“Il mio consiglio è che tu, finiti i tuoi studi, prenda la strada dell’estero. Scegli di andare dove ha ancora un valore la lealtà, il rispetto, il riconoscimento dei meriti e dei risultati”: con queste parole, che rispecchiano il pensiero di molti padri italiani, il direttore generale della Libera Università internazionali degli studi sociali, Pier Luigi Celli, esorta il figlio a lasciare l’Italia appena terminati gli studi.
Lo fa attraverso una lettera pubblicata su “La Repubblica”, in cui definisce la società italiana come “divisa, rissosa, fortemente individualista, pronta a svendere i minimi valori di solidarietà e onestà, in cambio di un riconoscimento degli interessi personali, di prebende discutibili, di carriere feroci fatte su meriti inesistenti”. Certo, stupisce un pò il fatto che a denunciare i mali del sistema italiano sia un uomo che del medesimo sistema ha beneficiato, raggiungendo posizioni di grande rilievo e prestigio (è stato anche dg della Rai). Nasce spontaneo il pensiero: se anche lui si arrende, se perfino lui vede nero nel futuro di suo figlio, qualora scegliesse di rimanere in Italia, che speranze hanno i nostri giovani? Che prospettive abbiamo noi? E’ davvero così marcio il sistema da annullare qualsiasi principio di meritocrazia in nome della salvaguardia degli interessi personali di chi, per emergere, ha scelto la strada dell’ “affiliazione politica, di clan, familistica”? Probabilmente sì, Celli descrive fedelmente una realtà che lui, d’altronde, conosce bene. Ma non sono sicuro che la soluzione sia scappare, andarsene, abbandonare la nave che lentamente si inabissa: ora più che mai serve coesione, impegno, idee. Restare e combattere è un modo per cercare attivamente di cambiare le cose, di non darla vinta a chi ci sta rubando il futuro, perpetrando un modello sociale malato a difesa dei propri privilegi. Certo, restare vuol dire soffrire, rischiare di impantanarsi nelle sabbie mobili di un mercato del lavoro statico e con poche opportunità da offrire, significa accettare la prospettiva di sbarcare con fatica il lunario dopo anni di studi e di sacrifici: per questo non è da biasimare chi, avendone la possibilità, abbandona l’Italia nella speranza di migliorare le proprie prospettive. Chi resta, per scelta o per mancanza di possibilità, accetta la sfida più ardua, la sfida del futuro: molti falliranno, moltissimi dovranno fare i conti con la realtà e ridimensionare la proprie ambizioni, qualcuno ce la farà. Ma tutti potranno dire, un giorno, di aver fatto tutto il possibile per cambiare le cose, di non essersi arresi mai di fronte alle difficoltà. Magra consolazione? Forse. Ma è questo l’unico modo per cercare di invertire la tendenza, di garantirci un futuro migliore.
Andrea Zucchinali


















… Scusate se m'intrometto…, ho letto l'articolo, e credo di avere qualcosa da dire.
Un muro di una diga non può 'scappare'… e deve resistere… come l'argine di un fiume o la parete di un tubo attraversato da vapore a 30 bar…! Un uomo inerme attaccato da una tigre deve scappare…! Ma l'uomo oggetto dell'articolo ha una terza via… l'unica via che gli consente di non tenere conto delle altre due:
"ATTACCARE…!" Ma per 'attaccare' bisogna essere bene 'armati'… e per 'armarsi' bisogna studiare… prepararsi… essere inattaccabile…!
Solo allora si ha il 'diritto' di sentirsi 'vitima'…!
'Mendicare'… o, peggio… pretendere un impiego o un 'posto'… rende l'uomo… 'solo'…
discutibile e a volte anche 'sgradevole'…!
Sii il meglio che si può… e sarà l'altro a cercarti.
Non 'mendicare'…! Offri le tue prestazioni a chi ne ha bisogno… e sarai quel che vuoi essere.!
Dunque, questo, io, direi a mio figlio…! Non… 'resistere o scappare…' ma, come Amleto, "PRENDER L'ARME CONTRO UN MARE DI TRIBOLI E COMBATTENDO… DISPERDERLI…"
Chiedo scuse per l'intromissione.
Saluti e… auguri…
Filippo Bonifacio. Torino.
Caro Andrea, sei un grandissimo !!!
Se tutti i giovani italiani fossero come te l'Italia sarebbe il paese più bello del mondo !!!!
W Andrea, W l'Italia e W Bergamo.info