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9 Comments

  1. 1

    Bergamo.info

    Gesù, il Salvatore, è vicino a un pozzo, ed ha sete. Ma da solo non può dissetarsi. Lui, Figlio di Dio e Dio Lui stesso, ha bisogno dell'opera usualmente domestica di una samaritana, persona che segue una legge diversa da quella giudaica, e per di più "allegrotta" – diciamo così -, ossia da tenere decisamente alla larga.

    L'acqua che Dio desidera abbisogna della nostra partecipazione attiva, dunque, della nostra bontà, generosità e misericordia di fondo, indipendentemente dalla nostra condizione personale: quel po' d'acqua donatoGli consentirà al Signore di ricambiare con acqua viva, di vita eterna.

    Tuttavia, per esaudire la primaria richiesta di Gesù, bisogna che il pozzo contenga acqua. Di quale acqua si tratta? Se dobbiamo riferirci ai Vangeli, si tratta di acqua d'amore, tanta acqua d'amore, capace di dissetare Gesù, in quanto solo la forza dell'amore consente a noi di accostare la mente e il cuore del Signore. Ma, e il problema si pone specialmente oggi nell'evidenza di fatti terribili, abbiamo ancora pozzi ricchi della linfa vitale dell'amore?. Quanti ne abbiamo lasciati inaridire? Cosa bisogna fare per impedire che quelli a rischio inaridiscano del tutto? La domanda è rivolta a ciascuno e a tutti, e riguarda ogni attività umana. Compresa la politica, guarda un po', come pure mi è parso di cogliere dai commenti a un recente e specifico articolo di "politica politicante". (Francesco Nosari)

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  2. 2

    don M.

    Nosari non è Goethe, e spero per lui che non abbia la pretesa di esserlo. Il grande poeta ha sintetizzato tutto il commento precedente in una sola frase: " Nel momento del bisogno (nel caso, quando si ha sete n.d.r.) lo spirito giunge a guidarmi e scrivo: In principio era l'Atto". Chiaro?

    Discutiamone.

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  3. 3

    Bergamo.info

    Chiaro sì, e discutibile anche. Tuttavia, indipendentemente da ciò, in un'analisi esplicativa i diversi tipi di "sete" vanno proposti e analizzati. Ed è significativo, secondo noi, che per ora i lettori si siano astenuti dall'affrontare e approfondire un tema tanto spinoso: segno di confusione e incertezza? Della mancanza di obiettivi chiaramente proponibili alla società d'oggi? Della riscontrata mancanza di tracce di spiritualità nella vita cotidiana? O assenza o impossibilità di cosa d'altro? Don Goffredo, aiutaci Tu a dipanare la matassa, forse troppo ingarbugliata per gli stessi frequentatori di questo sito, che pur passano per persone di buona, se non ottima, cultura…

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  4. 4

    M.C.D.

    L'aspetto ricreatore della misericordia è nell’oblio di molti, anche credenti, che di esso non hanno sete. Esso, invece, si mostra come un motore potente e silenzioso della storia d’Oc­cidente. Perché la storia degli uomini è stata segnata da ogni male: ferocia di assedi e guer­re, persecuzioni, stupri. Noi non sappiamo che cosa c’è fra le pietre di ogni nostro augu­sto palazzo, e cosa hanno visto i selciati e i ponti delle strade millenarie. Ma se sapessi­mo, potremmo rimanere atterriti; e per rea­zione diventare disperati, oppure, più facil­mente, cinici. Il fatto è però che sempre ha agito in fondo alla storia dell’Occidente cristiano quel mo­tore occulto e forte: del domandare perdono a Dio, e averne la grazia di rico­minciare. Sete di perdono, dunque. Sappiamo bene che molte delle nostre più splendide cattedrali sono sorte anche con donazioni di briganti e di ladri. Ma contemplando Chartres o la cattedrale di Strasburgo, e pensando che sono state fatte con le mani e con gli ori di poveracci co­me noi, sembra di ve­dere incisa nella pie­tra la misericordia di cui ha parlato venerdì scorso il Papa; misericor­dia che crea e rinnova o­gni cosa. Che trae, afferma Tommaso, dal ma­le un bene più grande. Quale grande motore abbiamo avuto, pos­sente, silenzioso, nelle fondamenta, mentre costruivamo la civiltà occidentale e le città che oggi ammiriamo stupiti, senza saperle ri­fare così belle. Questo tesoro avevamo: come la misericordia di una madre, come la forza di un padre che ogni volta ripete: non dispe­rarti, io ti do la grazia di andare oltre. Ora che ci affermiamo invece creature autonome e senza bisogno di alcun padre, il grande mo­tore gira piano. Gli manca quell’acqua catti­va, direbbe il poeta Charles Peguy, da cui trar­ne di pura, quell’acqua vecchia da cui trarne di giovane: l’acqua che trasformi le 'anime calanti' in 'anime sorgenti'.

    Sarebbe bello in questa Quaresima ritornare a fidarsi, semplicemente, di ciò che è pro­messo. Noi superinformati, noi complicati, noi orgogliosi e diffidenti: fidarci ancora, sem­plicemente.

    Basta guardarsi e vedersi, e riconoscere il no­stro male, e chiedere perdono. Il resto è gra­zia, è la misericordia di un Dio che non ripa­ga secondo la nostra misura, ma ricrea. E sua è l’ultima parola sulla storia, non nostra, non atterrita dalla nostra miseria. Fidarsi ancora, bisognerebbe; e rimettere in moto quel pos­sente motore che, in tutto il nostro male, ri­costruisce ogni volta, e afferma un’ansia irri­ducibile di vita, di un destino buono.

    Marina Corradi – Odierno editoriale di "Avvenire"

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  5. 5

    ho sete: di che cosa

    "Dalla mattina presto, quando leggiamo i giornali, alla sera tardi, quando guardiamo l’ultimo tg, più volte al giorno entra nel nostro cervello il fascino maligno della guerra. Gli inviati della stampa e delle tv lo catturano e ce lo trasmettono. E noi lo guardiamo incantati. Perché un fascino della guerra esiste, a prescindere dal fatto che la condanniamo o no. La guerra è un luogo e un tempo in cui viene esercitato il potere di vita e di morte, si mostrano alle fotocamere e alle telecamere del mondo le meravigliose invenzioni-costruzioni della tecnica aeronautica e navale, si dispiega davanti a noi lo spettacolo della paura e del trionfo. Perciò la guerra ci rende peggiori, tutti. Perché ci abitua al male. Mi correggo: ci educa al male, dispiegandolo davanti a noi come un meraviglioso spettacolo estetico". Così lo scrittore Ferdinando Camon.

    E' fascino, fascino maligno: quando e come diventa sete, della guerra, della distruzione, della vittoria a tutti i costi?

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  6. 6

    Claudio

    Molta verità si nasconde in queste amabili e profonde riflessioni! Mi viene pero' una domanda nel momento in cui cerco di applicarle al quotidiano: parliamo di amore assoluto che disseta per sempre e che non chiede mai nulla in contropartita. Perchè allora la stessa natura dell'uomo premia il condannabile? Perchè quando c'è un malaugurato incidente in autostrada si forma immediatamente la fila dei curiosi? Perchè quando c'è da scegliere tra una rivista intelligente ed una forse meno ma con una spogliarellista in copertina non abbiamo dubbi a scegliere quest'ultima? Forse è che abbiamo una idea tutta nostra sull'acqua che ci disseterà in eterno?

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  7. 7

    bartolo

    Grande Claudio! Hai centrato perfettamente la questione: il problema è l'acqua che è contenuta nei pozzi, se avvelenata o buona, comunque in grado di stimolare la sete per la Parola di Dio. O non in grado, anzi. Le code sull'autostrada ci dicono che di acqua buona ce n'è poca in giro. Come si affronta tale problema "idrico"? Le strutture della Chiesa, in crisi stando a quel che si legge nell'articolo a esse dedicato in questo sito, come dovrebbero modificarsi e operare? E le comunità parrocchiali? Perché si torna sempre lì….

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  8. 8

    Claudio

    Le cose si possono fare impeccabilmente male o fallacemente bene. Ritengo che in tempi come i nostri si debba lasciar perdere per qualche istante di rincorrere una perfezione di forma che pochi, magari, siano in grado di capire per tornare a perseguire una, altrettanto magari, imperfetta sostanza molto più comprensibile da tutti. Oggi i nostri coevi, grazie alla cultura che credono di aver capitalizzato nelle ore di buco dalle lezioni scolastiche o durante le continue occupazioni d'istituto, tutti si credono custodi di una verità sacrosanta ed indiscutibile…inutile quindi "somministrargli" altra verità! Bisognerebbe invece prima cercare di convincerli che della vera "verità" c'è n'è un forte bisogno e che anche loro potrebbero avere qualcosa da guadagnare nel tentare di mettersi ad ascoltarla! Ritengo che, quindi, i programmi vadano aggiornati nel metodo non tanto nella sostanza…

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  9. 9

    Bruno

    Cercando di tornare alla riflessione iniziale,

    "Chi beve dell’acqua che Io gli darò, non avrà più sete in eterno"

    Si possono trovare molti spunti di vita quotidiana, uno in assoluto è quello che dovrebbe essere comunque usato da ogni essere umano: "non fare agli altri ciò che non vuoi sia fatto a te".

    Questo spunto secondo il mio parere è la continuità della riflessione Evangelica in questione che tiene aggiornato certamente i programmi ed i metodi e serve per unire tutti i popoli e tutte le culture, bere assieme significa condividere, anche la vita….

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