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Giuseppe Allevi

Dottore Commercialista, Revisore dei Conti e pubblicista.
Partner Leaders (consulenza fiscale, aziendale e del lavoro)

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6 Comments

  1. 1

    Stefano

    Benissimo e cosi dev’essere….Coloro che non cambiano mai le proprie opinioni si amano più di quanto amano la verità e niente è più pericoloso di un’idea quando questa idea è l’unica che si ha.

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  2. 2

    dino

    Perchè votare?

    Non farlo è l’unico modo per cacciare a casa tutti quei farabutti che continuano e continueranno imperterriti ad abusare di ognuno di noi e della ns. buona fede con le loro fandonie create esclusivamente con l’obbietivo mero e personale di accapparrarsi potere e ricchezza a danno di chi insiste a vivere stupidamente in modo onesto.(Perchè questo è l’esempio che cogliamo ogni giorno)

    Questi parassiti sono da debellare e questo è l’unico modo e monito perchè le future leve politiche sappiano come comportarsi.

    Ci sono voluti ben due referendum la cui volontà degli italiani è stata quella di chiedere l’abrogazione del finanziamento pubblico ai partiti … ma a quanto pare non gliene frega assolutamente nulla a nessuno dei politici delle ns. opinioni che continuano ad accumulare reati alla faccia ns sperperando i ns denari guadagnati con fatica, … ma a questi politici … che gli frega di noi? Nulla!!! Tranne che essere votati!

    Per i politici è Importante aprire la bocca e rincoglionirci con le parole: “Democrazia” … “Territorio” … “Ambiente” e sono talmente sicuri che qualche allocco abbocca sempre.

    Ovviamente mi verrà risposto che … “esistono anche le persone oneste”
    Lo so, ma non è di quelle che sto parlando, … quelle persone non “fanno” politica e soprattutto non “ad personam”.

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  3. 3

    Luca

    @dino

    Concordo su tutto tranne sul fatto che non votando non risolvi nulla. Qualcuno viene eletto e a questo punto conviene dare una preferenza.

    Monti potrebbe essere la soluzione, l’unico che propone un cambiamento netto rispetto al passato, ”salendo” in politica in maniera del tutto innovativa rispetto a come ci hanno abituato i vari Bersani/Berlusconi, mettendosi in gioco per i cittadini e non per la poltrona.

    Luca

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  4. 4

    ampy delos reyes

    Suggerire a chi votare è lecito… che ne dite di dare un’occhiata ad altri programmi per esempio, “Cambiare si può”?. La “Rivoluzione Civile” di Ingroia e per le regionali, “Sinistra per un’altra lombardia” di Andrea di Stefano?

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  5. 5

    Pietro

    Finalmente qualcuno che suggerisce chi votare senza fare il tifoso.

    L’idea di mandare volti nuovi in Lombardia è splendida così come quella di insistere su persone collaudate a livello nazionale.

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  6. 6

    Dino Fumagalli

    Art. 18 o art. 81 ?
    E’ incredibile constatare la capacità del “sistema” in Italia di deviare l’attenzione della pubblica opinione dai problemi veri e reali creando un “problema feticcio” sul quale appuntare tutti gli spilloni di questa terra.
    E allora Partiti, Sindacati, Governo, Imprenditori, Magistrati, Mass Media e compagnia bella si scatenano in discussioni e polemiche sterili quanto inutili che non portano a nulla se non al risultato di non cambiare nulla.
    E mi riferisco in particolare all’attualità (?) dell’art. 18 dello Statuto dei Lavoratori: ma è veramente un problema ?
    Per le grandi imprese no perché, soprattutto nei periodi di crisi o invocando presunte crisi di settore, attraverso piani di ristrutturazioni o di ridimensionamenti supinamente accettati dai Sindacati (che solo formalmente aprono un contraddittorio ma digeriscono alla fine ogni macigno sociale) riducono a loro piacimento il personale.
    Per le piccole imprese neanche perché, pagando qualche mensilità aggiuntiva a titolo risarcitorio, si possono liberare degli indesiderati.
    E allora dov’è il problema ? Il vero problema è l’impossibilità da parte del datore di lavoro, per vincoli imposti dal nostro sistema sindacale e fiscale, di premiare adeguatamente gli elementi più capaci e più produttivi, instaurando nel mondo del lavoro un sistema meritocratico che potrebbe diventare un importante volano di crescita per tutta l’economia.
    Infatti l’appiattimento dei salari ha fatto sì che chi ha capacità non è invogliato a metterle in gioco perché alla fine del mese il suo stipendio sarà pressappoco pari a quello dell’incapace o del lazzarone.
    La meritocrazia innesterebbe un sano principio di emulazione premiante che porterebbe le imprese (e perché no l’Amministrazione pubblica) ad una maggiore efficienza.
    Ma appunto non è dell’art. 18 di cui voglio parlare (“problema feticcio”) ma ho pensato di invertire le cifre e ho quindi appuntato la mia attenzione sull’art. 81 della Costituzione Italiana.
    Il problema vero del nostro Paese è rappresentato dall’immenso debito pubblico che si è accumulato, in questi termini di grandezza, dagli anni ’80 in poi e degli interessi che ogni anno si devono pagare su quel debito che rappresentano un fortissimo vincolo alla nostra crescita economica.
    Se si analizzano i dati storici dell’evoluzione del debito pubblico in Italia si può facilmente osservare come nel decennio 80/90 esso sia passato dal 55/60% del PIL al 95% (oggi è intorno al 120%) in termini percentuali mentre in valore assoluto nello stesso periodo si sia sestuplicato passando da 118.038 milioni di euro a 667.848 (oggi è di poco superiore a 1.900.000)(fonte Istat, Banca d’Italia).
    Dopo aver individuato il quando e prima di individuare chi, cerchiamo di capire come si è alimentata la crescita del debito pubblico in Italia.
    E’ abbastanza intuitivo capire che quando le spese dello Stato sono maggiori delle sue entrate, il bilancio annuale avrà un risultato negativo che tecnicamente si chiama deficit. Questa differenza o è finanziata con l’emissione di moneta (che però innesca un meccanismo inflattivo) o è coperta con l’emissione di obbligazioni (BOT, CCT, ecc.) che vanno così a far parte del debito pubblico.
    A questo punto si deve andare alla ricerca della fonte: come si è formato il deficit.
    Gli anni ’80 sono stati caratterizzati dall’emanazione di una serie notevole di leggi di spesa che hanno fatto esplodere in particolare la spesa sociale e hanno alimentato il deficit.
    Ma come è stato possibile quando il quarto comma dell’art. 81 della Costituzione (che vale per lo Stato ma anche per tutti gli Enti Pubblici) prevede che “Ogni altra legge (ndr: oltre la legge di bilancio) che importi nuove o maggiori spese deve indicare i mezzi per farvi fronte” ?
    Si deve sapere che ogni legge di spesa deve essere accompagnata da una relazione tecnica che individui con precisione i relativi oneri e come coprirli.
    Per approfondire meglio il meccanismo di redazione di tali relazioni e più in generale la procedura di quantificazione degli oneri delle leggi di spesa rinvio ad uno studio della Società Italiana di Economia Pubblica (Working papers n. 208/2003 del settembre del 2003).
    Tale procedura coinvolge, con gradi di responsabilità differenti, praticamente tutti i soggetti politici e gli apparati contabili del nostro Stato: Ministeri, dell’Economia in particolare, Governo, Presidente della Repubblica, Parlamento, Corte dei Conti, Ragioneria Generale, Corte Costituzionale.
    Il problema è che il rigore dell’art. 81 è stato di fatto snaturato da prassi del Governo e del Parlamento che hanno considerato le relazioni tecniche come un mero adempimento formale.
    Inoltre le stesse relazioni tecniche sono state caratterizzate da una frequente sottostima dei costi effettivi, da uno scarso rigore metodologico e dall’aleatorietà di determinate valutazioni.
    In pratica l’art. 81 non ha mai trovato effettiva applicazione (come tanti altri articoli della nostra Costituzione).
    E adesso veniamo a chi: la parte del leone la fanno i Governi Craxi (83-87) ma voglio ricordare anche i nomi di Cossiga, Forlani, Spadolini, Fanfani, Goria, De Mita, Andreotti a capo dei vari Governi di quegli anni; una menzione anche a Giuliano Amato che di tanti Governi, soprattutto a guida Craxi, fu Ministro nonché consigliere economico e politico dello stesso Craxi.
    Mi piace ricordare infine che siamo in pieno compromesso storico con il coinvolgimento e l’appoggio di molti dei partiti del c.d. arco costituzionale.
    Questa è solo storia.
    Ora viene una mia considerazione politica: ma perché si è agito contro il dettato della Costituzione, regalando pensioni (ma non solo) a chi non ne aveva diritto (c.d. baby pensionati), sprecando denaro pubblico a mani basse nei modi più svariati e fantasiosi e gettando le basi della catastrofe odierna ?
    Ma perché è il più grande metodo di voto di scambio mai ideato da nessuna classe politica al mondo !
    Proviamo a conteggiare quante persone, famiglie, gruppi di interesse, ecc. sono stati beneficiati da questo criminale sistema di spesa facile: milioni !
    E queste persone, che ogni tanto sono anche elettori, potranno mai non sentirsi riconoscenti e legati a quel “sistema” ?
    Per correre dietro al consenso e consolidarlo nei secoli, quella classe politica (di cui questa è la figlia bastarda) non ci ha pensato un minuto a gettare le basi della rovina del Paese.
    Ma, a parte le responsabilità morali, penali e patrimoniali dei vari soggetti coinvolti che potrebbero essere ben individuate nei confronti di tutta la Nazione, mi viene spontaneo pormi una domanda: ma è giusto garantire la difesa di diritti acquisiti sulla base di norme palesemente illegittime da un punto di vista costituzionale ?
    La mia risposta è logicamente negativa: è necessario, a mio parere, avviare un processo di revisione di tutte le leggi di spesa promulgate senza la necessaria copertura finanziaria e revocare o sospendere tutti i benefici ad esse legati.
    In questo modo si farebbe un’opera di vera giustizia sociale, si ripristinerebbe un vero sistema democratico che andrebbe a sostituire un sistema basato sui favori e si libererebbero risorse necessarie in parte per ridurre le tasse a chi veramente le paga e in parte a rilanciare gli investimenti in infrastrutture così carenti nel nostro Paese (strade ma anche fognature, acquedotti, ecc.) e ferme agli anni ’60.
    Sul capitolo “evasione fiscale” mi impegno a dedicarmi in un altro documento ad hoc nel prossimo futuro.
    E veniamo ad oggi: in ossequio alle direttive Ue, il Parlamento ha recentemente approvato il ddl costituzionale che modifica l’art. 81 della Costituzione e che introduce il principio di pareggio di bilancio.
    Il nuovo art. 81 (che si applicherà dal 2014) afferma che “lo Stato assicura l’equilibrio tra le entrate e le spese del proprio bilancio, tenendo conto delle fasi avverse e delle fasi favorevoli del ciclo economico. Il ricorso all’indebitamento è consentito solo al fine di considerare gli effetti del ciclo economico e, previa autorizzazione delle Camere adottata a maggioranza assoluta dei rispettivi componenti, al verificarsi di eventi eccezionali” tra le quali sono incluse “gravi recessioni economiche, crisi finanziari, gravi calamità naturali”.
    Rimane fermo il disposto che “ogni legge che importi nuovi o maggiori oneri, provvede ai mezzi per farvi fronte”.
    Questa nuova formulazione non mi lascia affatto tranquillo in un Paese dove l’emergenza è diventata la normalità quotidiana: ogni temporale in Italia diventa “calamità naturale” e poi chi decide sul requisito della gravità per la congiuntura economica e finanziaria ?
    In pratica non cambierà nulla se non cambia questa classe politica.

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