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Giuseppe Allevi

Dottore Commercialista, Revisore dei Conti e pubblicista.
Partner Leaders (consulenza fiscale, aziendale e del lavoro)

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  1. 1

    Corriere della Sera

    Il «patto segreto» tra le due componenti, bergamasca e bresciana, l’illecita influenza sull’assemblea del 20 aprile 2013, i beni in leasing venduti sottocosto agli amici. L’inchiesta su Ubi Banca è chiusa. Stamattina gli indagati hanno ricevuto l’avviso di conclusione delle indagini (avviate nel 2014) da parte dei militari del nucleo speciale di polizia valutaria della Guardia di Finanza dopo alcuni esposti di Adusbef e di alcuni consiglieri di minoranza del Gruppo Ubi. Sono 39 (saliti rispetto alle 20 emersi un anno fa, nel frattempo due sono usciti dall’inchiesta) gli indagati, tra cui 28 persone, tra amministratori e dirigenti di allora.
    La novità è che è indagata anche la banca come persona giuridica. E per banca si intende l’ente precedente al «bancone», risultato della fusione del 12 ottobre 2015. In una nota, la Procura di Bergamo lo specifica: «La responsabilità amministrativa dell’ente si innesta sulle condotte di ostacolo alla vigilanza e illecita influenza sull’assemblea ed è riferita al periodo precedente la trasformazione in società per azioni». Secondo gli inquirenti, nella sostanza,la banca era priva di un modello organizzativo che consentisse di prevenire i (presunti) reati commessi dai suoi vertici. Sentita per una replica, la banca al momento non commenta.
    I filoni principali dell’inchiesta sono due. Il cuore riguarda «l’ostacolo all’esercizio delle funzioni delle autorità pubbliche di vigilanza» e «l’illecita influenza sull’assemblea» dell’aprile 2013. riguarda i patti parasociali, che sono leciti se comunicati alla Consob e alla Banca d’Italia.
    In questo caso, secondo la procura, non erano stati comunicati per manovrare le nomine degli organi societari, dei comitati interni e delle società controllate della banca. Rispetto all’assemblea (quella del 20 aprile 2013), secondo gli inquirenti, la Lista 1 guidata da Andrea Moltrasio aveva vinto, ricevendo il 61% dei 7.340 voti (su 13.559) da delegati per conto di soci non presenti, anche utilizzano il meccanismo delle deleghe in bianco e con firme a insaputa degli stessi. L’altro riguarda l’ipotesi di truffa e riciclaggio, per la cessione di beni di Ubi Leasing a prezzi di favore a persone vicine ai vertici bancari. Si aggiungono «l’inosservanza delle obbligazioni da parte di esponenti bancari», cioè il conflitto di interessi, e illeciti tributari, come la dichiarazione fraudolenta, l’emissione di fatture inesistenti e la sottrazione all’accertamento o al pagamento di accise.
    Di seguito la lista degli indagati (con le cariche al momento dell’indagine) già emersi:
    Primo filone
    •Emilio Zanetti, ex presidente del consiglio di gestione di Ubi ed ex presidente di Amici di Ubi banca
    •Andrea Moltrasio, presidente del consiglio di sorveglianza di Ubi
    •Mario Cera, vicepresidente vicario
    •Franco Polotti, presidente del consiglio di gestione di Ubi
    •Giovanni Bazoli, presidente del consiglio direttivo dell’Associazione banca lombarda e piemontese
    •Victor Massiah, consigliere delegato di gestione di Ubi
    •Italo Lucchini, componente del consiglio di sorveglianza di Ubi e del cda di Italcementi (per operazioni in conflitto di interesse con il gruppo)
    •Antonella Bardoni, presidente Confiab Bergamo
    •Giuseppe Sciarrotta, responsabile servizio soci Ubi
    •Guido Marchesi, consulente servizio soci Ubi
    •Marco Mandelli, direttore generale della Popolare Commercio e Industria
    •Rossano Breno, ex presidente Compagnia delle Opere
    Secondo filone
    •Silvia Lucchini, figlia di Italo, amministratore di Tuscany Charter
    •Giampietro Pesenti, presidente di Italcementi
    •Giampiero Bertoli, ex amministratore delegato Ubi Leasing
    •Guido Cominotti, ex responsabile recupero e vendita beni Ubi Leasing
    •Alessandro Maggi, vice direttore generale vicario Ubi Leasing

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