Draghi, una regolamentazione eccessiva e’ ostacolo

Pubblicato da Luca Allevi il 18 giugno 2010
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draghi”Una regolamentazione eccessiva o di cattiva qualita’ per le imprese e’ un ostacolo alla concorrenza e alla crescita”: cosi’ Draghi nella sua lectio magistralis. Il governatore ha aggiunto: ”Il Nordest e’ un’area cruciale per l’economia italiana, ma ora fatica a tenere il passo, come tutta l’Italia, rispetto alle regioni piu’ ricche d’Europa: con queste deve confrontarsi. Pesa sulla redditivita’ delle imprese italiane e quindi anche su quelle del Nordest un carico fiscale elevato nel confronto internazionale”.

LE PROSPETTIVE DELL’ECONOMIA E LE STRATEGIE DELLE IMPRESE

Fondazionenordest

A cura di Silvia Oliva Fondazione Nord Est

Le imprese italiane si aspettano di dover fare i conti con la crisi almeno per tutto il 2011, così come dichiarato dal 52,7% del campione. Probabilmente, come suggeriscono le migliori aspettative espresse dagli imprenditori rispetto a un anno fa, non si tratterà più di una crisi intesa come flessione di produzione, fatturato, ordini, ma come fase di lentissima e incerta ripresa che potrà ancora mettere in difficoltà le aziende italiane e, soprattutto, quelle poco presenti sui mercati esteri, scarsamente innovatrici, di dimensioni inferiori e inserite in contesti territoriali meno competitivi. L’intensità e la durata della crisi rendono ancora una volta evidente il suo carattere strutturale che porterà con sé due conseguenze rilevanti sia per il sistema produttivo che per quello sociale: una fase di ripresa senza occupazione e l’emergere di nuovi modelli di consumo. La lettura a ritroso dei saldi di opinione, calcolati come differenza tra prospettive di crescita e prospettive di flessione, rende evidente un generale miglioramento del clima di fiducia espresso dagli imprenditori dopo la brusca caduta registrata tra il 2008 e il 2009. Appare, tuttavia, evidente che gli imprenditori italiani sono ancora molto critici rispetto alla capacità di ripresa nel breve periodo per quanto riguarda le economie regionali (da –21,2 a –10,0) e per quella italiana (da -9,6 a –5,2), mentre osservano con maggiore fiducia l’evolversi della situazione sia a livello di singole imprese (da -2,3 a +11,2) che di economia internazionale (da -6,4 a +11,0). Per quest’ultima circa il 40% del campione prevede una crescita nel prossimo semestre, mentre il 26,2% si attende una flessione. A livello di analisi per ripartizioni territoriali, emerge con chiarezza una forte preoccupazione per il futuro dell’economia regionale sia per quanto riguarda il Sud e le Isole (-37,0) e il Centro (-15,6). Viceversa il Nord Italia, complessivamente considerato evidenzia una maggiore fiducia nel futuro sia per l’economia regionale, che per quelle italiana e internazionale. Più ottimiste, in generale, appaiono anche le imprese del settore industriale.

Le indicazioni di prospettiva relative alle imprese indicano che il 30,6% di attività prospetta una crescita, a fronte di un 19,4% che si attende una flessione. Tuttavia, l’evoluzione prevista appare assai diversificata rispetto alle diverse variabili prese in considerazione. Ancora una volta emerge una forte differenziazione tra le prospettive espresse dalle aziende localizzate nel Nord Italia e quelle localizzate nel Sud e nelle Isole. A Nord Ovest e a Nord Est la crescita è attesa rispettivamente dal 37 e dal 32,9% degli imprenditori. Viceversa, nel Sud e Isole la percentuale scende al 24,8%. Meno distanti le percentuali relative alle attese di flessione che si attestano tra il 16,7% registrato nelle imprese del Nord Ovest e il 22,6% di quelle del Mezzogiorno. Anche la dimensione d’impresa appare rivestire un ruolo rilevante nel definire le prospettive future: sopra la soglia dei 20 addetti le percentuali di crescita sono superiori al 34% – raggiungendo il 43,2% tra le aziende con oltre 100 addetti – al di sotto si fermano al 27,5%. Di conseguenza anche i saldi di opinione sono correlati positivamente con il crescere degli addetti: +6,7 nella classe minore e + 23,4 in quella maggiore. La fase di modesto miglioramento sembra coinvolgere indistintamente tutti gli ambiti settoriali. Viceversa, vi è una forte differenziazione legata al grado di internazionalizzazione delle imprese. Quelle che sono esposte sui mercati esteri con presenze forti, anche diversificate e con una quota di fatturato estero pari almeno al 10%, si mostrano decisamente più ottimiste nella loro capacità di ripresa nei prossimi 6 mesi: il 45,7% prospetta una crescita, solo il 22,9% una flessione con un saldo sintetico pari a +22,8. Sul fronte opposto le aziende poco internazionalizzate presentano una quota molto elevata di prospettive di stabilità (40,2%), mentre il 31,2% si attende un miglioramento e il 28,6% un peggioramento. In posizione intermedia le aziende non internazionalizzate con il 37,2 di attese di crescita e il 26,2 di flessione. Anche chi in questi anni ha saputo e potuto investire in innovazione sta attraversando con maggiore fiducia questa fase, mentre chi non si è innovato stenta a sapere cogliere i segnali di ripersa emergenti. I “super innovatori”, coloro che hanno realizzato negli ultimi tre anni sia innovazioni di processo che di prodotto, infatti, mostrano attese decisamente migliori rispetto agli altri. Il 39,2% guarda positivamente al futuro, solo il 16,4% ha uno sguardo critico, con un saldo di opinione pari a +22,8, rispetto al –1 di chi non ha realizzato alcuna innovazione.

L’appartenere a un distretto produttivo sembra aver ancora un peso sul fronte delle possibilità di crescita per le imprese: chi sta dentro a un distretto mostra una attesa di crescita superiore alla media (36,2%). Infine, anche la cluster analysis permette di evidenziare prospettive differenti: il maggior ottimismo (35,4% di indicazioni di crescita e saldo pari a +22,7) è ascrivibile al gruppo “PMI velociste”, ovvero alle imprese generalmente situate a Nord Est, più innovative, di dimensioni medie, molto presenti sui mercati internazionali, fortemente favorevoli alle aggregazioni, ma restie ad aprire il proprio capitale a terzi. Viceversa, uniche a registrare un saldo negativo (-0,9), le imprese del primo cluster, ovvero le “Micro titubanti”, piccole imprese legate al mercato locale, ma disponibili all’aggregazione e poco innovatrici. Queste sembrano guardare con meno fiducia alle dinamiche del prossimo semestre: 23,2% di indicazioni di crescita e 24,1% di flessione. Per tutte le imprese del campione interpellato, sia quelle ottimiste che quelle meno ottimiste, si attendono ancora una lunga fase critica che, considerate le prospettive di miglioramento espresse, sembra configurarsi più come un periodo di crescita incerta e limitata, piuttosto che di nuove intense flessioni. Infatti, il 31,1% degli imprenditori italiani prospetta per l’economia ancora un anno di crisi, il 17,8% un anno e mezzo e il 34,9% oltre diciotto mesi. Una quota molto limitata (7,5%), viceversa, ritiene che attualmente sia già in atto una ripresa. Il ciclo economico negativo, che a partire dal settembre 2008 ha generato pesanti perdite in termini di produzione, fatturato, ordini e occupazione, rappresenta una crisi non certo congiunturale, ma strutturale che determinerà effetti importanti sul modello produttivo e di sviluppo. Gli imprenditori italiani, infatti, interpellati circa lo scenario più probabile per il futuro concentrano le loro risposte essenzialmente su due ipotesi fortemente impattanti sia sull’economia che sulla società: da un lato, una fase di ripresa senza occupazione (38,3%), dall’altra l’emergere di nuovi modelli di consumo (32,2%). Rimangono, invece, marginali altre due ipotesi: l’intensificarsi di fusioni e acquisizioni (15,6%) e la crescita dell’internazionalizzazione (13,9%).

 

grafico prospettive

 

 

 

 

 

 

 

Autore articolo: Luca Allevi

Laureato in Economia e Commercio alla Bocconi. Consulente internazionale presso www.leaders.it
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