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    Vittorio Feltri

    Vittorio Feltri, la risposta a Giorgia Meloni: “Referendum? Smettetela di piangere e andate a lavorare”

    Cara Giorgia Meloni, premetto che ho stima e simpatia per te: hai saputo trasformare un partito residuale in un’autentica forza politica. Un bel risultato e te ne do atto. Ma la tua ostilità ai referendum per l’autonomia è solo frutto di cattiva informazione. Anzi, di assenza di informazione televisiva e cartacea. Libero è forse l’unico giornale che ha affrontato correttamente la questione.
    Tu denunci in proposito la mancanza di chiarezza. Hai ragione. Infatti gli avversari del plebiscito consultivo, non i suoi promotori, insinuano che esso sia un primo passo verso l’indipendenza, una iniziativa nostalgica memore della Padania bossiana. Un argomento vuoto di ogni significato reale. E per favore non fingere di non capire: confondere lo statuto speciale con la secessione è da ignoranti e mascalzoni.

    Anche gli sprovveduti sanno che la Sicilia, la Sardegna, la Valle d’Aosta, il Friuli Venezia Giulia e le province di Trento e Bolzano sono in piena autonomia, mai trasformata neppure nelle intenzioni in avvicinamento alla indipendenza. Mi spieghi il motivo per cui la Lombardia e il Veneto dovrebbero puntare a staccarsi dall’Italia? Non essere ridicola. Il problema è più semplice e sostanziale ovvero fiscale. Il residuo delle tasse lombarde ammonta a 54 miliardi, quello della Catalogna a 8, quello della Baviera a 1,5.
    Ti sembra normale che il nostro pacco di soldi finisca interamente a Roma, che poi lo spreca? È denaro nostro. Ce ne vuoi lasciare almeno la metà? Ti pare una pretesa eccessiva? La Capitale, che fa schifo ed è invivibile, ha un passivo di 13 miliardi causato da pessima amministrazione. Dobbiamo ripararlo noi di Bergamo e di Brescia? Perché non imparate a gestirvi meglio piuttosto che vuotare il nostro portafogli.
    Il titolo del Tempo è divertente ma scemo: “Ci avete rotto i Maroni”. No amici illustri. Siete voi ad averci rotto il salvadanaio. Vi preghiamo di non esagerare nel rapinare il frutto delle altrui fatiche. Invece di piagnucolare invocando la carità di patria andate a guadagnarvi il pane col sudore della fronte. L’unico consiglio che posso dare alle regioni povere è di diventare ricche. Ci vuol poco: basta lavorare sodo quanto noi e investire in infrastrutture, la base del successo economico di qualsiasi popolo. Al Nord la ricchezza e la efficienza delle istituzioni non piovono dal cielo, ce le siamo conquistate sgobbando. Provate a rimboccarvi le maniche anziché insistere nel ciucciare dalla tetta settentrionale. Lavorare stanca. Noi ci stanchiamo, voi mica tanto.
    Ti prego, fai un salto a Milano e vedrai che qui siamo organizzati. I servizi pubblici non sono scassati quanto i vostri, poiché gli addetti non saranno perfetti, ma quasi. Siamo persone toste che oltre a mantenere se stesse, mantengono anche voi debosciati e caciaroni che tollerate la autonomia della Sicilia, regione sprecona e scellerata, e la negate a noi. Vergogna. Siete sicuri di essere sani di mente?
    Ti segnalo che da queste parti c’è il debito pro capite più basso d’Italia, i costi a carico dello Stato sono minimi, si pagano i fornitori con anticipi da record, i dipendenti pubblici sono i meno numerosi, il rating è il più alto della nazione, un quarto delle pensioni degli italiani viene sborsato da chi abita qui, gli ospedali eccellenti sono lombardi dove viene a curarsi chiunque sia in difficoltà, un terzo delle esportazioni nazionali parte da queste zone, il manifatturiero di casa nostra corre più della media europea, abbiamo anche il primato della cultura e perfino del turismo.
    Mi fermo perché non voglio annoiare con la verità statisticamente verificata. Scusa, comprendi che non avete nulla da insegnarci? Però volete le nostre palanche, tutte, non soltanto una fetta pur cospicua. Così non si può andare avanti. Tu affermi che siamo e saremo sempre patrioti. Nossignori. Voi siete matrioti. Vi piace lo Stato mamma da cui pigliate la pappa ogni dì, gratis, cucinata dai polentoni. Roma non è ladrona ma fannullona. Non desideriamo abbandonarla, tuttavia siamo stanchi di nutrirla e invochiamo l’autonomia, che non è un capriccio, bensì lo stesso diritto concesso ai siciliani in procinto di annegare nei debiti.
    Vittorio Feltri

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