L.Veronelli: chiude i battenti un’editore indipendente

Pubblicato da Bergamo.info il 30 marzo 2010
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VeronelliCari concittadini, che con me avete condiviso e condividete tutt’ora l’amore per la nostra splendida città: Veronelli Editore chiude i battenti.  La notizia non è nuova ma voglio riportare l’attenzione su questo avvenimento, da troppi considerato marginale.

La voce diversa, la voce indipendente dell’enogastronomia d’eccellenza esce da un mercato superaffollato, ambiguo, senza più reali prospettive per aziende piccole e fuori dai giochi di potere.
Veronelli Editore, storica casa editrice fondata da quell’eclettico e anticonformista personaggio (giornalista e scrittore, o semplicemente “notaro”, come lui amava dire di sé) che era Luigi Veronelli, dopo vent’anni, si è dovuta piegare a logiche di mercato che non danno spazio e non riconoscono un lavoro fatto senza altri interessi che la diffusione e la difesa della cultura del saper mangiare e bere bene.

Portavoce di tante realtà “minori”, Luigi si è sempre stato considerato un libertario, un uomo colto, senza dogmi, senza ipocrisie, combattendo la strenua lotta per le diversità in campo alimentare e per la valorizzazione dei prodotti del nostro territorio.
Dopo la sua scomparsa (29 novembre 2004, ndr) il progetto e il cammino intrapreso da Luigi è stato portato avanti in maniera eccellente dal suo più stretto collaboratore nonché suo genero Gian Arturo Rota, fino ad arrivare ad oggi, al 2010, anno della chiusura della casa editrice e di quasi tutta la totalità delle pubblicazioni (unica sopravvissuta è la guida oro I vini, edita dal Seminario Permanente Luigi Veronelli).

La scelta, a detta di Gian Arturo Rota, è stata dettata da una previsione lungimirante su un mercato in continuo cambiamento, con un’ampia diffusione del fai-da-te e al web: “Ormai il pubblico non si affida più alle mani degli esperti del settore, facendosi consigliare dalle guide nelle scelte, ma cerca i pareri – spesso discordanti e contradditori – degli utenti del cyberspazio”.

Ma possiamo davvero permetterci di rinunciare al lavoro che persone molto più competenti di noi fanno?

di Stefano Girardi

Autore articolo: Bergamo.info

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