
L’arte del merletto deriva da quella del ricamo la cui origine si perde nella notte dei tempi: nell’antichità era l’Egitto il paese dove venivano prodotti per tutto il Mediterraneo i tessuti, specialmente di lino.
Anche in Mesopotamia venivano prodotte ricche ed eleganti vesti ricamate nonché tappeti e drappi per abbellire templi e palazzi mentre nel Vecchio Testamento e nella tradizione ebraica sono stati rinvenuti molti riferimenti a questa finissima arte. Addirittura Omero ne cita dei riferimenti nei suoi poemi.
I commercianti fenici, dal canto loro, provvidero a diffondere i prodotti e tecniche fino in Inghilterra!
Tale diffusione e sfarzo non poteva non arrivare nei sontuosi palazzi dell’antica Roma, i cui Cesari facevano ampio uso di vesti ricamate e lussuose. Da Roma, con la caduta dell’Impero Romano d’Occidente, il ricamo si sposta a Bisanzio e di li si combina con gli elementi del Medio e dell’Estremo Oriente, fino a diventare una vera arte, ritornando poi nel medioevo, grazie agli scambi commerciali, in Occidente per decorare, inizialmente, paramenti sacri e tovaglie d’altare.
In Italia, quest’arte, approda con i Saraceni in Sicilia intorno all’anno mille che avviarono le prime officine di tessitura (Thiarz) e di ricamo (Rakam). Intorno al XIII secolo, il ricamo, raggiunge l’apice del suo sviluppo e perfezione in tutta Europa, sviluppato nelle maggiori corti proprio dalle prime maestranze arabo-sicule.
Nel tardo medioevo si assiste ad una nuova evoluzione che vede il ricamo nelle botteghe, prendendo forma una stretta collaborazione tra pittori ed artigiani con una produzione nel Rinascimento di opere di estrema bellezza.
Dal ricamo al merletto, che nasce proprio in Italia alla fine del 400 per ragioni funzionali non meno che estetiche, il passo è breve. Le passamanerie pesanti dei abiti delle nobildonne con decorazioni colorate o d’oro e d’argento e di stampo medioevale venivano gradatamente sostituite con qualche cosa di più leggero e soprattutto di lavabile. Ecco apparire quindi un semplice filo bianco la “terneta” che significa da tre, che si aggiunge al tessuto: la trina cioè un passamano intrecciato tre volte.
Sebbene la parola merletto sia di origine veneziana e a Venezia sin dai lontani tempi le casalinghe riunite davanti alle porte di casa lavoravano il pizzo, in Lombardia e quindi nella Bergamasca, l’arte risale al 1300 quando nei conventi delle Benedettine e delle Umiliate, già religiose e ragazze lavoravano al tombolo.
Questa arte si diffuse dal capoluogo in tutta l’area nord lombarda compresa la Bergamasca, con quella tradizionale “Trina di Milano” già citata nel 500 dagli Statuti dei Passamontari di Parigi. Alla fine del 500 la lavorazione del pizzo, dalla città di Milano viene trasferita alle campagne circostanti a partire dai conventi delle suore.
Grazie ad Enrico VIII che nel 1516 autorizzò l’importazione di merletti in Inghilterra, lo sviluppo di questa particolare arte subisce un forte impulso: nel 1603, alla sua morte Elisabetta d’Inghilterra lasciò ben tremila abiti con ornamenti in merletto.
E’ questa l’epoca in cui il merletto diventa parte principale del costume e vestiario sia ecclesiastico che civile e ricchezza per la dote delle giovani, diventando di fatto una parte della produzione artistica al pari della pittura, scultura e quant’altro.
E’ alla fine del ‘700 che il merletto viene conquistato dall’industria, inizialmente in una sorta di lavoro in scala “esternalizzato” a merlettaie casalinghe da alcuni commercianti, ambulanti o merciai che anticipavano il filo e altri arnesi di lavoro e ricompensarono le stesse non con denaro ma con generi di prima necessità, come tessuti e commestibili.
La custodia dell’arte del merletto tradizionale, invece, avviene attraverso l’insegnamento delle suore.
Per la nascita delle prime scuole dobbiamo aspettare la metà dell‘800 dove, soprattutto nelle loro case, donne già esperte nella lavorazione dei merletti, insegnavano alle loro allieve solitamente bambine da quattro ai dodici anni.
La prima vera scuola nacque intorno al 1881. Ad inizio del ‘900 la scuola diventa Istituto professionale mentre si moltiplicano le scuole private per insegnare l’arte del merletto. Ma a causa delle guerre solo nel 1954 la scuola ottenne l’ ordine di scuola d’arte di secondo grado, cioe’ con corsi quinquennali.
Oggi, con una donna sempre piu’ impegnata nella carriera e nei lavori piu’ professionali e con l’industrializzazione e globalizzazione spinta dei processi delle lavorazioni manuali da parte delle manifatture, il merletto è rimasto soltanto nella passione innata di tutte le donne per quei lavori femminili che spesso vengono visti come passatempi ormai antiquati ma che, invece, sono percepiti come uno dei pochi tesori che restano da custodire e tramandare in un universo femminile al fine di mantenere una dimensione interiore ed una serenità derivante dall’amore per le piccole cose.
In una società dove tutto ci appare e ci giunge come già fatto, già finito e confezionato, la riscoperta della manualità ci regala una sensazione diversa, e la possibilità-opportunità di ammirare da vicino questi “capolavori” ci puo’ regalare momenti di rara bellezza e finezza.
A cura di Silvana Bonanni (silvana.bonanni@gmail.com )
Con studi classici ed umanistici, ha collaborato con diverse televisioni nella produzione e nella redazione di articoli di cultura. Da sempre estimatrice di arte ed eventi culturali, per l’organizzazione dei quali ha lavorato per qualche tempo, si diletta in lavori artistici di ricamo, d’intaglio e di merletto, esempio dei quali sono in fotografia dell’articolo.


















Com'è strana la nostra mente?! Magari voi vi dissocerete! Però, riguardando e soprattutto osservando attentamente la foto del prezioso ricamo di Silvana, la mia immaginazione ha ripercorso tanti anni addietro e attraverso le emozioni che scaturivano dalle immagini idealizzate dei libri dell'adolescenza mi sono per un istante ritrovato nel XIV secolo dove una donna di casa, la moglie del Ménagier, trasformava in un caldo ed accogliente rifugio la casa parigina (E.POWER, Vita nel Medioevo, Einaudi, 1966 110,136).
Nonostante l'incipiente Rinascimento, erano tempi bui, da post medioevo, non certo facili per gli uomini. Viene da chiedermi: "ma oggi si vive molto meglio…?" Mah non saprei proprio esserne certo: "brava Silvana".
Gentile Signora Speziale, mi rammarico molto per il tono del suo commento che lascia intravvedere un recondito desiderio di realizzazione sfumato in amara rinuncia per presunta difficoltà. Si definisce lavoratrice a tempo pieno, moglie e madre, tutte situazioni nobili che la qualificano, ma stento a credere che lei non abbia passioni e non mi riferisco a cure estetiche, shopping o amanti, ma dedizioni particolari che appena può, cerca di inserire nel suo quotidiano. Se ha trovato il tempo, al di fuori di tutte le sue impegnative mansioni, di leggere e riflettere su un articolo così lungo, perché si è sentita interessata, credo che ne sappia trovare anche per assecondare quello che ritiene essere un sentimento di gratificazione verso se stessa, senza ironia e sarcasmo. Volere è potere, ma lei è donna e questo lo sa già!
Le auguro infinita serenità …
Vorrei proprio capire dalla sapiente autrice di questo interessante articolo come possa fare una donna impegnata nel lavoro a tempo pieno e poi, magari, con una famiglia da accudire, a dilettarsi nella "curativa" arte del merletto!
Mi sembra proprio molto difficile…anzi chiedo a lei come pensa si possa fare…
Cara Silvana, solo per caso, navigando nel web, m'imbatto in questo tuo bell'articolo e scopro con meraviglia che sei anche artista e cultrice del merletto e del ricamo. Se sei brava in queste cose come lo sei in tutte le altre nelle quali ti cimenti nella vita, non credo esistano parole adeguate per elogiarti. Come tuo amico di adolescenza debbo ammettere che questa informazione su di te mi mancava. Mi congratulo vivamente! Sai che qui dalle mie parti ogni anno si svolge un'interessantissima mostra sul merletto? Nei prossimi anni potresti parteciparvi. Ti mando un link che potrebbe interessarti: http://www.finesettimana.it/scheda.asp?id_gestion…
Ciao!
Bene Claudio! La tua promessa ora e' nero su bianco, ed ogni promessa e' un debito.
Un bacio a voi.
Cara Gianna, anche a noi ci manchi molto! Tu e Gianni siete di una simpatia unica oltre che di una disponibilità oltre misura… vedrai che un giorno ti riportero' la tua amica più brava e simpatica di prima. Un bacione beneaugurante nell'attesa.
Sono la vicina di casa di Silvana, ma purtroppo di Roma, quindi vedo Silvana solo circa 2-3 volte l'anno.
Purtroppo mi manca molto, ma posso confermare la sua bravura non solo nel fare merletti, ma in ogni altro campo nel quale lei si applica.
Io spero sempre di riaverla qui con me, e per questo prego Claudio, che pure e' tanto simpatico e mi fa sbellicare dal ridere, di riportarmela qui al piu' presto possibile.
gianna
E' vero Claudio, a pensarci bene io apprezzerei molto di piu' una bella velina con un bel pizzo che una con le "solite" minigonne laminate e magliette "ristrette".
Cara Silvana, ho avuto modo di vedere le tue cose e sono veramente splendide! Ti faccio i miei complimenti per il tuo impegno a promuovere questi bellissimi lavori…spero che in futuro tu possa trovare anche il tempo per insegnarli a tutte quelle persone che oggi vorrebbero ma che non sanno dove andare. Un carissimo saluto, Graziella
Tali attività non si dovrebbero lasciar morire sopraffatte dalle macchine automatiche: una società che voglia non perdere quanto di prezioso in tanti anni di storia ha saputo accumulare dovrebbe valorizzare e favorire la trasmissione alle nuove generazioni di tali valori: "non solo veline con calze a rete" ma anche qualche "velina con abiti ricamati"…non sarebbe una bella idea?
Volentieri Ester, sarebbe un'esperienza nuova ed interessante, si può provare ad "esserci" anche così
Si scoprono tante cose nuove navigando … ma tu dove hai imparato quest'arte? Non è che daresti qualche lezione base, giusto per avere un idea. Io ho fatto solo qualche lavoro a punto croce ai tempi delle superiori …
Caro Giuseppe sei molto gentile nel considerare un eventuale acquisto dei miei merletti, quelli della foto sono di una mia collezione privata, visionabile presso la mia abitazione (non sto scherzando!) per altri da farsi se ne può eventualmente parlare…
saluti
silvi
Cara Silvana dove posso acquistare i tuoi merletti ? Grazie
Una storia interessantissima e dei lavori di ricamo stupendi. Complimenti!