I cambiamenti delle filiere produttive bergamasche

Pubblicato da Luca Allevi il 16 agosto 2010
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meccanicaLe filiere produttive bergamasche, le principali sono quelle della meccanica, della gomma-plastica e del tessile-abbigliamento, hanno sempre maggiori difficoltà: sulla base di rilevazioni statistiche infatti si è scoperto che l’azienda leader della filiera assumerà sempre maggiore peso e data la forte incertezza anche i rapporti tra le aziende tenderanno a divenire sempre più formalizzati.

 

 

IMPRESE: RETI E FILIERE

 

FondazionenordestA cura di Gianluca Toschi fondazione Nord Est

I rapporti tra le imprese inserite in reti e filiere e la loro evoluzione è stato analizzato in due fasi: nella prima si è cercato di ricostruire le tipologie di relazioni esistenti all’interno delle filiere, nella seconda è stato chiesto alle imprese che hanno partecipato alla rilevazione di indicare un’opinione circa l’evoluzione a breve di tali rapporti. Questa parte dell’indagine ha interessato solamente le imprese che si sono dichiarate “in filiera”, la numerosità delle risposte è quindi pari a 358 casi.  In una filiera possono instaurarsi diverse modalità di coordinamento tra imprese. Come chiave di lettura dei dati raccolti attraverso l’Italia delle imprese 2010 si è scelto di utilizzare lo schema che identifica tre tipologie organizzative ognuna delle quali richiama un distinto orientamento “ideale” a cui gli strumenti di coordinamento tra imprese si ispirano: gerarchia, clan, mercato. A questi tre orientamenti appartengono tipici meccanismi e strumenti di coordinamento delle attività: le imprese più elevate gerarchicamente possono esercitare il potere su quelle sottostanti, ma se le relazioni sono caratterizzate da alta interdipendenza e incertezza, l’aggiunta della “fedeltà” (tipica nelle relazioni definite di “clan”) porta a un risultato più efficiente. Infine, se le imprese sono tutte uguali ed esiste un numero sufficiente di operatori, se l’incertezza, la specificità e la frequenza delle operazioni lo permettono, ci si affida ai più semplici (e meno costosi) meccanismi di mercato.

Circa la modalità di coordinamento all’interno della filiera le imprese si dividono in tre gruppi che hanno numerosità simile: il 36,6% appartiene a filiere in cui le decisioni sono concordate (filiere che chiameremo “clan”), il 33,0% in filiere di tipo gerarchico, in cui le decisioni vengono formulate dai leader della filiera, il restante 30,4% appartengono a filiere in cui prevalgono relazioni di mercato, in cui le decisioni sono prese tenendo conto esclusivamente del prezzo dei beni e servizi offerti dalle imprese. Le imprese che operano in filiere “clan” appaiono maggiormente diffuse, rispetto alla media, tra le medie (42,2% tra quelle che hanno un numero di dipendenti compreso tra 50 e 49), a Nord Ovest (41,6%), nel Sud e nelle Isole (41,4%). A Nord Est sono più presenti imprese che operano in filiere in cui   prevalgono rapporti di mercato (44,0%), una tipologia di filiera in cui le attività di dimensioni minori hanno una quota importante (33,9%). Le imprese più grandi (quelle con più di 100 dipendenti) operano, con maggior frequenza, in filiere di tipo gerarchico (40,6% contro il 33% medio).

Per approfondire il tema dei rapporti all’interno delle filiere è stato chiesto agli imprenditori di esprimersi circa il livello di formalizzazione delle relazioni con alcuni degli attori principali della filiera. Nel 61,0% dei casi le imprese tendono a formalizzare con un contratto le relazioni con committenti e fornitori all’interno della filiera in cui operano, il 37,5% delle imprese lo fa sempre, il 23,5% nella maggior parte dei casi. Sul fronte opposto il 17,7% delle imprese usa il contratto solo con i clienti con cui non intrattiene relazioni continuative e il 21,3% non usa mai il contratto. La percentuale delle imprese che usano formalizzare i rapporti con gli altri attori della filiera aumenta 8 D. Marini (a cura di) Osservatorio sulle piccole e piccolissime imprese congiuntura, export, competitività, filiera e burocrazia, Quaderni FNE, Collana Ricerche, n. 39, Venezia, Fondazione Nord Est, dicembre 2006 con le dimensioni delle imprese: se si considerano le imprese che formalizzano tutte le relazioni si passa dal 31,0% tra quelle che hanno tra 10 e 19 dipendenti al 53,1% in quelle che hanno più di 100 dipendenti. Le imprese di dimensioni minori tendono invece a non utilizzare i contratti nelle relazioni all’interno della filiera: non li utilizzano mai il 29,5% delle imprese (contro il 21,5% medio) che hanno meno di 10 dipendenti. Rispetto all’internazionalizzazione, le imprese non internazionalizzate usano formalizzare con maggior frequenza rispetto alla media i rapporti con committenti e fornitori (44,0% contro 37,5% medio). Se si considera il tipo di filiera in cui operano le imprese, la formalizzazione prevale nelle filiere di tipo gerarchico (47,9%), mentre rapporti meno formalizzati sembrano (sorprendentemente) più diffusi nelle filiere caratterizzate da relazioni di mercato.

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Dopo aver tratteggiato le caratteristiche essenziali dei rapporti all’interno delle filiere è possibile rilevare come le imprese si attendono che questi evolvano nei prossimi due anni. L’81% delle imprese operanti in filiera si dichiara d’accordo con l’idea che in un futuro prossimo il peso, all’interno della filiera, delle imprese leader tenderà ad aumentare. Tra le imprese del Centro si registrano picchi dell’89,9%, tra quelle che hanno dimensioni medie dell’86,8% (nella fascia 50-99 dipendenti) e tra quelle medio grandi dell’83,9% (oltre 100 dipendenti). Tra le imprese internazionalizzate la percentuale di imprese in accordo con l’idea di un rafforzamento dei leader risulta più elevata rispetto a quella generale (83,7% e 83,8% tra le internazionalizzate “forti” e “deboli”). Elevato anche il consenso tra le imprese che operano in filiere di tipo gerarchico (83,8%). Il 70,9% delle imprese si dichiara convinto che nei prossimi due anni i rapporti tra le imprese diventeranno sempre più formali. Una percentuale che aumenta tra le imprese del Nord Est (74,4%) e tra quelle del Sud e delle Isole (73,9%) e tra le imprese internazionalizzate (73,0%). Se si passa a considerare i tipi di filiera, le imprese che agiscono in filiere di tipo gerarchico sono quelle tra le quali l’idea di una progressiva formalizzazione dei rapporti tra imprese è maggiormente diffusa (72,6%). È interessante sottolineare che proprio nelle filiere di tipo gerarchico la percentuale di diffusione di imprese che tendono a formalizzare le relazioni con gli altri attori del distretto (una delle possibili dimensioni della formalizzazione dei rapporti) è già più elevata rispetto a quanto si riscontra nelle filiere di tipo “Clan” e “Mercato”. L’idea che la fiducia tra imprese che operano all’interno della filiera possa diminuire nei prossimi due anni divide il campione: il 53,2% è convinto che questo possa accadere, una percentuale che aumenta sensibilmente tra le imprese del Sud e delle Isole (60,9%), tra le imprese non internazionalizzate (57,8%) e tra quelle che operano in filiere di tipo gerarchico (56,8%).

 

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Autore articolo: Luca Allevi

Laureato in Economia e Commercio alla Bocconi. Consulente internazionale presso www.leaders.it
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