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Giuseppe Allevi

Dottore Commercialista, Revisore dei Conti e pubblicista. Partner Leaders (consulenza fiscale, aziendale e del lavoro)

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18 Comments

  1. 1

    Kamella Scemì

    Premetto che Sua Eminenza Reverendissima il cardinale Angelo Scola è persona di altissima cultura e non è affatto un ciellino. E' rimasto affascinato, come molti, dal messaggio di Don Giussani, e questo è un merito e non un demerito. Certe derive "economiche" di Cl non fanno parte di quel messaggio. Ciò non toglie che sia notoriamente vicino a CL, o almeno venga spacciato per tale, e che CL abbia caldeggiato la Sua nomina a Milano. Questo per precisare.

    Faccio tuttavia osservare che l'indicazione sopra riportata è quella dei vescovi i quali, mi pare, hanno anche tenuto presente la situazione politica creatasi dopo la nomina a sindaco di Milano del prof. Pisapia, forse pensando a un qualche "bilanciamento". La stampa l'ha spacciata come cosa certa, ma certa non è, perché Sua Santità, il nostro amatissimo Papa, in modo espresso si è riservato di decidere al riguardo in assoluta indipendenza e libertà, personalmente, pur tenendo preziosi i suggerimenti dei confratelli nell'episcopato.

  2. 2

    Aristide

    Il futuro Arcivescovo di Milano avrà un compito immane davanti a sé: restituire a Milano un’anima, la sua anima. Come già ho scritto su queste colonne d’Internet (mi scuso per la ripetizione), enorme è il danno inferto a Milano da sarti modaioli, pubblici comunicatori, non-borghesia salottiera, esangui e anziane contesse fermamente determinate a non morire e sanguigne popolane che, finita la stagione degli espropri proletari e approdate ai salotti, adesso si credono contesse. In ogni caso, a questo mondo c’è posto per tutti, continuino i corifei a istruire la recita per cui questo sarebbe il migliore dei mondi possibile, purché Berlusconi si facesse da parte. Purché la loro sia soltanto una recita.

    Invece questo mondo è un inferno, Berlusconi o non Berlusconi, perché così hanno voluto, in una stagione passata ma gravida di conseguenze nefaste per il presente, coloro che intendevano “riformare” la famiglia, sancirono la preminenza dei diritti “a prescindere”, irrisero alla religione del dovere. Ma, per dirla tutta, questo mondo, questa Milano, è un inferno di là dall’intenzione degl’improvvidi innovatori di cui si diceva. Facevano il gioco dell’apprendista stregone, poetavano sull’“uomo nuovo”, ma il gioco è sfuggito loro di mano. Il risultato è sotto gli occhi di tutti.

    In ogni caso, continuino costoro a squittire, se vogliono. L’importante è che non pretendano di dettar legge, l’importante è che la loro egemonia venga meno, che le loro ubbìe e i loro interessi (finanziari e di “potere per il potere”) non costituiscano più un’ipoteca per lo sviluppo morale, civile ed economico di Milano e di tutta l’Italia. Il futuro Arcivescovo di Milano, quale che esso sia, queste cose le sa benissimo. Ovviamente, saprà esprimerle meglio di quanto abbia fatto io. Ma non è detto che un Arcivescovo debba dire – “papale papale”, vien voglia di dire – proprio tutto. Lui ha il potere per agire, le parole vengono dopo. Invece per noi che non abbiamo nessun potere, le parole sono tutto. È giusto che sia così: com’è scritto sotto la testata dell’’Osservatore romano’: “Unicuique suum”, a ciascuno il suo. Sempre sotto la testata dell’Osservatore romano è scritto “Non praevalebunt”. A noi piace interpretarlo così: ‘Non praevalebunt vestifici’, cioè “I sarti non la spunteranno”, dove “i sarti” sono una figura retorica di personificazione (prosopopea) dei mali che affliggono una Milano che ha smarrito la sua anima.

    P.S. – Nota filologica: ho preferito indicare i sarti con la parola ‘vestifici’, piuttosto che come ‘sartores’, anche se l’ital. “sarto” deriva dal lat. ‘sartor’. Ma ‘sartor’ era piuttosto un rammendatore.

  3. 3

    rudolph

    Io conosco cardinale Scola a Monaco in Baviera. Grande cultura e forza. Ma Italia è altra cosa. Compatriota Karl Heinz: cultura mitteleuropea. Credo Milano molto difficile, ma spero sì. Milano deve essere capitale in Europa di mezzo e non in Mediterraneo di mezzo. Quello già altre città: Neapolis, Atene, Istanbul, Panormo.

  4. 4

    Giuseppe

    La scelta di Angelo Scola è quasi fatta, anche perché Gianfranco Ravasi, impegnato in altro, preferirebbe non subentrare in un ruolo che potrebbe provocare contrasti in una città dove conosce troppa gente, dove la Curia lo vede con sospetto, dove la Sua nomina sarebbe vista come contrapposizione politica senza bilanciamenti e appoggi. Qualcuno nei commenti ad altro articolo ha parlato di cultura mitteleuropea e di sana svolta alpina. Ma Milano e la Padania non sono più mitteleuropee: sono ampiamente meridionalizzate, e forse Scola può essere davvero la scelta migliore.

    Mi stupisce, invece, che non si faccia il nome di Ravasi per Venezia: cosa può essere successo in questi pochi giorni?

  5. 5

    angelomario

    Senza entrare nel merito delle affermazioni di Giuseppe, confermo la probabilità della scelta pontificia, pur con qualche riserva, come detto da Kamella. Ravasi ha ulteriormente prospettato e argomentato le Sue perplessità e preoccupazioni. Aspettiamo sabato, da bravi, e avremo notizie più precise.

    Il battage di stampa non è stato casuale, da una parte e dall'altra… L'avrete capito tutti, no? Sorprese? Potrebbero essercene. Ricordate il benedettino Hildephonso Schuster?

  6. 6

    Ermanno

    Si, l'ultima parola spetta al Santo Padre che ispirato dallo Spirito Santo farà la giusta scelta con buona pace di tutti anticiellini compresi…credo però che una scelta di più lungo termine e orientata nello stesso senso, il Patriarca avrebbe 5 anni di "regno", possa esserci e c'è magari traguardando un periodo di una decina di anni; basta pensare a figure impegnate a Roma in ambito ecclesiale per i nuovi sacerdoti!

    La scelta sarà di lungo periodo…

  7. 7

    Karl Heinz Treetball

    Il caso è complesso: nuove consultazioni. Richiesta di nuove disponibilità. C'è la piena consapevolezza della delicatezza e importanza della scelta. In giuoco ci sono figure luminose, compresa quella di Sua Eminenza reverendissima il Patriarca di Venezia, ovviamente.

  8. 8

    Kamella Scemì

    Il grande Sandro Magister scrive da Roma per http://www.chiesa.espressoonline:
    Il cardinale Scola torna a casa. A Milano

    È imminente la nomina dell'attuale patriarca di Venezia ad arcivescovo della sua diocesi natale. Storia e ritratto di un uomo cresciuto alla scuola di due grandi maestri: Giussani e Ratzinger

    di Sandro Magister

    ROMA, 24 giugno 2011 – Ritornare come arcivescovo e cardinale a Milano, nella stessa arcidiocesi che quarant'anni fa neppure l'aveva voluto ordinare prete, è una bella rivincita per Angelo Scola.

    Fosse stata decisa collegialmente, dall'alto clero e dai maggiorenti del laicato milanese, la sua nomina non sarebbe mai passata. Men che meno se Benedetto XVI avesse dato retta al suo Segretario di Stato, il cardinale Tarcisio Bertone. Il mite Joseph Ratzinger è stato su questo inflessibile. Un nome, un solo nome, il papa aveva in mente per la diocesi più grande e più prestigiosa del mondo. E l'ha tenuto fermo contro ogni opposizione.

    Benedetto XVI non passerà alla storia come grande uomo di governo. La curia vaticana l'ha lasciata come l'ha trovata, nel disordine in cui già era affondata con il suo predecessore Karol Wojtyla, troppo mondialista per occuparsi del cortile di casa. Per le più alte cariche curiali papa Ratzinger si è limitato in sei anni a pochissime chiamate nominative, non tutte riuscite, di uomini da lui conosciuti di persona. La prima, quella di Bertone alla Segreteria di Stato, si è presto rivelata per il papa più fonte di guai che di vantaggi. Ma l'ultima, quella del cardinale canadese Marc Ouellet a capo della congregazione che vaglia e propone al papa la nomina di ogni nuovo vescovo, promette di dargli più consolazioni. Sull'invio di Scola a Milano, tra Ouellet e Ratzinger l'intesa è stata perfetta.

    E doveva essere così. Il sodalizio dei tre è di lunga data, temprato da battaglie comuni. La rivista teologica internazionale "Communio", fondata nel 1972 da Ratzinger, Hans Urs von Balthasar e Henri De Lubac come contraltare conservatore al successo della rivista progressista "Concilium", ebbe proprio in Scola e Ouellet i suoi adepti della prima ora, e prese corpo a Friburgo in Svizzera, nella facoltà teologica dove lo stesso Scola studiava.

    A Friburgo, Scola era arrivato dopo un percorso tortuoso, ordinato prete a 29 anni nel 1970 non a Milano, la sua arcidiocesi di nascita, ma dal vescovo di Teramo, Abele Conigli, che gli aveva dato ospitalità dopo che i seminari milanesi, ai quali Scola aveva bussato tre anni prima forte di una laurea in filosofia all'Università Cattolica, l'avevano messo alla porta a motivo della sua militanza in Comunione e liberazione, movimento su cui l'arcivescovo di Milano dell'epoca, Giovanni Colombo, aveva forti riserve.

    Del fondatore di Comunione e liberazione, don Luigi Giussani, il giovane Scola era uno dei rampolli più in vista. Fu per una decina d'anni il numero due del movimento a Milano, prima e dopo il burrascoso 1968, prima e dopo il suo farsi prete. Nel 1973 don Giussani – l'avrebbe scritto nelle sue memorie – pensò seriamente a lui come a suo successore.

    Ma l'anno seguente, e per due anni, Scola patì difficoltà di salute. E Comunione e liberazione prese una piega antiborghese e terzomondista che a don Giussani non piacque, e alla quale lo stesso Scola pareva indulgere, come capo in quegli stessi anni dell'ISTRA, Istituto di studi per la transizione, dove arditamente incrociava teologia e teorie politiche, scienze del linguaggio e antropologia, Hosea Jaffe e Samir Amin. Don Giussani ordinò la chiusura dell'ISTRA nel 1976 e riprese in pugno l'intero movimento. Da allora il percorso di Scola continuò ad essere marcato dall'appartenenza a Comunione e liberazione, ma senza più cariche operative.

    Con l'avvento, nel 1978, di Giovanni Paolo II, un papa amico, la strada per don Giussani e il suo movimento fu spianata. Scola prese a insegnare teologia a Friburgo. Poi, dal 1982, a Roma alla Pontificia Università Lateranense. Nel 1986 divenne consulente della congregazione per la dottrina della fede, della quale il cardinale Ratzinger era prefetto.

    Nel 1991 è consacrato vescovo di Grosseto. Ma quattro anni dopo è di nuovo a Roma come rettore della Lateranense, dove fonda e presiede un "Pontificio Istituto Giovanni Paolo II per gli studi sul matrimonio e la famiglia" con filiali in tutto il mondo. Nel 2002 è nominato patriarca di Venezia e l'anno seguente è fatto cardinale. Entra nella rosa dei papabili ma quando il conclave arriva, nel 2005, non corre per sé, non ci pensa neppure, ma per il suo maestro Ratzinger.

    Il quale, anche da papa, ha per lui un occhio di riguardo. Le volte, rare, in cui Benedetto XVI chiama a consulto dei cardinali sulle grandi questioni della Chiesa, Scola è tra questi.

    Venezia è una piccola diocesi con una grande storia mondiale, che consente al suo patriarca di operare a largo raggio.

    Scola vi fonda uno "Studium generale" intitolato a san Marco, il patrono della città, che si articola in tutti i gradi del sapere, dall'infanzia all'università, con studenti da molti paesi, con corsi in più discipline e con la teologia che tutte le abbraccia, con una sua casa editrice.

    E poi crea una rivista e un centro culturale internazionale dal titolo "Oasis", che fa da ponte verso l'oriente, dall'Europa dell'Est e dal Nordafrica fino al Pakistan, in più lingue compreso l'arabo e l'urdu, con un'attenzione spiccata all'islam e alle cristianità presenti in quei paesi, con periodici convegni fra vescovi ed esperti cristiani e musulmani.

    Da Venezia, Scola lancia una parola d'ordine per definire l'incontro tra i popoli e le religioni: "meticciato". Su "Oasis" il vescovo di Tunisi, Maroun Elias Lahham, gliela contesta come equivoca e incomprensibile per gli stessi musulmani. Ma il patriarca la tiene ferma, la difende. A differenza di Ratzinger, Scola non brilla per chiarezza concettuale. L'esperienza vitale, l'incontro personale con Cristo, in lui sovrastano l'argomento di ragione, come sempre gli aveva insegnato don Giussani. Ma questa polivalenza espressiva si è rivelata per lui un vantaggio a livello di opinione pubblica. Quando contrappone il "meticciato di civiltà" al deprecato "clash of civilizations" il consenso progressista è sicuro. Quando pubblicizza le iniziative di "Oasis" Scola rastrella il consenso dei multiculturalisti. Nonostante la sua provenienza da Comunione e liberazione e nonostante la sua indubitabile linea ratzingeriana, Scola gode di buona stampa più di ogni altro leader ecclesiastico italiano, a destra come a sinistra.

    Certo, la vita gli sarebbe diventata difficile se dalla tranquilla Venezia Scola fosse stato proiettato nel centro della mischia ecclesiale e politica, come presidente della conferenza episcopale italiana. Era questo l'approdo che per lui si profilava, quando tra il 2005 e il 2007 si combatté la guerra di successione al cardinale Camillo Ruini, come capo dei vescovi. A Ruini sarebbe piaciuto lui, come successore. Ma in Vaticano sia il vecchio che il nuovo segretario di stato, i cardinali Angelo Sodano e Bertone, erano contrarissimi. Il secondo, soprattutto, fece di tutto per bruciare la candidatura di Scola. La sua nomina, sosteneva, avrebbe irreparabilmente "diviso" l'episcopato. In realtà avrebbe azzerato le ambizioni di Bertone di esser lui il capo della Chiesa italiana nell'agone politico. Alla fine, quando a Benedetto XVI toccò di decidere – perché in Italia è il papa che nomina il presidente della CEI –, la sua scelta non cadde su Scola, e nemmeno sul docile vescovo che Bertone avrebbe voluto impalmare, Benigno Papa, di Taranto, ma sul ruiniano Angelo Bagnasco. Al cardinale di Venezia la mancata nomina non dispiacque affatto.

    All'orizzonte, infatti, si era intanto profilata Milano. Dopo due episcopati eccentrici come quelli di Carlo Maria Martini e Dionigi Tettamanzi, Benedetto XVI s'era convinto che era giunta l'ora di insediare lì finalmente un vescovo più consono alla propria visione. Nella mente di papa Ratzinger la candidatura di Scola non aveva alternative, certamente non quelle che il segretario di stato Bertone, anche questa volta indaffaratissimo a sbarrargli la strada, ha escogitato fino all'ultimo. La convinzione di Ratzinger è la stessa di un altro anziano cardinale milanese, Giacomo Biffi, secondo il quale per riportare l'arcidiocesi di Milano sulla retta via occorre riprendere la tradizione dei grandi vescovi "ambrosiani", di forte tempra e di orientamento sicuro.

    L'ultimo dei quali era stato Giovanni Colombo. Cioè, per ironia della sorte, proprio colui che non voleva ordinar prete quell'Angelo Scola che ora, dal cielo, vede arrivare come suo successore.

    Magari non condivido del tutto il racconto, molto più articolato nella realtà (e i commenti su questo sito vi sono assai più vicini), ma sono convinta che se il "Maestro" ha scritto questo articolo è per il fatto che la nomina è ormai sicura, come peraltro mi risulta anche da altre fonti dirette. Buon lavoro, Eminenza Reverendissima! Buon lavoro! Pasca con amore la Sua nuova Diocesi.

  9. 9

    Kamella Scemì

    IL NUOVO ARCIVESCOVO DI MILANO

    Milano saluta l'arrivo di Scola

    Benedetto XVI ha nominato questa mattina (di poco fa il verbale di deposito protocollare della bolla) il cardinale Angelo Scola nuovo arcivescovo di Milano.

    Scola, fino ad oggi Patriarca di Venezia, prende il posto del cardinale Dionigi Tettamanzi che ha guidato la diocesi del capoluogo lombardo dal 2002.

    Il nuovo arcivescovo di Milano ha così commentato la scelta di Sua Santità: "Molto più che argomenti di carattere personale, conta la disposizione ad accogliere il disegno di Dio nella mia vita. Sono certo che questo disegno passa dall'azione dello Spirito Santo nella Chiesa e in essa, in modo speciale, dal ministero del Santo Padre. Nonostante i miei limiti, grazie all'educazione ricevuta fin dall'infanzia, ho imparato che Dio è sempre più grande e il suo disegno su di noi, quando è accolto con animo aperto, è sempre il più conveniente, non solo per la propria persona, ma anche per quanti ci sono stati affidati". "Voglio vivere questa nomina come uno scambio di amore. Con questo spirito accolgo la decisione del Santo Padre e chiedo a voi di fare parimenti".

    Tettamanzi: "Con serenità di cuore e con spirito di fede, che so condivisi dall'intera comunità diocesana, sono lieto di trasmettere il testimone della guida pastorale di questa splendida chiesa al carissimo confratello cardinale Angelo Scola". Tettamanzi ha ringraziato il Santo Padre per i due anni di proroga nell'incarico di arcivescovo di Milano: "Un tempo che mi ha permesso di portare a compimento la visita pastorale decanale, di far maturare alcuni cammini di rinnovamento intrapresi dalla chiesa Ambrosiana e di avviare la preparazione al settimo incontro mondiale delle famiglie del 2012".

    Il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha inviato un messaggio di auguri al cardinale Angelo Scola, nominato arcivescovo di Milano. In esso si esprime "l'augurio più caloroso per lo svolgimento di tale importante incarico pastorale, alla guida di una Diocesi dalle grandi tradizioni spirituali e culturali". "Nel solco ideale del magistero dei suoi predecessori, e in particolare della straordinaria figura di Sant'Ambrogio, sono certo che l'operato di sua eminenza sarà fonte di ispirazione per la ricerca del bene comune, in spirito di concordia e di solidarietà, da parte di tutte le forze civili e sociali. Grazie alle sue riconosciute doti di sensibilità e di apertura al dialogo, ella potrà proseguire anche a Milano il proficuo lavoro, avviato a Venezia, in favore della reciproca comprensione tra le religioni, basata sui valori dell'accoglienza e del mutuo rispetto".

    Il sindaco di Milano, Giuliano Pisapia, ha espresso a Scola "il più sincero sentimento di benvenuto nella nostra città, convinto che saprà proseguire nella missione pastorale che ha contraddistinto la chiesa ambrosiana negli ultimi decenni". Il sindaco di Milano ha rinnovato "l'apprezzamento e la stima mia personale e dell'intera nostra comunità nei confronti del cardinale Dionigi Tettamanzi. A lui va la gratitudine di Milano per essere un punto di riferimento illuminante per tutti i cittadini e per aver diffuso con grande lungimiranza i valori dell'accoglienza, della solidarietà e del dialogo".

  10. 10

    Giuli

    Tempo addietro, nella mia pochezza, avevo parlato di ragioni di opportunità che avrebbero dovuto essere attentamente vagliate prima della nomina di Sua Eminenza il Cardinale Scola ad Arcivescovo di Milano. Ebbene, sbagliavo, per ignoranza e forse anche per un po' di supponenza.

    Ora so che Sua Santità ha scelto la persona giusta ed il Pastore migliore.

  11. 11

    Giuseppe

    Sua Eminenza Reverendissima il cardinale Dionigi Tettamanzi da Renate non è più da oggi arcivescovo di Milano bensì amministratore apostolico. Avrà, quindi, poteri limitati, essendo gli atti di amministrazione straordinaria riservati già fin da ora all'approvazione del nuovo arcivescovo, Sua Eminenza Reverendissima il cardinale Angelo Scola da Malgrate.

    Sarà molto interessante osservare da vicino questo tempo di transizione, che potrebbe anche pesantemente condizionare il successivo governo della Diocesi da parte del neo-nominato arcivescovo ambrosiano.

  12. 12

    Kamella Scemì

    LA BIOGRAFIA

    Chi è Angelo Scola

    Il cardinale Angelo Scola è nato a Malgrate (Lecco) il 7 novembre 1941, da Carlo (1903-1996) camionista e da Regina Colombo (1901-1992) casalinga. È il minore di due figli (il fratello Pietro è morto nel 1983). Ha ricevuto la prima educazione cristiana nella parrocchia di San Leonardo e ha partecipato all'Azione Cattolica (Aspiranti e Giac). È stato presidente della Gioventù Studentesca di Lecco. Studente in filosofia all'Università Cattolica del Sacro Cuore, è diventato prima vicepresidente e poi presidente della Fuci dell'Arcidiocesi di Milano (1965-1967).Ha conseguito il dottorato in Filosofia con Gustavo Bontadini. È stato ordinato sacerdote il 18 luglio 1970 nella diocesi di Teramo. Ha conseguito il dottorato in Teologia a Friburgo (Svizzera). Negli stessi anni e fino alla sua nomina episcopale è stato tra i responsabili di Comunione e Liberazione. Ha collaborato alla fondazione della Rivista Internazionale Communio. Nel 1982 è stato nominato professore di Antropologia Teologica al Pontificio Istituto Giovanni Paolo II per Studi su Matrimonio e Famiglia, presso la Pontificia Università Lateranense. È stato Consultore della Congregazione per la Dottrina della Fede. Eletto Vescovo di Grosseto il 20 luglio 1991, ha ricevuto l'ordinazione episcopale dal cardinale Bernardin Gantin, nell'Arcibasilica Liberiana di Santa Maria Maggiore in Roma, il 21 settembre 1991. Ha svolto il suo ministero pastorale a Grosseto dal settembre 1991 al settembre 1995, riaprendo il Seminario, fondando la Scuola Media e il Liceo Diocesani, e dando impulso al rinnovamento dell’iniziazione cristiana e della catechesi.

    Nel luglio del 1995 è stato nominato dal Santo Padre Rettore della Pontificia Università Lateranense e due mesi dopo Preside del Pontificio Istituto Giovanni Paolo II per Studi su Matrimonio e Famiglia.Il 5 gennaio 2002 è stato nominato Patriarca di Venezia. Il 3 marzo successivo ha fatto il suo ingresso in diocesi accolto dal Patriarca emerito, il cardinale Marco Cè. Il 9 aprile 2002 è stato eletto presidente della Conferenza Episcopale Triveneta. Creato Cardinale del Titolo dei Ss. Apostoli da Giovanni Paolo II nel Concistoro del 21 ottobre 2003. Autore di taluni volumi e numerosi articoli teologici e pastorali, ha partecipato tre volte all’Assemblea del Sinodo dei Vescovi: la prima in qualità di esperto (1987), la seconda come Relatore Generale sul tema “L'Eucaristia: fonte e culmine della vita e della missione della Chiesa” (2005) e la terza come Padre Sinodale (2008).

    Come Patriarca di Venezia si è impegnato nella Visita Pastorale (2004-2011) – conclusa dal Santo Padre l’8 maggio scorso – caratterizzata da quattro scopi: rigenerare il popolo cristiano, educare al pensiero di Cristo e alla capillare azione di carità e condivisione, essere testimoni in tutti gli ambienti dell’umana esistenza. A partire dal 2005 ha guidato regolarmente una Scuola di metodo di vita cristiana per trecento responsabili di parrocchie e aggregazioni di fedeli. Ha prestato particolare attenzione all’iniziazione cristiana, impegnandosi nella valorizzazione dei patronati-oratori. Ha dato vita allo Studium Generale Marcianum (Facoltà di Diritto Canonico, Scuole e Liceo della Fondazione Giovanni Paolo I…) e alla Fondazione Internazionale Oasis.È membro della Congregazione per il Clero e di quella per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti; del Comitato di Presidenza del Pontificio Consiglio per la Famiglia e di quello per i Laici; membro del Pontificio Consiglio per la Cultura e di quello per la Promozione della Nuova Evangelizzazione.(a cura del Patriarcato di Venezia).

  13. 13

    Kamella Scemì

    SALUTO A MILANO

    Al carissimo confratello nell’episcopato Card. Dionigi,

    a tutti i fedeli della Chiesa ambrosiana,

    a tutti gli abitanti dell’Arcidiocesi di Milano,

    mi preme accompagnare la decisione del Santo Padre di nominarmi Arcivescovo di Milano con un primo affettuoso saluto.

    Voi comprenderete quanto la notizia, che mi è stata comunicata qualche giorno fa, trovi il mio cuore ancora oggi in un certo travaglio. Lasciare Venezia dopo quasi dieci anni domanda sacrificio. D’altro canto la Chiesa di Milano è la mia Chiesa madre. In essa sono nato e sono stato simultaneamente svezzato alla vita e alla fede.

    L’obbedienza è l’appiglio sicuro per la serena certezza di questo passo a cui sono chiamato. Attraverso il Papa Benedetto XVI l’obbedienza mia e Vostra è a Cristo Gesù. Per Lui e solo per Lui io sono mandato a Voi. E comunicare la bellezza, la verità e la bontà di Gesù Risorto è l’unico scopo dell’esistenza della Chiesa e del ministero dei suoi pastori. Infatti, la ragion d’essere della Chiesa, popolo di Dio in cammino, è lasciar risplendere sul suo volto Gesù Cristo, Luce delle genti. Quel Volto crocifisso che, secondo la profonda espressione di San Carlo, «faceva trasparire l’immensa luminosità della divina bontà, l’abbagliante splendore della giustizia, l’indicibile bellezza della misericordia, l’amore ardentissimo per gli uomini tutti» (Omelia del 16 marzo 1584). Gesù Risorto accompagna veramente il cristiano nella vita di ogni giorno e il Crocifisso è oggettivamente speranza affidabile per ogni uomo e ogni donna.

    In questo momento chiedo a Voi tutti, ai Vescovi ausiliari, ai presbiteri, ai diaconi, ai consacrati e alle consacrate, ai fedeli laici l’accoglienza della fede e la carità della preghiera. Lo chiedo in particolare alle famiglie, anche in vista del VII Incontro mondiale.

    Vi assicuro che il mio cuore ha già fatto spazio a tutti e a ciascuno.

    Sono preso a servizio di una Chiesa che lo Spirito ha arricchito di preziosi e variegati tesori di vita cristiana dall’origine fino ai nostri giorni. Lo abbiamo visto, pieni di gratitudine, anche nelle beatificazioni di domenica scorsa. Mi impegno a svolgere questo servizio favorendo la pluriformità nell’unità. Sono consapevole dell’importanza della Chiesa ambrosiana per gli sviluppi dell’ecumenismo e del dialogo interreligioso.

    Questo mio saluto si rivolge anche a tutti gli uomini e le donne che vivono le molte realtà civili della Diocesi di Milano, ed in modo particolare alle Autorità costituite di ogni ordine e grado: «L’uomo è la via della Chiesa, e Cristo è la via dell’uomo» (Benedetto XVI, Omelia nella beatificazione di Giovanni Paolo II, 1.05.2011).

    Vengo a Voi con animo aperto e sentimenti di simpatia e oso sperare da parte Vostra atteggiamenti analoghi verso di me.

    Chiedo al Signore di potermi inserire, con umile e realistica fiducia, nella lunga catena degli Arcivescovi che si sono spesi per la nostra Chiesa. Come non citarne qui almeno taluni che ci hanno preceduto all’altra riva? Ambrogio, Carlo, Federigo, il card. Ferrari, Pio XI, il card. Tosi, il card. Schüster, Paolo VI e il card. Colombo.

    Ho bisogno di Voi, di tutti Voi, del Vostro aiuto, ma soprattutto, in questo momento, del Vostro affetto.

    Chiedo in particolare la preghiera dei bambini, degli anziani, degli ammalati, dei più poveri ed emarginati. Lo scambio d’amore con loro, ne sono certo, è ancor oggi prezioso alimento per l’operosità dei mondi che hanno fatto e fanno grande Milano: dalla scuola all’università, dal lavoro all’economia, alla politica, al mondo della comunicazione e dell’editoria, alla cultura, all’arte, alla magnanima condivisione sociale…

    Un augurio particolare voglio rivolgere alle migliaia e migliaia di persone che sono impegnate negli oratori feriali, nei campi-scuola, nelle vacanze guidate, e in special modo ai giovani che si preparano alla Giornata mondiale della Gioventù di Madrid.

    Domando una preghiera speciale alle comunità monastiche.

    Nel porgere a Voi tutti questo primo saluto, voglio dire il mio intenso affetto collegiale ai Cardinali Carlo Maria Martini e Dionigi Tettamanzi.

    Non voglio concludere queste righe senza esprimere fin da ora la mia gratitudine a tutti i sacerdoti, primi collaboratori del Vescovo, di cui ben conosco l’ambrosiana, diuturna dedizione ecclesiale e la capillare disponibilità verso gli uomini e le donne del vasto territorio diocesano.

    Mi affido all’intercessione della Madonnina che, dall’alto del Duomo, protegge il popolo ambrosiano.

    In attesa di incontrarVi, nel Signore Vi benedico

    + Angelo Card. Scola

    Arcivescovo eletto di Milano

    Venezia, 28 giugno 2011

  14. 14

    Kamella Scemì

    Eminenza, Eccellenza, Fratelli nel sacerdozio, Carissimi fedeli, Vi ho convocato in questa preziosa Sala del Tintoretto per comunicarVi la decisione del Santo Padre, portata a mia conoscenza qualche giorno fa, di nominarmi Arcivescovo di Milano.

    Potete ben capire come non sia facile per me darVi questa notizia. E proprio per questo saprete essere magnanimi nei miei confronti.

    Vi dico semplicemente che ho accolto in obbedienza la decisione del Papa perché è il Papa.

    Con sincerità debbo riconoscere che in questo momento il mio cuore è un po’ travagliato. Da una parte, ci sono il fascino della splendida avventura vissuta nelle terre di Marco che dura ormai quasi da un decennio, e il dolore per il distacco da Voi che, per dirlo con l’Apostolo Paolo, «mi siete diventati cari» (1Ts 2,8); dall’altra, mi aspetta la Chiesa di Milano, quella in cui sono stato svezzato contemporaneamente alla vita e alla fede.

    Tuttavia molto di più che questi argomenti di carattere personale, conta la disposizione ad accogliere il disegno di Dio nella mia vita. Sono certo che questo disegno passa dall’azione dello Spirito Santo nella Chiesa e in essa, in modo speciale, dal ministero del Santo Padre. Nonostante i miei limiti, grazie all’educazione ricevuta fin dall’infanzia, ho imparato che Dio è sempre più grande e il Suo disegno su di noi, quando è accolto con animo aperto, è sempre il più conveniente, non solo per la propria persona ma anche per quanti ci sono stati affidati.

    Siamo quindi chiamati a guardare il disegno del Padre, Voi ed io insieme, con gli occhi ed il cuore di chi ama la Chiesa nella sua splendente universalità che poggia su un’incessante comunione tra le Chiese particolari: da Marco ad Ambrogio, da San Lorenzo Giustiniani a San Carlo, per limitarmi alle radici profonde delle Chiese che sono in Venezia e in Milano.

    Voglio vivere questa nomina come uno scambio di amore. Mi ha confortato in questi giorni una bella affermazione del nostro Proto-Patriarca contenuta ne “Il capitolo dell’amore” (XI, 1): «Nessuno è mai avvinto più ardentemente di quanto è avvinto dall’amore. E non si può non amare, quando si sa di essere amati. E che si è amati e si ama, lo si intende dai doni che ci si scambia in testimonianza di questo amore». Con questo spirito accolgo la decisione del Santo Padre e chiedo a Voi di fare parimenti.

    Tengo a dirVi che lascio la vita del Patriarcato in ottime mani. La simultanea partenza di S.E. Mons. Beniamino Pizziol e la mia possono, di primo acchito, creare qualche sconcerto. Eppure, esaminate le cose con il realismo della fede, sono certo che il popolo cristiano e, soprattutto, il presbiterio veneziano, sono garanzia di un futuro pieno di speranza. La Visita Pastorale e il modo con cui tutta la Diocesi e la società civile hanno vissuto e stanno cominciando a mettere a frutto il dono della presenza del Papa tra noi ne sono solida conferma.

    I mesi che ci separano dalla nomina del nuovo Patriarca non lasceranno la Diocesi senza guida. Il Santo Padre mi ha nominato Amministratore Apostolico, con le facoltà di Vescovo diocesano, fino al giorno 7 settembre. Inoltre, già da ora posso comunicare di aver chiesto che S.E. Mons. Beniamino Pizziol mi succeda come Amministratore Apostolico dal giorno 8 settembre fino alla presa di possesso del nuovo Patriarca.

    A tenore di quanto stabilito dalle norme della Chiesa, non è possibile procedere alla nomina del Vicario Generale. È mia intenzione, tuttavia, portare a termine la consultazione perché possa essere di aiuto per il futuro. Inoltre, da oggi cessano le facoltà dei Vicari Episcopali, così come le funzioni dei Consigli Presbiterale e Pastorale. Tuttavia, per assicurare il normale svolgimento della vita nel Patriarcato, mi è consentito di procedere alla nomina di Delegati (cf. canoni 416-417 e Direttorio per il ministero pastorale dei vescovi Apostolorum successores, Appendice nn. 233-247).

    Invito i sacerdoti, le comunità parrocchiali e religiose, ad elevare ferventi preghiere per la nomina del nuovo Patriarca e per le necessità del Patriarcato. Nella Basilica Cattedrale di San Marco e in tutte le altre chiese della Diocesi si celebrino Sante Messe con il formulario previsto dal Messale romano per l’elezione del Vescovo (cf. Apostolorum successores n. 247).

    Avremo modo in occasione della Festa del Redentore e degli atti di congedo, agli inizi di settembre, di ritornare sul cammino di questi anni, sul futuro della nostra Chiesa e della nostra amata Venezia di terra e di mare. Potrò così ringraziare debitamente della comunione e della collaborazione che mi è stata offerta in questi anni, a cominciare dalla discreta e preziosa amicizia del Cardinale Marco.

    Voglio rivolgere un saluto molto intenso a quanti stanno partecipando ai Grest, ai campi scuola, alle vacanze estive. Ho nel cuore in modo speciale e chiedo la preghiera dei bambini, degli anziani, degli ammalati e dei più poveri ed emarginati. Così come mi affido particolarmente alla preghiera dei monasteri del nostro Patriarcato.

    Per ora rinnoviamo il nostro affidamento alla tenera protezione della Vergine Nicopeia che anche in questa occasione ci accompagnerà alla vittoria della fede, della speranza e della carità.

    Angelo card. Scola

  15. 15

    Karl Heinz Treetball

    ANNUNCIO ALLA DIOCESI DEL NUOVO ARCIVESCOVO

    “Benedetto colui che viene nel nome del Signore”

    Carissimi fedeli dell’Arcidiocesi ambrosiana,

    in data odierna il Santo Padre Benedetto XVI ha accettato la mia rinuncia all’ufficio di Arcivescovo di Milano, presentata più di due anni fa al compiersi del mio settantacinquesimo anno di età, e ha nominato nuovo Arcivescovo di Milano Sua Eminenza il Cardinale Angelo Scola, finora Patriarca di Venezia.

    Desidero anzitutto esprimere il mio filiale ringraziamento al Santo Padre per i due anni di proroga nell’impegnativo incarico di Arcivescovo di Milano: un tempo che mi ha permesso di portare a compimento la Visita pastorale decanale, di far maturare – con il contributo di tutti e in particolare dei confratelli sacerdoti – alcuni cammini di rinnovamento intrapresi dalla Chiesa ambrosiana e di avviare la preparazione al VII Incontro Mondiale delle Famiglie del 2012.

    Ora con serenità di cuore e con spirito di fede, che so condivisi dall’intera comunità diocesana, sono lieto di trasmettere il testimone della guida pastorale di questa splendida Chiesa al carissimo confratello Cardinale Angelo Scola. Egli è conosciuto da molti di noi anche perché originario della nostra Arcidiocesi: è nato a Malgrate (Lecco) il 7 novembre 1941. Ordinato sacerdote nel 1970, ha conseguito il Dottorato in Filosofia all’Università Cattolica di Milano e in Teologia a Friburgo in Svizzera. Ha insegnato Antropologia Teologica al Pontificio Istituto Giovanni Paolo II per Studi su Matrimonio e Famiglia della Pontificia Università Lateranense.

    Il 20 luglio 1991 viene nominato Vescovo di Grosseto, dove esercita il suo ministero fino al 14 settembre1995, quando il Santo Padre gli affida l’incarico di Rettore Magnifico della Pontificia Università Lateranense a Roma e quello di Preside del Pontificio Istituto Giovanni Paolo II per Studi su Matrimonio e Famiglia. Il 5 gennaio 2002 è nominato da Giovanni Paolo II Patriarca di Venezia. Negli anni successivi viene scelto come membro di diverse Congregazioni della Santa Sede. In particolare è Relatore Generale per la XI Assemblea Generale ordinaria del Sinodo dei Vescovi dell’ottobre 2005 sul tema “L’Eucaristia: fonte e culmine della vita e della missione della Chiesa”. Dal gennaio di quest’anno è membro del Pontificio Consiglio per la Promozione della Nuova Evangelizzazione.

    Non posso dimenticare la notevole attività scientifica del Cardinale Angelo Scola, che lo ha portato a pubblicare diversi volumi e a offrire numerosi contributi per riviste specializzate e per opere collettive.

    Come risulta anche solo da queste brevi note biografiche, il nuovo Arcivescovo è un uomo di grande cultura, di molteplice esperienza, di forte passione ecclesiale. Per questo – ne sono certo – egli saprà guidare con sapienza ed efficacia la nostra Arcidiocesi nel suo ordinario cammino pastorale e nelle impegnative scadenze di carattere internazionale dei prossimi anni: il VII Incontro Mondiale delle Famiglie con l’attesa visita del Santo Padre a Milano, il millesettecentesimo anniversario dell’ “Editto di Milano” e nel 2015 l’Expo.

    La Chiesa ambrosiana, che si prepara nella preghiera ad accogliere il nuovo Arcivescovo, per grazia di Dio è ricca di tradizioni di fede, di operosità evangelica, di impegno caritativo, di santità popolare, come testimonia anche la triplice recentissima beatificazione. Una Chiesa che in questi anni si è impegnata ad annunciare Cristo Risorto con percorsi pastorali e spirituali di rinnovamento, nella fedeltà alla sua grande tradizione storica e nel desiderio di assumere un volto più missionario: a livello liturgico, nei cammini di “trasmissione della fede”, di educazione e cultura al servizio della società, di riorganizzazione territoriale, di pastorale familiare e giovanile, di apertura ad gentes, di difesa dei deboli, di accoglienza degli immigrati. Una Chiesa che non teme di affrontare le difficoltà e le sfide del nostro tempo, a cominciare dalla diffusa secolarizzazione e dal calo delle vocazioni al sacerdozio e alla vita consacrata, perché confida con piena speranza nel suo Maestro e Signore. Una Chiesa che, forte di una tradizione non solo di fedeltà ma di vero amore per il suo pastore – e vi sono grato per l’esperienza che ne ho potuto fare in questi nove anni! –, vuole accogliere il nuovo Arcivescovo come inviato del Signore, come novello Ambrogio e Carlo.

    I tempi di cambiamento chiedono a tutti una forte docilità, un senso di pieno abbandono nelle mani del Signore: lo avverto in prima persona, ma è così anche per il nuovo Arcivescovo che viene e per voi, carissimi fedeli e comunità che vi preparate ad accoglierlo. Viviamo questa stagione come una provvidenziale occasione di consegna di noi stessi a Dio Padre, di sequela libera e radicale al Cristo, di affidamento all’imprevedibile e smisurata forza rinnovatrice dello Spirito. Super omnia caritas: al di sopra di tutto sia la carità, che viene da Dio e diviene comunione fraterna e obbedienza amorosa, a guidarci in questo passaggio, insieme alla convinzione, piena di gioia pasquale, che davvero è “benedetto colui che viene nel nome del Signore”!

    Per quanto mi riguarda, desidero rimanere in questa Diocesi, nella quale sono nato e cresciuto e che ho cercato di servire per molti anni, dapprima come sacerdote e ultimamente come Arcivescovo, andando a risiedere nella Villa Sacro Cuore di Triuggio. Assicuro che non verranno meno il mio affetto, il mio costante pensiero, la mia fedele preghiera per tutti, a cominciare dal nuovo Arcivescovo.

    Affido il passaggio della responsabilità pastorale di questa nostra amata Chiesa all’intercessione di sant’Ambrogio, nostro padre nella fede, di san Carlo Borromeo nel quarto centenario della canonizzazione, di santa Gianna Beretta Molla e dei molti Beati, che in questi anni ho avuto la gioia di vedere riconosciuti come nostri modelli e intercessori e, soprattutto, all’intercessione materna della cara Madonnina che dall’alto del Duomo tutti protegge e benedice.

    + Dionigi card. Tettamanzi

    Milano, 28 giugno 2011

  16. 16

    Karl Heinz Treetball

    Comunicato del Vicario Generale

    Quest’oggi il Santo Padre Benedetto XVI ha accettato la rinuncia all’ufficio di Arcivescovo di Milano presentata dal Cardinale Dionigi Tettamanzi e ha nominato nuovo Arcivescovo di Milano il Cardinale Angelo Scola, finora Patriarca di Venezia.

    Nel contempo il Santo Padre ha provveduto a nominare il Cardinale Dionigi Tettamanzi Amministratore Apostolico. Egli, pertanto, continuerà nel governo pastorale dell’Arcidiocesi di Milano con le facoltà del Vescovo Diocesano fino alla presa di possesso del suo Successore. Resta, quindi, immutato il nome del Vescovo da ricordare nella Preghiera Eucaristica.

    Sempre in data odierna il Cardinale Dionigi Tettamanzi, nella sua qualità di Amministratore Apostolico, tenendo conto che i Vescovi ausiliari conservano anche durante la sede vacante gli uffici di Vicari generali o episcopali mentre gli altri Vicari episcopali decadono dal loro ufficio, ha confermato in forma delegata le potestà e le facoltà di cui godevano in precedenza i Vicari episcopali non Vescovi ausiliari, anche per delega o a seguito di mandato speciale.

    Nella preghiera dei fedeli delle Sante Messe di domenica 3 luglio, celebrate nel territorio dell’Arcidiocesi, si inseriscano le seguenti invocazioni:

    – Per l’Arcivescovo eletto il Cardinale Angelo Scola. La grazia del tuo Spirito lo sostenga, lo illumini e lo incoraggi nel nuovo ministero che gli viene affidato a servizio della Chiesa di Milano, ti preghiamo.

    – Per il Cardinale Dionigi Tettamanzi fino ad ora Arcivescovo di Milano. Sperimenti la gratitudine del popolo ambrosiano per il generoso servizio di questi anni e la sua fervorosa preghiera accompagni il futuro cammino della nostra diocesi, ti preghiamo.

    Milano, 28 giugno 2011

    + Carlo R. M. Redaelli

    Congregazione per i Vescovi

    Decreto di nomina dell’Amministratore Apostolico

    Ai fedeli dell’Arcidiocesi di Milano

    Per provvedere alla amministrazione della Chiesa Metropolitana

    di Milano, vacante per la rinuncia dell’Eminentissimo Signor

    Cardinale Dionigi Tettamanzi, il Sommo Pontefice, per Divina

    Provvidenza Papa Benedetto XVI, col decreto della presente

    Congregazione per i Vescovi, nomina e costituisce

    Amministratore Apostolico della medesima Chiesa, fino a che

    l’Arcivescovo Eletto prenda possesso canonico dell’Arcidiocesi,

    il Signor Cardinale Dionigi Tettamanzi,

    attribuendogli i diritti, le facoltà, i compiti che spettano ai

    Vescovi diocesani a norma del diritto, atteso quanto contenuto

    nel numero 244 del Direttorio per il ministero pastorale dei

    Vescovi Apostolorum Successores.

    Nonostante qualunque disposizione contraria.

    Dato a Roma, dalla sede della Congregazione dei Vescovi, il 28

    giugno 2011.

    Marc Cardinale Oullet

    Prefetto

    Manuel Monteiro de Castro

    Segretario

    L'annuncio ufficiale a Venezia: il card. Angelo Scola nuovo arcivescovo di Milano

    Il card. Angelo Scola è il nuovo arcivescovo di Milano: la nomina del Papa è stata annunciata dallo stesso Patriarca di Venezia a mezzogiorno di oggi – martedì 28 giugno 2011 – in un’affollatissima Sala Tintoretto del Palazzo Patriarcale della città lagunare: erano presenti il Patriarca emerito card. Marco Cè, il vescovo di Vicenza mons. Beniamino Pizziol (e già vescovo ausiliare del Patriarcato), il sindaco Giorgio Orsoni, il prefetto Luciana Lamorgese, il questore Fulvio Della Rocca ed altri numerosi rappresentanti delle varie autorità militari e civili nonché sacerdoti, diaconi, religiosi/e e laici impegnati negli organismi diocesani e negli uffici di Curia.

    “Potete ben capire – ha detto il card. Scola, visibilmente toccato dall’annuncio – come non sia facile per me darVi questa notizia. E proprio per questo saprete essere magnanimi nei miei confronti. Vi dico semplicemente che ho accolto in obbedienza la decisione del Papa perché è il Papa. Con sincerità debbo riconoscere che in questo momento il mio cuore è un po’ travagliato. Da una parte, ci sono il fascino della splendida avventura vissuta nelle terre di Marco che dura ormai quasi da un decennio, e il dolore per il distacco da Voi che, per dirlo con l’Apostolo Paolo, «mi siete diventati cari»; dall’altra, mi aspetta la Chiesa di Milano, quella in cui sono stato svezzato contemporaneamente alla vita e alla fede. Tuttavia molto di più che questi argomenti di carattere personale, conta la disposizione ad accogliere il disegno di Dio nella mia vita… Nonostante i miei limiti, grazie all’educazione ricevuta fin dall’infanzia, ho imparato che Dio è sempre più grande e il Suo disegno su di noi, quando è accolto con animo aperto, è sempre il più conveniente, non solo per la propria persona ma anche per quanti ci sono stati affidati”.

    Il card. Scola ha quindi osservato: “Tengo a dirVi che lascio la vita del Patriarcato in ottime mani. La simultanea partenza di S.E. Mons. Beniamino Pizziol e la mia possono, di primo acchito, creare qualche sconcerto. Eppure, esaminate le cose con il realismo della fede, sono certo che il popolo cristiano e, soprattutto, il presbiterio veneziano, sono garanzia di un futuro pieno di speranza. La Visita Pastorale e il modo con cui tutta la Diocesi e la società civile hanno vissuto e stanno cominciando a mettere a frutto il dono della presenza del Papa tra noi ne sono solida conferma”.

    Al termine dell’intervento – nel rinviare a successive occasioni (la prossima festa del Redentore e l’atto di congedo previsto ad inizio settembre) il momento dei ringraziamenti e del saluto ufficiale – il card. Scola ha comunicato di essere stato nominato dal Santo Padre Benedetto XVI Amministratore Apostolico, con le facoltà di Vescovo diocesano, fino al 7 settembre. Dal giorno successivo sarà invece l’attuale vescovo di Vicenza mons. Beniamino Pizziol a diventare Amministratore Apostolico fino alla presa di possesso del nuovo Patriarca.

  17. 17

    Bergamo.info

    NUNZIATURA APOSTOLICA IN iTALIA.

    Roma, 27 giugno 2011

    N. 4351/11

    Eminenza Reverendissima,

    Mi reco a premura di far pervenire all'Eminenza Vostra Reverendissima il Decreto N. 337/2009, in data 28 giugno 2011, con il quale il Santo Padre La nomina Amministratore Apostolico dell'Arcidiocesi di Milano (Allegato).

    Secondo quanto stabilito nel Decreto summenzionato, Vostra Eminenza continuerà nel governo pastorale di Milano, con le facoltà di Vescovo diocesano, fino alla presa di possesso del Suo successore, attenendosi alle indicazioni del N. 244 deJ Direttorio per il Ministero Pastorale dei Vescovi Apostolorum Successores, del 22 febbraio 2004.

    Mi valgo dell'occasione per assicurare il mio cordiale ricordo nella preghiera e confermarmi, con sensi di profondo ossequio, di Eminenza Vostra Reverendissima dev.mo e obbl.mo

    Giuseppe Bertello

    A Sua Eminenza Reverendissima Il Sig. Card. Dionigi TETTAMANZI

    MILANO

    (con Allegato)

  18. 18

    Meneghino

    Sua Eminenza si sta dimostrando una vera benedizione per Milano: la sta innervando di un messaggio di fede molto forte e pratico, e sta facendo capire a tutti che non guarda in faccia a nessuno. Qualcuno l’aveva detto: contrariamente a quel che si pensava, CL non ha fatto un buon affare come forse pensava…

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