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2 Comments

  1. 1

    Ernestina Maria Ghilardi

    Eccellenza, Lei è sacerdote, pastore e anche uno storico, ed è per me una fortuna poter colloquiare con Lei, fortuna non concessa a tanti fedeli che nemmeno sanno di queste nuove possibilità.
    Nel brano da Lei citato la Storia ha un ruolo importantissimo: l’Eucaristia non è soltanto il grande miracolo del nostro materiale congiungimento a Dio, cosa di per sé grandiosa, ma anche il nostro saldarci con la Storia fondante la nostra civiltà. Che cosa altro non è la memoria richiamata?
    Oggi questo aspetto è trattato come i ferrivecchi: memoria? Chi se ne frega! L’importante è l’oggi, poter fare qualunque cosa, anche a danno degli altri, senza doversi relazionare col passato, anche recente, salvo che sia utile nell’immediato. Praticamente, licenza di tirare fregature: bravi se ci sivriesce e se hanno saldo positivo.
    Società liquida, ricordava Lei: termine colto per dire società distrutta nella sua stessa idea di gruppo vivente. In essa, se non si cambia indirizzi, il Cristianesimo non può avere spazio, essendo fondato sulla memoria responsabile. Mi pare.
    Lo stesso insegnamento storico è a mio avviso pazzesco: ieri ho chiesto a una dolcissima e vispa bambina di seconda elementare quali argomenti storici avesse trattato finora a scuola. Mi ha risposto che ha imparato a distinguere l’oggi da ieri e dal domani. Cosa confermata dalla mamma presente al mercato. Storia, questa? I racconti che nelle famiglie ci tramandavamo, la stessa tradizione orale che sta alla base dell’Iliade e dell’Odissea, cosa erano? No, no, qui se non ci si ribella, usando soprattutto il buonsenso, si finisce inghiottiti dal buio del male.

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    1. 1.1

      Goffri

      La celebrazione dell’Eucarestia ci ricorda tre atteggiamenti di fondo, su cui si costruisce la nostra umanità. Il primo è costituito dalla memoria: sapere chi siamo, da dove veniamo, conoscere gli errori e gli insegnamenti del passato, consapevolezza dei propri limiti. Questo è necessario per vincere l’illusione che tutto comincia da noi. Nella tradizione di cui dobbiamo conservare il ricordo, vi è anche il Cristianesimo. Il secondo è la consapevolezza di dover ringraziare. Ciò che abbiamo non è nostro, ma ci è stato donato. La celebrazione eucaristica significa appunto ringraziamento. Questo obbligo riguarda ogni uomo, anche il non credente. Tale atteggiamento lo troviamo nel bambino, che appena parla esprime il suo stupore chiedendo: perché questo? L’incanto di fronte alle cose scompare però ben presto. Sollecitato anche dagli adulti, il bambino impara a chiedere e a pretendere che tutto gli è dovuto. Esce dalla logica del dono, pretende e dona sempre meno. L’altro atteggiamento è lo spirito di servizio. Gesù nell’ultima Cena compie due gesti: istituisce l’eucarestia e lava i piedi agli apostoli, chiarendo il senso del sacramento che istituito. Senza la costante di questi tre atteggiamenti: memoria, ringraziamento e spirito di servizio, così costitutivi dell’Eucarestia, non solo non si costruisce il cristiano, ma nemmeno l’uomo.

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