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17 Comments

  1. 1

    Mainardo della Volpe

    Se non ricordo male dai miei studi liceali, lo stesso Sant’Agostino ripeteva lo stesso concetto, e cioè che la mente umana non può comprendere tutto, e neppure molto se tutt’insieme. È quindi logico che Gesù non abbia detto tutto quel che avrebbe potuto dire, ma ne abbia delegato la diluzione temporale allo Spirito di verità.
    Tuttavia, mi si pone un problema: se quanto rivelato e insegnato da Gesù è soltanto una parte della verità, seppur essenziale, la fonte certa della restante e ignota frazione è soltanto la Chiesa cattolica?

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    1. 1.1

      Daniele

      Direi che non solo questo è il problema: Gesù dice chiaro e tondo che quella parte di verità tenuta nascosta ha un peso così tremendo da non poter essere sopportata dagli Apostoli. Se è tanto terribile, come possiamo trovarla da noi umani, che siamo lontani Mille Miglia dalla forza di Pietro & c., sia pure con l’aiuto dello Spirito Santo?

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    2. 1.2

      Ildegardo da Aachen

      Mi sembra che una delle conseguenze dell’osservazione di Mainardo sia la consapevolezza di una verità rivelata in divenire: da un lato dobbiamo dunque impegnarci in una ricerca continua, ma dall’altro lato dovremmo limitarci ad annunciare ciò che è fondamentale e certo: l’amore di Dio Padre e Creatore. Il resto avanza ed è incerto. Tante elucubrazioni e ardite interpretazioni, anche nelle omelie e durante le celebrazioni, dovrebbero essere evitate. Specie se a sfondo socio-politico.

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    3. 1.3

      Goffri

      Rispondo a Lei e contemporaneamente agli altri che le hanno risposto.
      La fede cristiana afferma che in Gesù di Nazaret, nato come vero uomo, morto e risorto, Dio si è rivelato pienamente; dopo di Lui Dio non ha nulla di nuovo da dirci. Ma l’evento dell’Incarnazione con quel che segue è un fenomeno talmente grande, che l’uomo non ha la capacità di coglierlo nella sua pienezza. Gesù, prima di lasciare gli apostoli, ha promesso il suo Spirito per una piena comprensione della sua opera. Ora questa riflessione si è dispiegata innanzitutto su Cristo. Fin dalla fine del I secolo la Chiesa si è posta le domande fondamentali, che riguardano il suo essere contemporaneamente Uomo e Dio. Dopo aver escluso la gnosi, che negava la mondanità dell’uomo – vedi quanto ho detto sopra ad Ariberto della Gera d’Adda – si è proceduto all’affermazione della sua vera natura divina, escludendo che fosse un semidio o un angelo, ma affermando la sua piena uguaglianza con Dio. Questo è avvenuto in due riprese, al concilio di Nicea del 325 e in quello di Costantinopli del 381. Questo a sua volta ha creato il problema della coesistenza in una medesima persona dell’umano e del divino: si mescolano, si dividono? Nei concili di Efeso (431), Calcedonia (451), Costantinopolitano II (553) e III (681) si è chiarito che in Gesù l’unità non avviene nella fusione delle nature, ma nell’unità del soggetto, cioè dell’IO singolo, il quale agisce in maniera pienamente umana e divina. L’IO del Figlio di Dio vive pienamente in una duplice dimensione umana e divina. Questo è fondamentale per capire la fede cristiana, perché queste sono le modalità per cui si realizza l’autodonazione di Dio all’uomo- Questa avviene mediante un atto di Amore. Ora l’amore è reale solo se in qualche modo io divento l’altro, cioè assumo e condivido il destino della persona amata. Io amo il povero quando condivido la sua povertà, privandomi di qualcosa per aiutarlo; al limite posso dare tutto quello che ho, anche la vita, come atto supremo di amore. Ora se affermiamo che Gesù è il Figlio di Dio fatto uomo, questo significa che Dio è diventato interamente uno di noi, è diventato nostro, perciò Dio si è legato totalmente e per sempre al nostro destino. Quasi a sottolineare questa intenzione originaria, Gesù non ha vissuto da signore e padrone in mezzo a noi, ma come servo; la sua vita è stata ispirata da uno spirito di servizio, è stata una vita data e offerta a noi. Dio ha trovato come modo più a lui più confacente per manifestarsi all’uomo quello di fare di sé un Dono, di manifestarsi come supremo e bellissimo atto di Amore, come Misericordia direbbe Papa Francesco. Il cristianesimo suppone questo Amore anticipato di Dio, che ci precede e ci appella a rispondere; innanzitutto a Lui, e poi agli altri uomini perché diventati nostro fratelli. Dobbiamo amarli come Gesù. il Figlio di Dio, che ha dato la vita per noi.
      Lei capisce bene che questo compito non ha mai fine per noi sia a livello individuale, ma anche a livello collettivo lungo la storia. Le situazioni storiche cambiano, emergono nuove esigenze da interpretare. Sono negative o positive? Penso a tre grossi problemi odierni: globalizzazione, immigrazioni e i problemi bioetici con la possibile manipolazione del DNA umano. Come comportarci alla luce del Vangelo? Dobbiamo invocare lo Spirito di Gesù. per rispondere ad una domanda in realtà molto semplice, ma terribilmente complessa: cosa farebbe Gesù se fosse al mio posto?
      Come cristiani coraggiosi dobbiamo provarci, come sta facendo papa Francesco che ci stimola su questa strada. Non dimentichiamoci che lo Spirito Santo agisce anche negli animi delle persone dabbene ed oneste. Anche se non sono cristiane, da loro può provenire la voce dello Spirito.

      Il compito di amare Dio e i fratelli supera le

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  2. 2

    Ernestina Maria Ghilardi

    Certo che i limiti della comunità cristiana originaria, pur scelta dal Signore, e la conseguente non interezza del Suo insegnamento, gettano su di noi un grande peso.
    La scelta stessa di persone parzialmente inadeguate, come ciascuno di noi è dinanzi alla divinità, ci fa capire che il Cristianesimo è un continuo divenire fondato su luminosi principii di base. Ma ci fa anche dubitare che esso sia mai concretamente avverabile, se non per nuovo intervento divino.
    Lo Spirito ci aiuta nella ricerca, come sopra si è appena detto, ci fa scoprire man mano aspetti di verità, che entreranno a far parte dell’esperienza, ma non possiamo essere certi che porrà fine al faticoso incedere.
    La parzialità dell’annuncio di salvezza può anche essere letta come impossibilità, se non per grazia e misericordia. E in questo avrebbero parecchie ragioni i protestanti e addirittura gli stessi musulmani, per i quali ultimi le azioni umane, buone o cattive, sono nulla se vengono rispettati i precetti fondamentali. Ma tutto questo non va in contraddizionecon l’esempio di Gesù?

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  3. 3

    Ariberto della Gera d'Adda

    Lei afferma che la distinzione tra i Vangeli canonici e quelli cosiddetti apocrifi consiste nell’adattamento operato da questi ultimi a convinzioni e cultura derivanti da religioni precedenti o ad esse legate.
    Lo gnosticismo, in particolare, una specie di razionalismo spirituale (non scandalizzi l’ossimoro), senza dubbio è fenomeno di tal genere, ma non mi sembra derivi direttamente dai Vangeli apocrifi. Questi non sempre sono stati esclusi dalla canonicità per i loro contenuti quanto per la loro minor diffusione fra le prime comunità cristiane, per la minore importanza delle comunità presso cui erano diffusi o per l’autenticità maggiormente discussa rispetto alle certezze date da altri. La gnosi è invece frutto di interpretazione ed ha spesso avvelenato la vita della Chiesa anche sulla base dei testi canonici.

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    1. 3.1

      Goffri

      Per lei e i lettori presento una sintesi della gnosi per chiarire i termini e determinare meglio i contenuti ed evitare confusioni. Sono alcuni appunti che ho fatto per la scuola. Sono un po’ tecnici ma non complicati. Lo gnosticismo.
      Nonostante la presenza di divergenze anche notevoli tra diversi studiosi circa la sua genesi, nella sua composizione sono presenti certamente componenti di varia provenienza: elementi giudaici, iraniani (dualismo del bene e del male), greci (apposizione tra materia e spirito) oltre che neotestamentari, in quanto gli gnostici intendono presentarsi come autorevoli interpreti del cristianesimo. Tuttavia la presenza di elementi disparati non autorizza ad attribuire la qualifica di gnosi a qualsiasi movimento e dottrina dualistica, esistenti prima del cristianesimo, ma solo a quello che si si definisce e vuole essere cristiano; perciò parliamo di gnosi cristiana. Questa è il risultato dell’incontro di elementi dualistici con l’identificazione della divinità inferiore creatrice di questo mondo con il Dio dell’Antico Testamento; tale fusione sarebbe avvenuta in ambiente cristiano, più precisamente in ambiente siriaco, secondo gli indizi rimasti che pongono proprio in Siria con Satornile, autore del primo sistema gnostico nettamente profilato, l’origine della gnosi cristiana.
      Quindi dei cristiani di origine pagana e di tendenza fortemente antigiudaica, attivi nella Siria del II secolo avrebbero combinato questa concezione di una scissione della divinità, pensata come androgina, e della caduta della sua componente femminile nel mondo inferiore. In tale prospettiva, la sintei gnostica con i suoi due caratteri fondamentali (consustanzialità dell’elemento divino decaduto nel mondo con la divinità suprema; creazione del mondo da parte di una divinità inferiore, identificata con il Dio dell’Antico Testamento) sarebbe originariamente cristiana. Così lo gnosticismo appare come uno dei modi di affermare lo specifico della salvezza cristiana rispetto alle preesistenti tradizioni religiose, e in particolare a quella ebraica, dalla quale tanto maggiore era l’urgenza di differenziarsi.
      L’eresia gnostica prese consistenza in numerose sette, spesso molto dissimili fra loro, ma con uno sfondo comune. Ricordiamo la convinzione generale di essere depositari di una rivelazione segreta, destinata a pochi eletti, circa la vera identità dell’uomo. Essa consiste in una particella di essenza divina degradata e caduta nel mondo e prigioniera del corpo materiale, concepito come male, dal quale anela a liberarsi per tornare al mondo divino da cui ha tratto origine.
      Il centro delle varie dottrine gnostiche è costituito dal tentativo di spiegare come da ciò che è assolutamente perfetto, il Dio Sommo, abbia, avuto origine ciò che costituisce esattamente il suo contrario, la materia. Ciò e compito del mito gnostico, che a noi moderni può apparire come una favola assurda, ma che nondimeno si ispira ad alcune categorie di pensiero della dotta filosofia greca, come la emanazione, la degradazione e la non conoscenza come male originario.
      Esponiamo sinteticamente la variante esposta da Ireneo, che corrisponde a quello della scuola dello gnostico Tolomeo. Esso muove dal Dio Ignoto, Abisso (bythos), che attraverso il suo Pensiero (ennoia) emana l’Intelletto, il solo capace di conoscerlo e di rivelarlo ad altri: a partire da qui si sviluppa, per emanazioni successive di coppie “eoni”, sorta di universi che esprimono le perfezioni divine, l’intero mondo divino, il Pleroma (=pienezza). Ma il trentesimo e ultimo eone, Sophia, cioè Sapienza, vinta dal desiderio di conoscere il Padre incomprensibile (bythos) è vittima di una passione che la esclude dal Pleroma. Essa può esservi reintegrata grazie a un intervento della Provvidenza divina, ma la sua tendenza colpevole, separata da lei e al tempo stesso indistruttibile, resta al di fuori, con il nome di Achamot, proveniente dall’ebraico hokhmah, che significa sapienza, in quanto si tratta della sepienza di questo mondo. Nel suo sforzo di risalire al Pleroma, si concretizzano gli elementi della sua “passione”: tristezza, timore, angoscia, ignoranza. Attraverso un complicato processo, da questi elementi materiali in quanto passione, trae origine il mondo di quaggiù, del quale Achamot affida l’organizzazione al Demiurgo, da lei formato a partire dalla sostanza psichica nata dalla sua conversione verso il Pleroma. Questi è il Dio degli Ebrei, il quale, essendo di sostanza inferiore, ignora le realtà che sono sopra di lui; ma anche nel mondo da lui governato vi è qualcosa di superiore a sua insaputa, perché Achamot ha inserito la semenza spirituale che aveva prodotto quando il Salvatore inviato dal Pleroma era venuta a salvarla dalle passioni (ella è dunque la “Madre” degli spirituali). Questa semenza spirituale, inserita in una parte degli esseri umani, deve crescere nel mondo, costituito a questo scopo, per potere infine risalire al Pleroma; dopo tale ritorno il mondo sarà distrutto con gli uomini costituiti unicamente di materia, mentre quelli dotati di psiche, cioè della stessa sostanza del Demiurgo, potranno accedere ad una salvezza di grado inferiore, se avranno obbedito alla Legge del Demiurgo (l’Antico Testamento). Sono evidentemente i membri della “grande chiesa”, ai quali i valentiniani, al cui gruppo appartiene Tolomeo, tendono in tal modo la mano. La salvezza piena è riservata ai soli “spirituali” o “pneumatici”, cioè a coloro nei quali si è conservata la sostanza spirituale; solo in essi è possibile il risveglio della coscienza che racchiude la consapevolezza di ciò che si è, grazie ad una sollecitazione esterna operata dal Salvatore, inviato dal Pleroma in questo mondo. La salvezza viene ridotta a gnosi, a conoscenza.
      Come è facile rilevare, queste dottrine rappresentavano uno snaturamento del cristianesimo su punti fondamentali: la perfezione e l’unità divina, la dottrina dell’Incarnazione, la salvezza operata dalla morte e resurrezione di Cristo, la svalutazione di tutto ciò che appartiene all’ordine terreno a favore di tutto ciò che è superiore, l’unità dell’economia salvifica che abbraccia tanto l’Antico quanto il Nuovo Testamento.
      Tuttavia, suo malgrado, lo gnosticismo rappresentava il primo tentativo di una comprensione sistematica del messaggio cristiano e di dare una risposta completa alle istanze culturali del tempo per cui volle presentarsi come la dottrina della vera conoscenza, della lettura intellettualmente più profonda, spirituale, della Sacra Scrittura, alla portata di pochi illuminati, mentre alla massa dei cristiani veniva lasciata la rivelazione comune ed inferiore, quella della lettera.
      Sostenevano che tale interpretazione del mistero cristiano proveniva, tramite una tradizione segreta tenuta nascosta ai più perché incapaci di capirla, dallo stesso Gesù Cristo.
      I rappresentanti più celebri di questa setta furono Basilide e Valentino, ambedue di Alessandria di Egitto. L’insegnamento del secondo fu proseguito da una scuola, in cui si distinsero Bardesane, il già citato Tolomeo ed Eracleone.
      Da ricordare infine che fino a poco tempo fa la nostra conoscenza di testi gnostici era limitata a poche opere ed a frammenti esistenti in autori cristiani che li avevano confutati come Ireneo, Clemente Alessandrino, Tertulliano e Ippolito. Nel secolo scorso, precisamente 1946 a Nag Hammadi in Egitto, ci fu la scoperta di un’intera biblioteca gnostica: si tratta di 12 volumi contenenti ben 42 opere, quasi tutte integre, tutte in traduzione copta. Tale rinvenimento è paragonabile, ai fini di una conoscenza dei primi secoli della vita ecclesiale, solo a quello più noto di Qumran, avvenuto nello stesso periodo.

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  4. 4

    al Gandalfir billa'h

    Lo gnosticismo è la negazione del Cristianesimo così come il puro razionalismo è la negazione dell’umanesimo. Semiquinaria non sarà d’accordo, ma io la penso così.
    Nei Vangeli apocrifi, però, specie quello dell’infanzia e quello di Tomaso, io ci ho ritrovato tanta umanità e prospettive diverse di un Gesù assolutamente non in contrasto con quello dei Vangeli canonici. In fondo, per spirito di verità, apocrifi non significa falsi o non veri.

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    1. 4.1

      Goffri

      Il Vangelo di Tommaso risale alla metà del II secolo; la zona di riferimento è quella di Edessa nella Siria Orientale, Le tradizioni usate risalgono al I secolo, i detti di Gesù, che vengono rielaborati secondo una prospettiva antimondana ed encratita, cioè di rifiuto del mondo. Si rivela un forte ascetismo sessuale, coerente con una concezione negativa del mondo, definito un cadavere, dal quale bisogna staccarsi in favore di un atteggiamento individualistico. S afferma la concezione di una salvezza consistente nel ricupero della propria unità interiore, vista al tempo stesso come unità originaria con il divino. In tale prospettiva la morte di Gesù conta poco, Egli è solo un inviato celeste che deve sottrarre gli uomini all’ubriacatura delle cose. Non è gnostico, ma la sua propsettiva non fu accolta dalla Chiesa, che lo relegò tra i libri di tale tendenza.

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  5. 5

    Schettine della Biscaglina

    Gesù non mente di certo quando dice che lo Spirito ci insegnerà a conoscere anche le cose future. Lo stesso Antico Testamento, col suo elogio della sapienza, del consiglio, della prudenza, della pazienza, dell’umiltà, della preghiera di lode e dell’astuzia ci dice che tale possibilità è effettiva.
    Devo però constatare che, nonostante gli sforzi dello Spirito, l’umanità l’ha usata molto male, oggi addirittura procedendo verso la sua stessa disumanizzazione.
    La Chiesa stessa non ha brillato in tal senso: dove si è sbagliato e dove si sta sbagliando?

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  6. 6

    mario da seriate

    Come ho già detto, non ho mai amato il fumo delle candele: ho fatto tutto, battesimo, prima comunione, cresima, perché i miei poveri genitori hanno voluto così, e anche il matrimonio, perché i miei genitori ci tenevano e perché mi ero innamorato di una bellissima fanciulla molto pia e devota, che mai avrebbe accettato di non sposarsi in chiesa, e che mi ha dato una figlia. Il tempo prematrimoniale è stato quello in cui mi sono accostato maggiormente e con sincerità alla Chiesa. Devo dire che la preparazione al matrimonio è stata una delusione: qualcosa fuori dalla realtà, che i preti dovrebbero coordinare con intelligenza e distacco, senza volerci mettere troppi predicozzi teologici. I problemi veri non vengono neppure sfiorati, se non molto marginalmente: io, per esempio, farei parlare anche coppie separate o divorziate, tanto per dirne una, o quelle che hanno già avuto figli prima del matrimonio.
    Ma veniamo allo Spirito Santo: la messa del matrimonio fu celebrata a Roma da un vescovo ausiliare, con tanto di mitra e anello, da un abate, anche lui con mitra e anello, e da un monsignore molto elegante, con la corona di altri quattro o cinque preti. Al mio matrimonio c’erano più preti che parenti. Tutti erano sicuri che lo Spirito Santo svolazzasse lì per sovrintendere alla sacra celebrazione.
    Invece no, aveva perso il treno. Dopo pochi anni, in forza di normali lettere che ci eravamo scritti prima di sposarci, la Sacra Ruota, neppure opportunamente unta, dichiarò nullo il matrimonio, tamquam non esset.
    Fu definitivamente accertato che lo Spirito Santo quel giorno non c’era.
    Ecco perché lo Spirito Santo per me è un problema: con me gli hanno fatto fare una pessima figuraccia.

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    1. 6.1

      Ernestina Maria Ghilardi

      Ma cosa vuol dire! Anch’io ho avuto i miei problemi col primo matrimonio per procura, contratto quando ero giovanissima e un po’ stupidella. Fu regolarmente annullato, senza tante storie. E non me la son presa col prete che celebrò in terre di missione (anche quello era un vescovo, forse) e nemmeno con lo Spirito Santo, che aiuta chi si vuol far aiutare, ma solo e soltanto con me stessa, con la mia avventatezza e col mio rifiuto di ascoltare i miei genitori. Per questo adesso, nella mia passionale attività politica, cerco di ascoltare bene tutti, ma proprio tutti, specialmente quelli che non sono dalla mia parte.

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    2. 6.2

      Giulio Fustinoni

      Mi sa tanto, caro Mario, che quella esperienza ti ha sconvolto e adesso, per ripicca, vai all’opposto. Agli estremi.
      Certo, il tuo racconto fa pensare e soprattutto richiama i nostri amati sacerdoti al tremendo peso delle responsabilità della loro augusta missione, nella quale non sono ammessi pressapochismi o leggerezze.
      Forse è questo il peso che Gesù ha inteso evitare nell’imnediato e che ha affidato allo Spirito Santo. Che gli ordinati soprattutto debbono tanto invocare.

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    3. 6.3

      Goffri

      Lo Spirito Santo non è un valore aggiunto, che una volta assicurato, agisce quasi automaticamente in noi, rendendoci uomini superiori e infallibili una volta per tutte. E’ un dono che va invocato e va accolto. Anzi viene invocato nella misura in cui lo si desidera. I cristiano, come capita ordinariamente tra gli umani, non desiderano diventare migliori, sono chiusi nei loro pregiudizi, come la famosa donna Prassede dei Promessi Sposi, che scambiava la propria volontà con quella di Dio. Quindi faceva sempre quello che voleva, sicura di compiere la volontà di Dio. Invece si impone la conversione, il volgerci a Dio per cambiare il cuore indurito. Ora questo è possibile, perché, se veramente lo desideriamo e lo chiediamo, Gesù ci ha promesso il suo Spirito, che interiorizza in ciascuno la Legge di carità, quale viene espressa nel Vangelo. Gesù diceva: “Se dunque voi[uomini] che siete cattivi sapete dare buone cose ai vostri figli, quanto più il Padre vostro celeste darà lo Spirito Santo a coloro che glielo chiedono” (Luca, 11,13). In tal modo si può diventare uomini spirituali, cioè che agiscono secondo lo Spirito, che ha preso possesso del loro cuore. Fortunatamente nella Chiesa, pure in mezzo a tanta mediocrità umana, non sono mai mancati gli uomini spirituali. Noi ricordiamo i più famosi, normalmente identificati con i santi riconosciuti. Essi costituiscono una catena veramente impressionante di uomini, che hanno mostrato in loro stessi ciò che può compiere lo spirito di Gesù: S. Agostino, Gregorio Magno, Bernardo, Francesco d0Assisi, Francesco di Sales Ignazio di Loyola, Filippo Neri fino ad arrivare a Giovanni XXIII. La conoscenza delle loro opere e dei loro scritti ci aiuterebbe a capire lo Spirito di Gesù e quindi il suo Vangelo. Fortunatamente non sono i soli; vi sono anche dei buoni cristiani che si sforzano di vivere bene e che sono di stimolo anche ai preti. Io spesso ne ho incontrati. E poi ci sono tante persone oneste, che fanno fatica a credere o addirittura non credono, in cui agisce lo Spirito di Gesù, il quale ci aiuta a conoscerle e ad apprezzarle. Questo è possibile se siamo disponibili ad accogliere lo Spirito dentro di noi, condizione necessaria perché lo riconosciamo nelle sue opere.
      La vita spirituale è tensione costante verso il bene, lotta contro la parte negativa di se stessi, non acquiescenza ma tensione costante verso il bene. Non è certo una vita di comodo. Nel dire questo cose arrossisco e mi sento un pò ipocrita, se penso a quello che sono. La consapevolezza della propria indegnità e lontananza dallo Spirito che pure ci p stato donato è la misura del nostro male.

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  7. 7

    Kamella Scemì

    Le amorevoli parole del Signore, volte a preservarci dall’angoscia di pesi insopportabili, ci pongono la domanda sui fini dell’umanità e sulla sua sorte, che i Cristiani sanno essere comunque di salvezza.
    Non per nulla la nostra liturgia ortodossa è tutta incentrata sullo splendore della lode a Dio, certi come siamo che ogni istante della vita è un grande e immenso dono che dobbiamo a Lui riconsegnare puro e integro, anche nei momenti più dolorosi e tremendi. È il mistero e la bellezza della vita, che ha il privilegio di poter consapevolmente essere partecipe di quella del Padre.
    Preghiamo e amiamo: la nostra comprensibile sorte è questa.

    P.S.: La redazione mi ha informata circa le ennesime richieste giunte di spiegazione del perché avrei scelto un soprannome o nickname del tipo cammella pazza.
    Nessun soprannome: Kamella è nome di originr latina, in uso nei paesi slavi, dai quali la mia famiglia proviene, che significa “aiutante del sacerdote”, a mezza via fra sagrestana, suora, diaconessa e perpetua. Scemì, che sarebbe da scrivere coll’accento circonflesso rovesciato sulla S e sulla c (ma in Europa ci ho rinunciato), è pure cognome slavo, abbastanza raro, che significa formicolio, agitazione passionale: un viatico per quelle che sono state le scelte religiose e culturali della mia vita.
    Per completare il quadro, il cognome di mio marito Treetball, che a Bergamo e in Italia suona molto male, in realtà è una variante regionale del cognome Reetball o Rettball, piuttosto noto e diffuso in area germanica.
    Per assurdo, in un’epoca in cui tutti si inventano plurime “personalità” digitali fittizie, noi siamo stati costretti nella vita reale a eliminare, salvo pochi luoghi, i nostri veri nomi ed assumere nomi d’arte, riconosciuti ufficialmente, coi quali la gente chiama noi e i nostri figli.
    Anche questo fa parte della bizzarria e dell’imponderabilità della vita, alimentata dallo Spirito.

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  8. 8

    Donato del Corno

    È un problema già più volte emerso nel nostro gruppetto di allievi di Monsignore: dobbiamo ricercare la verità con l’aiuto dello Spirito in un mondo che ne disconosce il concetto stesso, frantumandola in opinioni soggettive. Mi sembra che ormai, per quanto sappia di chiusura, si debbano studiare metodi e criteri di ricerca, altrimenti la liquidità della condizione sociale attuale prenderà il sopravvento.
    L’esercizio del pensare è diventato sempre più merce rara…

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  9. 9

    Ghiza Tombini

    Libertà e verità sono due cardini dell’essere cristiani, dell’agire da cristiani. Quando, però, mi confronto coi musulmani, dalla mia lavorante all’imam vicino di casa, sottomessi a quantità industriali di regole, mi rendo conto dell’inconciliabilità fra le due posizioni e mi chiedo come si possa immaginare un Islam europeo, che del soffio dello Spirito non può nemmeno sentir parlare, perché tutto, e ripeto tutto, è già stato scritto.
    Gesù, figlio di Dio, sa che per l’uomo “tutto” è insopportabile, Maometto no, e nei fatti schiavizza l’uomo stesso.
    O mi sbaglio?

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