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16 Comments

  1. 1

    Kamella Scemì

    Mi è caro aprire i commenti al brano di Vangelo in meditazione per la prossima settimana riprendendo per l'ennesima volta il pensiero di Sua Eminenza Reverendissima il "nostro" signor cardinale Gianfranco Ravasi, espresso nel Mattutino di oggi e pubblicato in http://www.avvenire.it
    Tratta dell'irrequietezza, dei comportamenti a essa riconducibili e che spesso appartengono ai "sapienti" e "agli "intelligenti", o presunti tali, comunque quelli che sono ritenuti essere "qualcuno", quelli che nella ripetitività dei gesti forse negano tali loro presunte "qualità". Insomma, quelli che le dimostrano con le loro cosiddette "partenze intelligenti" per le vacanze. Il che è tutto dire. Non a costoro, tuttavia, che mi sembra rivolto il rimbrotto di Gesù: c'è sapienza e sapienza, intelligenza e intelligenza…. E di quella buona ce n'è molto poca in circolazione.

    IRREQUIETEZZA

    "Il continuo agitarsi in una vita tumultuosa non è segno di operosità ma di irrequietezza della mente".

    I telegiornali potrebbero ripetere pari pari i servizi giornalistici dell'anno scorso, tanto invariabile è il rito delle vacanze i cui primi flussi sono già iniziati. Quelle immense distese di auto incolonnate sembrano la riedizione umana del formicaio, come lo sono certe spiagge occupate da corpi in ogni loro metro quadro. Meditiamo, allora, insieme su questa frenesia di movimento che ormai abbraccia l'arco intero dell'anno e tutti i settori della vita (oggi c'è, purtroppo, anche la "mobilità" del lavoro). Lo facciamo con la sapienza latina di un autore che spreme il succo di un pensiero filosofico antico, Seneca (I sec. d.C.). Dalle sue Lettere a Lucilio (3,5) abbiamo estratto questa nota sull'«irrequietezza» umana. Mi incuriosisce il vocabolo latino usato, concursatio, che evoca un correre frenetico, accelerato e reiterato. È il restare senza respiro, cioè senza la capacità di pensare, di sostare per contemplare e per capire. L'agitarsi diventa, così, anche un modo per far tacere la coscienza, in maniera da impedire di rendere ragione a sé stessi del proprio agire. La quiete serena per leggere, riflettere, pregare, riposare diventa quasi innaturale. Nel suo libro "Quasi una vita" (1930), lo scrittore Corrado Alvaro ci ha lasciato, al riguardo, un bozzetto fulminante: «Gli uomini di fatica, di affari, di pensieri, nello stato di riposo, su una spiaggia, per esempio, sembrano di quelle belve in cattività nei giardini zoologici». Raccogliamo, allora, l'appello che Cristo un giorno rivolse ai suoi discepoli: «Venite in disparte, voi soli, in un luogo deserto, e riposatevi un po'!» (Marco 6,31).

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  2. 2

    Bergamo.info

    Don Goffredo è partito per le meritate vacanze e, solo per le prossime settimane, dovremo rinunciare al suo preziosissimo commento.

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  3. 3

    Gabriel

    Essere "piccoli" è uno status dell'uomo, una sua inevitabile caratteristica di finitezza: il Vangelo ci chiede innanzitutto il riconoscimento di tale dato di fatto. Solo così potremo avere gli occhi limpidi, l'animo e la mente sgombri per accogliere la Parola del Signore, evitando due tentazioni oggi pressanti: la prima è rinchiudersi in un ghetto, l'altra è quella di assimilarsi alla società ed essere succubi di una cultura ormai secolarizzata.

    E' quanto afferma anche il londinese Timothy Radcliffe, già maestro generale dell'Ordine domenicano dal 1992 al 2001, nel suo libro ESSERE CRISTIANI NEL XXI SECOLO. Una spiritualità per il nostro tempo, edito da Queriniana, Pagine 356. Euro 28,50, il cui filo conduttore è quello espresso dal titolo: indicare, cioè, perché sia bello professare la fede cristiana all'inizio del terzo millennio. Secondo padre Radcliffe, se vogliamo che il cristianesimo continui a vivere e a crescere, è necessario stare accanto alle persone, condividerne i problemi, metterci al fianco dei nostri contemporanei, in ascolto del Vangelo e degli insegnamenti della Chiesa; solo allora potremo scoprire insieme una Parola che deve essere condivisa. La scrittura elegante, costantemente attraversata da un elevato senso dell'umorismo che non può non ricordare san Tommaso Moro, grande conterraneo di padre Timothy, permette all'autore di proporre la verità secondo uno stile improntato alla gioia: il cristianesimo – ci ricorda Radcliffe – non è una noiosa e oppressiva collezione di norme, ma un annuncio di salvezza che riscatta l'uomo da ogni sua fragilità, dalla sua inevitabile piccolezza. Eeli è convinto che i cristiani debbano trovare il modo di dischiudere la bellezza di Dio agli uomini di oggi ed essere in grado di far assaporare loro la bellezza di Cristo. In questa cornice di un cristianesimo attraente e liberante, Radcliffe situa numerose riflessioni su temi di grande importanza e complessità: l'odierna crisi della verità, il futuro dell'Europa, l'immagine e il ruolo della Chiesa, il sacerdozio, la vita religiosa e altri ancora. In un intervento pronunciato nel 2003 al capitolo generale dei Frati Minori, padre Timothy ebbe a dire fra l'altro: «Mantenete sempre viva la gioia di Francesco e Chiara. E la gioia che conferisce autorevolezza alla nostra predicazione.

    Nessuno crederà a un predicatore triste, anche se porta buone notizie! È una gioia che ci spalanca gli occhi a un mondo di doni; è la gioia che indica il Regno e ci invita a continuare il cammino della nostra avventura. Questo significa che dobbiamo prenderci cura della gioia del nostro fratello. Dobbiamo mantenere vivi i suoi sogni». Da piccoli quali siamo.

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  4. 4

    tommaso

    Da commento I (dell'irrequietezza).

    Post commento: "Cambiano il cielo, cioè le coordinate geografiche, non la propria disposizione d’animo, coloro che corrono per il mare da una parte all’altra."

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  5. 5

    Kamella Scemì

    Dopo l'Angelus

    Cari fratelli e sorelle, mi unisco alla gioia della Chiesa in Romania, in particolare della Comunità di Satu Mare, dove oggi viene proclamato Beato János Scheffler, che fu Vescovo di quella Diocesi e morì martire nel 1952. La sua testimonianza sostenga sempre le fede di quanti lo ricordano con affetto e delle nuove generazioni.

    Chers pèlerins francophones, de façon providentielle, alors que pour beaucoup débutent les vacances, les textes de ce dimanche nous orientent vers le repos et la sérénité. Il ne s’agit pas de partir en repos pour partir, mais bien de vivre d’une façon nouvelle nos relations avec nos proches, avec Dieu, en prenant du temps pour cela. Jésus nous invite à venir à Lui, à nous confier à Lui. La foi en sa présence nous apporte la sérénité de celui qui se sait toujours aimé du Père. Faisons une large place à la lecture de la Parole de Dieu, particulièrement de l’Evangile que vous ne manquerez pas de mettre dans vos bagages de vacances ! Bon pèlerinage à tous !

    I am pleased to greet the English-speaking visitors here today, especially the candidates for the permanent diaconate from the Diocese of Elphin, Ireland, who are here with their wives. In today’s Gospel, Jesus invites all of us to come to him, whatever burdens we may be carrying, whatever labours we may be engaged in, because in him we will find rest. At this time of year when so many of you are taking your annual holiday, I pray that you will truly find refreshment for body and spirit and an opportunity to rest in the Lord. May God bestow his blessings of joy and peace upon all of you, and upon your families and loved ones at home.

    Mit Freude grüße ich alle Pilger und Gäste deutscher Sprache. „Kommt alle zu mir“, lädt Jesus uns im heutigen Evangelium ein. Der Herr kennt die Mühsal und die Last unseres Lebens und will uns Ruhe verschaffen. Auf uns selbst gestellt können wir aber die tiefste Sehnsucht unseres Herzens nicht stillen. Christus zeigt uns den Weg zum wirklichen, zum glücklichen Leben; er ist selbst der Weg. „Lernt von mir“, so sagt er, „denn ich bin gütig und von Herzen demütig.“ Von Jesus also können wir das rechte Menschsein lernen, und dazu gehören die Güte und die Demut. Dann finden wir innere Freude und Erholung für Geist und Seele. Bei Jesus sein ist das wahre Glück. Ich wünsche euch einen gesegneten Sonntag und eine gute Woche.

    Saludo con afecto a los grupos de lengua española que participan en esta oración mariana, en particular a los profesores y alumnos del Colegio Internacional Europa, de Sevilla. “Venid a mí todos los que estáis cansados y agobiados”, nos dice hoy Cristo en el Evangelio. Que esta palabra resuene con claridad en el corazón de todos, de modo que, presentando al Señor nuestros afanes y sufrimientos, encontremos en Él la fuerza para afrontar la vida con alegría y serenidad de espíritu, siendo testigos de su amor y fuente de esperanza para los necesitados. Gracias por vuestra presencia y vuestras oraciones. Feliz domingo.

    Zo srdca pozdravujem slovenských pútnikov, osobitne z Úpora a Černovej. Bratia a sestry, budúci utorok Slovensko bude sláviť sviatok svätých bratov Cyrila a Metoda. Oni sú pre nás všetkých príkladom jednoty vo viere. Zostaňte verní tomuto ich odkazu. S láskou vás žehnám. Pochválený buď Ježiš Kristus!

    [Di cuore saluto i pellegrini slovacchi, particolarmente quelli provenienti da Úpor e Černová. Fratelli e sorelle, martedì prossimo la Slovacchia celebrerà la festa dei Santi fratelli Cirillo e Metodio. Essi sono per tutti noi esempio di unità nella fede. Rimanete fedeli a questo sublime esempio. Con affetto vi benedico. Sia lodato Gesù Cristo!]

    Drodzy Polacy, bracia i siostry. Modlitwa „Anioł Pański” przypomina nam, że Słowo Boże stało się ciałem pod sercem Dziewiczej Matki. W kontekście minionych obchodów liturgicznych: Najświętszego Serca Pana Jezusa i Niepokalanego Serca Maryi, polecam was wszystkich opiece tych Najświętszych Serc. Niech Serce Jezusa zjednoczone z Sercem Maryi będzie dla was źródłem życia i świętości. Wszystkim wam błogosławię, życzę dobrej niedzieli.

    [Cari fratelli e sorelle Polacchi, la preghiera dell’“Angelus” ci ricorda che il Verbo di Dio si fece carne nel grembo della Vergine Madre. Nel contesto delle recenti celebrazioni liturgiche del Sacratissimo Cuore di Gesù e del Cuore Immacolato della Beata Vergine Maria vi raccomando alla protezione di questi Cuori santissimi. Il Cuore di Gesù unito al Cuore di Maria sia per voi sorgente di vita e di santità. Vi benedico tutti e vi auguro buona domenica.]

    Rivolgo infine un cordiale saluto ai pellegrini di lingua italiana, in particolare ai fedeli venuti da Pistoia e ai ragazzi di Latisana, Arcidiocesi di Udine. A tutti auguro una buona domenica e un buon mese di luglio. Nei prossimi giorni lascerò il Vaticano per recarmi a Castel Gandolfo. Da là, a Dio piacendo, guiderò l’Angelus domenica prossima. Grazie! Buona domenica e buona settimana a tutti voi.

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  6. 6

    Clodoveo

    Chi è piccolo vuole crescere, imparare, cerca il maestro, in Gesù, il Maestro; chi è grande, o crede di esserlo, non lo fa, per superbia, per falsa convinzione di autosufficienza, ma anche per paura, la paura di crescere troppo, di oltrepassare quei limiti entro i quali la sua "grandezza" è riconosciuta e miseramente lo gratifica.

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  7. 7

    tommaso

    Oh vana gloria dell'umane posse!

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  8. 8

    Sara

    Le cose nascoste sono ancora più nascoste quando il baillamme odierno a esse si sovrappone. Rischiano, così, di rimanere sepolte per sempre. A tal punto, piccolo o grande che si sia, non si può, o è estremamente difficile, accedere alle "cose" insegnate da Gesù.

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  9. 9

    Kamella Scemì

    Che cosa c'è di più "piccolo" e più "grande" dell'opera d'arte? Che cosa c'è di più immediato della bellezza per ascendere all'estasi trascendente, alla gioia del Trascendente? Il discorso del nostro amatissimo Papa va in questa direzione, ripercorrendo tappe dei suoi discorsi e anche direttamente rapportabile, se ci si riflette un poco, con quanto da Lui detto all'Angelus di ieri in piazza San Pietro.

    AGLI ARTISTI

    «La bellezza della verità colpisca il nostro cuore»

    Signori Cardinali,

    Venerati Fratelli nell’Episcopato e nel Sacerdozio,

    Cari Amici,è per me una grande gioia incontrarvi e ricevere il vostro creativo e multiforme omaggio in occasione del 60° anniversario della mia Ordinazione sacerdotale. Vi sono sinceramente grato per la vostra vicinanza in questa ricorrenza per me così significativa e importante. Nella Celebrazione eucaristica del 29 giugno scorso, Solennità dei Santi Apostoli Pietro e Paolo, ho ringraziato il Signore per il dono della vocazione sacerdotale. Oggi ringrazio voi per l’amicizia e la gentilezza che mi manifestate. Saluto cordialmente il Cardinale Angelo Sodano, decano del sacro Collegio, e il Cardinale Gianfranco Ravasi, Presidente del Pontificio Consiglio della Cultura, che, insieme ai suoi collaboratori, ha organizzato questa singolare manifestazione artistica, e lo ringrazio per le cortesi parole che mi ha indirizzato. Rivolgo anche il mio saluto a tutti i presenti, in modo particolare a voi, cari Artisti, che avete accolto l’invito a presentare una vostra creazione in questa Mostra.

    Il nostro odierno incontro, in cui ho la gioia e la curiosità di ammirare le vostre opere, vuole essere una nuova tappa di quel percorso di amicizia e di dialogo che abbiamo intrapreso il 21 novembre del 2009, nella Cappella Sistina, un evento che porto ancora impresso nell’animo. La Chiesa e gli artisti tornano ad incontrarsi, a parlarsi, a sostenere la necessità di un colloquio che vuole e deve diventare sempre più intenso e articolato, anche per offrire alla cultura, anzi, alle culture del nostro tempo un esempio eloquente di dialogo fecondo ed efficace, orientato a rendere questo nostro mondo più umano e più bello. Voi oggi mi presentate il frutto della vostra creatività, della vostra riflessione, del vostro talento, espressioni dei vari ambiti artistici che qui rappresentate: pittura, scultura, architettura, oreficeria, fotografia, cinema, musica, letteratura e poesia.

    Prima di ammirarle insieme a voi, permettetemi di fermarmi solo un momento sul suggestivo titolo di questa Esposizione: "Lo splendore della verità, la bellezza della carità". Proprio nell’Omelia della Messa pro eligendo pontifice, commentando la bella espressione di San Paolo della Lettera agli Efesini "veritatem facientes in caritate" (4,15), definivo il "fare la verità nella carità" come una formula fondamentale dell’esistenza cristiana. E aggiungevo: "In Cristo, coincidono verità e carità. Nella misura in cui ci avviciniamo a Cristo, anche nella nostra vita, verità e carità si fondono. La carità senza verità sarebbe cieca; la verità senza carità sarebbe come «un cembalo che tintinna» (1Cor 13,1)".

    E’ proprio dall’unione, vorrei dire dalla sinfonia, dalla perfetta armonia di verità e carità, che emana l’autentica bellezza, capace di suscitare ammirazione, meraviglia e gioia vera nel cuore degli uomini. Il mondo in cui viviamo ha bisogno che la verità risplenda e non sia offuscata dalla menzogna o dalla banalità; ha bisogno che la carità infiammi e non sia sopraffatta dall’orgoglio e dall’egoismo. Abbiamo bisogno che la bellezza della verità e della carità colpisca l’intimo del nostro cuore e lo renda più umano. Cari amici, vorrei rinnovare a voi e a tutti gli artisti un amichevole e appassionato appello: non scindete mai la creatività artistica dalla verità e dalla carità, non cercate mai la bellezza lontano dalla verità e dalla carità, ma con la ricchezza della vostra genialità, del vostro slancio creativo, siate sempre, con coraggio, cercatori della verità e testimoni della carità; fate risplendere la verità nelle vostre opere e fate in modo che la loro bellezza susciti nello sguardo e nel cuore di chi le ammira il desiderio e il bisogno di rendere bella e vera l’esistenza, ogni esistenza, arricchendola di quel tesoro che non viene mai meno, che fa della vita un capolavoro e di ogni uomo uno straordinario artista: la carità, l’amore. Lo Spirito Santo, artefice di ogni bellezza che è nel mondo, vi illumini sempre e vi guidi verso la Bellezza ultima e definitiva, quella che scalda la nostra mente e il nostro cuore e che attendiamo di poter contemplare un giorno in tutto il suo splendore.

    Ancora una volta, grazie per la vostra amicizia, per la vostra presenza e perché portate nel mondo un raggio di questa Bellezza, che è Dio. Di vero cuore imparto a tutti voi, ai vostri cari e all’intero mondo dell’arte la mia Benedizione Apostolica.

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  10. 10

    Rotari, Langobardoru

    Consequenziale a quanto sopra riportato da Kamella (turca e cristiana ortodossa, ma fervida ammiratrice del regnante Papa e appassionata alle sorti della nostra cultura europea) mi è gradito segnalare questa intervista che richiama alla mia mente le mie terre d'origine. Da http://www.avvenire.it

    «I capolavori di Liszt? Sono merito della fede»

    Difficile trovare un autore come Franz Liszt capace di dividere il pubblico e critica. Lisztomaniaci e Lisztofobiaci. Ieri come oggi, a 200 anni dalla nascita del pianista e compositore ungherese, avvenuta il 22 ottobre 1811. Funambolo della tastiera ma compositore confuso o geniale anticipatore del Novecento? «Ridotto in questi termini non capiremo mai davvero Liszt». A dirlo è il pianista napoletano Michele Campanella (1947), che alla musica lisztiana ha dedicato la carriera. E che per questo bicentenario ha riversato la lunga esperienza di interprete nel volume Il mio Liszt (Bompiani, 272 pagine, euro 11). «Se non si considera il percorso nella sua lunghezza e nella sua tortuosità, il senso generale sfugge: un senso che va cercato nella conquista della fede».

    Perché il musicista, osannato come una rockstar, fama (meritata) di gran viveur, ritiratosi dai concerti a 36 anni per dedicarsi alla composizione, nel 1865 scioccò il mondo prendendo i voti minori e diventando l’abbé Liszt. «Nella sua musica si assiste a un percorso parallelo: da brani spettacolari ma un po’ epidermici si giunge a pezzi sempre più ascetici». Ferruccio Busoni parlò di una «metamorfosi da demonio ad angelo».

    Quale fu la percezione nei contemporanei della svolta religiosa?

    Ne fu messa in dubbio, e così è ancora oggi, la genuinità. Le cronache mondane la considerarono come un colpo di teatro, una maschera. Per lo stesso Liszt in effetti la tonaca era quasi un oggetto di vanto. Io però parto dalla musica e non dalla biografia. Difficile pensare che la quantità impressionante della sua musica religiosa sia stata solo una presa di posizione volontaria. E infatti, alla prova dello studio, è musica che "funziona" proprio dal punto di vista del contenuto.

    Il legame tra musica e spiritualità in quegli anni non era insolito…

    Ma la distanza con gli altri è enorme. Anche nei migliori, penso ad esempio a Wagner o Frank, è una religiosità venata di sentimentale. Liszt è un’altra faccenda. La Via Crucis per coro e pianoforte manifesta un autentico desiderio di redenzione innanzitutto come uomo e quindi come musicista. Isole di candore e purezza emergono nella sua musica con sempre maggiore frequenza fino a quando Liszt riesce un certo punto a liberarsi dal sentimentalismo romantico per giungere a una forma e a una scrittura decisamente spirituali, in cui il virtuosismo viene sempre meno. E non importa che il titolo sia Sancta Dorothea o I cipressi di Villa d’Este: quello che conta è l’essenza.

    Oggi com’è accolta la sua musica religiosa, specie quella vocale e orchestrale?

    Sono perplesso. Tra i grandi direttori non registro interesse a dedicare tempo e passione a questi brani. La musica religiosa di Liszt ha un linguaggio estremamente personale e arduo. E forse quello che disturba in lui è anche la sua fiducia, la sua fede, la sua positività. La sua è un’utopia della musica che necessita di un manipolo di disperati che la affrontino quasi come una missione. Un manipolo che però potrebbe non arrivare mai.

    Un ideale percorso tra queste pagine?

    Invito ad ascoltare la coda della Faust-Symphonie e il Magnificat che chiude la Dante-Symphonie, dove i fatti musicali vengono trasfigurati in fatti spirituali. Più che gli oratori come il Christus, forse troppo vasti, ascolterei invece le Messe. Per quanto riguarda il pianoforte certamente le due Leggende francescane e il terzo ciclo delle Années de Pèlerinage. Celata al cuore di Giochi d’acqua a Villa d’Este c’è una citazione di san Giovanni: un pezzo che per molti è un gioco pianistico è invece un percorso inziatico. E i molti brani dell’ultima produzione che si collocano sulla soglia del silenzio. Il vero Liszt è quello della contemplazione mistica e serena. Se si ammette la sincerità della svolta, allora è quello il suo più autentico ritratto.

    Cosa l’ha convinta a dedicare tutta la vita a Liszt?

    Riconosco in me, fatte le debite proporzioni, un temperamento affine e lo stesso desiderio spirituale. È una cosa che ho capito col tempo. Incontrai Liszt la prima volta a 14 anni. All’epoca mi colpì la sua carica vitale esplosiva. Si sa, i sogni di un adolescente sono di gloria. Allora ho visto nella sua musica gli eroi. Ora vi riconosco i santi.

    Alessandro Beltrami per http://www.avvenire.it

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  11. 11

    Gabriel

    Siamo piccoli e fragili. Ecco la riflessione odierna del cardinal Ravasi sul Mattutino di oggi da http://www.avvenire.it

    UNA CHIUSURA LAMPO

    "La vita: uno squarcio di luce che la morte, come una chiusura lampo, fulmineamente richiude".

    Non è per turbare la festa dell'estate, delle vacanze in corso o imminenti, ma è importante ogni tanto riflettere sulla vita e sul suo significato profondo. Un pensatore che talora abbiamo ospitato in questa nostra rubrica, il moralista francese del Seicento, La Bruyère, nei suoi "Caratteri" osservava: «Per l'uomo ci sono solo tre avvenimenti: nascere, vivere, morire. Non si accorge di nascere, soffre a morire e si dimentica di vivere». È facile dimenticarsi di vivere perché la vita è fulminea, nonostante l'apparente lentezza del suo scorrere e la distesa degli anni. È quello che ci ricorda un originale scrittore siciliano, Gesualdo Bufalino (1920-1996), nei suoi Pensieri a perdere. Brillante è l'immagine della «chiusura lampo»: con una mossa rapida la si apre e la si chiude. Ad aprirla, nella metafora della vita, è la nascita che ci depone nella luce del sole. A chiuderla con uno scatto repentino è la morte. In quel lungo istante che è l'esistenza si cela tutta la nostra storia. Non c'è, quindi, tempo per divagare e disperdersi in cose secondarie: anche se i giorni, i mesi e gli anni sembrano tanti e lenti a scorrere, in realtà sono veloci e repentini e alla fine ci si ritrova a mani vuote. Forse ci sono rimasti in mente dal liceo i versi di Petrarca: «La vita fugge e non s'arresta un'ora / e la morte vien dietro a gran giornate». Raccogliamo, allora, più che possiamo l'irradiarsi di quella luce: «Chi fa la verità – diceva Gesù – viene verso la luce e così appare chiaramente che le sue opere sono fatte in Dio- Non sono forse dodici le ore del giorno? Se uno cammina di giorno, non inciampa, perché vede la luce-» (Giovanni 3,21; 11,9).

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  12. 12

    Karl Heinz Treetball

    Al termine del pranzo offerto al Santo Padre dai Membri del Collegio Cardinalizio nella ricorrenza del 60° anniversario della Sua Ordinazione sacerdotale, il Santo Padre ringraziando per un'offerta ricevuta, ha pronunciato un breve discorso: "Quest'ora è un'ora di gratitudine per la guida del Signore, per tutto quello che mi ha donato e perdonato in questi anni, ma anche un momento di memoria. Nel 1951 il mondo era totalmente diverso: non c'era televisione, non c'era internet, non c'era computer, non c'era cellulare. Sembra realmente un mondo preistorico quello dal quale noi veniamo; e, soprattutto, le nostre città erano distrutte, l'economia distrutta, una grande povertà materiale e spirituale, ma anche una forte energia e volontà di ricostruire questo Paese e di rinnovare, nella Comunità europea soprattutto, sul fondamento della nostra fede".

    "È venuto poi il momento del Concilio Vaticano II dove tutte queste speranze che avevamo avuto sembravano realizzarsi; per il momento della rivoluzione culturale nel Sessantotto, anni difficili in cui la barca del Signore sembrava piena di acqua, quasi nel momento di affondare; e tuttavia il Signore che sembrava, al momento, dormire era presente e ci ha guidati avanti. Erano gli anni in cui ho lavorato accanto al Beato Papa Giovanni Paolo II: indimenticabili! E poi infine l'ora totalmente inaspettata del 19 aprile del 2005, quando il Signore mi ha chiamato a un nuovo impegno e, solo in fiducia alla sua forza, lasciandomi a lui, potei dire il 'sì' di questo momento".

    "In questi sessant'anni quasi tutto è cambiato, ma è rimasta la fedeltà del Signore" – ha concluso il Pontefice – "Lui è lo stesso ieri, oggi e sempre: e questa è la nostra certezza, che ci dà la strada al futuro. Il momento della memoria, il momento della gratitudine è anche il momento della speranza: 'In te Domine speravi, non confundar in aeternum'".

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  13. 13

    renato

    Il rapporto d'amore fra il Padre e il Figlio, fonte di umile conoscenza d'amore, richiama gliattuali rapporti familiari fra genitori e figli: Sua Eminenza Ravasi così nota nel Mattutino di oggi su http://www.avvenire.it

    Padri e figli

    "All'inizio i figli amano i genitori. Dopo un po' li giudicano. Alla fine raramente, o quasi mai, li perdonano".

    Forse hanno ragione quelli che la considerano la grande malata del nostro tempo. Io aggiungerei anche «la disprezzata», tant'è vero che così poco si fa per essa, a partire dal livello politico. Sto parlando della famiglia. Certo, i segni della crisi sono evidenti, le ferite che mostra sono talora impressionanti: pensiamo solo alle violenze che si consumano nel chiuso delle pareti domestiche. Oppure ci si può riferire al simbolo delle porte blindate che isolano, rinchiudendo egoisticamente splendori e miserie, gioie e tragedie. Purtroppo ha qualche traccia di verità l'eccessiva definizione che lo scrittore francese André Gide aveva dato nei suoi "Nutrimenti terrestri" (1897) della famiglia: «focolari chiusi, porte sprangate, possessi gelosi di felicità». Oggi proponiamo un'altra notissima rappresentazione della famiglia: è anch'essa eccessiva, ma custodisce la sua anima di verità. A formularla è quello spirito mordace e provocatorio che è stato lo scrittore inglese Oscar Wilde (1854-1900). Le tre tappe effettivamente si compiono nella vita di molti: il ragazzo che si fida, ama e ammira i suoi genitori; il giovane che li giudica scoprendo le loro ipocrisie e, infine, l'adulto che ha una sorta di rivalsa contro di loro, accusandoli di non averlo attrezzato a vivere. C'è indubbiamente del vero in tutto questo e i genitori, spesso disinteressati o distratti nei confronti dei loro figli, riflettano su queste parole. Un po' brutalmente il nostro Giuseppe Giusti scriveva che «i figli non basta farli, v'è la seccaggine dell'educarli!». Ma c'è il rovescio della medaglia che riguarda i figli e le loro colpe. E questo è tutto un altro capitolo.

    Ecco cosa può significare volgere gli occhi, la mente e il cuore al Cielo.

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  14. 14

    gargantua

    IL PAPA ALL'ANGELUS: «ABBANDONATE L'ARROGANZA E LA VIOLENZA»

    La sindrome del successo ad ogni costo (e la vergogna dello sconfitto), di FERDINANDO CAMONper il quotidiano Avvenire.

    Leggiamo le parole: «Bisogna abbandonare la via dell'arroganza e della violenza, utilizzata per procurarsi posizioni di sempre maggior potere, per assicurarsi il successo a ogni costo». E, poi, leggiamo le notizie che, sui giornali, hanno a che fare con la carriera,. il successo, la vittoria in tutti i campi, professionale, economico, politico, perfino sportivo. Quelle parole e queste notizie sono diametralmente opposte. Quelle parole le ha pronunciate il Papa nell'Angelus di domenica scorsa, alla folla di Piazza San Pietro. E le notizie vengono dalla cronaca di tutti i giorni, a partire da quando abbiamo memoria. Il concetto del successo come violenza è insito nella storia "borghese". Balzac lo esprimeva con una frase fulminea: «A monte di ogni fortuna c'è un delitto». Che significa: se non sei pronto a eliminare il tuo avversario, non vincerai. Ma forse il concetto non è proprio cosi rozzo. Non tutti siamo pronti a commettere un delitto per il successo. Non reggiamo il delitto, perché non reggiamo la visione dell'avversario ucciso. Ma poniamo che la visione non ci sia. Poniamo che l'avversario, soccomba, per il nostro successo, senza che noi lo vediamo. A monte della nostra fortuna starebbe comunque un delitto, anche se noi non lo sappiamo, perché non vogliamo saperlo. Balzac lo dice con più raffinatezza. Dice: «Poniamo che tu possa avere una grande fortuna, a patto che accetti che muoia un cinese, che tu non hai mai visto e non vedrai mai: cosa fai?». «Ci penso – risponde l'interrogato – certo che quel cinese non sta molto bene». Vengono in mente le ricchezze accumulate producendo sostanze senza controlli, ì rifiuti tossici o radioattivi, le bancarotte fraudolente, lo sfruttamento in nero, la cacciata dei bisognosi. Le vittorie col doping, le gare truccate, le sentenze comprate… Le vittorie politiche in alleanza con le mafie, in tutto il mondo. Le guerre a scopo di lucro, che sono il più perfetto baratto di vite altrui con la ricchezza propria. Le parole che invitano ad abbandonare l'arroganza e la violenza per procurarsi posizioni di potere sono indirizzate agli uomini, ma valgono anche per i popoli. Certo progresso, lo sappiamo, è basato sulla sopraffazione, e nell'educazione dei nostri figli troppi di noi stanno attenti che ci sia una buona dose di aggressività, termine che ha acquistato, e mantiene, una valenza positiva. Una volta si diceva "motivazione", ma poi s'è scoperto che la motivazione è troppo poco. Nelle cronache sportive, sulla squadra che perde si scarica spesso la condanna dell'allenatore, che l'accusa di non aver mostrato sufficiente "cattiveria". Parola che sta acquistando un significato positivo nel nostro sport, perché è sinonimo di vittoria, e la vittoria è indice di buon comportamento. I genitori, quando vanno a sentire come vanno i figli a scuola, non voglion sapere se imparano, ma se saranno promossi. Anche tanti genitori immigrati: la prima cosa che imparano, integrandosi, è che i figli devono competere con i compagni, salire alla pari, o più in alto. La pratica delle tangenti viene anch'essa dalla convinzione che il successo sia figlio della violenza, perché una tangente è una violenza: con la tangente tu uccidi il merito e i meritevoli, e poi ti ritieni più meritevole di loro, perché hai vinto. Siamo arrivati al punto che i figli delle famiglie che s'arricchiscono illecitamente (poniamo, con l'evasione, che è anch'essa una forma di violenza) sono fieri delle loro famiglie, perché si sentono amati. Un padre che evade "le inventa tutte" per il bene dei figli, questa finisce per essere la sensazione dei figli. In fondo, anche la raccomandazione è una violenza, perché il raccomandato prevale per vie che non tengono conto del merito, e a volte lo contrastano: è uno che arriva al traguardo imboccando una scorciatoia. Gli danno la vittoria. È orgoglioso. Dietro di lui, lo sconfitto si vergogna. Eppure «bisogna abbandonare la via dell'arroganza e della violenza». E si può farlo.

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  15. 15

    dalla Città d

    MESSAGGIO GIORNATA MONDIALE DEL TURISMO

    CITTA' DEL VATICANO, 6 LUG. 2011. Questa mattina è stato reso pubblico il Messaggio del Pontificio Consiglio della Pastorale per i Migranti e gli Itineranti in occasione della Giornata Mondiale del Turismo, che si celebra come di consueto il 27 settembre, sul tema, quest'anno: "Turismo e avvicinamento delle cultura".

    Di seguito riportiamo estratti del Messaggio, che è stato pubblicato in inglese, francese, italiano, spagnolo e portoghese.

    "Il tema di quest'anno, 'Turismo e avvicinamento delle culture', intende sottolineare l'importanza dei viaggi nell'incontro fra le diverse culture del mondo, specialmente in questi tempi in cui più di novecento milioni di persone compiono viaggi internazionali, agevolati dai moderni mezzi di comunicazione e dalla riduzione dei costi".

    "'Occorre fare in modo che le persone accettino non soltanto l'esistenza della cultura dell'altro – come afferma Benedetto XVI -, ma desiderino anche riceverne un arricchimento', accogliendo ciò che questa ha di buono, di vero e di bello".

    "Per dialogare, tuttavia, la prima condizione è di saper ascoltare, di voler essere interpellati dall'altro, di voler scoprire il messaggio che si cela in ciascun monumento, in ogni manifestazione culturale, su una base di rispetto, senza pregiudizi né esclusioni, evitando letture superficiali o parziali. Così, è tanto importante 'saper accogliere' come 'saper viaggiare'".

    "È immenso il patrimonio culturale che nasce dall'esperienza della fede, dall'incontro fra la cultura e il Vangelo, frutto del profondo vissuto religioso della comunità cristiana. Certamente, queste opere d'arte e di memoria storica hanno un enorme potenziale di evangelizzazione, in quanto si inseriscono nella via pulchritudinis, il cammino della bellezza, che 'è un percorso privilegiato e affascinante per avvicinarsi al Mistero di Dio'".

    "Obiettivo prioritario della nostra pastorale del turismo deve essere quello di mostrare il vero significato di tutto il retaggio culturale, nato nel calore della fede e per la gloria di Dio. (…) È quindi importante che presentiamo questo patrimonio nella sua autenticità, mostrandolo nella sua vera natura religiosa, inserendolo nel contesto liturgico in cui nacque e per cui nacque".

    Poiché siamo coscienti che la Chiesa 'esiste per evangelizzare', dobbiamo domandarci costantemente: come accogliere le persone nei luoghi sacri in modo che ciò le aiuti a conoscere e amare di più il Signore? Come facilitare un incontro fra Dio e ciascuna persona che giunge lì? Per prima cosa bisogna sottolineare l'importanza di un'accoglienza adeguata, (…) che si manifesta in diversi elementi: dai più semplici dettagli fino alla disponibilità personale all'ascolto, passando per l'accompagnamento nel tempo della loro presenza".

    "A tale riguardo, e con l'obiettivo di favorire il dialogo interculturale e porre il nostro patrimonio culturale al servizio dell'evangelizzazione, è conveniente adottare una serie di iniziative pastorali concrete. Esse devono integrarsi in un programma ampio di interpretazione che, insieme a un'informazione di tipo storico-culturale, mostri in forma chiara e accessibile l'originale e profondo significato religioso di tali manifestazioni culturali, utilizzando risorse moderne e attraenti e approfittando delle risorse personali e tecnologiche a disposizione".

    "Fra le proposte concrete c'è l'elaborazione di itinerari turistici che offrano la visita ai luoghi più importanti del patrimonio religioso-culturale della diocesi. Insieme a ciò, si deve favorire un ampio orario di apertura e disporre di una struttura di accoglienza adeguata. Su questa linea è importante la formazione spirituale e culturale delle guide turistiche, mentre si può studiare la possibilità di creare organizzazioni di guide cattoliche".

    "Non possiamo rassegnarci a concepire la visita turistica come una semplice pre-evangelizzazione, ma dobbiamo avvalercene come piattaforma per realizzare l'annuncio chiaro ed esplicito di Gesù Cristo".

    "Colgo questa occasione per annunciare ufficialmente la celebrazione del VII Congresso Mondiale di Pastorale del Turismo, che si terrà, se Dio vorrà, a Cancún (Messico), la settimana dal 23 al 27 aprile 2012".

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  16. 16

    aristarco.

    Mi sembra indubitabile che il problema della comunicazione, tanto sottilmente dibattuto in questo giornale d'opinione, sia decisivo anche per quanto concerne la trasmissione della Fede ai "piccoli". Se a essi, infatti, giunge una Parola già distorta o ideologicamente interpretata in partenza, sarà per loro ben difficile depositarla nel cuore e gustarla, traendone giovamento. Questa è una grave responsabilità dei "dotti e degli intelligenti", specie di coloro che divulgano il pensiero comune, i quali rischiano veramente, magari inconsapevolmente, di essere strumenti del male. Anche gli eventi, secondo me, come insegna la parabola del seminatore, andrebbero utilizzati in senso "buono", non chiudendoli in sè, quali semplici fatti, ma aprendoli a tutte le interpretazioni e a tutti gli aspetti possibili, artistici, culturali, sociali che siano. Giuli che ne dice?

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