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Federico Rossi

Giornalista Freelance ed Economista d'Impresa, ha studiato in Italia ed in Nordamerica. E' specializzato in soluzioni di marketing aziendale.

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3 Comments

  1. 1

    Aristide

    Leggo in questo articolo "housing", "room occupation", "trend anno/anno" (diceva Maurizio Ferrini, il rappresentante di pedalò: "Non capisco, ma mi adeguo") e anche "richiesta di hospitality". Non dite queste cose a Nanni Moretti, ché quello mena: vedi nel film "Palombella rossa" l'intervista con la giornalista "trendy":

    http://www.youtube.com/watch?v=qtP3FWRo6Ow&fe

    Comunque, in generale, per il ricorso frequente ad acronimi ed espressioni il cui significato sia deliberatamente incomprensibile (e pertanto, se inglesi, spesso incomprensibili agli stessi anglofoni, o comunque con intenzione di pregnanza non esplicitata), val sempre la pena leggere ‘L'uomo a una dimensione’, di Herbert Marcuse [Einaudi, Torino 1999; 1967 (1)].

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  2. 2

    Federico

    Purtroppo molte considerazioni economiche discendono dalla interpretazione di fredde statistiche di dati. In questo, il mondo anglosassone, bisogna ammetterlo, è per forma mentis più esperto di noi e quindi l'utilizzo di termini mutuati da quel mondo è indispensabile.

    Mi spiace non aver potuto rendere più semplice il contenuto dell'articolo ma mi riprometto qui di cercare ulteriormente di semplificarlo per i non addetti.

    La statistica mette in luce quanto Bergamo stia crescendo nella richiesta di stanze alberghiere arrivando ad una percentuale di utilizzo delle stesse quasi a livello delle principali capitali europee. Puo' nascere quindi una domanda: sono veramente tanti i turisti e imprenditori che transitano per Bergamo o puo' valere la pena di pensare che stia diventando insufficiente l'offerta di stanze?

    L'articolo voleva solo far riflettere su questo apparentemente "superficiale" argomento.

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  3. 3

    Aristide

    MARKETING E POESIA

    Ringrazio Federico per la precisazione, a beneficio dei non addetti ai lavori.

    Non sono completamente d’accordo sulla superiorità della forma mentis del mondo anglosassone, pur non disconoscendo i pregi della lingua inglese, la sua dinamicità e vitalità. Però, per esempio, non vedo perché si debba scrivere “Cercasi buyer per l’Ufficio acquisti”. Marcuse ci suggerisce che il ricorso al termine ‘buyer’ abbia un significato ideologico. Infatti, per un lettore (italiano, s’intende) ‘buyer’ suona meglio che “impiegato addetto all’ufficio acquisti”. Vedi anche l’uso esornativo – in Italia – della parola ‘manager’: in Inghilterra si dà per scontato che il manager sia, fra l’altro, il direttore di un negozio di scarpe. Da noi un direttore di negozio di scarpe si fa chiamare manager per far bella figura con gli amici. Quando, molti anni fa, l’Espresso era in formato di lenzuolo ed era un po’ più graffiante (pur sempre vicino all’Avvocato, s’intende), titolava: “Si scrive manager, si pronuncia ‘monager’”.

    Ogni tanto mi càpita, per lavoro, di tradurre dall’inglese libri di divulgazione scientifica. Alcuni sono scritti meravigliosamente bene, altri sono sciatti, le metafore scricchiolano, il periodare è pesante, richiedono al lettore uno sforzo di attenzione che potrebbe essergli risparmiato. Dunque l’inglese da solo non garantisce perspicuità e sviluppo lineare dell’argomentazione.

    Ma torniamo a bomba. Federico ha chiarito nel post di ieri, 23 h 08 min, che l’argomento erano le stanze d’albergo. Ecco, questo sì che è dire pane al pane e vino al vino. Che c’è di male a parlare di stanze d’albergo? In una stanza d’albergo può succedere tutto, una singola stanza d’albergo può essere un mondo, anzi una pluralità di mondi, un “multiverso”. Personalmente, se penso a una stanza d’albergo, non posso non andare con la mente senza commuovermi a quella storia raccontata da Edith Piaf in ‘Les amants d’un jour’:
    http://www.youtube.com/watch?v=t9RbvsfP0n8
    Stupendo, quell’inizio, scandito dalla pianola: «Moi j'essuie les verres au fond du café…». Struggenti le parole della cameriera, verso la fine: «On les a trouvés se tenant par la main: les yeux fermés vers d'autres matins, remplis de soleil. […] Mais ils m'ont planté tout au fond du cœur un goût de leur soleil. Et tant de couleurs, que ça m'a fait mal…».

    La canzone è stata tradotta (a modo suo) da Herbert Pagani e cantata, oltre che dallo stesso Pagani (un po’ troppo gigione), da Gino Paoli (che però fa torto alla bellezza della canzone) e Ornella Vanoni (un’interpretazione misurata):
    http://www.youtube.com/watch?v=ZJa_L4WW-d0

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