Necessita studiare un nuovo sistema economico dove si sappia coniugare, da un lato, il capitalismo ed il liberismo e, dall’altro lato, si sia in grado di contenere il consumismo e la disoccupazione. Questa terza via è possibile. Per realizzarla necessita che la politica rimetta al centro l’interesse della gente. L’è dura …
Tra le fonti da cui attingere degli input segnaliamo il Rapporto Prometeia dell’aprile 2010 sulle previsioni: http://www.prometeia.it/it-IT.aspx?LN=it-IT&idC=61642
A un anno dalla fase più acuta della crisi la ripresa dell’attività economica è senza dubbio avviata. In modo deciso per i paesi emergenti, coinvolti solo indirettamente nella crisi finanziaria e con operatori meno indebitati, in modo molto più incerto per i paesi a economie avanzate.
Nei paesi industrializzati, infatti, la ripresa della domanda interna sembra ancora fortemente dipendente dalle misure espansive di politica economica e gli indicatori qualitativi relativi ai primi mesi del 2010 presentano segni contrastanti, con grande incertezza sulle prospettive cicliche.
Dopo un buon recupero di attività nei primi due/tre trimestri di quest’anno a cavallo tra il 2010 e il 2011, l’attività economica potrebbe perdere parte del suo slancio sia per l’attenuarsi del ciclo di riaccumulo di scorte, sia per i primi cambiamenti di segno delle politiche monetarie. Prometeia prevede per il 2011 un lieve rallentamento della crescita per Stati Uniti e Giappone mentre l’Unione Europea continuerà ad accelerare. Il rischio di questa previsione potrebbe essere di sottostimare la crescita del 2010, ma probabilmente non quella del 2011.
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In prospettiva, i dilemmi delle politiche economiche
I problemi che le politiche economiche devono affrontare nel futuro sono più complessi, anche se meno drammatici, di quelli affrontati un anno e mezzo fa, quando l’economia mondiale stava cadendo nel baratro del collasso finanziario.
Nei paesi a economia matura, in particolare, le politiche fiscali devono sostenere una ripresa incerta e comunque lenta e contemporaneamente avviare politiche di bilancio che riducano i disavanzi pubblici di medio lungo periodo, ridistribuendo l’onere che è stato implicitamente posto a carico delle generazioni future. Lo scenario previsto da Prometeia nel Rapporto di Previsione presuppone l’avvio di una politica credibile di riduzione dei disavanzi e dei debiti pubblici di lungo periodo, senza “infierire” eccessivamente sul breve periodo.
Le politiche monetarie dei paesi avanzati devono invece ripristinare condizioni di normalità sui mercati della liquidità e dei titoli pubblici e tassi di interesse reale a breve almeno in prossimità dello zero, ma allo stesso tempo non devono rendere troppo oneroso il compito delle politiche di bilancio. Prometeia prevede che le politiche monetarie comincino a rimuovere alcune delle misure “non tradizionali” nel corso di quest’anno e avviino un lento ritorno alla normalità dei tassi di interesse solamente nei primi mesi del 2011.
Infine, i governi nel loro complesso devono garantire l’applicazione di regole più appropriate per la gestione dei mercati finanziari, per la capitalizzazione dei sistemi bancari, per l’attività di sorveglianza e nello stesso tempo non creare ulteriori e nuovi ostacoli al finanziamento delle imprese. Qualunque sia l’esito della lunga trattativa internazionale sulle nuove regole per i mercati finanziari e per i sistemi bancari, Prometeia prevede l’introduzione di maggiori controlli sugli scambi di prodotti derivati, come pure di limiti più stringenti sulla leva finanziaria nel settore bancario. Ciò dovrebbe consentire alle autorità monetarie di gestire un lento rialzo dei tassi di interesse con un po’ più di tranquillità rispetto a potenziali nuove bolle.
Italia: lo scenario di breve…
Sulla scia del ciclo mondiale anche l’economia italiana è tornata a crescere ma con un passo più lento e ancora incerto. Con l’esclusione della Spagna, l’Italia è stato l’unico paese nel quale il PIL è tornato a cadere alla fine dello scorso anno. In base agli ultimi dati disponibili, rispetto al punto di minimo del secondo trimestre del 2009, il PIL ha recuperato due decimi di punto e la produzione industriale 6.8 punti percentuali.
Il 2010 è comunque cominciato bene, con un rimbalzo di produzione industriale che, se in parte va a correggere la marcata flessione di dicembre, getta le basi per una robusta crescita del PIL nel primo trimestre. Ma già per il secondo trimestre, le informazioni congiunturali segnalano la possibilità di una battuta d’arresto: l’attività economica pur se avviata su un sentiero di crescita non è caratterizzata da un certo vigore. Prometeia prevede dunque che la ripresa del PIL proseguirà nei prossimi trimestri ma con un’intensità modesta e altalenante. Nella media dell’anno, la crescita si fermerà allo 0.8 per cento per consolidarsi l’anno prossimo, quando arriverà all’1 per cento.
Anche se non possono essere esclusi incidenti e battute d’arresto lungo il percorso della ripresa, il quesito cruciale oggi è su quanto tempo sarà necessario per recuperare le perdite subite durante la recessione in termini di prodotto, di reddito e di occupazione e, quindi, se e quali conseguenze rimarranno a condizionare permanentemente l’economia italiana.
…e le prospettive di medio termine. I costi della recessione…
Nei prossimi quattro anni il PIL dovrebbe tornare a crescere (1.3 per cento in media per anno) appena sotto la media degli anni 2000, con un contributo positivo del saldo estero, dopo 15 anni di contributi mediamente negativi, e una domanda interna che invece dovrebbe rimanere piuttosto debole.
Alla domanda interna continuerà a mancare un sostegno del settore pubblico derivante da politiche fiscali espansive: coerentemente agli impegni enunciati nei documenti programmatici, Prometeia prevede che la politica fiscale si avvierà verso un lento rientro dal disavanzo accumulato durante la recessione attraverso un aumento dell’avanzo primario che possa almeno compensare l’aggravio degli oneri per interessi.
La spesa delle famiglie riprenderà sui ritmi di espansione medi del passato, sostenuta da un incremento della propensione al consumo, mentre gli investimenti strumentali difficilmente troveranno slancio, condizionati da un’ampia capacità inutilizzata. Gli investimenti in costruzioni usciranno dalla recessione solo nel 2012 e rimarranno in stagnazione lungo tutto l’orizzonte di previsione, ad assorbire l’eccesso di capitale accumulato durante il lungo ciclo degli anni 2000.
… sul mercato del lavoro, specchio della crisi…
In questo scenario, il mercato del lavoro è lo specchio della crisi: per ora non si sono ancora manifestati tutti gli effetti della recessione in termini di contrazione di occupazione permanente e di disoccupazione. L’industria, in modo particolare, continuerà ancora a contrarre l’input di lavoro ma, soprattutto, difficilmente in futuro riassorbirà l’occupazione perduta. Il tasso di disoccupazione salirà fino all’11 per cento, tornando sui livelli massimi già visti negli ultimi 50 anni.
… e sul settore industriale.
In un contesto internazionale più competitivo, dalla crisi si uscirà con una disinflazione da costi, come fece la Germania negli anni 90?
Così come la recessione ha colpito prevalentemente il settore industriale, anche la ripresa sarà affidata alla sua reazione, condizionata (oltre che dal contesto esterno) dall’entità della ristrutturazione avvenuta negli anni 2000, dalle potenzialità di recupero di quote di mercato all’estero, dalla possibilità di recuperare produttività. Prometeia ritiene vi siano gli spazi per fa sì che la ristrutturazione avviata nelle sue molteplici forme negli anni 2000 riprenda all’uscita della recessione che però non potrà più avvenire, come allora, con un sacrificio tutto sommato modesto di occupazione: dovendo ripartire da un livello di produzione mediamente inferiore del 20 per cento rispetto al periodo pre-crisi, le imprese nei prossimi anni potranno recuperare competitività sui mercati solo facendo leva anche sui costi e, fra questi, anche sui costi del lavoro. E il contesto in cui si troveranno ad operare sarà sempre più competitivo: data la lenta crescita della domanda interna nei paesi avanzati e il numero di paesi che devono riaggiustare pesantemente i loro conti con l’estero, aumenterà il numero di imprese che si rivolgeranno ai mercati esteri.
Il costo del lavoro per unità di prodotto nel settore industriale, per la prima volta in quarant’anni dovrebbe rimanere fermo in valore assoluto per cinque anni, tra il 2010 e il 2014. Il contributo verrebbe non solo dalla produttività del lavoro, ma anche dalla dinamica delle retribuzioni, penalizzate dalla disoccupazione crescente. Nel 2014 le retribuzioni reali pro capite dovrebbero evidenziare per il ventesimo anno un trend di crescita inferiore all’uno per cento annuo.
Le attività ripartiranno ma con un minore impiego di manodopera e il settore industriale, così come in tutte le crisi precedenti, non recupererà la caduta di occupazione registrata durante la recessione. La moderazione salariale permetterà di mantenere, e in alcuni settori anche guadagnare, posizioni sui mercati internazionali, rafforzando la nostra industria. Il segno macroeconomico di questo rafforzamento sarà un contributo positivo che le esportazioni nette daranno al PIL dopo 15 anni di contributi mediamente negativi e in assenza di svalutazioni del tasso di cambio.
Dieci anni dopo, anche l’Italia potrebbe avviarsi sulla strada percorsa dalla Germania negli anni successivi all’unificazione: recupero di competitività attraverso una disinflazione dei costi interni. Anche se l’onere, nel breve termine, di questa operazione sarà pagato in termini di una minore crescita della domanda interna, al punto che nel 2014 saremo l’unico fra i grandi paesi europei a non aver recuperato i livelli di Pil pre-crisi.
Altra fonte utilissima d’informazione è il FMI: http://www.imf.org/external/index.htm


















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