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8 Comments

  1. 1

    shitward

    Il buon Dio si nasconde nel dettaglio.

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  2. 2

    michele

    articolo molto ricercato, molto fine.

    però ho un'obiezione: non si è buttato troppo sull'unità d'italia come testo? in fondo anche le citazioni finali forse tagliano il contenuto troppo nettamente…o no? io lo spettacolo non l'ho visto…

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  3. 3

    antonella

    ma perchè è nuda nello spettacolo? questo non l'ho capito

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  4. 4

    shervid

    mi scusi, lei parla de :"Considerazioni sull’opera di Nikolaj Leskov" dove l’autore si interroga sul declino del narrare. Per lui l’epoca del narrazione è oramai al tramonto

    Potrebbe spiegare brevemente?

    grazie

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  5. 5

    Guido Patrick Ramall

    Al signor Michele,

    ma se lei non l'ha visto, lo spettacolo, che domande fa? Lo vada a vedere, invece. E capisca. Io l'ho visto a Modena.

    Infine, concordo con Shitward. A proposito di Dio e del dettaglio.

    Alla signora Antonella,

    anche lei, mi scusi, vada a vederlo e capisca.

    Ossequi.

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  6. 6

    michele

    mmmm…signor Guido Patrick, non mi sembra una risposta…infondo io non sono stato scortese, ho chiesto, in queste cose sono molto ignorante, lo ammetto, ma non mi sembra il caso di trattare così chi si interessa, anche se con domande a suo dire inaccettabili…

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  7. 7

    antonella

    mi scusi sig. Patrick, io lavoro in media dodici ore al giorno, il tempo è un lusso che attualmente non ho…..mi piacerebbe molto avere la possibilità di passare bei momenti a teatro….per compensare almeno un pò leggo molto su teatro…..quindi mi scusi se non ho la possibilità di capire!!!

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  8. 8

    Alessandra Ferreri

    Buona sera a tutti quanti, sono Alessandra la ragazza che ha scritto l'articolo. Innanzitutto mi fa molto piacere leggere dei commenti, un feedback è sempre molto utile e gradito, secondariamente volevo provare a dare qualche piccola risposta alle domande che leggo tra i commenti.

    Gentile Michele lo spettacolo è stato realizzato proprio in concomitanza e volutamente con i festeggiamenti dei 150 anni d'Unità d'Italia. é argomento fondamentale, non di cornice. L'Italia fa da protagonista ed è "incarnata" nell'attrice in scena. Non poteva essere diversamente che così. Ho trovato la scelta di Cristian Ceresoli molto saggia ed interessante. Quest'anno gli spettacoli con tema l'Unità D'Italia hanno affollato i palcoscenici italiani, molti rifacendosi alla storia di Garibaldi. Anche qui viene menzionato, ma in modo trasversale, come reminiscenza di un padre morto. Ceresoli ha scelto di focalizzarsi solo su uno spaccato d'Italia e non vuole essere pretesa di raccontarla tutta, ma di dar luce ad alcune delle problematiche forti che la riguardano. Nell'articolo ho omesso un particolare, l'attrice a conclusione dello spettacolo nel momento degli applausi indossa la bandiera italiana ecco quindi che è rappresentata tutta quanta, perchè è di questa che si parla. Le citazioni finali sono fondamentali per chi non abbia visto lo spettacolo per intendere in che direzione vada e appunto quale sia lo spaccato italiano preso in considerazione.

    Cara Antonella, la domanda sulla nudità è fondamentale ed è quella che mi son posta anche io prima di vedere lo spettacolo e ci ho riflettuto molto anche dopo averlo visto. Sono arrivata alla conclusione che non potesse essere diversamente. Ci si approccia sempre alla nudità come ad una "assenza" di vestiti come ad un elemento che deve necessariamente sucitare scalpore, ma qui non è così. Anche la nudità è un costume di scena, uno sceglie di indossare o meno dei vestiti, tutto qua. Un corpo si carica di scalpore solo di fronte ad occhi che lo leggono in quella direzione, occorre fare un passo in avanti, accettando la nudità come naturale e non come tabù. In questo modo si accetta questa scelta e la si vede come la più azzeccata. In ultimo l'attrice è talmente bava che tutta l'attenzione si focalizza sul suo volto e la sua voce per quasi tutto il tempo.

    Ultimo ma non da meno, vorrei dare risposta alla domanda a proposito di Walter Benjamin e sulla sua visone “apocalittica” del futuro del racconto. Nel suo breve saggio Nikolaj Leskov è un pretesto per parlarci del tramonto dell’arte del narrare. Ascoltando l’attrice in scena, ascoltando il suo racconto ho subito pensato a come la dimensione del racconto possa aver subito una metamorfosi inevitabile nei nostri tempi e di come quindi non sia tanto un problema di morte del racconto, ma di cambiamento nella forma perché i tratti costitutivi rimangono, primo tra tutti l’oralità. Mi son chiesta se forse stia proprio nel teatro la salvezza di questo genere e per l’oralità che la permea e per i tratti di artigianato che ne sono indispensabili. Artigianato nel senso delle tecniche apprese a bottega. Le tecniche d’attore che lo salvano dal dilettantismo.

    Spero di esservi stata d’aiuto in un qualche modo,

    un caro saluto

    Alessandra

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