Fra le Aziende di Credito e le Società Finanziarie italiane è stata, a suo tempo, costituita l’Associazione Bancaria Italiana. Questa ha sede a Roma, uffici anche a Milano ed ha per oggetto lo studio e la trattazione dei problemi tecnici ed economici del settore bancario e finanziario.
Possono fare parte dell’Associazione sia soci ordinari quali le Aziende italiane comunque costituite che esercitino il credito a breve e a medio lungo termine e sia soci corrispondenti quali le Aziende di Credito estere nelle quali vi sia una partecipazione italiana o che operino in Italia.
Tra le altre attività, l’A.B.I. si propone di:
- Esercitare e promuovere la tutela degli interessi collettivi delle Aziende aderenti o di singoli gruppi di esse, anche svolgendo attività di informazione e di consulenza;
- Collaborare con autorità, enti ed associazioni alla risoluzione di problemi riguardanti il settore creditizio;
- Compiere ed incoraggiare studi e pubblicazioni di economia, tecnica e diritto nel campo bancario, finanziario e tributario e raccogliere dati e notizie che possano interessare le attività delle associate;
- Promuovere e favorire accordi di interesse comune fra le aziende aderenti o fra esse ed altri enti economici e finanziari ed in genere agevolare la collaborazione interbancaria;
- Fare opera di propaganda per l’incremento del risparmio e la conoscenza dei problemi relativi.
Quanto sopra è svolto in stretta collaborazione con le Associazioni Bancarie degli altri paesi e per lo svolgimento dell’attività il Comitato Esecutivo puo’ nominare Commissioni tecniche delle quali fanno solitamente parte, in veste di Membri, esponenti ed esperti delle principali Aziende di Credito.
Laureato in Scienze dell’Economia e della Gestione Aziendale, svolge da molti anni attività di consulenza e di responsabilità in ambito bancario.
Ha scritto diversi testi riguardanti la responsabilità sociale d’impresa e la finanza nell’internazionalizzazione.


















Penso che l’assenza dei nomi da associare alle due foto qui sopra non sia casuale. È la tecnica dell’“oggetto misterioso”, utilizzata nella comunicazione pubblicitaria. Associata al meccanismo di ripetizione (riproponendo le stesse immagini, o con variazioni sul tema) crea un’aspettativa di conoscenza (idealmente, un’insoddisfazione per il fatto di non conoscere) che porta il consumatore dritto verso l’esca confezionata dal pubblicitario.
In quest’Italia slombata, decadente, dove non si fa più scienza ma si fa Bergamoscienza (presidente onorario: Piergiorgio Odifreddi, il matematico tuttologo), gli unici che fanno sul serio sono i pubblicitari. Per esempio, un pubblicitario fa uno spot per un certo tipo di mortadella, lo spot viene presentato in televisione per cinque giorni di seguito: poi però, ci si accorge che la vendita di mortadella nei supermercati non ha registrato l’incremento preventivato. Bene (anzi: male), lo spot viene immediatamente ritirato, inutile buttare soldi al vento per una pubblicità che non fa vendere. Ora io vi domando: dove troviamo una simile serietà, in altri settori produttivi? Nelle amministrazione pubblica? Nella scuola? Nel terziario? Forse che in questi settori le persone che sbagliano sono altrettanto sollecitamente punite, le strategie inefficaci sono altrettanto celermente messe da parte o prontamente revisionate? Non mi risulta. Chissà, forse alla Fiat di Marchionne adesso, e solo adesso (anche se poi, a leggere i giornali, sembra che i margini di produttività debbano essere ricuperati solo nella produzione dei beni materiali, in fabbrica. E il marketing? La logistica? L’assistenza ai clienti? Mah, saranno i soliti giornalisti che tracciano un quadro inattendibile…). La conclusione di questo ragionamento (disastrosa) è la seguente: l’unica cosa sicuramente seria che ci è rimasta in Italia è la pubblicità. Non mancano le persone serie, le aziende serie ecc., per fortuna. Ma queste persone serie, queste aziende serie ecc. sono tali soltanto per caso, non costituzionalmente. Per giunta, essendo serie, dànno fastidio. Molto fastidio.
Oddio, tornando alla tecnica dell’oggetto misterioso e al meccanismo di ripetizione, spero di non aver rovinato il gioco, in questo caso particolare. Non credo, al massimo l’avrò accelerato. Scrive Giuseppe Prezzolini in un libretto aureo, intitolato ‘L’arte del persuadere’ (prima edizione: 1907; rist. Liguori, Napoli 1991): «Le idee vincono più sul grosso pubblico (e perdono più col pubblico fine) a forza d’essere ripetute, che a forza d’essere dimostrate. […] Il ripetere macchinalmente una formula, e il fissare indefinitamente un oggetto lucente, sono ambedue processi di auto-ipnotismo molto usati nell’India». Ecco perché talvolta vediamo la stessa pubblicità replicata in più pagine dello stesso giornale, consecutivamente (di solito a fondo pagina, nelle pagine dispari): serve a creare quel meccanismo di fissazione finalizzato alla persuasione. La quale è a sua volta finalizzata al consumo di una merce, al voto di un certo tipo nell’urna elettorale ecc.
Fammi capire chi sono le due facce, quella dell'articolo e quella del commento!
Ottima segnalazione!