Difficile fare previsioni ma, almeno per un mero esercizio di stile, è necessario provarci.
Molti Stati europei sono ormai dichiaratamente in difficoltà (Italia compresa) ma l’Europa non può abbandonarli a se stessi in quanto l’euro li unisce in un medesimo quanto insolito destino.
Come potrebbe finire? Quale potrebbe essere lo scenario peggiore – come già scritto su questo stesso magazine – nella sfortunata e non auspicabile sorte che la moneta unica non ce la facesse a sopravvivere?
In tale malaugurato caso, a nostro avviso, che la decisione sia consensuale ovvero unilaterale, il finale sarebbe comunque il medesimo. Cercando di interpretare le dinamiche economiche dei modelli alla base delle relazioni tra gli Stati, la soluzione più probabile potrebbe essere la seconda: alcuni Stati – come la Grecia e l’Italia - decideranno di uscire dall’Euro ed allora tutti gli altri dovranno adeguarsi.
In un contesto di paesi europei con economie non omogenee e strutturalmente così diverse quale quelli europei, ed in assenza di ammortizzatori, non è infatti così scontato che un’economia debole come quella greca o quella italiana possa permettersi: a) di scambiare beni e servizi attraverso una valuta forte come quella dell’euro; b) di pagare interessi da capogiro sul proprio debito.
Dunque a questi Paesi, senza la presenza di efficaci e tempestivi interventi e meccanismi di aiuto interni e di convergenza socio-politico-economica, potrebbe non restare altra decisione che di abbandonare l’Euro dopo avere avvisato di non riuscire più a rimborsare il proprio debito. I Paesi più forti, come la Germania, già penalizzati dal mancato rimborso dei titoli, non potranno, allora, certo permettersi di rispondere anche per gli euro posseduti dai residenti dei paesi insolventi ed allora dovranno decidere per la definitiva sepoltura della valuta europea.
Ciascun Paese farebbe allora convertire gli euro nelle rispettive valute con una dinamica esattamente contraria a quella che ha caratterizzato l’entrata nella valuta europea.
In siffatto scenario tutto tornerebbe come prima, con gli italiani che ricomincerebbero ad esportare per effetto della svalutazione della loro “liretta”, ovviamente, per contro, di molto alleggeriti nelle loro tasche dall’incredibile inflazione/svalutazione che si importerebbe.
Intanto, lo spread tra il Btp decennale e il Bund tedesco di pari scadenza tocca un nuovo record storico: 400 punti base. In pratica, ogni italiano deve lavorare 10 giorni lavorativi all’anno (2 settimane) per un residente tedesco: il 4% di 250 è appunto 10.
Ciò significa che, considerato il maggior PIL di un bergamasco, un residente nella nostra amata Provincia lavora sino a Luglio per il fisco. Ad agosto, al posto di andare in vacanza, lavora per il cugino tedesco che ciascuno di noi ha inconsapevolmente adottato. Infine, da settembre a dicembre, si può finalmente lavorare per la pagnotta, evitando di andare in ferie a Natale per potersi permettere il panettone ed il moscato spumante.
Questo scenario è come detto una simulazione frutto dell’applicazione di modelli macroeconomici ma una cosa è certa: possiamo continuare ad andare avanti così e con questa spada di Damocle pendente sulla nostra testa?
di Federico Rossi e Luca Allevi


















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