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16 Comments

  1. 1

    don mario

    Quella della tessera è una bella idea, che mi prendo per l'omelia di domani e dopodomani.

    Collegata alla questione delle strutture ecclesiastiche, a partire da quelle parrocchiali, è proprio molto significativa. Noi troppo spesso abbiamo il "tesserino" da prete senza esserlo veramente. Buona domenica a tutti!.

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  2. 2

    Bergamo.info

    Dei mei conoscenti che girano con il rosario in tasca predicano nelle loro riunioni che "Il metodo è determinato dall'oggetto".

    A mio avviso è un modo elegante per dire che "Il fine giustifica i mezzi".

    In pratica è un bel modo per fare i propri interessi calpestando la propria fede.

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  3. 3

    angelomario

    Quella frase lì sopra mi ricorda quelli che in Consiglio Comunale ti vogliono in….pp.tt…, tutti espertissimi ex qualcosa ma tutti unti con grandi quantità di olio meridionale, che profuma… La Chiesa, però, quanti crimini ha commesso "a fin di bene", e quanto poco dice oggi ai suoi presunti epigoni che una condotta del genere è criminale, almeno sotto l'aspetto morale. A Curno stiamo conducendo proprio una battaglia politica fondata su tutto questo: dai giornali qualcosa è venuto fuori, ma il nocciolo è proprio questo. Basta cominciare. Fa piacere sapere che anche un giornale d'opinione la pensi a quel modo. L'unione fa la forza, alla fine, è la saggezza dei popoli che ce lo dice.

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  4. 4

    angelomario

    Splendido il commento di Don Goffredo Zanchi. Da evidenziare.

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  5. 5

    Bergamo.info

    Dice il grande don Goffredo: "Gesù smaschera la seduzione dell’apparire, e fa capire che vi sono umili credenti i quali non possono vantare doni speciali o ruoli ecclesiali, eppure sono assai più vicini al Regno degli altri che, invece, credono di potersi vantare". Ci suggerisca, carissimo Don: come si deve procedere per far sì che i primi, e non i secondi, questi ultimi magari ben incistati nella macchina delle strutture burocratiche ecclesiastiche, siano fruttuosamente portati ad esempio davanti alle comunità cristiane, che altrimenti, poco o tanto, sono sviate da esempi non confacenti…

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  6. 6

    Bergamo.info

    "La dissociazione tra fede ed opere prenderà allora vari volti, come ad esempio il servire la ricchezza invece di Dio; qui prende il volto dell’apparire, dell’esibizione, della ricerca del plauso altrui invece che lo sforzo di praticare la volontà del Padre. La dissociazione tra fede e vita in realtà rivela sempre una mancanza di fede, per cui l’uomo ricerca sicurezza in se stesso e in ciò che fa, ma si illude grandemente."

    Per apprendimento mio e dei lettori, pongo al nostro grande storico-teologo una domanda: posto che la distorsione data dalla dissociazione fra fede e opere e fra fede e vita va a incidere sull'intero popolo di Dio e sulle strutture della Chiesa, e assodato che oggi si ritengono vincenti individualismo, relativismo e riduzionismo, quali rimedi antidistorsivi possono secondo Te essere adottati, magari un po' più solidi e decisi di quelli individuati dalle costituzioni cosiddette sinodali? Ti ringrazio anticipatamente, anche a nome dei nostri ventisette lettori (mi sembran già tanti). f.j.

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  7. 7

    Simone

    La politica urlata di oggi consente a chi si sia ben parac…. di apparire quel che non è, ingannando tutti, e di far apparire gli altri, specie i potenziali avversari, magari onesti, quelli che non sono. Addirittura può far credere alla gente che il politico parac…. appoggi o porti avanti idee alle quali invece è estraneo. E' la novità della comunicazione di massa, mi si dirà. Significa forse che il Vangelo non è più applicabile in tal senso? Quali i rimedi?

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  8. 8

    tommaso

    Leggo il commento di Simone: in effetti il problema è grave, perché i mezzi di comunicazione moderni possono travisare quel che un tempo, con l'insegnamento diretto, era immediatamente e inequivocabilmente percepibile. Indubbiamente, per sopperire in qualche modo a un simile problema, le strutture della Chiesa dovranno, poco o tanto, occuparsi del merito, scartando il mattone marcio e sostenendo quello in grado di essere angolare.

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  9. 9

    Bergamo.info

    La riflessione e gli interventi di cui sopra dimostrano che è possibile estrapolare e individuare una linea politica di ispirazione cristiana, senza coinvolgere in alcun modo il testo sacro se non meditandolo. Ciò in larga parte non è avvenuto nei decenni scorsi, quando c'erano gli "ispirati cristianamente" di professione, in realtà quasi sempre sepolcri imbiancati, falsi e ipocriti, spesso ignoranti conoscitori di sole quattro parole-civetta. Discussioni come quelle che si sono qui instaurate costituiscono la ripresa di un'antica ma sempre nuova e alta tradizione culturale, foriera di speranze. Andate avanti. Andiamo avanti!

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  10. 10

    Aristide

    Si predica bene per acquisire consenso, si razzola male — spesso — per piccineria mentale. I rappresentanti della politichetta locale (purtroppo anche nazionale) sono pervasi da volontà di potenza, con l’aggravante che è volontà di potenza in uomini piccini (neanche quella di Napoleone, della quale favoleggiava Raskolnikov in “Delitto e castigo”, prima della conversione). A proposito dell’immane e sciocca volontà di potenza (dei politicanti, di coloro che ambiscono alle comparsate in Tv, degli aziendalisti “determinati”) trovo meravigliose queste parole del Vangelo di Matteo, a metà del Discorso della montagna:

    «Non potete servire a Dio e al denaro […] Guardate gli uccelli del cielo: non seminano né mietono né raccolgono nei granai; eppure il Padre vostro celeste li nutre. Non valete voi più di essi? […] E del vestito perché vi preoccupate? Considerate come crescono i gigli del campo: non si affaticano, non filano; ma vi dico che neppure Salomone in tutta la sua gloria andò vestito come uno di essi.»

    Monsignor Zanchi ha espresso benissimo il messaggio spirituale dell’ultima parte del Discorso della montagna, che richiama i cristiani al dover essere cristiani, cioè all’appartenere a Cristo. E non è cosa da poco, tanto che c’è chi sostiene l’impossibilità di essere cristiani. Il brano sugli uccelli del cielo e i gigli del campo è, apparentemente, meno esigente. Qualcuno potrebbe dire che è un messaggio "laico" (già, ma che cosa significa?). In realtà il brano dimostra che non possiamo non dirci cristiani, perlomeno in questa parte del mondo, forse in tutto il mondo, se è vero che la morale cristiana è una morale naturale.

    Tra i tentativi — forse anche ingenui — di attingere al Vangelo per stabilire un minimo comune denominatore etico, valido indipendentemente dall’affermarsi cristiani ‘apertis verbis’ ricordo quello di Charlie Chaplin nel film “Il grande dittatore”. Qui il piccolo barbiere ebreo impersonato da Chaplin è scambiato per il dittatore Hynkel, quindi, invitato a salire sul palco, dove tutti si aspettano uno dei soliti discorsi del dittatore, esprime una difesa appassionata della pace e della fratellanza universale: « Ricordate, nel Vangelo di S. Luca è scritto: “Il Regno di Dio è nel cuore dell’uomo”. Non di un solo uomo o di un gruppo di uomini, ma di tutti gli uomini».

    (Non trascuriamo il fatto che c’è chi si proclama cristiano ‘in apparatum’. Ma non di questo si ha bisogno: anzi. Il politico territoriale che, in un paesello della bergamasca, distribuì crocifissi in Consiglio comunale, quasi fossero gadget promozionali, non suscita in noi alcun trasporto. Semmai indignazione, se fossimo ancora capaci di indignarci.)

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  11. 11

    marzio

    Ma quando risponde don Goffredo? Abbiamo tutti letto con interesse e passione la sua riflessione evangelica, e ciascuno ha posto le domande secondo il proprio sentire. Adesso bisogna proseguire nella discussione, che si preannuncia assai interessante. Anche perchè il fine settimana prossimo si avvicina con più rapidità di quanto si creda (fugit irreparabile tempus), e per allora bisognerà aver esaurito l'argomento…per cominciarne un altro. Splendido il commento di Aristide: complimenti, veramente complimenti. Anche se non mi sembra un confratello.

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  12. 12

    Giuli

    Tempo addietro, a commento della notizia che ipotizzava la nomina di S.E Mons. Beschi a Vescovo di Milano, mi ero lasciata andare ad un'invocazione, ad una richiesta di supporto a chi si dibatte nelle acque spesso torbide o meglio intorbidate della politica. Constato con gioia che la Provvidenza ha ancora una volta trovato la strada per arrivare al cuore di chi ha bisogno.

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  13. 13

    Alice

    Viviamo in un tempo in cui conta soltanto l'immagine: gli attori "seri" sono i comici di professione, che si guadagnano la vita col loro lavoro, e i saltimbanchi sono invece e in generale coloro che hanno in mano la cosa pubblica. Ma, osservo, tutti recitano, bene se attori professionisti, da cani se altro, preferibilmente politicanti. Ma che significato assume il "Signore, Signore!" detto da tutti costoro? (che recitino bene o male non importa, a tal punto).

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  14. 14

    gigi

    La festa delle donne è uno dei momenti classici del travisamento moralistico: "Signore, Signore!", dicon tutti, se, parafrasando, posso attribuire tale espressione agli alti lai dei femministi di professione, in contemplazione della brutta (?) sorte che tocca alle donne. In realtà, se li ascolti bene, dicono: "Signorine, signorine!", e mentre son lì a pronunciare parole degne di Maria Goretti fissano lo sguardo su altro…

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  15. 15

    angelo

    Riprendo quanto già detto da Maria e detto più sopra da me: siccome il vostro non è un giornale quotidiano ma un giornale d'opinione, dunque, più simile a un libro che a un giornale, bisogna cambiare la home page, perché si deve capire che le discussioni e i commenti possono avvenire anche dopo molto tempo. Per esempio, metterei in alto a destra bene in vista le categorie o settori, e cliccando farei in modo che si vedessero i titoli di tutti gli articoli compresi nella categoria e il numero dei commenti.

    Faccio un esempio: pensate forse che fra qualche mese gli articoli riguardanti Mons. Beschi a Milano non vengano ripresi e approfonditi? Tra l'altro, il vostro articolo composito su quel''ipotesi è diventato un must, non so se lo sapete. E Beschi una celebrità. Cosa c'entra quel che ho detto con gli infingimenti "tesserati" e la vera partecipazione? Beh, non mi sono solo lamentato, non vi ho chiesto di provvedere, ma ho dato delle indicazioni. Sbagliate o giuste, questo è stare dalla vostra parte.

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  16. 16

    angelo

    Proseguono i commenti di Mons. Ravasi, che sembra persino aver letto il vostro pezzo.

    Il Mattutino di Avvenire di oggi è un'altra mazzata calata sui comportamenti incongrui.

    IL CONFORMISTA di GIANFRANCO RAVASI

    Un uomo non può permettersi di avere delle idee che potrebbero compromettere il modo in cui si guadagna il pane. Se vuole prosperare deve seguire la maggioranza. Altrimenti subirà danni alla sua posizione sociale e ai guadagni negli affari… Conformarci è nella nostra natura. È una forza alla quale pochi riescono a resistere… Solo ai morti è permesso dire la verità.

    La sua ironia era tagliente e spesso amara e le righe che abbiamo proposto ne sono una prova folgorante. Come lo è questo terribile aforisma che osiamo trascrivere con esitazione, proprio sulle pagine di un quotidiano: «I giornalisti onesti ci sono. Solo che costano di più». Il pessimismo dello scrittore americano ottocentesco Mark Twain, l’autore delle Avventure di Tom Sawyer, è comunque una sferzata benefica contro la sonnolenza dei luoghi comuni, contro la deriva dell’opinione dominante, contro la banalità di un’esistenza comoda e superficiale, contro l’adulazione servile per interesse personale.

    Ecco, infatti, nel passo sopra citato la denuncia di quel conformismo a cui si piega il capo per non avere fastidi e soprattutto per ottenere vantaggi egoistici. Vorrei lasciare ancora la parola a Twain: «Non facciamo altro che sentire, e l’abbiamo confuso col pensare. E da questo nasce un risultato che consideriamo una benedizione: il suo nome è Opinione Pubblica. Risolve tutto. Alcuni credono che sia la voce di Dio». Lo scrittore non conosceva ovviamente la televisione e internet e si accaniva contro la stampa, ma se fosse qui oggi aggiornerebbe certe sue staffilate contro gli attuali comunicatori di massa. C’è, al riguardo, un’altra sua frase implacabile, ma sacrosanta, soprattutto nell’odierno circo mediatico: «Esistono leggi per proteggere la libertà di stampa, ma nessuna che faccia qualcosa per proteggere le persone dalla stampa». E continuava: «Una bugia detta bene è immortale».

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