto, capisco che un Quintino Sella non si trovi così facilmente, però ci vuole un segnale forte. Il PdL avrebbe tutto l’interesse a lanciare il messaggio che il reclutamento della sua classe politica avviene fra i cittadini migliori (evito di proseguire il ragionamento, che prenderebbe cautelativamente la strada delle figure retoriche di ironia, litote, eufemismo e antifrasi). E allora coraggio! Siamo stufi di assessorucoli ambiziosetti, ìmpari alla bisogna, coordinatori di ogni ordine e grado parimenti ignari della nobile arte della politica, siamo stufi della ricerca esasperata di consenso “a prescindere”, della volontà di compromissione goduta con i poteri forti e meno forti.

    C’è un politico con l’orecchino che fa appello alla volontà di pulizia che alberga nel cuore di molti cittadini. Ma è uno che non capisce niente del sistema complesso che intenderebbe governare. Però ha successo, presso i candidi e i delicati. Non ci sentiamo di farne loro una colpa, capiamo le loro ragioni, anche se non ne condividiamo l’ingenuità. Non ne facciamo una colpa neanche al politico con l’orecchino. Ma io mi domando, costernato: possibile che siamo arrivati a questo? Possibile che in Italia non si trovi un Quintino Sella e che a Bergamo nessuno voglia fare uno sforzo serio per individuare una classe politica rispondente ad alcuni requisiti fondamentali, imprescindibili, soprattutto se parliamo di Bergamo? Per capire di che cosa s’abbia bisogno non abbiamo bisogno di inutili tavole rotonde, congressi, seminari. È presto detto: a) intelligenza delle cose; b) cultura. c) onorabilità. Dunque, che cosa aspettiamo?

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  30. 30

    Giuli

    Faccio osservare che anche se per uno stravolgimento lo stesso Quintino Sella rinascesse e avesse intatte tutte le qualità di un tempo, non riuscirebbe a fare politica, lo impallinerebbero ben prima che potesse alzare il capo.

    Comunque se esistesse qualcuno che risponde alle caratteristiche sopra elencate, sarebbe impegnato a condurre una battaglia epocale, sostenuto solo da pochi amici, in un comune di media fascia spendendosi per l'interesse pubblico. Il suo lavoro sarebbe ovviamente osteggiato un po' per ignoranza ed un po' per invidia da coloro che sono destinati ad essere spazzati via dalla scena politica, tanto che lui stesso non riuscirebbe a comprendere sino in fondo l'importanza e la spiazzante novità delle sue azioni, poichè spenderebbe patrimoni di energie ad evitare le pugnalate.

    Il mio è solo un teorema, per carità ogni riferimento a fatti e persone di un eventuale comune alle porte di Bergamo è puramente casuale.

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  31. 31

    prode anselmo

    M'han detto che il prode pagnoncello, creatura politicante in grado di dragare ogni specchio d'acqua per filo e per segno, se così si può dire, si sia innervosito parecchietto nel leggere questo articoletto, l'altro e i relativi commenti. Incazzatello, il pagnoncello. Questa non è cosa buona, direbbe il Creatore, quello vero, che quando si tratta del servizio in favore degli altri, cosa in cui dovrebbe consistere la politica, non tollera certi "strani" e sospetti nervosismi. Forse per Raimondi è giunto il momento di cambiare qualcosina, nonostante il pagnoncello politicante vanti, a suo pubblico dire, un patto di ferro con i ciellini… Nessuno, infatti, vede chiaro in questa vicenda, che comunque non piace, anche soltanto per questioni di stile, ai numerosi cattolici che partecipano alla confezione di questo giornale d'opinione.

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  32. 32

    Bergamo.info

    Questo articolo di BergamoSera.com del 2 maggio sembra dare ragione a questo sito:

    Ma dov’è la “nuova maggioranza” del Pdl? Se le nomine palesate in questi giorni verranno tutte confermate, il dato politico che emergerà da questo importante passaggio sarà quello di una grande rivincita dei “saffiottiani” a scapito della presunta nuova leadership del partito guidata dall’asse Pagnoncelli-Raimondi-Carrara.

    Sì perché se guardiamo agli uomini che nei giorni scorsi hanno ricevuto, o presto riceveranno, incarichi di vertice negli enti pubblici, notiamo che si tratta di personaggi tutti con legami forti, oppure addirittura provenienti, dall’altrettanto presunta “vecchia maggioranza” del partito che, a quanto pare, è più viva e vegeta che mai.

    Elenchiamoli: all’Atb è andato Fabrizio Antonello, notoriamente vicino a Gianni D’Aloia e all’attuale coordinatore provinciale Carlo Saffioti. Alla Sacbo, il consigliere delegato dal Comune di Bergamo sarà Pietro Macconi, vice di Saffioti. Alla presidenza dell’ente aeroportuale si dice Miro Radici, da tempo immemore molto amico del deus ex machina dei saffiottiani, Giancarlo Borra. En plein.

    Ma se a Raimondi e a Comunione Liberazione taluni protagonisti possono fare gioco, del tutto diverso è il discorso per la cordata di Pagnoncelli che resta completamente a bocca asciutta di rappresentanza nei cda che contano. Il delegato di Formigoni contava di correre personalmente alla presidenza della Sacbo, anche per le sue strette relazioni con Sea. A stoppare la sua ascesa, legittima, è stata la Lega. Solo che lo stop si è trasformato in una “Caporetto”, tanto che la cosiddetta “nuova maggioranza” del Pdl non è riuscita a piazzare un solo uomo nelle sedi attorno a cui gira il potere pubblico bergamasco.

    Ora se aggiungiamo che Pezzoni potrebbe vincere a Treviglio e Tentorio ha già vinto a Bergamo, il bottino nelle mani di Saffioti rischia di essere incontestabilmente da primato. La tanto criticata segreteria, ottenuta a dire il vero in maniera discutibile, potrebbe portare sia alla vittoria nei due centri più importanti della Bergamasca sia a ramificazioni consistenti nei gangli del potere orobico. Altro discorso è quello della gestione dei piccoli centri. Ma allo stato attuale delle cose sarà davvero difficile per Pagnoncelli e soci pretendere da Saffioti un avvicendamento in segreteria o altre alchimie politiche.

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