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  1. 1

    Corriere BG

    È il 31 luglio 2012. All’assemblea che rinnoverà il Consiglio di sorveglianza di Ubi, mancano oltre 8 mesi. Quel giorno nello studio del notaio Armando Santus, si ritrovano (oltre allo stesso Santus), Lorenzo Guerini, Andrea Moltrasio e Italo Lucchini. Oggetto dell’incontro il ruolo di Zanetti e la previsione operativa di una costituenda commissione che dovrà individuare i candidati destinati agli organi collegiali della banca. Quella che verrà nominata la «commissione Zanetti». L’incarico di formarla verrà conferito, di lì a qualche settimana (il 7 settembre 2012), dal consiglio direttivo dell’associazione Amici di Ubi Banca proprio allo stesso Zanetti che quel giorno Santus descrive ai convenuti come «determinato e grintoso». Questi e altri passaggi sono contenuti negli appunti che il commercialista Italo Lucchini prende costantemente e che il Nucleo speciale di polizia valutaria della Guardia di Finanza sequestrerà nel suo studio.
    Una sorta di diario sulle strategie della banca, un pilastro per l’attività d’indagine dei pubblici ministeri Fabio Pelosi e Walter Mapelli. Un’autentica miniera di date e umori della compagine bergamasca che si sta organizzando. A Zanetti viene richiesto di affiancare la «cabina di regia» legittimandola «sia verso l’esterno, con l’analogo organismo bresciano, fermo restando che quando c’è Bazoli ci deve essere Zanetti», sia verso l’interno, «ristabilendo un clima di fiducia con i dipendenti». «L’unica debolezza nell’impostazione del presidente (Zanetti, ndr) — si legge ad esempio in quegli appunti, riportati dalle Fiamme Gialle — riguarda la richiesta di inserire nella nuova governance un suo figlio». La famiglia Zanetti detiene infatti l’1% del pacchetto azionario della banca. Tutti, annota Lucchini «si sono rammaricati puntando su Laura, piuttosto che sui figli maschi».
    Tutti, tranne però lo stesso Lucchini, che apre nei confronti di Paolo, preferendolo a Matteo. La cabina di regia, secondo Santus, dovrà strutturarsi in modo forte «per evitare che si ripetano i gravissimi errori commessi a partire dal 2007 dai nostri esponenti apicali». Confermato il ruolo di leader di Zanetti, l’agenda degli incontri della «commissione» si infittisce. Il 30 agosto presso lo studio del notaio Santus e ancora il 24 ottobre, riunione nella quale Lucchini annota come i «due pilastri su cui la commissione deve puntare per ottenere la tranquillità di ottenere successo in assemblea sono il rapporto ferreo con l’associazione Banca Lombarda Piemontese e con il sindacato». Si arriva così, dopo altre riunioni, allo snodo cruciale dell’11 febbraio 2013. Che cosa succede è sempre lo stesso Lucchini a raccontarlo con dovizia di particolari nel report del 14 febbraio. «Andrea (Moltrasio, ndr) ha voluto rifare la storia delle ultime riunioni, partendo dall’infausta seduta dell’11 febbraio, quando Emilio “ha perso la testa” (parole di Moltrasio riportate, ndr) non avendo ritrovato il figlio Matteo nella lista del Consiglio di gestione predisposta da Andrea». Moltrasio ribadisce che, essendo il capolista, spetta a lui scegliere le persone di sua fiducia ma alla fine, Lucchini lo critica: «Ti sei rimesso al giudizio di Emilio». E nella riunione successiva (14 febbraio) il futuro presidente del Consiglio di sorveglianza non avrebbe preso la parola.
    Zanetti invece giustifica le sue scelte, contestate già però nella lettera di dimissioni dalla «commissione» che Lucchini gli aveva inviato l’11 dicembre precedente (sia a Zanetti sia al notaio Antonio Parimbelli, all’epoca presidente dell’associazione Amici di Ubi Banca). «Insanabile contrasto in merito alle modalità di conduzione dei lavori della nostra commissione, in particolare per quanto concerne i rapporti con l’Associazione Banca Lombarda e Piemontese», si legge nella missiva. Ma «i veri motivi delle dimissioni — annota il Nucleo speciale di polizia valutaria della Guardia di Finanza — sembrano emergere dal contenuto di uno degli appunti dallo stesso redatti tra la fine di novembre e l’inizio di dicembre 2012, sottoposti a sequestro. Lucchini rivela come i contrasti con Zanetti siano ascrivibili all’instabilità dei rapporti interni alla commissione».
    «Zanetti — si legge in quell’appunto di Lucchini — non è più considerato come un leader moralmente inattaccabile, pesando le maldicenze non solo sulla cessione della barca o dell’aereo, ma anche sui favoritismi nei confronti dei suoi familiari. In questo senso bisogna che Zanetti e Calvi comunichino ufficialmente il loro passo indietro… e Moltrasio, Santus&C. prendano in mano le strategie di qualsivoglia tipo, curando i rapporti con Brescia per la formazione del listone». La stessa Finanza, in chiusura del capitolo dell’informativa dedicato al fronte bergamasco, stigmatizza che l’incarico conferito a Zanetti di costituire la «commissione» rappresenta un «possibile conflitto d’interessi di Emilio Zanetti derivante dalla carica di presidente del Consiglio di gestione di Ubi Banca e di presidente del cda della Banca popolare di Bergamo all’epoca ricoperte da lui stesso, alla luce dell’attività concretamente svolta a favore della Lista 1 nella sua triplice veste».

    Tratto dal Corriere della Sera di Bergamo che sembra essere l’unica testata che si occupa della Banca …

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  2. 2

    Il coraggio di essere liberi

    Oggi Gabanelli ha lasciato Report: sarebbe bastata lei a Bergamo per evitare il disastro della Popolare di Bergamo

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