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Giuseppe Allevi

Dottore Commercialista, Revisore dei Conti e pubblicista. Partner Leaders (consulenza fiscale, aziendale e del lavoro)

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38 Comments

  1. 1

    marco

    Beschi sarà il prossimo arcivescovo di Milano?… è della stessa scuola di Montini, ed è la figura che si presta per la storia e la collocazione della arcidiocesi ambrosiana…

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  2. 2

    santificetur

    Cerchiamo di guardare le cose con maggior pacatezza: Sua Eminenza Mons. Gianfranco Ravasi, dalla rapidissima carriera con questo grande Papa, e per di più pronosticato da molti autorevoli osservatori di cose vaticane come in buona posizione nel caso di eventuale successione, non ha finora guidato diocesi alcuna. E per diventare Papa, invece, bisogna comunque aver alle spalle qualche esperienza pastorale. Indovinate chi va a Milano?

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  3. 3

    nomen tuum

    Mons. Beschi è un grande comunicatore, lo constatiamo giorno dopo giorno, di raffinata cultura e intellettualmente di alto livello, il quale si trova ad affrontare una diocesi quasi da ricostruire spiritualmente dopo il latitante governo precedente. Per lavori di tal genere serve forse un aspro capo-magutt, che sappia mettere in riga prima di tutti i suoi preti "dalla dura cervice", ma anche lo stesso popolo cristiano orobico. Non che al Vescovo Francesco manchino tali capacità, anzi, ma pare evidente che preferisca ruoli più consoni alle Sue naturali inclinazioni, per esempio all'interno della CEI, dove quelle stesse Sue grandi capacità, nel piattume odierno, brillerebbero in modo straordinario. Ma sarebbe una grande perdita per la Chiesa di Bergamo, abbandonata a se stessa coi suoi incalzanti problemi.

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  4. 4

    Fiat

    Sì, basta leggere l'articolo e i commenti all'articolo riguardante l'organizzazione ecclesiastica per capire quale grave compito è caduto sulle spalle di Mons. Beschi. Anche secondo me a Milano non ci va, ma magari a Roma sì. Speriamo, invece, che così non sia, e che rimanga con noi.

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  5. 5

    pace e bene

    Ma alla fin fine, ai fedeli chi ci pensa? E ai preti e ai parroci? Il decadimento della qualità, dei preti come dei fedeli, è evidente. Chi è capace di tener testa a certi acculturati "laici", ma pur anche soltanto a qualche politicante di m…, rozzo e ignorante, che spara a raffica slogans senza significato? I cristiani sarebbero capaci di "stenderlo"? A Curno ce n'è uno, per esempio: se ci si vuole esercitare…

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  6. 6

    voluntas tua

    In fondo è vero quel che si dice nel #5: il Vescovo Beschi sta cercando di insegnare come si fa a leggere, utilizzare giornalmente e annunciare quella Parola che il vostro responsabile dell'area cultural-religiosa di bergamo.info ha voluto mettere al centro dei suoi articoli. La prova pratica, l'esame del sangue del caso, sta anche nella capacità che il fedele deve mostrare nel saper tenere testa agli argomenti frequentemente speciosi che vengono in continuazione gettati sul tavolo dai laicisti e politeisti più disparati, soggetti artificiosamente fatti passare spesso per maitres à penser di prima grandezza, e nel saper inoltre diffondere l'annuncio cristiano. A maggior ragione, poi, il fedele preparato deve saper agire da vaccino contro i sempre più numerosi politicanti inaffidabili (e sempre più spesso molto peggio, come il caso di quello indicato), i quali hanno ormai largamente inquinato e resa indigeribile quella che dovrebbe essere la più alta forma di carità, la politica.

    Al riguardo, richiamo qui l'importante

    commento/osservazione di Giuli all'articolo avente ad oggetto il diffondersi e moltiplicarsi del Politeismo.

    Torniamo all'argomento stretto: mancando Maestri che sappiano affrontare situazioni e argomenti di tale decisiva importanza, allorchè ce ne capita per nostra fortuna – e grazioso omaggio di attenzione papale alla popolazione bergamasca – uno che è capace al riguardo, ecco che ci dicono che è di passaggio. E'certamente demoralizzante per tutti, preti, semplici fedeli, agguerriti avversari in buona fede compresi, anche perché di persone in grado di riportare in auge le comunità cristiane non se ne vedono molte in giro….

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  7. 7

    Bergamo.info

    Appare indubitabile che la notizia di un cambiamento in tempi non lunghi del pastore diocesano possa destabilizzare anche la vita politica bergamasca in generale, oltre a quella delle comunità parrocchiali, specie in questo periodo confuso e per di più preelettorale.

    A maggior ragione, i Christifideles laici debbono prendere coscienza di essere loro stessi il fondamento indispensabile delle Chiese locali, la garanzia della loro continuità, i responsabili in prima persona dell'annuncio della Parola e della Sua testimonianza.

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  8. 8

    sicut

    Ma se il collega Allevi dice che il Vescovo attuale cambierà presto e se ne andrà a Milano a fare l’arcivescovo, forte dell’essere un grande comunicatore e anche d’essere un diplomato in violino al Conservatorio, quindi, ancor più gradito al Papa, vorrà dire che le comunità cristiane bergamasche rimarranno abbandonate a se stesse in attesa di un Vescovo che non sia abbastanza bravo da essere trasferito ai piani superiori, quindi, che rimarrà sicuramente parecchi anni. Il quale passerà magari il suo tempo a cambiare quel che è stato appena cambiato, e che nessuno comunque prenderà ancora una volta in considerazione, come è avvenuto finora con i cambiamenti prospettati dal Sinodo diocesano. La Chiesa “organizzata” è finita, signori miei, politicanti compresi!, deve nascerne un’altra secondo un altro pensiero e una più profonda fede.

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  9. 9

    mario

    Tutte le organizzazioni venuteci dai tempi addietro avranno in futuro grossi problemi, ai quali rimedieranno, se ne saranno capaci, singole figure, personalmente all'altezza.

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  10. 10

    mario pezzotta

    Nei commenti precedenti, che seguono la stringata notizia data da Allevi e che sono il vero e proprio articolo, composto dai lettori, non si dice mai molto chiaramente che a Bergamo politicanti e partiti sono tutti dediti al magna-magna, e nella migliore delle circostanze, quando per sbaglio c'è un numero sufficiente di gente onesta, quale pare essere la fase odierna, essi sono ingessati, non potendo allungare le sgrinfie. L'unica autorità, religiosa, morale, ma anche indirettamente di indirizzo economico e politico, resta il Vescovo. Il Vescovo non cambia con ritmi elettorali: perciò, quando ne càpita uno insufficiente, tutta la bergamasca ne soffre e ne deve patire le conseguenze per svariati anni. Adesso che ne càpita uno che sembra bravo, ce lo lascino e noi cerchiamo di non farcelo scappare. Perché da Lui, dal Vescovo, dipende in larga parte l'impostazione per il tempo futuro di tutta la società bergamasca. Inutile raccontarla diversamente!.

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  11. 11

    Giuli

    E chi non si spaventerebbe di fronte ad un'eredità così pesante! Faccio ora un ragionamento prettamente politico, prescindendo dalla missione e dal ruolo che sono stati attribuiti a S. E. Mons. Beschi e senza alcun riferimento alle sue scelte. A Bergamo si è sempre detto che non si muove foglia che il Colle non voglia. Oggi però tale motto viene interpretato non più in senso consociativistico ma secondo la retta via per cui ogni cattolico, anche in politica, fa riferimento al messaggio e all'indirizzo che i propri padri gli danno. Ovvio che molti sono preoccupati e osteggiano questo cambiamento. Ma, a maggior ragione, se l'insegnamento a schierarsi e a non accettare più supinamente o in maniera conveniente le cose, che Sua Santità ci ha ripetutamente impartito richiamandoci alle nostre responsabilità di cattolici, non viene supportato da chi ne ha la forza, oltre che la responsabilità, che ne sarà di noi laici? Saremo mandati allo sbaraglio nelle torbide acque della politica e la nostra azione, che oggi riceve solo un supporto morale, non avrà più nemmeno quello? A questo punto la nostra provincia, ma a macchia d'olio la nostra nazione (perchè se le persone rette e capaci fuggono, altri restano), sono destinate a confermarsi come la repubblica ove la decadenza etica è inarrestabile. Allora, siamo tutti giustificati alla fuga. Non so quali e di che direzione siano i pensieri del nostro Vescovo, e non voglio attribuirgli nulla: vorrei solo che, qualunque sia la sua posizione, ascoltasse la dichiarazione di impotenza e la richiesta di supporto che noi umili gli rivolgiamo.

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  12. 12

    mario pezzotta

    Io sono un pratico: bellissimi gli interventi di tutti, che insieme fanno un bellissimo articolo; ed è stimolante conoscere il pensiero dei bergamaschi, preti e no, circa la possibilità che S.E. Mons. Francesco Beschi venga chiamato a esercitare il ministero a Milano o a Roma o da qualche altra parte lontana da Bergamo. Tutto interessante. Ma Allevi dove cavolo ha trovato la notizia, visto che da nessuna parte, su Bergamo News come su L'Eco di Bergamo, ma anche sui siti elettronici specialisti in gossip clericali, si accenna a una possibilità del genere? E' uno scoop riservatissimo o una notizia buttata lì tanto per vedere cosa succede e come va a finire?

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  13. 13

    mario

    Mi correggo: in effetti la notizia era partita dal Corriere della Sera, ed era stata ripresa da Bergamo News, dove però è sparita. Ho letto in Internet i commenti in calce all'articolo apparso su Bergamo News: posso solo dire che questo è un giornale d'opinione e quello no. Ma la gente, di là dalle opinioni, ha la testa per ragionare? Quel che ho letto è assurdamente stupido e inutile, secondo come la vedo io. Qui spero che qualcuno abbia trovato spunti per ragionare, come è capitato a me. Grazie a Giuli e a quelli che vogliono chiamarsi con nomi in latino: perché poi?

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  14. 14

    In caelo et in terra

    Credo che il problema sia principalmente dato dalla non soddisfacente risultante del rapporto fra la ricchezza materiale della Chiesa diocesana di Bergamo e la sua ricchezza spirituale. Probabilmente è da qui che scaturisce, se c'è, il nucleo di pensieri che potrebbero anche rendere parzialmente insonni le notti del Vescovo Francesco, e fargli desiderare una più tranquilla attività altrove. Inoltre, la scarsa presenza sul territorio di personalità di un qualche rilievo, capaci di fare altro che aggreppiarsi, carica il Vescovo di responsabilità ulteriori, che vanno oltre la sua stessa figura di successore degli Apostoli, investendolo di un ruolo socialmente delicatissimo, anche perché abbastanza indefinito. A Milano e a Roma non è così, e nemmeno a Brescia… Che fare, allora? Abbandonare baracca e burattini? D'altro canto, c'è da osservare che quello di Bergamo, proprio perché ridotto "con la lingua a leccar la terra", è territorio ideale per essere oggetto di un vivace, efficace e gioioso esperimento di quella "nuova evangelizzazione" che sta tanto a cuore a Papa Benedetto, alla quale sarà dedicato, nel 2012, il prossimo Sinodo dei Vescovi. Un'occasione troppo ghiotta per un amante delle sfide intellettuali come Mons. Beschi! In effetti, e in ipotesi, per Bergamo il ritorno a una società largamente influenzata dal Cristianesimo, se non dall'organizzazione ecclesiastica, non sarebbe certo una novità, anzi, riprenderebbe il corso di un fluire millenario dentro un alveo ben conosciuto. Non per nulla Bergamo era detta "anticamera del Vaticano"… e, mutatis mutandis, potrebbe in ipotesi storicamente anche continuare ad esserlo.

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  15. 15

    Panem nostrum

    Si continua nella recita, il prossimo sarà "cotidianum", l'ho letto sul catechismo.

    Io son di Milano: lasciatecelo venire, se è tanto bravo! Perché voi sì e noi no? Mi par di capire che da voi si stanno ponendo problemi a più facce e angolature, che da noi sono poco usuali. Va bene, ho capito. Però, come ha detto il signore su sopra, dovete essere voi le colonne della vostra Chiesa, garanzia della sua continuità. Se non l'avete fatto finora, avete sbagliato voi. Non devono andarci di mezzo gli altri.

    Poi volevo dire che indubbiamente appare chiaro che quello della sostituzione del Vescovo, oltre che doloroso e traumatico, come ogni distacco, è anche un problema politico.

    Visto che gli scrittori li avete (conosco sia Allevi che Nosari), affrontate il problema sotto questo aspetto. Forse volevo dire: anche sotto tale aspetto.

    Un saluto a tutti da Tina.

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  16. 16

    cotidianum

    A chiamata risponde: cotidianum! Di là dagli scherzi, appare chiaro fin dal titolo, il quale accenna a un risanamento della città di competenza del Vescovo, che nell'agire del Vescovo medesimo è insito anche un largo aspetto politico, da sviscerare e conoscere più approfonditamente, e ciò indipendentemente dal fatto che Beschi rimanga o no!

    Interverrò al riguardo. Me lo riprometto e lo prometto ai lettori.

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  17. 17

    gandalf

    Mons. Beschi ben difficilmente potrà andare a Milano, perchè è … (censurato) …

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    1. 17.1

      Bergamo.info

      Caro A., scusaci se non inseriamo tutto il tuo commento ma non sappiamo se quanto tu riporti sia vero. Allevi

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  18. 18

    gandalf

    Non c'è nulla di male nel dire che, di solito, nelle nomine episcopali, dunque, a maggior ragione, in quelle arcivescovili, conta molto il fattore "laurea". Nulla impedisce, peraltro, che un vescovo di grande cuore e di grande intelligenza, quale è il nostro, possa venir ugualmente scelto dal Papa per guidare una diocesi difficilissima come quella ambrosiana. Saper bene interpretare uno spartito è spesso molto più proficuo dell'aver letto montagne di libri…

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  19. 19

    gigi

    Visto che siete così informati, come dice Marzio, mi sapete dire cosa si sussurra in Curia al riguardo? Per capirci meglio: quale nuovo indirizzo è stato dato a quegli uffici, se è stato dato? Da questo si capirebbe se va, viene o resta.

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  20. 20

    angelo

    Credo che tutto quello che si è scritto sopra verrà ripreso e ulteriormente sviluppato non appena sarà noto il nome di colui che il Papa avrà designato alla guida della diocesi di Milano, la più grande del mondo, mi par di aver letto. Se sarà Mons. Beschi, si riaprirà una parte delle argomentazioni sopra accennate, se così non sarà, come anch'io credo, bisognerà approfondire tutta la tematica relativa al rapporto fra l'organizzazione ecclesiastica, e il Vescovo che ci sta in cima, e l'intera società bergamasca, tenendo conto del fatto che la diocesi si estende in parte oltre i confini provinciali (Lecco, Brescia), mentre per altra parte, fermandosi al Fosso Bergamasco, che corre a sud di Romano di Lombardia e che è l'antico confine della Repubblica di Venezia, è più ristretta rispetto ai confini provinciali, appartenendo Treviglio alla Diocesi di Milano (Mons. Beschi, se nominato arcivescovo metropolita, rimarrebbe parzialmente "in Provincia") e Caravaggio a quella di Cremona.

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  21. 21

    don mario

    Il Secolo XIX di Genova dà per "asso nella manica" di Sua Santità la nomina a presule metropolitano milanese di S. Em. Rev.ma il Cardinale Bagnasco, attuale Presidente della Conferenza Episcopale Italiana e arcivescovo di Genova. Bagnasco è genovese lui stesso, nonostante una nascita "fuori zona" lombarda (per via della famiglia sfollata durante l'ultimo conflitto), e non gradirebbe più di tanto uno scostamento dalla Sua città, anche se appare del tutto pronto all'obbedienza. Peraltro, il governo di una diocesi come quella milanese non consentirebbe un proficuo svolgimento di un gravoso incarico come quello presidenziale sopra accennato, e questo fa propendere per uno scoop a vuoto, sparato lì tanto per dire qualcosa.

    A S. Em. Ravasi è rimproverato di essere stato troppo esplicito nel desiderare Milano: questa è una delle cose "da preti" che non si debbono mai fare e di cui i preti stessi sono gelosissimi, come per altro verso segnalava qualche tempo fa su questo sito, in un suo prezioso commento all'articolo sull'organizzazione ecclesiastica, don Angelo, sapiente e saggio salesiano d'antica e potente militanza (anche l'incredibile B. ci tiene a ricordare i suoi trascorsi salesiani, specie oggi che un salesiano sta alla Segreteria di Stato…).

    Vi è da dire, però, che questo dolcissimo e straordinario Papa, sorridente rivoluzionario, potrebbe anche avere in serbo un altro sovvertimento, in questo caso di una delle più ferre tradizioni curiali non scritte, e potrebbe essere assai indulgente con lo stimatissimo biblista che tanto spontaneamente, di cuore, si è espresso. Detto fra noi, nemmeno gli ha fatto bene, per quanto non particolarmente incisivo, non "a gamba tesa" (meno male!), e anche da parte Vostra molto amicale e di cuore, l'aperto sostegno dato da qualcuno di Voi al riguardo, essendo tale candidatura vista con sospetto anche dall'establishment curiale milanese, dove l'antica educazione "martiniana", oggi rinnovata e resa maggiormente pastorale da S.Em. Tettamanzi, si scontra con una prospettiva che si teme saper tanto di cultura mitteleuropea, se non "padana".

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  22. 22

    bartolo

    Indovina, indovinello: chi, fortissimo di radicatissime frequentazioni, è andato a sostenere la candidatura Ravasi, intercedendo per la concessione di sorridente vénia? Chi me lo sa dire?. Don Mario, don Mario… tanto grande di cuore quanto ingenuamente speranzoso! Ma tante volte l'ingenuità sincera fa centro! CR

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  23. 23

    angelomario

    Mi rilasso con un po' di gossip: me l'ha detto un uccellino che nella terna proposta al Papa per la nomina a Milano il nostro Vescovo non c'è. E' cosa assolutamente sicura. Quindi, i problemi della diocesi bergamasca gli rimarranno e rimangono sulla gobba. Aiutiamolo e aiutiamoci a risolverli una buona volta, perchè è una brava persona, e siamo fortunati ad averlo come Vescovo. Anche senza la laurea! Anzi, meglio così.

    Sempre l'uccellino, non però quello cui accenna la vostra clintoride, mi dice che per Mons. Gianfranco non è facile, anche se sotto sotto il Papa e i Suoi amici più vicini sono dalla sua parte. Il brianzolo Scola sta facendo un ottimo gioco di squadra e un assillante pressing, aiutato dalla corazzata di Comunione e Liberazione e dalla Compagnia delle Opere che ne è il braccio armato, le quali sperano di veder consolidarsi notevolmente il proprio già enorme potere a Milano e in tutta la Lombardia. Vedremo come il Santo Padre uscirà dall'impasse. Certo che se la nomina non avverrà entro Pasqua o subito dopo, le probabilità che ai primi di maggio essa venga annunciata a Venezia, di cui Scola è patriarca, salgono di parecchio… Inoltre, si rischierebbe di veder ripetuto, o come tale in qualche modo interpretato (ma credo sarà fatta grandissima attenzione al riguardo, per evitare fraintendimenti) il gesto di Paolo VI nei confronti dell'allora patriarca Albino Luciani, cui il Papa, sofferente e che sarebbe morto di lì a poco, donò la stola, quasi pubblicamente indicandolo come suo successore. A tal punto, comunque, Ravasi potrebbe andare a Venezia, che è città d'arte fra le più belle al mondo, culturalmente adattissima per promuovere e continuare quel "Cortile dei gentili" cui si sta dedicando con tanto amoroso impegno. Inoltre, è la sede della Cattedra di S. Marco, da cui, per rimanere alla seconda metà dello scorso secolo, spiccarono il volo per quella petrina ben due patriarchi, Angelo Giuseppe Roncalli e Albino Luciani. Non sarebbe poi così male…

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  24. 24

    guru

    Domenica scorsa Sua Eminenza Tettamanzi, arcivescovo di Milano, ha incontrato Mons. Beschi a Calolziocorte, terra bergamasca nonostante l'esproprio formigoniano, di rito ambrosiano ma appartenente alla diocesi di Bergamo. Il metropolita ha mostrato tutta la sua simpatia per il nostro Vescovo, pastore e persona che in questi due anni abbiamo imparato a grandemente benvolere. Il messaggio è chiaro: terna o non terna, poiché il Papa può scegliere chi vuole, Tettamanzi indica Beschi quale soluzione successoria intermedia, atta ad evitare ogni lacerazione. Certo, il ritardo nel comunicare il nome del successore del vescovo Dionigi sulla cattedra di San Carlo lascia facilmente intuire quanto difficile e ardua sia la scelta, e quanto essa si complichi sempre più, approssimandosi inoltre a grandi passi l'appuntamento della Visita Apostolica a Venezia. L'impasse, dunque, è grande, e noi continuiamo a fare il tifo perché il vescovo Francesco resti a Bergamo, che ha bisogno di lui, e un nostro stimatissimo amico, lecchese, guarda un po', vada a Milano. Sarebbe tutto molto bello.

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  25. 25

    angelomario

    Il vescovo di Bolzano-Bressanone, Karl Golser, affetto da una «rara e atipica forma di Parkinson», l'altro ieri ha «comunicato di avere presentato in una lettera al papa Benedetto XVI la grave situazione del suo stato di salute», come dice la nota dell’ufficio stampa, che aggiunge: «Non è noto per ora quanto deciderà il Santo Padre circa i prossimi passi. Appena ci saranno comunicazioni il vescovo ne darà informazione».

    Come qualcuno ricorderà, il pastore sudtirolese, 68 anni, era succeduto a monsignor Wilhelm Emil Egger, improvvisamente scomparso il 16 agosto 2008, dopo che il Papa aveva appena lasciato il territorio diocesano, dove aveva trascorso un breve periodo di riposo estivo.

    Negli scorsi giorni gli avevano reso omaggio i vescovi austriaci, la cui Conferenza Episcopale si era riunita proprio in Bressanone, anziché a Vienna, sotto la presidenza del Primate d'Austria, S. Em. Christoph Schoenborn O.P.. Questo, a dimostrazione della grande considerazione di cui gode il presule sudtirolese nell'ambito elvetico-austro-bavarese.

    Ma perché parliamo qui di S.E. Mons. Karl Golser? Perchè, se Mons. Egger non ci avesse improvvisamente lasciati, forse Mons. Golser, grande moralista, sarebbe venuto a guidare la diocesi di S. Alessandro, e dopo di essa, magari – è una mera supposizione – quella ambrosiana, per innervare di sana cultura e civiltà alpina una città – Milano – che appare sempre più inviluppata in una spirale paramafiosa. Venuta meno per Bergamo la scelta Golser, immediatamente fu assunta quella Beschi.

    Ora, pertanto, non sarà superfluo considerare ciò che Sua Santità deciderà per Bressanone, pedina non secondaria nello scacchiere delle nomine "pesanti" che dovranno essere assunte e che incideranno non poco in un futuro – speriamo lontanissimo – Conclave.

    Intanto, consideriamo l'esempio rigoroso del presule sudtirolese: dalla malattia aveva preso spunto per la lettera quaresimale («Signore, sia fatta la tua volontà!»), una riflessione utile a tutti, malati e sani, «sul difficile tema della Provvidenza divina». «Quando ho saputo la diagnosi della mia malattia – solo all’inizio il riferimento personale – ho cercato di pregare con Gesù sul Monte degli Ulivi: "Padre! Tutto è possibile a te: allontana da me questo calice! Però non ciò che voglio io, ma ciò che vuoi tu" (Mc 14,36).

    Sappiamo che ci sono persone che dicono: "È solo una questione di destino". Una tale posizione sarebbe espressione di un fatalismo cieco. Crediamo invece a un Dio che è amore, che ha progetti per la nostra salvezza».

    La sua riflessione sulla chiamata universale e personale (e il consiglio ai giovani di una buona direzione spirituale) parte dalle parole di san Paolo agli Efesini che «ci rendono consapevoli che la nostra vita non è in balia di un destino cieco, ma è totalmente sostenuta dalla mano di Dio». Golser si dice «assolutamente convinto» che «chi è aperto alla chiamata di Dio, capirà che la vita ha un significato nonostante tutti i lati oscuri». Egli riconosce che non è sempre facile accettare la chiamata, ma «quando affidiamo a Dio tutta la nostra vita – conclude – allora tutto quello che ci va contro, anche la malattia e la sofferenza, tutto acquista un significato più profondo». «Prego per voi – è la promessa del vescovo alle prese col Parkinson – e chiedo la vostra preghiera». Lo faremo.

    Reply
  26. 26

    Cristoforo

    L'amico Angelomario, lo conosco bene, è sempre ben informato: ha fonti dirette e sa come usarle. Forse oggi riesco ad anticiparlo: vuoi vedere che è prossima, molto più prossima di quel che si pensi, la nomina del successore di S. Carlo? E che quanto scritto sopra non è aria fritta? Beschi, vescovo giovane e bravissimo, teniamocelo stretto. Liberato da tante chiacchiere, saprà con gentilezza fare quel che ci si aspetta da Lui. Le aspettative, infatti, sono tante, troppe, il compito difficilissimo. Stiamogli vicini e vogliamogli bene.

    Quella di Golser non la sapevo, ma non credo sia pura fantasia. Anzi, tutt'altro.

    Il periodo pasquale sarà decisivo. E porterà le attese novità. Anche di cambio culturale per Milano.

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  27. 27

    Kamella Scemì

    Voi dite che è prossima la nomina? Non sarei così convinta. S.Em. Rev.ma Mons. Dionigi Tettamanzi, col Suo stile pastorale, quasi da parroco di Milano, si è conquistato molta stima, e il Suo parere avrà molto peso. Adesso è decisamente anche Lui uno degli snodi della vicenda, credo poco favorevole al Patriarca di Venezia, ma nemmeno favorevole all'attuale Prefetto per la Cultura. Con opportune mosse e con qualche cambio d'atteggiamenti ha saputo rientrare in quel "gioco" da cui era stato precedentemente escluso. Staremo a vedere. Ma a questo punto è lecito aspettarsi qualunque sorpresa…

    Reply
  28. 28

    Kamella Scemì

    Dice http://www.LaStampa.it/ che per il dopo-Tettamanzi il Papa non sceglierà da solo ma si affiderà al "congresso" della Congregazione dei vescovi: così si rimescola tutto, come dicevo sopra, e forse a S. Em. Rev.ma Mons. Ravasi potrà essere perdonata quella "mancanza di stile e tatto" che gli è stata addebitata. O forse no, perché tale mancanza è molto fastidiosa per la maggior parte dei vescovi. In ogni caso, ascoltati con attenzione tutti, Il Papa deciderà di testa Sua. C'è da osservare, però, che se la nomina, come pare, dovesse avvenire dopo la visita apostolica a Venezia, credo che il favorito debba oggi considerarsi quasi per automatismo il lecchese Patrirca di Venezia, il quale, per di più, è senza problemi di relazione personale e collettiva con l'establishment curiale ambrosiano.

    Reply
  29. 29

    Karl Heinz Treetball

    Non è detto. Ravasi si è giustamente defilato per i Suoi incarichi internazionali, molto gravosi e di risonanza in tutto il mondo, ma gode della grandissima stima del Papa e di molti Suoi amici: Milano abbisogna di cultura alpina e mitteleuropea!.

    Reply
  30. 30

    cristoforo

    A Roma si fa il nome di Mons. Bruno Forte, presule nella diocesi di Chieti-Vasto: è napoletano, ottimo teologo, trasmigrato da una posizione progressista a una ratzingeriana. Da questo si deduce che, nonostante l'appoggio del Corrierone, ben difficilmente siederà sulla cattedra di Sant'Ambroeus. Quel che è stato detto sopra è ancora attualissimo. Lo ha dimostrato il recente incontro del Papa col Cardinal Martini.

    Credo, poi, che alcuni di coloro che si nascondono dietro nomi fasullissimi nei commenti la sappiano davvero lunga… e stiano giocando anche qualcosa, spendendosi però per un obiettivo che una volta tanto, oltre che profondamente cristiano, è puramente etico-culturale, se non anche estetico, in ogni caso privo di ritorni diretti o indiretti. Talvolta l'onestà nel sostenere le proprie opinioni è dirompente, lo si sa, specie in tempi calamitosi come questi.

    Reply
  31. 31

    maria

    Il Papa, il nostro grandissimo Papa sorprenderà tutti… ma non quelli di Bergamo.info, par di capire. Fra le righe ben miscelate di cui sopra si capisce molto. Comunque, nella terna, cioè nei primi tre profili, il nostro amato Vescovo, per fortuna nostra, non c'è. Però, se si legge con attenzione e un po' di malizia, non è poi così difficile capire…

    Stiamo a vedere. Già è una grossa sorpresa, ben studiata con sorridente astuzia, che si vada ben dopo la Visita Apostolica a Venezia. E che Sua Eminenza Reverendissima il Cardinale Gianfranco Ravasi abbia dichiarato coram populo di ritenere troppo gravoso per Lui l'incarico ambrosiano. Fate Voi!

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  32. 32

    bartolo

    Maria, Maria. Tu origli un po' troppo. E sei un po' troppo acidula… e magari perspicace.

    Reply
  33. 33

    Aristide

    L’ANIMA DI MILANO

    Io non m’intendo di queste cose, cioè dei meccanismi e delle motivazioni che possono indurre a questa o quella scelta riguardo al successore di sant’Ambrogio a Milano. Però credo di aver capito che la Chiesa è sapiente. È quello che pensa anche Nanni Moretti nel suo ottimo film ‘Habemus papam’: c’è un aspetto umano nella stessa figura del papa, questo è quel che ci dice il “laico” Moretti. Il che non toglie – parola di Moretti – che la Chiesa sia l’unica cosa seria che ci resti in questa società dello spettacolo e del consumo, dello spettacolo come consumo e del consumo come spettacolo.

    Dunque, tornando alla successione alla cattedra di sant’Ambrogio, considerato che la Chiesa non soltanto è una “cosa seria”, ma è sapiente, perché mai dovrebbe insediare il cardinale Scola, che è notoriamente vicino a Comunione e Liberazione, in un’area metropolitana dove il movimento ecclesiale fondato da don Giussani è particolarmente radicato e potente? Sapienza vuole che il potere non sia mai concentrato, ma diffuso, con un càllido sistema di pesi e contrappesi. Ché se tu crei una concentrazione di potere, poi ci pensa il Principio di Le Châtelier a sistemare le cose, cioè a sviluppare un sistema di forze di contrasto che riporta la situazione a uno stato di equilibrio. Dunque, perché creare ad arte una situazione squilibrata? Il Principio di Le Châtelier, formulato originariamente nell’ambito della termodinamica chimica, è in realtà un principio universale della ‘philosophia naturalis’, cioè della fisica e delle scienze della natura, contraddetto soltanto dall’innesco di fenomeni caotici. Ma, nella sua sapienza, tutto può volere la Chiesa, tranne che un tale innesco.

    Inoltre la Chiesa, che è sapiente, sa benissimo che Milano oggi è finita nelle mani di sciagurati sarti, pubblicitari e inframettitori di pubbliche relazioni e che la sua non-borghesia si è bevuta il cervello. Ma sa anche che Milano è stata per più di due secoli capitale dell’Impero romano d’Occidente (dal 286 al 402 d.C., quando la capitale fu trasferita a Ravenna), che Milano e la Lombardia hanno dato la spinta propulsiva all’unificazione dell’Italia (che è comunque un fatto storico rilevantissimo), che a Milano sono nati i fasci di combattimento, cioè il fascismo (il quale, a parte il giudizio politico, è storicamente rilevante, e non poco), che a Milano si sono formati i vortici da cui è nato il “vento del Nord” della Resistenza, che Milano è stata nel dopoguerra e per buoni vent’anni il crogiolo, il “melting pot” di esperienze culturali e iniziative industriali che, nel bene e nel male, hanno informato di sé tutta l’Italia. La Chiesa sa infine che il Cordusio, cioè l’antica ‘Curia ducis’, non lontano da piazza san Sepolcro, dove s’incontrano il cardo e il decumanus di Mediolanum è stato da sempre il centro dell’attività amministrativa di Milano, in barba alle indicazioni dei piani urbanistici che con poco successo si sono sforzati di adeguare la ‘forma urbis’ della città alle belle pensate degli urbanisti e degli assessori. Ci aveva provato Napoleone (che era Napoleone, mica un Tognolino qualsiasi o una signora Moratti) , ci provò il piano regolatore del 1953 (ma nel nuovo Centro direzionale sono andati soltanto gl’impiegati pubblici): vedremo infine che cosa riusciranno a fare con l’Expo 2015, colate di cemento a parte.

    Insomma, dove voglio arrivare? Voglio dire che Milano è agonizzante, la Chiesa lo sa benissimo. Ma la Chiesa sa anche che Milano ha un’anima, come altre città d’Italia, del resto (tuttavia non tutte le città hanno un’anima: eventualmente, si può anche perderla, quell’anima). Milano, inoltre, ha un’anima speciale. Non che sia l’anima mundi: non esageriamo. Ma un’anima speciale, questo sì. Un’anima storica, un’anima importante per l’Italia (che è un’entità culturale, prima che geografica) e per l’Europa (vale lo stesso discorso). La Chiesa, nella sua infinita bontà e nella sua secolare sapienza, potrebbe decidere che valga la pena dare un’ultima chance a Milano. La Chiesa, a differenza dei pubblicitari e dei giornalisti markettari che parlano di cultura per piazzare la propria merce, che oggi è e domani non è (anzi, non dev’essere, così vuole il consumismo), crede veramente nella cultura (che è per sempre). Per la Chiesa la cultura non è un orpello come per le vecchie babbione che si trascinano di museo in museo per darsi un tono e nella speranza assurda di riscattare tutta una vita mal vissuta. La cultura – in senso lato – è la missione della Chiesa: la quale non va confusa con la ‘mission’ della quale straparlano pubblicitari, markettari e giornalisti comprati.

    Oddio, enorme è il danno inferto a Milano da sarti modaioli e pubblici comunicatori. Ma a questo mondo c’è posto per tutti: continuino costoro a squittire, se vogliono, l’importante è che non pretendano di dettar legge, l’importante è che la loro egemonia venga meno, che le loro ubbìe e i loro interessi (finanziari e di “potere per il potere”) non costituiscano più un’ipoteca per lo sviluppo morale, civile ed economico di Milano e di tutta l’Italia.

    Per dare questa chance a Milano, la Chiesa potrebbe riportare a Milano uno che a Milano è stato per molto tempo: fra l’altro, proprio in quella piazza San Sepolcro che dicevamo sopra. La cultura non ha potere, e non deve averne, sotto certi aspetti. Ma grandi e miracolosi sono gli effetti della cultura, quando c’è.

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  34. 34

    maria stuarda

    E adesso si aggiunge, in pole position, Sua Eccellenza Mons. De Scalzi… Sì, la mia quasi omonima del commento del 5 maggio 2011 credo abbia proprio ragione. Una strategia ben congegnata, messa su in fretta ma in ogni caso strutturata sufficientemente e per tempo, agevolante le segrete (ma non tanto) intenzioni di Sua Santità. del quale nutriamo grandissima stima.

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  35. 35

    angelomario

    Come da consigliata e saggia decisione presa "in alto", si sono attesi i risultati elettorali milanesi prima di assumere decisioni e riprendere in mano i profili dei nominabili alla cattedra di S. Carlo. Infatti, adesso il quadro è ancora più complicato di prima.

    Non si può negare che parti attive della Chiesa ambrosiana, vicine al sentire dell'attuale arcivescovo, Sua Eminenza Reverendissima cardinale Dionigi Tettamanzi, abbiano concorso in modo decisivo all'elezione a sindaco di Milano dell'avv. prof. Giuliano Pisapìa.

    Inoltre, come si afferma in altro luogo di questo stesso sito (e pare essere asserzione tutt'altro che peregrina), ubbidendo ai non tanto segreti pensieri del presule, pare che Comunione e Liberazione, che vorrebbe il trasferimento del Patriarca di Venezia a Milano, possa aver avuto un grandissimo peso nella sconfitta della signora Moratti, sia organizzando per lei una campagna elettorale tecnicamente sbagliata, con errori "non da CL o CDO" (basti pensare allo sguaiato utilizzo televisivo dell'on. Santanché, poco apprezzata da una gran quantità di elettori), sia non invitando con la solita forza i suoi adepti a votare (qualcuno sostiene che si sia andati molto più in là). Peraltro, la sostituzione dello staff elettorale effettuata dalla signora Moratti dopo il primo turno ha dato risultati ancora peggiori (il competitore, infatti, ha aumentato di molto i propri voti rispetto allo scarso e quasi fisiologico miglioramento ottenuto dal sindaco uscente). Ma ciò potrebbe anche essere un'ulteriore conferma di quel che dianzi si diceva.

    Dunque, da un lato necessita un segnale di crasi e dall'altro di continuità, nella fedeltà alla storia della cattedra ambrosiana e alle figure dei suoi pastori.

    Come superare questo impasse? Servirebbe una figura forte e sufficientemente formata che venisse da fuori. Ma, dov'è? Non ne vedo attualmente in circolazione, almeno fra i presuli lombardi pronosticati. Salvo qualche sorpresa di ambito monastico, cosa tutt'altro che improbabile.

    Oppure, e tornerebbe in scena prepotentemente uno dei candidati "storici", si potrebbe puntare su un concetto, su un fattore di per sè superiore, in sé oggettivo, quello culturale. che vedo più sopra ben delineato dall'interventore Aristide (evidentemente un laico), fattore che consentirebbe di superare, per cambiamento di prospettiva, l'aporìa che attualmente si pone.

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  36. 36

    Giuli

    Stamane almeno tre quotidiani pubblicano la notizia secondo cui la scelta del successore dell'arcivescovo di Milano sarebbe caduta sul Cardinale Angelo Scola o almeno la scelta sarebbe quella dei Vescovi italiani, anche se gli organi di stampa la danno quasi per certa.

    Nell'articolo del Sole 24 ore si specifica chiaramente che Il Cardinale Scola, nato in Brianza quasi settanta anni fa, è un sostenitore di Comunione e Liberazione, nonchè un caro amico del Presidente Formigoni.

    Nulla di male sia l'impegno in un movimento confessionale che l'amicizia sono due valori importanti. Diversa è invece la valutazione di opportunità, in una Regione come la Lombardia dove il cosiddetto braccio secolare di CL è una presenza quasi egemone e nonostante sia chiara la diversità dei ruoli e l'assoluta eccellenza e distanza da queste cose dell'attuale Patriarca di Venezia, non sarebbe opportuno dare un segnale di diversificazione, di discontinuità culturale, in sintesi di pluralismo?

    Attendiamo fiduciosi le scelte del Pontefice certi che saprà scegliere per il meglio.

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  37. 37

    Torebol

    Adesso, dopo la nomina di Sua Eminenza Angelo Scola ad arcivescovo di Milano (Genova e Venezia sono ormai considerate sedi secondarie rispetto a Milano, confermata come la più importante dopo Roma), è ufficiale che il nostro Vescovo rimarrà parecchi anni con noi, salvo eventi imprevedibili. Infatti già da qualche tempo, dopo aver avuto contezza di essere escluso dai "giochi", la Sua azione ha cominciato a mostrare un profilo "forte", a partire dagli spostamenti e nomine di parroci e curati, fatti in notevole quantità ed elemento essenziale per una adeguata pastorale sul territorio.

    Par di capire che, fatto questo, verranno le modifiche nel campo dell'industria dell'informazione, con la prevista sostituzione di Ettore Ongis alla direzione dell'Eco di Bergamo, nel campo economico e in quello finanziario. Staremo a vedere: noi saremo lì pronti ad aiutarlo, se ci venisse per caso richiesto.

    Una osservazione curiosa: avete notato come nessuno dei candidati "pesanti", nemmeno Sua Eminenza Scola, abbia manifestato entusiasmo per la sede ambrosiana? Solo alcuni candidati di seconda fascia, vescovi di sedi di terzo livello, erano piuttosto agitati al riguardo e non riuscivano a trattenersi dallo scodinzolare. Ma i veri candidati, no. Perché?

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