
Gli imprenditori non ne possono più e si sentono taglieggiati ed abbandonati soprattutto da quelle istituzioni che dovrebbero operare nel loro interesse. Così accade che le aziende si ribellano alle loro associazioni, i dipendenti ai loro sindacati, i cittadini ai loro politici e si inizia a pensare che televisione e giornali non sempre raccontino la verità … Anche il caso Indesit ha questa triste chiave di lettura. di Allevi
LA FIDUCIA NELLE ISTITUZIONI E LA VALUTAZIONE SULL’AZIONE DEL GOVERNO
A cura di Fabio Marzella fondazione Nord Est
Le valutazioni delle aziende sull’operato del Governo e sulla fiducia accordata ai principali attori istituzionali riflettono la sensazione di difficoltà e di affanno portata dalla crisi. Il Governo è il primo soggetto istituzionale a essere sanzionato nelle risposte degli imprenditori intervistati, seguono l’Unione Europea e la Banca Centrale Europea, segnale di un indebolimento delle istituzioni europee agli occhi degli imprenditori, in sofferenza sono anche le associazioni degli imprenditori e i titolari delle grandi aziende. L’indagine mette in luce la minore fiducia degli imprenditori verso le istituzioni che maggiormente devono contribuire a un rilancio della competitività del Paese. Il Governo soffre maggiormente la sensazione diffusa tra gli imprenditori di sfiducia generalizzata e incassa il 33,9% rispetto al 2009 perdendo 22,8 punti percentuali nell’indicatore di fiducia (somma delle percentuali di molta e abbastanza). Oltre al Governo risultano particolarmente colpite dal calo le istituzioni europee, in primis la BCE (33,0%), con 15,0 punti percentuali di fiducia in meno rispetto al 2009 e l’UE (36,0%), con un calo di 12,0 punti. Una minore fiducia è accordata anche ai titolari delle grandi imprese che scendono di 12,1 punti (31,8%) e le associazioni degli imprenditori in calo di 10,3 punti (40,0%), meno apprezzate soprattutto nel Sud e nelle Isole (32,6%). Il profilo dei soggetti istituzionali che denotano un calo di fiducia maggiore è duplice, da un lato c’è il Governo, ritenuto il principale attore politico responsabile delle misure anti-crisi e pertanto incaricato dagli imprenditori ad agire decisamente e strutturalmente in proposito; dall’altro le istituzioni europee alle quali si imputa probabilmente il costo del salvataggio della Grecia e le associazioni di categoria unite ai grandi imprenditori che vengono sanzionati probabilmente per una azione di pressione sul Governo ritenuta poco incisiva. La contrazione generalizzata della fiducia investe quasi tutti i soggetti testati: solo il Presidente della Repubblica una sostanziale tenuta e la Regione registra un calo modesto dell’indicatore. Rispettivamente si attestano al secondo e al terzo posto nella scala di fiducia. Il Presidente della Repubblica ottiene il 59,2% di consensi, la Regione il 41,7%, in calo rispettivamente di 2,7 e 2,5 punti percentuali rispetto al 2009. Il dato sulla Regione si distingue per un forte consenso nel Nord Est (56,7% di fiducia) al contrario del Centro (34,1%) e del Sud e Isole (25,6%).
Il forte calo della fiducia nel Governo è spiegato dalle valutazioni che danno le imprese al suo operato. Ad eccezione degli interventi sugli ammortizzatori sociali, che mantengono una stabile maggioranza di valutazioni positive con il 66,0% (voti uguali o superiori a 6, in un scala 1-10), tutti gli altri ambiti diminuiscono significativamente i consensi rispetto all’indagine precedente. Le politiche di gestione della crisi mantengono una percentuale di valutazioni positive: 59,1%, anche se perdono 9,0 punti percentuali rispetto al 2009. La gestione della crisi e gli interventi sugli ammortizzatori sociali sono significativamente più apprezzati tra le imprese medio-grandi, che hanno fruito maggiormente degli strumenti di sostegno all’occupazione. Scendono sotto il 50% di voti sufficienti le altre azioni di governo sondate. Il risultato peggiore in termini di diminuzione lo incassa il voto sulle politiche di federalismo fiscale: il 47,8% delle aziende offre una valutazione positiva, 18,0 punti percentuali in meno rispetto al 2009. Significativamente meno soddisfatti per quanto fatto finora in termini di federalismo fiscale gli intervistati nel Nord Est del Paese (39,3%) che paiono sanzionare maggiormente il Governo per una attività poco aderente alle proprie aspettative. Gli imprenditori si esprimono nettamente: il federalismo è una riforma necessaria per favorire l’economia italiana. Le infrastrutture con il 47,6% di voti postivi perdono 10,8 punti percentuali, mentre si colloca in una posizione intermedia con il 45,8% la valutazione positiva sull’operato del Governo sulla Pubblica Amminsitrazione. Anche altri ambiti, come quello delle liberalizzazioni (42,0%), del credito alle imprese (37,7%) e del fisco (36,1%) vedono diminuire il giudizio positivo e raccogliere un consenso minoritario all’interno del mondo imprenditoriale. Da ultima la valutazione sugli studi di settore (29,9%) che non ha mai raccolto numerosi consensi da parte degli imprenditori e che vede diminuire di ulteriori 6,8 punti percentuali le valutazioni positive. Le aziende intervistate lanciano un chiaro segnale al Governo: la crisi ha mutato il piano d’azione governativo, è ora di attuare riforme utili a rilanciare e risanare l’economia del Paese, partendo dal federalismo fiscale, inteso come riduzione degli sprechi e qualificazione delle specificità territoriali.”




















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