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4 Comments

  1. 1

    Giovanni

    Nel leggere quest’articolo, mi sono chiesto quanti si trovino in queste situazioni. Molti, visti e conosciuti personalmente tra società interinali e C.p.I, ex collocamento per i meno avvezzi; e lo dicono i numeri, mensilmente aggiornati, di coloro che rimangono senza lavoro. Ma quanti, pur vivendo queste situazioni, si fanno sentire? E anche coloro che riescono a trovare qualche lavoro, quelli, per esempio e ormai rari, dell’art. 16 dagli enti pubblici, che spesso si sottopongono a lavori stressanti e poco gratificanti ai quali, soprattutto tante donne, non possono rinunciare. Ma tutto questo perché? Negli ultimi anni, come sempre succede in periodi di crisi, la domanda di lavoro ha nettamente superato quella dell’offerta: e allora cosa succede? Che la Fiat comincia a fare i suoi contratti a cui o accetti o ti dicono che sono costretti !!!! a chiudere, e rimani a spasso. Questo sta facendo scuola: le aziende che offrono lavoro possono fare una larga selezione di candidati finché non trovano quello “perfetto” per loro, cosi mi han detto, mentre qualche anno fa, quando la situazione era opposta, avevano meno pretese e badavano più alla sostanza. Oggi ti chiedono laurea, ovviamente con esperienza, lingue, conoscenze informatiche “of course”, specifiche, etc.. Gli enti pubblici, piuttosto di fare concorsi, attingono personale dai C.p.I., ben sapendo che chi è li, ebbene sì, siamo in Italia, è all’ultima spiaggia nella ricerca di lavoro: Allora propongono lavori generici dove è richiesta soprattutto una grande disponibilità ad attività spesso frenetiche, alle quali molti giovani concorsuali alle prime armi rinunciano perché poco riescono a sopportarle. Noi abbiamo bisogno di lavorare, lo facciamo a testa alta, ma la dignità non deve essere calpestata dall’arroganza con la quale spesso si è trattati. ..“Non cedete a dei bruti uomini che vi disprezzano e vi sfruttano, che vi dicono come vivere, cosa fare, cosa dire, cosa pensare, che vi irreggimentano, vi condizionano, vi trattano come bestie”.. diceva Chaplin ne “Il Grande Dittatore” … “Voi non siete macchine, voi non siete bestie, siete uomini …Non difendete la schiavitù, ma la libertà! Ricordate nel Vangelo di S. Luca è scritto – “Il Regno di Dio è nel cuore dell' uomo” – non di un solo uomo o di un gruppo di uomini, ma di tutti gli uomini. Voi, il popolo, avete la forza di creare la macchina, la forza di creare la felicità, avete la forza di fare che la vita sia bella e libera, di fare di questa vita una splendida avventura. Quindi in nome della democrazia uniamo questa forza, uniamoci tutti! Combattiamo per un mondo nuovo che sia migliore, che dia a tutti gli uomini lavoro, ai giovani un futuro, ai vecchi la sicurezza. Promettendovi queste cose dei bruti sono andati al potere, mentivano! Non hanno mantenuto quelle promesse e mai lo faranno! I dittatori forse sono liberi? Per questo rendono schiavi i popoli. Allora combattiamo per mantenere quelle promesse, combattiamo per liberare il mondo, eliminando confini e barriere, eliminando l'avidità, l'odio e l'intolleranza. Combattiamo per un mondo ragionevole, un mondo in cui la scienza e il progresso diano a tutti gli uomini il benessere. …nel nome della democrazia siate tutti uniti!" Ecco chiediamo ai politicanti “tutti” meno sprechi e più impegni e opportunità per tutti.

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  2. 2

    Aristide

    A – Questo articolo qui sopra, sulla ricerca del lavoro che non c’è, va esattamente nella direzione del giornalismo d’inchiesta, da noi ripetutamente auspicata (si veda, per esempio: http://www.bergamo.info/attualita/giorgio-gandola….
    B – La cosa sbalorditiva è che l’autore di questo articolo è lo stesso di quell’altro (‘Ascolta il tuo respiro…’, nella sez. “Cultura”) che per genere, impostazione culturale e taglio informativo è tutto il suo contrario. Ovviamente, «i gruppi di amici che praticano il Dharma, la Consapevolezza, la Compassione, la Via indicata dal Buddha 2600 anni fa» perseguono questa via senza fini di lucro: ci mancherebbe altro! Ma allora perché l’articolo era blindato, cioè non erano possibili i commenti? Si vedano nella sezione “Enogastronomia” di questo sito, le considerazioni a proposito del confine incerto tra informazione giornalistica e informazione pubblicitaria: http://www.bergamo.info/enogastronomia/swiss-diamond-lug... .

    Dunque c’è contraddizione tra A e B? A nostro parere sì, e non perché – come sarebbe troppo facile affermare – l’attenzione per i fenomeni sociali sia in contraddizione con quella per le manifestazioni di spiritualità. Osserviamo che l’articolo A informa, presenta dati, interviste, punti di vista: è un articolo aperto. L’articolo B invece (‘Ascolta il tuo respiro…’) è una sorta di ‘suasoria’, un discorso inteso a persuaderci che faremmo bene, ma molto bene, a incamminarci per il “Nobile ottuplice sentiero”, a cimentarci negli “Addestramenti alla consapevolezza”. Inoltre l’articolo è blindato sia internamente, sia esternamente: a) internamente, perché non si accenna minimamente a impostazioni culturali successive all’insegnamento del Buddha, che parimenti non sono «religione, ma una sistema di vita […] dove non sono chieste adesioni a dogmi, né atti di fede, né attaccamenti, nemmeno agli insegnamenti del “maestro”». Se così stanno le cose, perché non ricordare, per esempio il ‘Discorso sul metodo’ di Cartesio? O il metodo conoscitivo proposto da Francesco Bacone? L’articolo B è inoltre blindato esternamente, perché – come abbiamo visto – non è possibile replicare, esprimere dubbi o punti di vista difformi.

    In ogni caso, il fatto che ci sia contraddizione tra l’articolo A (sulla ricerca del lavoro) e l’articolo B (sulla ricerca dell’equilibrio interiore al Plum Village o nei Gruppi di pratica a Bergamo e Val Gandino) non ci esime dal plaudere all’articolo A.

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  3. 3

    giuseppe purcaro

    caro aristide, abbiamo "sblindato" l'articolo sui "buddhisti"… ora puoi commentare.

    Era solo un errore tecnico… prossima volta, meno dietrologia…

    Un suggerimento: "dire sempe la propria a tutti i costi " non è sempre salutare. Impariamo anche a "lasciar andare", ad "accogliere quello che c'è per come è", a non perdersi in speculazioni mentali.

    Un loto!

    ps: giovedì 9 giugno ore 18.45 le porte del sangha sono aperte anche per te.

    G. P.

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  4. 4

    Aristide

    «Un loto!»: è un’espressione beneaugurante, immagino. Grazie. Rivedendo una vecchia cassetta di Maigret, interpretato da Gino Cervi, sentivo di recente quest’espressione: «Tante cose!». Saranno vent’anni che queste due parole, così unite con significato augurale, non risuonava più nelle mie orecchie. Sono appassionato delle peculiarità espressive della lingua italiana: mettendo insieme “un loto” (espressione nuova, per me) e “tante cose” (un’espressione che avrò sentito da ragazzo, assistendo al commiato di due signori con le dita ingiallite per la nicotina, come ancora usava), potrebbe venir fuori: «Tanti loti!».

    Quanto al “lasciar andare”, sono abbastanza d’accordo. In particolare, sono favorevole al principio d’indeterminazione: un postulato della fisica e una regola di saggezza per la vita. Per dirla tutta, non mi piacciono le persone “determinate”: siano essi i piccoli mostri della De Filippi, assessori assatanati di visibilità, politici rampanti, piccoli e crudelissimi manager in carriera ecc. Però è anche vero che sono portato naturalmente al dubbio e quella storia di Socrate che voleva essere un tafàno per la cittadinanza mi ha sempre appassionato. Naturalmente, ‘si parva licet…’

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