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25 Comments

  1. 1

    Franco

    Guardate che il partito è nelle mani della Compagnia delle Opere.

    Saffioti è un burattino nelle mani di Raimondi, quest'ultimo lo ha messo come coordinatore giusto per avere un responsabile in caso di sconfitta elettorale.

    Saffioti, che è amato dalla gente, dovrebbe imparare:

    1 – ad essere meno schiavo del partito evitando pietose difese d'ufficio;

    2 – mandare i ciellini dove meritano;

    3 – dire quello che pensa.

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  2. 2

    Kamella Scemì

    Ringrazio Zapperi per la lucidità, "anglosassone", come contesta Aristide.

    Il commento di Franco rispecchia la posizione di Pagliarini, e qui qualche dubbio viene, pur nella precisione delle posizioni esposte in altro articolo su questo stesso sito, che andavano poste in precedenza, però, quando Pagliarini era esponente importante della Lega Nord.

    Indubbiamente il PDL è in difficoltà, e il dominio di Comunione e Liberazione costituisce ormai un elemento di rottura, difficilmente componibile.

    Peraltro, mi pare si tratti di un riflesso di quanto clamorosamente avvenuto a Milano, dove, se permettete, è un grandissimo casino.

    Lì, nelle circoscrizioni, la maggioranza è tutta di sinistra: il governo della città sarà comunque sostanzialmente di minoranza, con contrarii tutti i consigli circoscrizionali, anche se Moratti dovesse prevalere.

    Il disagio e la ripresa di distanze dei cittadini, quasi un salutare profilo anarchico dal basso, sono testimoniati da alcuni esiti: nella Lega nord, comunque il partito più vicino al sentire popolare, nonostante la sfavorevole dicitura sulle schede, hanno ottenuto risultati sorprendenti candidati "solitari", non appoggiati dalle strutture partitiche. Embematico il caso di una candidata della Zona 7, che ha fatto campagna elettorale praticamente da sola, ottenendo un risultato eclatante, non eletta al Consiglio comunale soltanto per l'obiettiva difficoltà nel duplicare sulle due schede, quella circoscrizionale e quella comunale, la preferenza. Da meditare…

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  3. 3

    Aristide

    LE RAGIONI DELLA POLITICA E LE “DAZIONI” DI LAMPADINE AGLI ELETTORI

    Nell’analisi dei risultati della recente tornata elettorale i numeri sono la base imprescindibile per il computo dei seggi da ripartire tra i rappresentanti dei cittadini nei Consigli comunali. Sarebbe scorretto, dunque, scantonare, minimizzare, mettere in non cale l’insopprimibile pesantezza dei numeri.

    Dunque, numeri alla mano (che peraltro non sono citati nell’articolo) consideriamo pure quanto sia arretrato il Pdl. Verrebbe anche voglia di dire, se avessimo il culto per i numeri: dato che ci siamo, vediamo anche l’arretramento della Lega nord. Si veda in proposito il titolo sul ‘Sole 24 ore’ di oggi (‘Il Sole’ è il giornale che gl’impiegati ragionieri leggono in ufficio): «Al Nord la Lega perde più di Berlusconi».

    Ma non è questo il punto. Avendo comunque tributato ai numeri la greve importanza che si meritano, val la pena osservare che la politica ha le sue ragioni, che la politichetta non conosce, e che spesso non capisce. Diciamo allora che, a parità di tutto, l’arretramento della Lega è più grave di un arretramento del PdL. È grave per la Lega, lo è per l’Italia settentrionale, per l’Italia tutta. Infatti, la Lega nord fu una speranza per il riscatto civile e morale dell’Italia. Se la Lega nord registra un arretramento, questo è segno che l’attuale dirigenza della Lega nord, in particolare la segreteria provinciale, ha deluso i cittadini.

    La stessa vittoria registrata a Ponte San Pietro, citata nell’articolo qui sopra, è tutt’altro che lusinghiera se considerata alla luce delle lampadine distribuite al popolo. Non è una metafora, le lampadine sono state distribuite per davvero: cinquemila lampadine a basso consumo. Tanto più che la distribuzione – Di Pietro direbbe “dazione” – è in perfetta sintonia con iniziative analoghe promosse dal politico territoriale di riferimento e che l’esistenza di un tale patrocinio è acclarato, come ho sentito con le mie orecchie a Radio Padania. Tra le dazioni (come atto del dare: vedi l’espressione “dazione dell’anello alla sposa”) del politico patrono ricordiamo: distribuzione di crocifissi-gadget al Consiglio comunale di Curno, distribuzione di bustine di zucchero in Val Seriana, distribuzione di panettoni agli anziani di Curno, più tutta una serie di trovate mediatiche di vario genere. Ma questa è una Lega laurina, non è la lega di Miglio e Pagliarini.

    La Lega nord fu una speranza o è stata una speranza? Non è soltanto una questione grammaticale, e ho paura che sia giusto dire “fu”, perché non lo è più. La Lega nord fu una speranza ai tempi di Miglio e di Pagliarini, ma era un’altra cosa. Tale era la Lega prima che un modesto rappresentante politico territoriale avesse l’impudenza di affermare, riferendosi a un valoroso intellettuale orobico-carnuntino (dico così per analogia all’abusato termine “anglosassone”), il quale fra l’altro fu uno dei fondatori della Lega nord: «Sì, lui ha la cultura, ma non è un politico: il politico sono io». La Lega nord ha deluso i cittadini che si aspettavano, fino a non molto tempo fa, il benefico effetto fecondatore del vento del nord: il favonio, che in latino fa favonius (significa “favorevole”), dal quale prende nome il Föhn, vento del nord, appunto. A meno di una sempre più improbabile resipiscenza, non sembra azzardato affermare che la Lega nord ha perso la sua iniziale spinta propulsiva (ma la speranza è l’ultima dea, chissà; non trascuriamo inoltre gli scarti della Storia).

    Ammettiamo adesso che il Pdl sia veramente un partito di plastica: ebbene, per un partito di plastica la sconfitta sarà pure “cocente” in una prospettiva di politichetta, ma non in una prospettiva autenticamente politica, considerato che un partito di plastica non ha una strategia politica. Un partito di plastica sarà tutt’al più un partito che rappresenta gl’interessi dei proprietari dei suoli, dei palazzinari, dei bottegai (così disse Milly Moratti della cognata, candidata sindaco di Milano per conto del Pdl: schiava delle lobby e serva dei bottegai), dei pescecani, dei padroni del vapore. A parte il fatto che un occhio di riguardo per i padroni del vapore è appannaggio semmai, da un po’ di tempo, della cosiddetta sinistra, se il Pdl fosse un partito di plastica non avrebbe un cuore. E se non ha un cuore, il cuore non duole: dunque, la sconfitta non è cocente. Semmai dorrebbe (metaforicamente), se fosse un partito di plastica, la chiappa destra, abituata al dolce contatto di un portafoglio pieno di fogli di banca, un portafoglio che rischia di essere meno pingue. Ma questa è solo una metafora, perché non ignoriamo che viviamo, ormai, nell’epoca della moneta elettronica: i capitalisti non sono più quelli disegnati da George Grosz.

    Invece la Lega nord un cuore ce l’avrebbe ancora. Non tutti i suoi elettori sono consapevoli del cerchio esoterico del quale Bossi è prigioniero, molti sono propensi a credere che il Trota sia soltanto un ragazzo imbranato, con qualche trascorsa difficoltà al liceo (nonostante lo stage di acculturamento a Curno), ma tutto sommato simpatico, come ce l’ha voluto presentare Irene Bignardi, lei così ‘radical chic’, lei così ‘gauche caviar’, alle ‘Invasioni barbariche’. Dunque la Lega nord un cuore ce l’ha: è il cuore del popolo che soffre (e che ingenuamente non sa che, se dovessero stravincere certi rappresentanti territoriali, il cuore subirebbe un infarto). Dunque, la sconfitta veramente cocente è stata per la Lega nord. Come volevasi dimostrare.

    P.S. – Questo, e simili argomenti, sono ampiamente sviluppati nel sito Testitrahus. Si veda in particolare l’articolo “Miseria della politica”, scritto un anno fa, ma la musica (purtroppo) non è cambiata, al seguente indirizzo:
    http://www.testitrahus.it/Miseria%20della%20polit

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  4. 4

    archimede

    Come chiunque frequenti siti e blog, Aristide conduce da tempo una battaglia a senso unico contro la Lega e contro il consigliere regionale Pedretti. In barba a logica e numeri, forte solo di una supposta cultura che in realtè è pura erduzione mmenomica da bigino studiato a memoria, di tutto discute e su tutto pontifica con un solo ed esclusivo obiettivo. Quando si ha bisogno di scrivere così tanto per dimostrare così poco si dà subito la plastica rappresentazione della propria povertà intellettuale. Che tristezza….

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  5. 5

    Giuli

    Mi pare che in tutti i commenti sfugga un dato politico abbastanza evidente, a mio modestissimo avviso più importante delle percentuali elettorali raccolte da Lega e PDL: lo sfaldamento del centro destra, sia come alleanza già certificata dalla scelta della Lega di presentarsi in autonomia, sia come singole forze politiche che vedono erodere il proprio consenso a favore non di un'alternativa targata centro sinistra ma di liste civiche.

    A chi volesse obiettare che ciò è l'esito della natura amministrativa della tornata elettorale, va subito evidenziato che non vi è nulla di amministrativo nel contrasto politico in corso tra i due partiti e che l'approvazione dei decreti delegati sul federalismo fiscale avrebbe dovuto immediatamente avere effetti positivi sulla percentuale elettorale della Lega. Invece, la Lega arretra (parleremo poi di Ponte San Pietro) ed il PDL pure.

    La sconfitta va ricercata all'interno del PDL nella divisione tra vere e proprie fazioni, mentre la Lega è sempre più partito di ras locali cui una debole segreteria provinciale consente di fare scelte illogiche, impopolari e dolorose che passano attraverso dimissioni ed espulsioni comminate con scarsa signorilità (la forma dell'accompagnamento alla porta della sig.ra Siliprandi così come promessa da Invernizzi ricorda altri tempi molto bui).

    Ponte San Pietro non fa testo in alcun modo: infatti, alle precedenti elezioni amministrative fu la Lega nord a compiere il capolavoro politico di non essere rappresentata in Consiglio comunale per 5 anni, oggi tocca al PDL. Il neo Sindaco Valerio Baraldi, cui auguro di smentirmi e di dimostrarsi un grande primo cittadino, non appariva certo un candidato Sindaco di rilievo, semmai un piccolo burocrate di partito, uso ad obbedir tacendo. E allora, perchè la gente l'ha votato? A mio certamente infondato avviso la scelta della gente è stata dettata dalla capacità di Roberto Pedretti, che sta cercando di accreditarsi come maitre a penser (ed è tutto dire) della Lega bergamasca. Questi, con indubbia abilità, ha fiutato la possibilità di sfruttare le divisioni interne degli altri e la presenza di ben 5 liste elettorali, nonché l'antipatia profonda che l'ex Sindaco ed il suo ex vice Calvi ispiravano nella popolazione. Ha poi giocato, nel senso di gabbato, il PDL cui aveva assicurato in un primo tempo un apparentamento, coltivandone poi le divisioni interne al partito, anche in paese, e mollandolo in limine electionis, così da far scoppiare il PDL stesso.

    Analizziamo l'attrattività (sotto il profilo meramente politico, ribadendo la stima per le persone e l'apprezzamento per il loro essersi messi in gioco) dei candidati Sindaci che si sono opposti alla Lega: 1) Iencarelli (PDL): Carneade chi era costui? 2) Giacomo Rota, politico alieno a Ponte San Pietro, che anzi ha sempre cercato di relegare al palo a favore di Brembate Sopra, di cui è stato Sindaco e vice sindaco; 3) della signora Reduzzi già abbiamo detto; 4) Pinuccio Rota, forse l'unico che avrebbe potuto essere il reale sfidante di Baraldi, espressione di Locate che compattamente l'ha votato, ma vittima di una divisione interna che ha penalizzato lui ed il PDL.

    Quindi, facendo comunque i complimenti a chi ha vinto, indicare Ponte San Pietro come esempio della tenuta della Lega è operazione di equilibrismo, perchè la vittoria di Baraldi non è stata in alcun modo contrastata.

    In conclusione, fermo restando il diritto dell'articolista di scegliere i temi e gli argomenti che più gli aggradano, non sarebbe più interessante analizzare le crepe strutturali di via Berlese e dintorni?

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  6. 6

    tony

    Personalmente non credo sia facile dare una valutazione d’insieme dei risultati: è abbastanza chiaro che gli ­elettori non hanno scelto né la rottura irrazionale né la continuità compiaciuta, come ben ha detto il prof. Benedetto Ippolito. Laddove le città sono state relativamente ben amministrate – com’è il caso di Torino – l’opzione è stata inequivocabilmente a favore della stabilità. Laddove, invece, vi sono stati dei problemi gravi, enormi, non affrontati e tuttora irrisolti, come a Napoli, riguardanti sia la maggioranza sia l’opposizione, si è fatto largo sino a diventare secondo un candidato 'terzo' come Luigi De Magistris, forse visto come una ramazza finalmente in grado di smuovere un immobilismo paludoso che, però, trae origine da una consolidata cultura locale, la quale ha come espressione criminale il fenomeno camorristico.

    Si direbbe, dunque, che gli stessi napoletani attendano dall'esterno (De Magistris è napoletano, questo sì, ma rappresenta lo Stato e la Magistratura) la soluzione dei loro problemi, essendo incapaci di affrontarli in proprio. È all’interno di questa logica complessiva – amministrazione accettabile e inaccettabile – che lo stesso voto milanese, e lombardo in generale, va interpretato. Il segnale politico proveniente dalla Lombardia, infatti, pare essere in primo luogo una risposta infastidita a chi ha preferito impostare il dibattito sull’estremismo comunicativo piuttosto che sulle realizzazioni concrete (quelle già fatte o avviate e quelle da fare).

    Riguarda ciò che la gente comune non accetta più della politica attuale e vorrebbe vedere cambiato al più presto. Gli elettori scontenti, non a caso, non sono ricorsi allo spreco del voto. Non hanno manifestato cioè una dispersione 'per disapprovazione', ma, utilizzando una legge elettorale che permette loro di farlo e che permette anche di esercitare il potere di preferenza su tutti i candidati alle assemblee elettive, hanno giudicato ragionevolmente dove potessero risiedere le garanzie per una migliore efficacia e una maggiore credibilità. Si badi bene, in un contesto del genere, non sempre chi è votato è ritenuto migliore. Talvolta l’indicazione serve solo per invocare e, per quanto possibile, accelerare un cambio di rotta. D’altronde, tutti abbiamo constatato in questi ultimi mesi troppo protagonismo e troppa concentrazione esclusiva a 'vincere la guerra'; meno a giocare bene e con stile la partita, presentando progetti funzionali, idee nuove e utili per amministrare il territorio. La personalizzazione dello scontro è stata però stimata freddamente dall’elettorato, e l’uso mediatico del gettar discredito sull’avversario è parso ben al di sotto della serietà dei problemi che le persone vivono. La fondatezza dell’appello lanciato, già da qualche mese, dalla Chiesa italiana a una «rigenerazione» politica è emersa, in fin dei conti, come parere condiviso di un elettorato maturo ed esigente che ha dimostrato di distinguere il reale dall’apparente. Ora stilare la propria 'ricetta per il futuro' appare compito necessario e urgente per tutti. E sale un’attesa chiara: più etica responsabile e più praticità operativa; meno scandali e spettacolarità inservibili. Meno camarille partitiche para-mafiose e più partecipazione trasparente. Il tempo delle valutazioni si è ormai aperto. Speriamo che sia un’occasione per tutti i partiti di rettificare e mutare atteggiamento, comportamenti e finalità. La democrazia, infatti, evolve sempre e dappertutto, non soltanto in Africa e in Medioriente. E la politica, quella dei politicanti, o decide di guardare solo se stessa e di scomparire oppure può tentare di cambiare metodo e imparare dagli errori, magari anche cambiando gli uomini e i sistemi di organizzazione interna. Insomma, di là dalle improbabili profezie, degli squilli di tromba dei vincitori e dei dissimulati mea culpa dei perdenti, un grande lavoro resta da fare, con onestà, una volta tanto. Ritornare alle idee, recuperare il contatto con la vita reale delle persone e impegnarsi non a creare vuoto consenso, ma a interpretare e applicare la volontà e i bisogni concreti dei cittadini. Quest’ultimi, infatti, scelgono ormai attentamente, senza farsi incantare dalle favole. E nemmeno le grandi disponibilità finanziarie, salvo forse che nei piccoli centri, bastano più.

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  7. 7

    prode anselmo

    Mi sembra che la confusione (che è l’altro nome del relativismo) nel dibattito pubblico, sui mass media e infine anche nella cartellonistica stradale abbia come scopo, lucroso per qualcuno, di mettere la sordina ai valori guida, quelli che danno fondamenta e prospettiva umana alla nostra civiltà. La quale, per essere davvero tale, ha bisogno di chiarezza e non di confusione. Senso di giustizia e rispetto per chiunque impongono infatti di non discriminare mai alcuno, ma anche di riconoscere le differenze, di distinguerle bene e di regolarle diversamente. La capacità generativa che è propria di una coppia uomo-donna è naturalmente "impossibile" in una relazione tra omologhi e la famiglia nella quale quella fertilità può svilupparsi in modo stabile ha, per questo, una ben diversa rilevanza sociale rispetto a qualunque altro tipo di rapporto, di unione, di composizione di interessi: il matrimonio non è il patrimonio. Allo stesso modo è, e deve restare, evidente che la cura del debole e del malato non sono oggettivamente sullo stesso piano della non-cura o addirittura della soppressione delle persone inabili o imperfette. E chiunque, se appena si ferma a considerare il punto, comprende che ai diritti e ai doveri posti a tutela della vita umana non corrispondono simmetricamente diritti e doveri ad assicurare e a impartire la morte. Questa è chiarezza, questo, a mio avviso, è il senso del rifiuto emerso dalle recenti elezioni, rifiuto di una confusione organizzata fin nelle minute evenienze della vita a favore di pochi, di gruppi non qualificati e spesso squalificati, simil-mafiosi, confusione che serve a opprimere il popolo, disperdendolo e dividendolo, per imperare.

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  8. 8

    Aristide

    MA LA POLITICA È L’ARTE DI METTERE NEL SACCO?

    Leggendo Giuli (cfr. supra, 19 maggio, h. 18:09) apprendiamo che Pedretti a Ponte San Pietro ha messo nel sacco il PdL. D’altra parte è noto a tutti come il biconsigliere Pedretti nel “suo” territorio di Curno abbia messo nel sacco i c.d. progressisti, coloro che sono raccolti sotto le insegne di “Insieme per cambiare Curno”. Ha messo nel sacco gl’insiemisti e, a dir la verità, non solo loro, a vicende alterne.

    Che dire? ‘Nihil sub sole novi’, “Niente di nuovo sotto il sole”, com’è scritto nell’Ecclesiaste, che i più raffinati oggi chiamano Qoelet. Considerato poi che c’è sempre qualcuno più raffinato di te, c’è anche chi dice Qohèlet (io però continuo a dire l’Ecclesiaste: e che Moni Ovadia mi perdoni). ‘Nihil sub sole novi’, dicevamo. Eh già, perché è noto altresì che il noto politico territoriale ha sempre dato ragione di pentimento a tutti coloro che (politicamente) si fossero fidati di lui.

    Nella resistibile ascesa del Pedretti, intimo del Trota e “topanta” (v. il ‘Satyricon’ di Petronio) di Calderoli, nel corso di questa ascesa mai seriamente contrastata da chi aveva il dovere di resistergli, tale da indurre alcuni giornalisti orobici a considerarlo poco meno che una sorta di ‘stupor mundi’ brembano, quasi novello Federico II di Svevia, c’è però un neo da estirpare, un’onta da lavare. Il Pedretti non è riuscito a mettere nel sacco il sindaco di Curno, colui che l’ha “defenestrato”, dopo lo sciagurato tentativo d’ispezione alla c.d. moschea del sorridente paese a ovest di Bergamo, all’ora – guarda caso – del rito religioso del venerdì. Una cosuccia da niente, dirà lui, di nessuna prevedibile conseguenza pratica. Del resto l’orario dell’ispezione richiesta (e fortunatamente sventata) e quello del rito coincidevano solo casualmente, dice. Lui ha chiesto l’ispezione a quell’ora, ma non intendeva interferire con il rito religioso. Oh Pedretti più astuto di Ulisse, l’uomo dal multiforme ingegno! Sempre a proposito del sindaco di Curno, il politico territoriale aveva menato vanto della propria capacità insaccatrice: «Lo stratega Gandolfi è sotto scacco», così aveva scritto nel blog dell’Udc (28 luglio 2018).

    Ma era una pia illusione. Pedretti non è riuscito a insaccare lo “stratega Gandolfi” né il 22 settembre 2010, al tempo della “mozione della vendetta” (della quale risparmiamo al lettore i particolari: mi limito a ricordare che Pedretti trascinò in quest’operazione la c.d. sinistra), né a febbraio 2011, quando si fece promotore di una congiura per cui il sindaco sarebbe stato disarcionato ante 24 febbraio, grazie alle dimissioni di una maggioranza raccogliticcia di consiglieri. Cioè, in tempo utile per passare a elezioni in tempi brevi, senza commissariamento del Comune e con sindaco azzoppato. La congiura, che prevedeva il concorso della c.d. sinistra, è stata intercettata, disarticolata, polverizzata. La congiura è fallita, in particolare, grazie a un passo falso commesso da Pedretti. La c.d. sinistra è ancora lì a leccarsi i baffi: perché il danno, in termini di credibilità politica, è stato soprattutto della c.d. sinistra.

    Sarà per questo, per il fatto che il nobile Pedretti non è riuscito a mettere nel sacco il sindaco, che nel bloghetto della Lega nord di Curno (si chiama Cüren) leggiamo queste parole di grande acume politico, suggerite agl’intellettuali della sezione curnense da una lettura meditata del trattato di strategia di von Clausewitz? Ecco che cosa leggiamo, a proposito di Ponte San Pietro: «Reduzzi (civica di sinistra) battuta. Pdl e Udc demoliti. La Lega Nord da sola vince. Adesso lavoriamo per Curno. Gandolfi e i suoi tirapiedi hanno i giorni contati…». Oh esempio preclaro di ‘esprit de finesse’!

    Già in precedenza, Pedretti aveva provato a purgare la rappresentanza leghista a Curno, con l’apporto o con l’acquiescenza di Invernizzi. Ma gli è andata male, tant’è che ha dovuto rimangiarsi il progetto di estromissione dei suoi nemici personali dal Gruppo consiliare della Lega nord, nonostante la diffida pervenuta al Comune il 7 dicembre 2010 e firmata “Il Segretario provinciale”, sulla quale si vorrebbe, adesso, stendere un velo di silenzio. Chissà perché. Quindi ha creato un nuovo gruppo consiliare, facendosi promotore di una scissione nella rappresentanza leghista ch’egli stesso aveva contribuito a costituire. La prossima mossa dovrebbe essere quella di ottenere una certificazione esclusiva a favore del gruppo secessionista. Ma Invernizzi, il segretario provinciale, se la sente di assecondare in tutto e per tutto Pedretti? Gli conviene? Conviene alla Lega nord (che ancora non coincide con Pedretti)? Certo Pedretti è più forte di Invernizzi, lo è sempre stato. Ma adesso Invernizzi è talmente debole che gli conviene, a nostro sommesso parere, dimostrarsi forte.

    Quanto ad Archimede, che scrive il commento del 19 maggio, h. 15:35, credo ch’egli si sbagli. Io non ce l’ho con la Lega nord, sono contro la sua degenerazione. Credo di essere stato chiaro su Testitrahus; la Lega costituì una risposta vitale – barbarica, ma vitale – al ‘cupio dissolvi’ di una società come la nostra, sempre più slombata nel tessuto sociale, politicamente dominata dalla malefica triade costituita (semplificando) con l’aggregazione di potere finanziario, ‘grands commis de l’État’ e masse impiegatizie inerti. Sarebbe stato compito della sinistra smembrare questo pernicioso patto sociale, ma la sinistra nel frattempo (in particolare, da Occhetto in poi) ha subito una degenerazione, trasformandosi in c.d. sinistra. Si apriva un varco nel paesaggio politico, la Lega nord sembrava destinata a svolgere un efficace ruolo di supplenza. Poi però la Lega nord ha fatto fuori Miglio (addio riforme, riforme serie!), si è impantanata in lotte tribali e ha perso per strada la spinta propulsiva. Questo è un ragionamento, caro Archimede, o quanto meno un abbozzo di ragionamento. Il suo ragionamento, invece, qual è? Se le interessa (temo che non le interessi, però) questo punto di vista è sviluppato con un certo respiro nell’articolo “Lettera aperta agli amici della sinistra…”, all’indirizzo http://www.testitrahus.it/Lettera%20aperta%20alla…. A proposito di Miglio, ricordo che oggi il suo nome viene speso per ipocrite celebrazioni, a lui s’intitola la scuola di Adro, quella tappezzata di Sole delle Alpi, che se è alpino non è padano, e che non è soltanto alpino. Ma ecco quel che Bossi disse di Miglio (siamo nel 1994): «Una scorreggia nello spazio».

    Lei, Archimede, sbaglia anche quando pensa ch’io mi attribuisca una qualche cultura: al contrario, so benissimo di non sapere. Soprattutto, non ho l’abitudine di denunciare chi sostenga ch’io sia carente di cultura, come fa lei, e come ha tutto il diritto di dire, se così ritiene. Invece il suo Pedretti ha denunciato me che mettevo in dubbio ch’egli potesse considerarsi un maître à penser e che il suo eloquio potesse dirsi ciceroniano. Io l’invitavo, per il suo bene, a non esporre drappi con su scritto “Tibet free”, considerato che “Tibet free” non significa “Tibet libero”, ma “Liberi dal Tibet”: e il suo Pedretti, per tutto ringraziamento, mi denuncia. Visto l’esito del procedimento giudiziario, a me favorevole, direi che lei, caro Archimede, ha pizzicato una corda sbagliata.

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  9. 9

    montagnér

    il Senatore Carrara da Oltre il Colle, frazione Cielle, ha violentemente attaccato Saffioti da Bergamo, zona Questura. Il Segretario provinciale del PDL (a quando il nuovo cambio della denominazione?) ha risposto con il minor numero possibile di parole e con una certa dignità alle sguaiate rimostranze del valligiano.

    A quando il duello? Perché ormai si tratta di prendere atto della insanabile spaccatura fra lo strapotere della Compagnia delle Opere e la resistenza del sempre più consistente blocco di chi vi si oppone. La vicenda Moratti ne è stata la cartina di tornasole. Anche questa, come sta avvenendo nella Lega Nord, è una questione di etica, alla quale imprevedibilmente gli elettori stanno prestando sempre più attenzione. La chiamano "situazione fluida": direi "diarroica".

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  10. 10

    americo

    Credo che si debba riconoscere che quando il cardinale Dionigi Tetta­manzi e altri autorevoli rappresen­tanti dell’arcidiocesi ambrosiana, durante le omelie e in altre occasioni lanciano espliciti richiami all’indi­rizzo delle istituzioni locali, non lo fanno perché spinti dal desiderio di veder sventolare la bandiera rossa su Palazzo Marino, ma perché consape­voli che l’operato dell’Amministra­zione non rispecchia il sentire di tan­tissimi cattolici milanesi. Credo che il sindaco Letizia Moratti dovrebbe impostare la sua autocritica parten­do proprio da quei richiami, visto che il Popolo della libertà si è più volte candidato a essere il partito dei mo­derati e (dei cattolici) italiani. Del re­sto non si può motivare questo ma­lessere riconducendo il tutto alle posizioni 'progressiste' della Curia am­brosiana. Un malessere che non si e­ra ad esempio manifestato ai tempi dell’ex sindaco Albertini e che la Mo­ratti ha invece accentuato al punto da spingere l’Udc fuori dalla coali­zione. Indipendentemente dall’esito del ballottaggio, credo sia inevitabile per il candidato sindaco e per tutto il Pdl milanese un serio ed approfondito esame di coscienza al fine di recuperare un rapporto con l’elettora­to cattolico.

    Americo Mascarucci

    Viterbo

    Reply
  11. 11

    archimede

    Basta avere un poco di dimestichezza con l'uso delle parole per capire che i diversi interventi sono opera della stessa mano e, soprattutto, della medesima mente. Che non a caso parla sempre della Lega e di Pedretti, con le solite espressioni già oggetto di una causa giudiziaria. E' l'ossessione di Aristide, coltivata qui come su tutti i siti e blog bergamaschi che ospitano commenti. Non c'è alcun apporto utile, nessuna idea nuova, nessun tentativo di ragionare con mente scevra da pregiudizi o ostilità personali. Solo lunghissimi e sterili soliloqui per dare ad intendere di avere profondità di pensiero. Ma gratta gratta si trova solo aria fritta. Che si firmi giuli, prode anselmo o vattelapesca, vale il detto: anche invertendo i fattori, il prodotto non cambia. Solo e soltanto vacuità.

    Reply
  12. 12

    Giuli

    Se stessimo leggendo il buon vecchio Topolino potremmo dire:

    Oh, ad Archimede Pitagorico ha cercato di accendersi una lampadina in testa!

    Siccome siamo nella realtà diciamo invece che differentemente dall'illustre predecessore il moderno siracusano non possiede alcuna manus ferrea e dunque la mia nave resterà salda.

    Poi per carità non sono nè particolarmente intelligente nè tantomeno onniscente per cui in un giornale d'opinione sono sempre ben accette e anche forse salutari le tirate d'orecchio e le confutazioni delle tesi, però argomentare è d'obbligo.

    P.S. Forse la dimestichezza andrebbe incrementata perchè io non sono Aristide, però lo creda pure se le allevia le pene della giornata.

    Mi stia bene!

    Reply
  13. 13

    Bergamo.info

    Possiamo tranquillamente confermare che le provenienze degli scritti, logici e coerenti, di tono elegante anche quando polemico (e tutto questo è per noi essenziale), liberamente (e sorprendentemente) provengono da punti nettamente distinguibili, non compatibili, e, se il parimenti elegante Archimede me lo consente, sono di stile decisamente diverso, facendo talora capo a persone da noi ben conosciute e nemmeno appartenenti all'ambito bergamasco. Con cordialità. Bergamo.info

    Reply
  14. 14

    Aristide

    ANALOGIA ARDITA TRA ATENE E UN BORGO DI BERGAMO

    Va bene, allora per fare un po’ di chiarezza ripeto quanto ebbi a dire poco meno di un anno fa sul blog dell’Udc di Curno, qualche mese prima che il blog chiudesse precipitosamente i battenti (chissà perché).

    Dicevo, più o meno, che Demostene scrisse ben quattro orazioni contro Filippo II di Macedonia: le Filippiche, appunto. Secondo voi, ha senso discutere se fossero troppe o troppo poche, e quanto lunghe? Ha senso accusare Demostene di aver voluto dimostrare la propria capacità oratoria, tanto più che questa stessa obiezione può essere mossa a chiunque nel parlare non sia propriamente un cane? Ha senso prescrivere come Demostene avrebbe dovute scrivere quelle orazioni, in quale stile? E poi, con quale autorità si snocciola codesta precettistica? O non ha senso, invece, discutere se le cose che Demostene affermava fossero sensate, riguardo alla libertà di Atene minacciata da Filippo? Per carità, né io sono Demostene, né Pedretti è Filippo II, né Curno è Atene (magari! è solo un borgo a ovest di Bergamo), ma lo schema argomentativo è quello.

    Senza contare che di Filippo non parlava soltanto Demostene. Ne parlava tutta Atene: i più avevano paura di Filippo, ma si limitavano a balbettare, altri erano schierati apertamente con il partito filomacedone. Anche Pedretti beneficiò, ai tempi d’oro, di certe benevole entrature nel mondo dell’informazione orobica. Tutto questo è documentato in Testitrahus, negli articoli ‘Scuola di giornalismo 1, 2, 4’ (la ‘Scuola di giornalismo 3’ è dedicata ad altro). Dunque ad Atene molti parlavano di Filippo e delle sue mire espansionistiche, non solo Demostene: ma se ne parlava a vanvera, si girava intorno al problema, si rimandava ogni decisione. Le continue dilazioni erano tutte a favore di Filippo. Demostene invece diceva: eh no, veniamo al sodo, non gingilliamoci, parliamo delle cose delle quali val la pena parlare. Filippo sta mettendo le mani sulle città del Peloponneso, fra poco rivolgerà le sue attenzioni ad Atene. Cittadini di Atene, siate solleciti della vostra libertà! Decidiamo dunque il da fare, una buona volta, prima che sia troppo tardi.

    Questo è quel che ritengo che si debba fare a proposito di Pedretti. Quando qualcuno dice “Guardate che a Ponte San Pietro la Lega nord ha sfondato, io dico “Se è vero che Ponte San Pietro è nell’area di influenza di Pedretti, è un disastro”. E ricordo chi sia Pedretti: è il politico territoriale che fa politica con i gadget (crocifissi, bustine di zucchero, panettoni ecc., tutto vien bene: pare che le lampadine di Ponte San Pietro siano un’idea sua). Pedretti è colui che pur di avere ragione ricorre alla denuncia come succedaneo della dialettica (se le espressioni di Aristide furono «oggetto di causa giudiziaria», Aristide non ha niente di che vergognarsi; semmai, caro Archimede, dovrebbe essere il contrario, considerato che Pedretti, il querelante, è stato condannato al pagamento delle spese processuali). Il bloghetto della Lega nord, di osservanza pedrettista, infine, minaccia: «Adesso lavoriamo per Curno. Gandolfi e i suoi tirapiedi hanno i giorni contati…». E io dico: guardate che non dovete avere paura, tanto più che il re è nudo. Questa è la conclusione alla quale perviene l’articolo di Testitrahus all’indirizzo http://www.testitrahus.it/Re%20nudo.htm.
    Comunque, tornando all’analogia ateniese (‘si parva licet componere magnis’, se possiamo paragonare le cose piccole alle grandi), sono del parere che finché vi sarà indifferenza nei confronti dell’operato di Pedretti, sia da parte della c.d. sinistra, sia da parte della stampa orobica, sarà necessario che qualcuno si occupi del problema. Finora l’ho fatto io, ma sarei più che felice, se qualche valoroso giornalista anglorobicosassone prendesse il mio posto. Demostene rimproverava agli ateniesi, precisamente, tale atteggiamento elusivo riguardo a Filippo II. Così, infatti, comincia la II Filippica:

    ὅταν, ὦ ἄνδρες Ἀθηναῖοι, λόγοι γίγνωνται περὶ ὧν Φίλιππος πράττει καὶ βιάζεται παρὰ τὴν εἰρήνην, ἀεὶ τοὺς ὑπὲρ ἡμῶν λόγους καὶ δικαίους καὶ φιλανθρώπους ὁρῶ φαινομένους, καὶ λέγειν μὲν ἅπαντας ἀεὶ τὰ δέοντα δοκοῦντας τοὺς κατηγοροῦντας Φιλίππου, γιγνόμενον δ᾽ οὐδὲν ὡς ἔπος εἰπεῖν τῶν δεόντων, οὐδ᾽ ὧν εἵνεκα ταῦτ᾽ ἀκούειν ἄξιον.

    Cioè:

    Ogniqualvolta – cittadini ateniesi – si discute intorno a ciò che Filippo fa, e fa con violenza, contro la pace, sempre io vedo che i discorsi in nostro favore hanno l’aria di essere giusti e solleciti del bene comune, vedo che coloro che accusano Filippo sembrano dire tutti quanti ciò che è necessario, ma vedo anche che niente avviene, per così dire, di ciò che sarebbe necessario, niente di ciò per cui varrebbe la pena udire questi discorsi.

    Di fatto, continua a farsi desiderare, nella stampa orobica (tale carenza è tanto più grave, se riferita alla stampa anglorobicosassone), un’inchiesta ficcante sul tentativo di Pedretti di estromettere dal Gruppo consiliare della Lega nord i resistenti Fassi e Donizetti, poi sfociata nella creazione, da parte del Pedretti, di un gruppo dissidente: perché? Parallelamente, occorrerebbe fare chiarezza sulla diffida spedita dalla Segreteria provinciale della Lega nord a Fassi e per conoscenza al Comune, di fatto rimangiata: come mai è stata rimangiata? E non dico altro (come diceva Totò).

    Però, lo so (anche se me ne duole poco), si potrà sempre dire: a) che la mia mente non è bastantemente «scevra di pregiudizi e ostilità personali»; b) che dovevo utilizzare un numero inferiore di parole (quante?); c) che non dovevo citare Demostene; d) che ho voluto dimostrare una profondità di pensiero che, evidentemente, non ho. Spero soltanto che Archimede non mi rimproveri l’uso del greco: altrimenti che si chiama Archimede a fare?

    In ogni caso, dica, dica pure, Archimede: io non mi offendo e non denuncio. Non sono un denunciatore seriale, io. Dica, buon Archimede, patrono di Pedretti che a sua volta sarebbe patrono, se è vero quel che si dice, dell’insignorimento di Ponte San Pietro da parte della Lega nord.

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  15. 15

    atalanta1907

    Oggi festeggiamo con una bella vittoria sull'amico Foscarini e poi facciamo festa in piazza, con tante bandiere, Bergamo è imbandierata, e il nostro presidente Percassi ci ha visto giusto.

    L'Atalanta è Bergamo, quelli della montagna e della pianura. Perchè per Bergamo e la sua provincia politicamente non cì è la stessa passione. Noi spendiamo soldi per l'Atalanta, andiamo alle trasferte, e non chiediamo niente in cambio a nessuno, se non tenere bassi i buonamenti. Perchè gli stessi spiriti non li abbiamo per la nostra bergamasca? Quelli che si siedono sul cadreghino non se lo chiedono? Ve lo dico io, perché da anni ormai, dopo tante belleparole, pensano solo ai c…. suoi.

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  16. 16

    Kamella Scemì

    Certo che Atalanta1907, oltre che parecchio "genuino", è anche difficilmente attaccabile. E per svariati motivi! La sensazione è che ci sia parecchio di vero e da verificare in quello e dietro quello che dice. Che, però, trova almeno parziale riscontro nel torbidume delle acque che si agitano nei commenti di cui sopra.

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  17. 17

    Aristide

    «Tenere bassi i buonamenti»: può essere un punto qualificante di un programma politico? Non m'intendo di queste cose, anche se direi di no. Devo riconoscere però di essere fallibile. Per esempio, sono fieramente contrario ai santini elettorali e, più ancora, alle campagne politiche impostate in modalità laurina (dal nome del comandante Lauro, Napoli).

    Per giunta credo che certe trovate siano aliene dalle tradizioni delle popolazioni celtiche romanizzate e, più in generale, offensive per la dignità degli elettori che sono oggetto di "dazione" laurina. Eppure osservo costernato che questa modalità di far politica, che in me suscita istintiva prima ancora che culturale repulsione, funziona: ieri i crocifissi-gadget, le bustine di zucchero, i panettoni. Adesso le lampadine. I migliori giornalisti di area orobica potrebbero confermare le mie parole, se non avessero imboccato la strada dell'indifferenza. Questo degrado è sotto i loro occhi, ma loro non vedono niente. Oppure scrivono "un'originale iniziativa…". Io userei un altro aggettivo.

    Ma dove andremo a finire? Quali saranno i prossimi gadget? So che ci sono società specializzate per la confezione di gadget personalizzati, alle quali si rivolgono le aziende sotto Natale e gli uomini politici nei momenti d'insopprimibile pulsione promozionale. Così finisce che la politica la fanno gli ometti che preparano i cataloghi dei gadget. Vuoi sapere quale sarà la politica di domani? Guarda il catalogo dei gadget della prossima collezione autunno-inverno.

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  18. 18

    archimede

    Aristide continua imperterrito a battere sempre e soltanto sullo stesso tasto. I gadget cui fa cenno nell'ultimo commento sono quelli distribuiti a Ponte S. Pietro su iniziativa del suo nemico Pedretti. E' sempre la solita solfa. Consiglierei alla redazione di Bergamo.info di non prestarsi alla grafomania del supposto intellettuale perchè il rischio è di provocare ingestibili crisi di rigetto negli altri lettori. All'asilo mi hanno insegnato che il troppo stroppia. Sarebbe bene che ve ne rendeste conto anche voi. Non è possibile inondare di parole un sito per una propria battaglia personale, combattuta anche nelle aule di Tribunale. Aristide ha il suo blog. Sfoghi li la sua frustrazione parolaia, abbia il buon gusto (se non il rispetto) di non costringerci ad assitere ad una sterile, inutile, spropositata tenzone personalistica. Se davvero è intelligente come mostra di autoaccreditarsi, lo dimostri graziandoci di altri inutili interventi.

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  19. 19

    Aristide

    Questa è una battaglia di civiltà, caro Archimede. I politici dovrebbero smetterla di trattare i cittadini come minus habentes, escogitando trovate mediatiche, quasi che i cittadini fossero ignobile plebaglia (come diceva Petrolini-Nerone rivolgendosi al popolo) e i politici fossero prestigiatori che al centro della pedana del circo estraggono i conigli da un cappello. Sono questi i cosiddetti conigli mediatici: vi ricordate, per esempio, la maglietta di Calderoli che raffigura Maometto, o il medesimo Calderoli che con l’estintore e divisa da pompiere brucia le leggine ch’egli avrebbe soppresso? E che pensare, adesso, della promessa di trasferimento di Ministeri al nord? Ma veramente i milanesi meritano di essere trattati come la plebe napoletana, al tempo del comandante Lauro, negli anni ’60? Almeno allora si potevano invocare le attenuanti sociologiche, oggi non ci sono scusanti.

    Quando votai, per un certo tempo, per la Lega nord, egli è che volevo – disperatamente volevo – dare uno scossone a questo paese che nonostante tutto amo (anche se, insieme con Gaber, mi vergogno delle parole dell’Inno di Mameli). Non volevo certo che mi si ammannissero trovate circensi. Così – penso – gl’italiani tutti, quanto meno quelli di libero sentire, i quali si vergognerebbero di presentarsi con la ‘sportula’ all’uscio del patrono, come spregevoli ‘clientes’. La distribuzione di gadget mi offende, ci offende.

    Il suo accenno ai tribunali, caro Archimede, è di cattivo gusto, perché io non ho il cattivo gusto (la ripetizione è voluta) di citare in giudizio i miei avversari politici. Cosa che il suo assistito Pedretti ha fatto, e con me ha perso. Disprezzo l’uso delle denunce come succedaneo della dialettica (lei mi costringe a ripetermi).

    Penso – è mio diritto pensarlo – che Pedretti dovrebbe ritirarsi dall’attività politica. Lo penso alla luce di considerazioni politiche, ovviamente. Credevo che il mio accenno alle parole di Demostene, a proposito della necessità di prendere atto immediatamente della pericolosità politica di Filippo II potesse metterla (mettere lei) sulla buona strada. Adesso sono più esplicito, come lo fu Cicerone, del quale riporto questo brano nel quale ho mutato quattro parole (‘tua illa Manliana castra desiserant’), sostituendole con queste: ‘satelles ille tuus, qui grandioribus litteris gaudet, desiderat’. Ecco il brano, senza traduzione (lei non se la merita):

    «Quae cum ita sint, Testitrahe, perge, quo coepisti, egredere aliquando ex urbe; patent portae; proficiscere. Nimium diu te imperatorem satelles ille tuus, qui grandioribus litteris gaudet, desiderat. Educ tecum etiam omnes tuos, si minus, quam plurimos; purga urbem. Magno me metu liberabis, dum modo inter me atque te murus intersit. Nobiscum versari iam diutius non potes; non feram, non patiar, non sinam».

    Quando lei, caro Archimede, avrà qualche idea, provi a esprimerla. E consenta, la prego, ch’io esprima le mie. Nel mio computer conservo traccia di 41 interventi su Bergamo info, su argomenti diversi, di politica, economia, tecnica delle comunicazioni, cultura, anche (ultimamente) sull’eterno femminino. Gl’interventi che si riferiscono a Pedretti sono tutti in questa pagina, e in quella in cui si annunciava che, per decisione del Tribunale di Bergamo, io non avevo diffamato Pedretti. In tale occasione ho scritto un pezzullo, intitolato “Il re è nudo”, che adesso è trascritto, per la sua gioia, nel sito Testitrahus. Secondo lei, invece, che cosa avrei dovuto fare?

    Vale pancratice aut si mavis athletice. Si potes.

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  20. 20

    archimede

    Libera nos….

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  21. 21

    Aristide

    Libera nos… a malo. Così recita il Pater noter. Questo è appunto quel che intendo fare.

    Naturalmente, bisogna mantenere il senso delle proporzioni. L'ho già detto, ma val la pena ripeterlo. Aristide non è Demostene, Curno non è Atene, un politico territoriale non è Filippo II, né tampoco Catilina (il quale non confezionava gadget e conigli mediatici, ma aveva un disegno politico a suo modo generoso, nel senso di "nobile"). Insomma, non bisogna confondere la tragedia con la farsa.

    Reply
  22. 22

    Aristide

    ESORTAZIONE AI GIORNALISTI ANGLOROBICOSASSONI

    Recandosi al sito Testitrahus ( http://www.testitrahus.it ) è possibile leggere documenti che, secondo me, dovrebbero indurre i migliori giornalisti anglorobicosassoni a un lavoro di approfondimento che soltanto la loro professionalità saprà espletare al meglio. Per esempio, con interviste a Invernizzi, Segretario provinciale della Lega nord, con interviste di strada presso i militanti di base, sondando gli umori a Radio Padania ecc. Ma non sarò certo io a insegnare il mestiere a professionisti che il mondo c’invidia.

    Faccio presente che, nonostante i reiterati tentativi – nel passato – di ridimensionamento al minimo, nonostante le personalizzazioni indebite, nonostante i tiri mancini contro i (pochi) resistenti, nonostante certi atteggiamenti di pretesa superiorità (noi siamo anglosassoni e non ci occupiamo di cose come queste), la questione della cristallizzazione della Lega nord intorno a nuclei di potere tribale è questione di non piccolo momento. Una questioncella che sembrava riguardare Curno e soltanto Curno (agli occhi di chi non vedeva o si rifiutava di vedere) oggi investe tutto il tessuto bergamasco di sentire leghista, o ex leghista (il numero di coloro che si dicono disgustati è in crescita vertiginosa), con prevedibili proiezioni regionali.

    Chi ha passione per la politica, per la bella politica, non dev’essere schizzinoso. A fortiori non dev’essere schizzinoso neanche il giornalista. Se necessario, deve battere le strade melmose della politichetta, consapevole del fatto che in ogni uomo, negli uomini, c’è il bruto, ma c’è anche un soffio divino. Può capitare, nella ricerca del vero e del bello, che si debbano fare i conti con tutto l’opposto. Come ben sapeva Baudelaire (a proposito della bellezza), quando scrisse quella poesia ‘Une nuit que j’étais près d’une affreuse Juive’.

    Coraggio dunque, giornalisti anglorobicosassoni, deponete la vostra albagìa (fra l’altro, non ha ragion d’essere, a ben vedere): avete avanti agli occhi un caso esemplare, paradigmatico, avete un modello di comportamento, comprendendo il quale capirete mille cose che non trovate descritte in Tito Livio, neanche nel Machiavelli. Perché loro descrissero realtà diverse. Però, interrogando questo modello alla luce di Tito Livio e Machiavelli (o dei vostri autori anglosassoni, purché non quelli delle Facoltà di cosiddette Scienze della comunicazione) quante cose non è dato di capire!

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  23. 23

    Nicola Mignotti

    MILANO: Se i leghisti sono piuttosto sfiduciati, possono tirar su il morale guardando in casa dell'alleato. Cos'avete capito? In senso metaforico. Mica devono gettare fisicamente l'occhio nelle stanze dell'alleato, dove magari si pratica quel nuovo sport nazionale, che identifica lo Stato stesso, detto del bunga bunga. Se proprio hanno voglia, i leghisti si contentino di ammirare qualche ministra pidiellina, di quelle che di solito mettono in mostra pur sempre un loro bel vedere. Che è, almeno quello, pur sempre una degna qualità… specie se in mancanza di altre.

    I motivi per essere un po' meno sfiduciati, invece, sono altri, e vengono dalla riunione odierna del Consiglio Nazionale del PDL, che ha nominato segretario politico Angelino Alfano.

    Nel corso di essa, sia il sindaco di Roma, Gianni Alemanno, che il governatore della Lombardia, Roberto Formigoni si sono espressi duramente nei confronti della Lega Nord, attribuendole un peso sulla scena politica che ai leghisti presenti a Pontida non è parso poi così evidente.

    Gianni Alemanno, corrente ex-AN: «Basta con il ricatto continuo. Loro valgono il 10%, noi il 40%». E poi, ancora: «C'è un problema Lega. Tu, Alfano, non l'hai detto perché fa parte dell'abilità dei leader. Ma dobbiamo dirlo che nell'insuccesso elettorale c'è anche una forte responsabilità della Lega e della sua campagna che è durata tutto l'anno contro il tricolore (questa non l'avevo mai sentita. Bella, però! – n.d.r.)».

    Anche Roberto Formigoni, della corrente CL, è intervenuto sul tema della sconfitta elettorale e sul ruolo in essa avuto dall'alleato leghista: «Se abbiamo perso le elezioni a Milano, è perchè i nostri candidati hanno assunto motivazioni elettorali che andavano nella direzione solo del "no" alle moschee e alle zingaropoli. I valori del Pdl, quel sole in tasca che Berlusconi ci ha predicato tante volte, non sono emersi (ma che c….. sta dicendo? – n.d.r.)». Poi, prende una precisa distanza dalla Lega sui contenuti: «Con la Lega Nord stiamo governando bene e con quella Lega noi vogliamo essere alleati politici sempre, ma alleati culturalmente subalterni mai. La nostra non è la cultura della Lega. Come si fa a parlare di paura dello straniero quando questi ultimi sono i dipendenti dei nostri imprenditori e nella provincia di Milano ogni due nuove aziende una è fatta da stranieri? (che c…. sta dicendo? Cosa c'entra il rapporto di lavoro con la paura che attanaglia i quartieri di Milano? La paura è determinata soprattutto dallo sradicamento, da fatto che quei quartieri stanno rapidamente diventando periferie di Tripoli, Pechino o Napoli, e non più milanesi – n.d.r.)».

    O è tutta una finta per rianimare Bossi & C., pesantemente contestati dai leghisti, oppure questi pidiellini sono peggio, molto peggio dei pur scompaginati leghisti, che almeno un senso morale hanno mostrato di averlo. Nel PDL neanche l'ombra. Almeno nella Lega qualcuno ha dichiarato improcrastinabile un'adeguata pulizia. Qui, invece, ci si continua a lavare la faccia con la salvietta di servizio, come se nulla fosse, anzi, dicendo che come profumo è il massimo.

    Per parte mia, in mezzo a tanti miei strettissimi parenti, io mi sento ancora il migliore…

    Reply
  24. 24

    Aristide

    Con il rilascio di Strauss-Khan l'Italia, che sembrava surclassata dalla Francia, si trova nuovamente in testa alla classifica. Berlusconi torna ad essere l'exemplar exsecrandum, in tema di sesso politicamente corretto. Allegria!

    Reply
  25. 25

    Aristide

    Provo a ricostruire dal computer di casa un messaggio che avevo inviato qualche ora fa dal computer portatile, ma che si è smarrito nei meandri della rete.

    Dicevo dunque, se ben ricordo, che trovo appropriato lo pseudonimo dell’interlocutore che ha preso la parola qui sopra, Nicola Mignotti. Da un lato infatti, egli svolge osservazioni pertinenti al tema proposto in questa pagina: pertinenti e condivisibili; d’altro canto, ci ricorda con tocco leggero e con dissimulazione onesta che nel Consiglio della Regione Lombardia siede Nicole Minetti. Se Nicola Mignotti interverrà ancora, scopriremo che cosa ci voglia dire, in particolare. Che voglia invitarci alla ribellione? Avremo un nuovo giuramento della pallacorda? Forse.

    Sia quel che sia: vorrei comunque osservare che Nicole Minetti, nonostante tutto, per quello che ella è e per quel che si vuole che rappresenti, è un personaggio tragico (in cerca d’autore, credo). Sì, proprio lei, della quale il procuratore Forno ha detto che è come se gestisse un bordello, lei che in un’intercettazione telefonica pare abbia fatto sapide osservazioni sulla flaccida consistenza delle chiappe di Berlusconi. Ebbene, in questa pagina dedicata alle vicissitudini del Pdl non mi perito di affermare che vedrei bene la consigliera mastoprotesizzata protagonista di una tragedia di impianto greco, ambientata ai nostri giorni. Se interessa, potrei tornare sull’argomento, in seguito. Anzi, considerato che molti – purtroppo – in queste colonne fanno pubblicità dissimulata, io qui farò pubblicità palese, pro domo mea, assolutamente non ingannevole: cedo al miglior offerente un soggetto cinematografico di impianto tragico che, una volta commissionato, sarei in grado di produrre in una ventina di giorni.

    Abuso ancora un poco della vostra pazienza per osservare che, per converso, siedono al Pirellone di Pastrufazio (da pastrügn + facere = Milano, secondo C.E. Gadda) alcuni consiglieri che pretendono di possedere una caratterizzazione tragica – perciò talvolta vogliono incuterci paura – mentre sono tutto il contrario: sono personaggi farseschi. Penso che i lettori non dureranno fatica a individuarne qualcuno. Potrebbe essere un utile passatempo estivo, in alternativa ai cruciverba della Settimana enigmistica, sui quali lo psicanalista Cesare Musatti scagliò un terribile anatema, non ricordo più perché. Per esempio, il lettore potrebbe individuare chi tra i consiglieri del Pirellone potrebbe essere il Miles gloriosus della commedia plautina, chi il Dossenus che nella fabula atellana è l’astuto ignorante che vuol passare per sapiente, chi possa essere Maccus, un personaggio anch’egli della fabula atellana, del quale si dice che sia l’antesignano di Pulcinella.

    Di più non mi sento di dire. Infatti, se interpreto bene certi segnali iracondi scagliati da uomini politici e giornalisti in carriera, se qualcuno parlando o scrivendo appena si lascia andare, c’è il rischio che si cacci in un brutto guaio, un po’ come al tempo del fascismo, quando una battuta detta fra amici poteva essere riferita. E una parolina riferita poteva costare al malcapitato battutista il confino: bada come parli, uomo! Però poi tutti dicono di essere per la parresia, cioè per la libertà assoluta di parola. (Michele Mirabella, che si fa passare per professore, e che purtroppo lo è davvero, all'Università di Bari, dove per meriti dalemiani insegna – manco a dirlo – Sociologia del comunicazione, un giorno volle usare questa parola che non aveva mai letto ma soltanto sentito da bocca romana: perciò disse, più di una volta, “paressia”.)

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