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Luca Allevi

Laureato in Economia e Commercio alla Bocconi. Consulente internazionale presso www.leaders.it

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5 Comments

  1. 1

    Aristide

    L’airone prendeva in antico il nome di ‘aghirone’, ed è probabile che questa voce, di origine alto-tedesca, sia approdata al lessico italiano passando per il provenzale ‘aigron’. Dunque la voce alto-tedesca è stata veicolata in Provenza, più o meno direttamente, dai Franchi.

    Mi è venuto in mente che tra la fine del XIX secolo e l’inizio del XX i copricapo femminili spesso portavano l’ornamento di un pennacchio che prendeva il nome di ‘aigrette’, italianizzato in egrétta. Questo termine deriva da ‘aigreta’, che è il diminutivo di ‘aigron’, cioè airone. Infatti, il pennacchio era ricavato dal ciuffo sull’occipite dell’airone maschio, particolarmente nel periodo della riproduzione, quand’è più rigoglioso.

    Mi domando, se – in altri tempi, s’intende – anche l’airone cenerino fosse soggetto a spennamento a scopo ornamentale dei cappellini per signora. A giudicare dalle foto in questa pagina, direi di no. Infatti, mi sembra di capire che il ciuffo occipitale dell’airone cenerino sia nero, e non bianco, come si vede nelle fotografie di vezzose signore d’antan.

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  2. 2

    Peppo

    Carissimo e mitico Aristide, forse le vezzose signore d’antan hanno strappato il ciuffo di un airone bianco.

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  3. 3

    Aristide

    Ben è ver: da un airone bianco, o da una garzetta. Se vi fosse il modo d'inserire foto nel blog, volentieri accluderei la foto di mia nonna Claudia, per una consulenza sull'egretta che svetta sul suo cappellino. Direi che è piumaggio di garzetta, guardando la foto, perché mi pare che "suoni" bene. Ma direi così, senza fondamento scientifico.

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  4. 4

    prode anselmo

    Essendo io di natura guerriero, vorrei saper, oserei dimandar dove alfine posarono il simbolico ciuffetto d'airone bianco le vezzose signore d'antan: lì, proprio lì? Oh!, bianche meraviglie!

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  5. 5

    Aristide

    Oh prode Anselmo che te n'andasti in Palestina a conquidere l'Avel. Prode, ma anche prudente: «Il Sultano in tal frangente / mandò il palo ad aguzzar / ma l'Anselmo previdente / fin le brache avea d’acciar». Chissà perché, nella mia edizione di questa ballata del marchese Giovanni Visconti Venosta dedicata al prode Anselmo (un'edizione anastatica pubblicata a Città di Castello, dov'è nata Monica Bellucci) questi versi non si trovano. Un'edizione "purgata", come si dice.

    Caro Anselmo, tu che sei stato fra le odalische avrai sicuramente una mente aperta, come il Conte di Montecristo, il quale conobbe i costumi orientali, che con convinzione fece propri. Sorridiamo dunque di queste vezzose signore d'antan, pudiche e sensuali insieme. Noi sappiamo che non c'è contraddizione.

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