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25 Comments

  1. 1

    Kamella Scemì

    Per quanto mi riguarda, io so che il Signore è presente, è vicino a me: lo “sento”. E in ogni momento, per quanto mi è possibile, cerco di predicare e praticare la conversione, avendo a mente l’esistenza del peccato, con la conseguente necessità di perdono. Il tutto a partire dai miei familiari.
    C’è, tuttavia, un altro invito che tengo presente e che nelle scorse settimane è stato più volte sottolineato: restate in Gerusalemme finché non sarete sufficientemente fortificati per affrontare il mondo.
    Oggi si rischia di indebolire la propria fede proiettandola su una società disgregata e disgregatrice. Bisogna rinforzare in modo nuovo i nuclei sociali, con idee nuove, aiutandoli a incidere efficacemente su una collettività, che non è più nemmeno tale, che ha comportamenti soffocanti, ma che in sé è fragile, in cui il male è combattibile.
    Tutte le Chiese cristiane sono chiamate a tale compito, rinunciando con misericordia a tanti distinguo che nascondono quei privilegi materiali di casta impedienti la difesa attuale e concreta del messaggio cristiano. E in definitiva, la difesa e il miglioramento di una grande civiltà, ormai incapace di evolversi.

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    1. 1.1

      Madre Addolorata Nessi

      Nel Suo messaggio odierno ai comunicatori cristiani del web Papa Francesco raccomanda proprio questo, mi sembra, così come avviene, con scarsi mezzi e tanta buona volontà, in questo sorprendente blog. Il messaggio credo parta proprio dal fatto che il Papa è conscio della terribile dispersività del mezzo, contraddittoriamente “educativo”.

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    2. 1.2

      Goffri

      Non per caso Gesù ha fondato una Chiesa, cioè una comunità, come supporto necessario per vivere la fede. La sfera individuale matura e si perfeziona nel sostegno reciproco della vita comunitaria, dove si prega, si medita insieme e insieme si professa la medesima fede. I cristiani sono chiamati a formare famiglie in comunione tra di loro. Questo è il significato dell’Eucarestia, un celebrare insieme la memoria del Signore.

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  2. 2

    Karl Heinz Treetball

    Seguendo e valutando sotto diversa prospettiva quel che dice mia moglie Kamella (possiamo stare una giornata festiva insieme, ogni tanto) e facendo riferimento alla mia ormai lunga esperienza di pilota di linea, responsabile della vita di migliaia e migliaia di viaggiatori, sono certo che anche noi siamo vocati a partecipare in qualche modo misterioso alla comunione d’amore e di potere con Dio. Così si realizzerà la dignità umana, immagine di Dio, in una relazione diversa col tempo e lo spazio.
    Ma mi chiedo, sempre stando alle parole di Gesù, come sia possibile che questo avvenga se nella vita d’oggi non siamo più nemmeno nelle condizioni di essere in comunione con gli altri e il potere che ci governa (opprime?) è qualcosa di impalpabile e sempre più spesso di esito criminale.
    È sufficiente, per aspirare alla divina luce di comunione e potere, cercar di esercitarli soltanto con moglie e figli, senza potersi esporre ulteriormente, se non con grandissima prudenza, per non violare la privacy altrui, divenuta parola magica per la disgregazione di ogni nucleo sociale e l’impossibilità di prevenzione del male?

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  3. 3

    Ernestina Maria Ghilardi

    Da quello che dicono più sopra Kamella e marito appare ancor più chiaro e pregnante il riferimento alla politica, la più alta forma di carità, secondo Paolo VI.
    Va bene la passione di chi la politica la fa, passione che hai dentro e sostanzialmente è rivolta agli altri, come esigenza interiore inopponibile. Almeno, per me è così.
    Ma tutto diventa poco produttivo se non c’è la partecipazione di quegli altri per i quali operi, che si rivolgono a te solo per ottenere qualcosa cui solitamente hanno diritto ma che non riescono a ottenere.
    E questo perché la partecipazione è praticamente impedita, essendo la politica per lo più diventata attività esclusiva di personaggi addetti ai lavori, della cui qualità in generale non voglio qui discutere, se no m’arrabbio: cosa loro, insomma.
    È evidente che in questo quadro il Cristianesimo venga di fatto combattuto, perché è l’esatto opposto di ciò che nei fatti e nella realtà accade: rinforzare i nuclei e i gruppi sociali significa indebolire le mafie e mafiette che dominano.
    Probabilmente va rivisto il concetto di democrazia che si è formato negli ultimi decenni in Italia, dando ai cittadini effettivamente quei poteri che loro competono, pacificamente e responsabilmente.
    In questo, come dicevo una volta precedente, i cattolici che si dedicano alla politica attiva hanno enormi responsabilità e colpe, a partire da me, magari, anche se ce la metto tutta con onestà.

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  4. 4

    Il monaco bergamino

    “Io mando su di voi colui che il Padre mio ha promesso”, cioè lo Spirito di Dio, la voglia di essere come Gesù e di rispecchiarsi nel volto del Padre.
    Lo ricordo a me stesso e a tutti i sacerdoti (i laici cristiani lo sono – viene spesso dimenticato), ordinati o no che siano: siamo coloro che debbono umanizzare, cioè rendere conforme alla condizione umana, il Paraclito, lo Spirito.
    In particolare mi rivolgo agli ordinati: sappiate sempre di essere il volto visibile di Dio, in particolare dello Spirito Santo, e di questo dono fate tesoro.
    Generalmente non avete esperienze di monachesimo o di comunità religiose che al monachesimo si ispirano: sarebbe utile, ma l’organizzazione della nostra amata Chiesa non prevede questo.
    Allora provate a fare qualche esperienza in terra di missione, lontano da voi, in modo da confrontarvi nella maniera più oggettiva possibile: vedrete come lo Spirito opera con estrema concretezza, facendovi agire quasi con naturalezza da seguaci del Signore. È persino ovvio.
    Diceva altra volta il dottor Taramelli, un ginecologo, se non ho capito male, delle profonde differenze culturali fra i popoli: verissimo!, ma certi princìpi e valori sono insiti nell’uomo, anche se danno luogo a sensi pratici differenti, ma mai incompatibili. Vada pure in Corea agendo da cristiano e da medico, e constaterà quel che dico.

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    1. 4.1

      Goffri

      Ha posto un problema serio che riguarda la salute delle nostre comunità ecclesiali. Pur con mezzi poveri e semplici dovrebbero aiutare a far compiere esperienze autentiche di vita cristiana. La parrocchia, pur necessaria, non può fare tutto. In suo aiuto possono venire le associazioni e i movimenti, che hanno generalmente legami più personalizzati e modelli di vita più caratterizzati. Anche le comunità monastiche possono essere di non piccolo aiuto, per le esperienze spirituali che possono offrire.

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  5. 5

    Ernestina Maria Ghilardi

    Da lettrice protesto con la redazione perché già nel pomeriggio di oggi, sabato 7 maggio 2016, l’articolo di Mons. Zanchi è finito in fondo alla prima pagina del blog, quando esso è giustamente il cuore del settore più attivo del giornale. Non per altro, ma per il fatto che, non conoscendosi il titolo che ad esso viene dato, non è poi facile per chi non è un nativo di Internet andarselo a cercare in mezzo agli altri articoli. In prima pagina, invece, di quell’argomento ce n’è uno solo, e si va sul sicuro. Inoltre, con tutto il rispetto per il signor Luca Mercalli, il numero dei visitatori della Carrara, il Seminario dei degustatori di Veronelli e il numero delle presenze alla stagione di prosa, credo che l’impegno di Mons. Goffredo Zanchi, che abbiamo la fortuna di avere con noi, vada assolutamente privilegiato, trattando argomenti e partecipando a discussioni almeno non usuali, se non originali.
    Visto che sono intervenuta, colgo l’occasione per capire meglio la risposta che mi ha dato oggi stesso, riguardante il brano evangelico pubblicato sabato scorso: sono pienamente d’accordo sul fatto che “la legge predicata da Gesù non consiste in una serie di indicazioni minuziose e precise, quanto delle direttive e degli orientamenti che appellano alla libertà e responsabilità dell’uomo”, secondo una precisa definizione del rapporto discendente fra morale e diritto, al contrario di quanto avviene oggi. Essere ciechi al riguardo significa peccare. Ovvio che nella dimensione collettiva, così come in quella individuale, oltre alle virtù personali, sono necessarie le scienze sociali, economiche e politiche, che permettono d’individuare e affrontare i bisogni collettivi che emergono dall’evoluzione sociale in rapporto a quelli del singolo. Tutto chiaro. “Queste scienze non sono assolute, ma si relazionano alle finalità etiche che le ispirano”. E qui mi sorge un problema, o una serie di problemi.
    Oggi la scienza afferma la sua totale separatezza dalla morale e dall’etica per poi, nella statistica e nella probabilistica, “scientificamente” cristallizzare risultanze che al fondamento scientifiche non sono.
    Al contrario, nella medicina il fondamento è puramente tecnologico e non scientifico, tanto che meccanicamente si fa quel che eticamente è perlomeno discutibile.
    Dato il cupo marasma generale, i politicanti hanno ritenuto bene di non avere apporti scientifici in politica: ho cercato nelle varie università italiane se vi fossero istituti a ciò effettivamente dedicati, e non ne ho trovati. Segnalo che all’estero ce n’è piena l’aria.
    Quindi, credo che prima di tutto una riflessione sulla scienza sia indispensabile e non postergabile. Se no, che scienza è?

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    1. 5.1

      Vanessa Vanderberg di Spilimbergo

      Credo che la signora Ghilardi, candidata alle prossime elezioni a Milano, come mi pare si sia presentata, abbia qualche non piccola ragione.
      Mi spiego: lei, Eccellenza, ha riportato il classico esempio della teoria economica del liberismo, teorizzato alla fine del Settecento, fondato sul principio dell’utilità individuale, la cui somma avrebbe permesso di raggiungere il benessere collettivo, e avente come altro principio base la legge del mercato. Davanti alle gravi distorsioni, essa è stata corretta da altra teoria che prevedeva l’intervento regolatore dello Stato, senza cadere però nell’errore opposto della soppressione del mercato. Siamo di fronte ad apporti scientifici di diverse Weltanschaaungen, che indicano comunque un corretto procedere intellettuale. Sotto il profilo sociologico e della visione del mondo, su questi temi è intervenuta anche la Chiesa con la sua dottrina sociale, di grandissimo spessore e di enorme aiuto per tutto il popolo cristiano, e non solo. Anche oggi.
      Però, quel che mi sembra sottolinei la signora Ghilardi è la mancanza, oggi che vi è la globalizzazione con i fenomeni connessi dell’emigrazione e del rimescolamento delle culture, di un corretto rapporto fra Weltanschauung e scienze affiancabili. Se ci sono le emergenze, è perché ci sono. Se non siamo in grado di affrontarle sufficientemente è perché il potere non vuole scientificità al riguardo, che finirebbe coll’intaccare anche il fondamento del potere stesso, in quanto talora (e sempre più di frequente) razionalmente ingiustificato e ingiustificabile.
      Il cristiano non può rinnegare i valori di fraternità evangelica e di giustizia, per cadere nell’egoismo e in forme di discriminazione: è chiaro. Papa Francesco ha posto numerosi gesti e parole nei confronti dei problemi dell’ambiente, dell’equilibrato uso delle risorse, delle guerre e delle migrazioni: un cristiano è chiamato a confrontarsi ed a riflettere, per elaborare una condotta cristianamente coerente, che ha conseguenze immediate sulla vita di tutti. Non c’è dubbio. Ma l’indispensabile apporto scientifico per la soluzione di questi problemi non lo si vede.

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      1. 5.1.1

        Goffri

        La tecnica e la scienza ci forniscono il quadro reale delle cose, almeno in maniera meno approssimativa. Spesso diventa eticamente obbligatorio accettarlo e non fingere di ignorarlo. Se l’emergenza ambientale è dimostrata, devo ammetterla, per assumere gli atteggiamenti più necessari, anche se esigono un cambiamento di vita. L dimensione etica aiuta la scienza, nel senso che la sollecita a cercare per trovare le soluzioni più pportune

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    2. 5.2

      Guglielmo da Baskerville

      Mi fa un po’ sorridere la protesta di Tina, persona appassionata, attiva oltre ogni dire e terribilmente onesta: si lamenta perché l’articolo in commento sta scivolando lungo la prima pagina, prima che Goffri possa a sua volta rispondere. Osservo che in automatico si è riprodotto qui, su questo blog, nel piccolissimo di questo blog, quello che molti dei lettori intervenuti hanno segnalato con una certa qual angoscia: tutto viene frullato e omogeneizzato, non ci son più differenze valoriali preposte, tutto si stratifica senza distinzione, tutto va implacabilmente nella direzione di rendere l’uomo casuale materia. È drammatico ma reale: senza che vi sia un disegno apparentemente precostituito e determinabile, l’uomo diventa nella migliore delle ipotesi un mezzo, un elemento accidentale di procedimenti diversi, perdendo poco alla volta la sua dignità di figlio di Dio, fonte di bene per l’intero creato, aspirante a quel posto che il suo fratello Gesù è andato a preparargli accanto al Padre.

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    3. 5.3

      Goffri

      Riguardo alla scienza la rimando alle pagine finali dell’enciclica di Benedetto XVI “CARITAS IN VERITATE” dove si afferma il carattere umano di ogni azione tecnologica, e quindi della sua dimensione etica, che risulta ineliminabile in ogni decisione. Il papa afferma al n. 70 della predetta Enciclica: “Lo sviluppo tecnologico può indurre l’idea dell’autosufficienza della tecnica stessa quando l’uomo, interrogandosi solo sul come, non considera i tanti perchè dai quali è spinto ad agire […] Ma la libertà umana è propriamente se stessa, solo quando risponde al fascino della tecnica con decisioni che siano frutto di responsabilità morale”. Più avanti al n. 71 riguardo allo sviluppo economico” Lo sviluppo è impossibile senza uomini retti, senza operatori economici e uomini politici che vivano fortemente nelle loro coscienze il bene comune”.

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  6. 6

    M.

    Nella domenica dell’Ascensione, poco dopo la mezzanotte del sabato, è morta Lella.
    Fin qui, tutto normale: si nasce, si vive, si muore. Infanti, adolescenti, giovani, di mezza età, anziani, vecchi, vecchissimi, per tutti si compie quell’ultimo atto della vita terrena che è la morte.
    Per chi temporaneamente sopravvive, oltre alla preghiera, non resta che il ricordo e il racconto del dono di quell’esistenza ormai per noi perduta.
    Ci sono vicende interessanti nella vita di chi se ne va, altre meno, ma tutte preziose. Ce ne sono alcune che vanno raccontate. Fra queste, Lella.
    Mamma di una bimba bellissima, a venticinque anni notò apparire i primi sintomi di una terribile malattia, la sclerosi multipla, all’epoca incurabile e di invalidamento assai rapido.
    Con tenacia e voglia di vivere ha tenuto costantemente in attività muscoli e mente, tanto che, dopo decenni di vita pressoché autonoma, soltanto circa cinque anni fa fu costretta sulla sedia a rotelle. Poi la caduta, il coma vigile per quasi due anni, una straziante agonia, la morte. Vicenda angosciante e terribile, ma purtroppo non eccezionale: le case di ricovero radunano tantissime storie simili.
    Lella era una compagna di classe durante gli spensierati anni del Liceo, bravissima, dotata di straordinarie qualità matematiche. Lo dimostra la brillantissima laurea in seguito conseguita. Quando si ammalò, le compagne di allora, rimaste sempre amiche e unite, presero a frequentarla, a starle vicino, e quando fu comunque necessario ricoverarla in un istituto attrezzato alla sua bisogna, ogni settimana, a turno, quelle compagne si recavano da lei. Ancor più quando sopravvenne il coma.
    Questa è la prima particolarità nella storia di Lella. Vi compare un piccolo gruppo, reso solido dall’esperienza scolastica, di varia credenza, che comunque sente come comune dovere quello di aiutare e assistere una compagna più sfortunata. Ogni riferimento al corrispondente precetto cristiano non è affatto casuale.
    Ma c’è di più: Lella, che si dilettava di disegno, amava Dio sopra ogni cosa. Chiedeva sempre alle compagne di pregare insieme a lei. E molte di noi hanno imparato a pregare da lei e con lei. E quando cadde nel coma, quegli occhi che ti fissavano ti chiedevano di recitare quel rosario che non era più in grado di recitare da sé. E tu lo recitavi, e lo sguardo diveniva sereno.
    Oggi, giorno dell’Ascensione al Cielo del Signore, Lella è salita al Cielo e quando, nel pomeriggio, sono andata a trovarla, composta nella sua bara, ho sentito un’aura di serenità e pace che mi ha coinvolto: uno degli effetti di quelle sentite preghiere, immagino e credo proprio. La certezza del conseguimento del Premio, per chi crede.
    Martedì mattina, al Tempio Votivo, saluteremo Lella per l’ultima volta. Ma la sua vicenda si è così fortemente insinuata in noi che continueremo a sentirla presente al nostro fianco. Semplicemente ha seguito Gesù nel Suo ritorno al Padre. Ma non ci ha lasciato sole.

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    1. 6.1

      Goffri

      Cara signora miriam, anche a me è capitato di assistere a qualche storia analoga. Esse aiutano a intuire, se non a capire, che ciò che noi giudichiamo male, lo è, ma fino ad un certo punto, e che, nel piano di Dio, può trasformarsi in bene. L’esperienza da lei vissuta penso che lo dimostri. L’Ascensione ci pone in questa prospettiva e ci fornisce la vera chiave di lettura.

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  7. 7

    Madre Addolorata Nessi

    Cosa fanno, lieti, i discepoli dopo l’Ascensione di Gesù? Tornano a Gerusalemme, resi coraggiosi nell’amore concreto e disinteressato. Essi diventano coraggiosi e perseveranti nel vivere con concretezza e disinteresse l’amore, anche come carità educativa verso tutti coloro cui avrebbero trasmesso il messaggio del Signore.
    Gesù ha sofferto, ed essi hanno negli occhi la tragedia della Sua morte, ma ciononostante dona loro la possibilità di credere che la vita, pure quella molto provata, nasce ed è accompagnata dall’amore del Padre. Quel che sopra ha delicatamente narrato M. ne è bellissimo esempio. L’esistenza è degnamente spesa solo se si accoglie e vive questo amore nella quotidianità: l’amore del Signore può far fiorire una giornata stupenda e feconda anche da un’alba pochissimo promettente.
    Anche nella sventura e nel dolore siamo chiamati a ridonare in misura sovrabbondante, come è quella del Vangelo, questo amore tenero e forte, che parte dal basso, che si china sulle creature e le solleva nella loro dignità con quel dinamismo educativo che sa consumarsi per l’altro e perché altri abbiano la vita.
    Come seppe fare, per concreto e bergamasco esempio, la Beata Caterina Cittadini.
    Un’ultima osservazione: ho visto un po’ trascurati gli interventi del dottor Taramelli e di Mario da Seriate. In realtà, dicono quel che molti pensano. Un monaco ha già risposto. Io lo ribadisco: venite nelle missioni e constatate. Dio ha messo nel cuore dell’uomo, di tutti gli uomini, anche i più distanti da noi, quell’amore infinito che solo Gesù ha saputo esprimere e donarci. Provare per credere, come recita un noto spot pubblicitario.

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    1. 7.1

      Dottor Taramelli

      Il mio riferimento alla Corea non era casuale: sto per recarvimi per presenziare a un importantissimo convegno, la cui partecipazione mi onora.
      Sarà anche l’occasione per constatare quel che è stato dianzi sostenuto, anche se resto assai scettico al riguardo. Al mio ritorno, riferirò.

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  8. 8

    Naran Tsaatan Sayan Môrôn Tsagaannuur Mongùl

    Mi sembra che con l’ Ascensione di Gesù si riproponga un tema già discusso nelle scorse settimane, riguardante sia il tempo che intercorre fra la morte e la risurrezione sia quello che va dalla risurrezione all’ascensione al cielo: nel sepolcro cosa fa Gesù? E dopo la risurrezione, perché resta sulla terra, sia pure apparendo ai discepoli e donando loro lo Spirito Santo? Egli ci annuncia l’esistenza effettiva di un’altra vita dopo quella terrena, una vita che prosegue sotto forme diverse. Mi sembra chiaro. Noi siamo fatti a immagine e somiglianza di Dio e, sotto il profilo della nostra umanità, siamo fatti a immagine e somiglianza di Gesù, Dio fatto uomo.
    Ebbene, dopo la morte corporale, il nostro spirito, al momento smarrito per la nuova situazione, risorgerà autonomamente e “coscientemente” dopo qualche tempo e poco alla volta si disabituerà alla sua intimità col corpo, preparandosi ad altro, nel contempo rimanendo sulla terra, in qualche modo vicino a quel corpo e a quella vita terrena che ha perduto? Rimanendo, quindi, vicino ai suoi cari?
    Oppure si tratta soltanto del desiderio dello spirito umano di superare la morte fisica, desiderio così intenso da aleggiare per qualche tempo intorno a noi?

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    1. 8.1

      Goffri

      Caro signor naran
      Non dobbiamo lavorare di fantasia circa il dopo morte. Il Signore Gesù ci dice che saremo sempre con Lui, se ci siamo fidati di Lui, oppure se coloro che non l’hanno conosciuto hanno cercato di agire onestamente. Gesù lo ha detto: “Solo chi è disceso dal cielo, può parlare adeguatamente di Dio”. Noi possiamo aggiungere :”delle cose di Dio”. Possiamo però intuire il significato della vita eterna di cui parla Gesù. Essa non è una pura sopravvivenza, ma rappresenta il ricupero di tutto il bene che abbiamo fatto, delle cose belle che abbiamo cercato di costruire, come i legami e gli affetti e l’amore che hanno sviluppato. Accanto alle cose belle, vengono distrutte quelle brutte, cioè il male che tutti portano con sé. I cristiani hanno chiamato questo il purgatorio. La prima conclusione è questa: il bene che abbiamo fatto e che ci costa tanti sacrifici non va perso nel nulla, ma in Gesù è ricuperato. Inoltre viene portato a compimento, da Dio, nel senso che noi siamo imperfetti, ma desideriamo la perfezione. Anche questa sarà dono di Dio, che completerà ciò che noi abbiamo cercato di costruire in questa vita. In Gesù risorto l’uomo sarà veramente ad immagine e somiglianza di Dio. Per questo le buone relazioni, gli affetti con le persone che ancora vivono continuano in maniera più pura e perfetta. Questa continuazione è la comunione dei santi, il cui fondamento e possibilità sono fondate sul Cristo morto, risorto ed asceso vittorioso al cielo, signore del tempo, della vita e della morte, l’Alfa e Omega.

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  9. 9

    Ildegardo da Aachen

    Che bello vedere quel gruppo di apostoli che, felici, tornano a Jerusalem convinti di quel hanno ben vissuto e di quel che devono fare!
    Nella Sua esperienza, Eminenza, Lei ha mai incontrato gruppi simili, di apostoli nella vita d’oggi, felici e gioiosi d’esser cristiani? Io no.
    Lei durante le scorse settimane adombrava una simile possibilità, ma nella pratica…nisba.
    Forse i volenterosi e talora incazzatissimi partecipi di questo blog potrebbero esserlo, un gruppo, un po’ caciarone, ma vivo. Perché hanno una guida. Ecco, forse il problema attuale sta proprio qui: mancano i Maestri, e ce ne sono pochi anche fra i preti con la voglia di mettersi in gioco.

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    1. 9.1

      Goffri

      Caro Ildegardo lei ha ragione. Vi sono associazioni e movimenti dove si fa questa esperienza, anche se sono un pò defilati. Io ho frequentato alcuni di questi gruppi, dove ha vissuto momenti molto belli: gruppi biblici, Rinnovamento dello Spirito, gli Scauts. Sono diversi e rispecchiano varie sensibilità, ma con l’unico scopo di cercare il Signore, di pregarlo e fare la sua volontà

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  10. 10

    mario da seriate

    Io ne ho abbastanza di casini dove sono, e non ne ho bisogno di altri.
    La Madre dice che tutti abbiamo qualcosa di uguale. Se così non fosse non ci sarebbe neanche la medicina e altre cose.
    È vero che quando ascolto la musica di Mozart o di Schubert mi commuovo anche più di tanti altri. Che anche loro si emozionano.
    Ma è anche vero che quando vedo certi dibattiti in tv o parlo con gente che parla “in bocca” o ascolto certe conferenze, anche di musica, dove non si capisce una beneamata mazza, allora mi sento fuori, escluso.
    Come quando mi capita, raramente, di ascoltare le solite prediche: il prete sarà anche bravino, ma ripete la sua lezioncina, che a me non cambia niente.
    Hanno ragione a dire che il clima della Betania era diverso: ma anche voi cristiani quando avete un clima così?
    A me quello che fa incazzare è quando ti dicono cose che vorrebbero essere buone e a me sembrano prese in giro, irreali e irrealizzabili: il bene devi poterlo effettivamente fare.
    Mi dicono spesso che la mia vita è di degrado morale: vivo la vita di tantissimi e lo dico, senza ricorrere alle solite imposture di copertura. Perché di cristiani, dicono loro, degradati ne conosco tanti. E tanti. Però fanno i preustù.

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  11. 11

    Hermana de Troyes

    Indubbiamente il caos (non casuale) della vita attuale genera e moltiplica distorsioni che ai tempi di Gesù non c’erano.
    Mai menti umane hanno raggiunto il livello di degrado attuale con tanto affanno e determinazione, per poi poter sfoggiare tanta ignoranza e ipocrisia. Se dio esistesse, quel dio che non andava troppo per il sottile con gli arroganti e i buffoni, queste care e belle persone le avrebbe folgorate, come l’altro dio Giove, che del fulmine faceva gran uso.
    Mi dica, caro Monsignore, esiste un antidoto contro la deriva della mente umana? Mi trovo sempre più isolata (per scelta personale) dalle persone: la cosa mi rallegra, ma allo stesso modo mi rattrista, perché ho paura che questo sia un viaggio senza ritorno, di peggio in peggio. Si elogia il peggio per apparire migliori, dando a intendere che l’involucro della calotta cranica nasconda chissà quali tesori. In realtà valori come onestà, moralità, etica, appetito (sì appetito, perché ora la gente non si nutre, ora la gente va rifornendosi di cibo schifezza come similmente fa alla pompa di benzina), pensare, vivere.
    Chiaramente sto generalizzando, siete rimasti in pochi, purtroppo.

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    1. 11.1

      Semiquinaria da sud est

      Lei dice: “Quale antidoto”? Immagino che ne esistano parecchi, ma non è detto che io li conosca. Potrei parlare però di tre antidoti che conosco e, in parte, pratico. Ma sono antidoti a tutela di noi stessi, per non morire idioti. Più complesso il discorso sugli antidoti a tutela della civiltà. In parte è il discorso di questo blog, che ci guardiamo bene dal considerare esaurito.
      a) Il primo antidoto (per uso personale) è quello di “conversare”, cioè intrattenersi, con gli spiriti magni del passato. Niente di esoterico, per carità, e nemmeno niente di nuovo. I grandi del passato si trovano nei buoni libri. Già Seneca diceva:
      È la loro fatica a guidarci verso luminose conquiste, dissepolte dalle tenebre; non siamo esclusi da nessun secolo, a tutti abbiamo libero accesso, e, se ci garba di evadere dalle angustie della debolezza umana con la grandezza dello spirito, è molto il tempo per cui spaziare. Ci è possibile disputare con Socrate, dubitare con Carneade, con Epicuro starcene in pace, vincere con gli stoici la natura umana, con i cinici oltrepassarla. Dato che la natura ci lascia condividere il possesso di ogni tempo, perché non elevarci con tutto l’animo da questo esiguo ed effimero volgere di tempo a quei pensieri che sono immensi, sono eterni, sono comuni a chi è migliore di noi? [*]
      b) Il secondo antidoto consiste nel vedere buoni film. Il cinema è un’arte in via di estinzione, per fortuna però qualche buon film viene girato anche di questi tempi, anche se non così frequentemente: sarebbe un peccato rinunciarvi. Ma, soprattutto, ci sono i grandi film del passato, molti dei quali sono visionabili su YouTube, dove gli uomini sono uomini e le donne sono donne. Attenzione però: se non si ha tempo di vederli subito, appena individuati, conviene “scaricarli” perché non è detto che siano eterni. Per esempio, avevo individuato su YouTube la versione integrale di Une femme douce, il capolavoro di Bresson tratto dalla novella di Dostoevskij La mite. Poiché la qualità della registrazione non era eccelsa, evitai di scaricarlo (invece sono ancora presenti alcuni spezzoni, di qualità passabile). Ebbene, avevo bisogno qualche giorno fa di rivedere Dominique Sanda in quel film, sono andato a cercarlo su YouTube: ho constato che è scomparso. Che sia stato il gatto padano a farlo levare, per dispetto, visto che su Nusquamia avevo fornito il collegamento a tale edizione integrale? Fra l’altro, non essendo reperibile il Dvd, le vecchie videocassette di questo film sono vendute al prezzo esorbitante di 90 dollari.
      c) Un terzo antidoto è quello di vivere all’aria aperta, raggiungere luoghi solitari o comunque disertati dalle masse impiegatizie, e lì dare libero corso al flusso dei pensieri. Così faceva Jean-Jacques Rousseau (vedi Les Rêveries du promeneur solitaire, “Le fantasticherie del passeggiatore solitario”), così faceva Corto Maltese (vedi Corte sconta, detta arcana), così faceva Ismaele, l’io narante di Moby Dick. Chiaro che quando si va da qualche parte, c’è una meta. Ma c’è modo e modo. Una volta fissata la meta, non bisognerebbe negarsi il piacere dell’esplorazione e dell’improvvisazione. Voglio dire con questo che grandi sono i piaceri dell’indeterminazione. Lasciamo la determinazione a chi sappiamo noi.

      —————————————–
      [*] De brevitate vitae, 14. La traduzione è di Alfonso Traìna, sommo latinista, che niente ha che fare con il giornalista anglorobicosassone Remo Traìna de L’Eco di Bergamo. Questo è il testo originale di Seneca:

      Ad res pulcherrimas ex tenebris ad lucem erutas alieno labore deducimur; nullo nobis saeculo interdictum est, in omnia admittimur et, si magnitudine animi egredi humanae imbecillitatis angustias libet, multum per quod spatiemur temporis est. Disputare cum Socrate licet, dubitare cum Carneade, cum Epicuro quiescere, hominis naturam cum Stoicis vincere, cum Cynicis excedere. Cum rerum natura in consortium omnis aevi patiatur incedere, quidni ab hoc exiguo et caduco temporis transitu in illa toto nos demus animo quae immensa, quae aeterna sunt, quae cum melioribus communia?

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    2. 11.2

      Giovanni di Sacrobosco

      Lei parla di deriva della mente e di antidoti, lei parla di difesa. Da un lato, valuterei l’esercizio di maggior attività nel mondo, e non clausura senza sbocchi, seguendo proprio l’esempio di Gesù, e dall’altro lato le sue sconsolate considerazioni circa circa l’obbrobrio intellettuale d’oggi dimostrano che la sola razionalità ha grossi limiti, soggettivi e oggettivi, e indica decisamente la necessità di rivolgersi Altrove.

      Reply
  12. 12

    Nobile barone (adottivo) di Sebottendorff

    Credo che Semiquinaria abbia colto un elemento importante: il messaggio di Gesù è così semplice, essenziale e diretto da andare di là dalla cultura. È vero quel che qui si è detto e ripetuto più volte: i cattolici ignorano troppo spesso il loro patrimonio di fede e di cultura, e nella complessità odierna questo può forse considerarsi persino un peccato di omissione.
    Ma è altrettanto vero che l’insegnamento del Signore travalica con tanta forza anche la più gretta ignoranza da poter essere compreso pure dall’Ululà di turno, se appena lo vuole.
    L’applicazione, invece, è dura. E oggi non c’è la reciproca voglia di spronarsi in tal senso: i più arditi sfogano la loro depressione al riguardo sui blog. Già qualcosa, ma nulla rispetto alle esigenze.

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