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  1. 1

    Bergamo.info

    Santità, con semplicità di cuore ringraziamo Dio per averci donato Lei a guida della Chiesa Cattolica.

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  2. 2

    Bergamo.info

    Beatissimo Padre, nella ricorrenza del sesto anniversario della Sua elezione al soglio di Pietro, voglia benevolmente accogliere la nostra umile riconoscenza per l'esemplare insegnamento che, donandocelo, ci ha impartito. Grazie ancora, Santità

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  3. 3

    Bergamo.info

    Ci è caro riportare le testonianze di due eminenti studiosi, S. Em.Rev.ma il Cardinale Roger Etchegaray e il teologo George Weigel, apparse su Avvenire di martedì 19 aprile, pag. 3

    Etchegaray, pontificato per dire agli uomini la verità sulla loro esistenza

    «Un grande teologo, un grandissimo parroco»

    DI ANGELO SCELZO

    Il tavolo di lavoro è ingom­bro come non mai: buon segno di attività in corso. Il telefono squilla, ma bisogna prima indovinare la direzione del suono e scavare tra le car­te – libri, giornali, posta, ritagli – per trovare l’apparecchio e poi la penna per prendere no­ta del prossimo appuntamen­to in questa casa che, più che a una dimora, lascia pensare a una galleria di ricordi dei tan­ti viaggi per il mondo. La vali­gia, ora, è in un angolo, ma a 88 anni il cardinale delle'missio­ni impossibili', il francese ba­sco Roger Etchegaray, non la perde d’occhio. Chissà… Anche i car­dinali hanno i sogni nel cassetto; e quello di Etchegaray si chiama Cina. Guardare avanti è un dono che non invecchia, tanto più se a scandire il tempo è il calendario sempre ag­giornato sulla vita della Chiesa: mai tanto intenso come in quest’ini­zio di Set­timana Santa che segna an­che la ri­correnza dei sei anni di pontificato di Bene­detto XVI, successore di Giovanni Paolo II, che il primo maggio sarà proclamato beato.

    «Ecco: bisogna partire da questo prov­videnziale intreccio per inquadrare al meglio anche questi primi sei anni di pontificato. Perché il primo a essere beato di questa beatificazione sarà proprio Papa Benedetto, il suo im­mediato successore sulla cattedra di Pietro e, da cardinale, uno dei più stretti e immediati collaboratori del Papa 'venuto da lontano'».

    Quando parla del Papa, Etchegaray non sembra più un cardinale di lun­go (e onoratissimo) corso che ha gi­rato il mondo in lungo e in largo sul­le rotte di tutte le crisi. Quello che mo­stra è un candore che non solo sor­prende ma disarma, dal momento che, per risalire al tempo del primo incontro con Joseph Ratzinger, oc­corre mettere in campo il Concilio, dove si trovarono di fronte due gio- vani consultori con un futuro davan­ti. Vennero poi i tempi dell’Europa, Etchegaray primo presidente dei ve­scovi continentali e l’allora arcive­scovo di Monaco tra i primissimi interlocutori sui grandi temi del vecchio continente. Eppure, il lungo tratto del cammino comune è diventato, da sei anni a questa parte, solo un privilegio in più; e più degli altri da tenere al ri­paro, come avvolto in una forma di delicatissima discrezione. È stato Pa­pa Benedetto, appena eletto, a ricor­dargli che un suo amico, Georg Thur­mayer, era rimasto ospite per molto tempo, durante l’occupazione nazista a Espelette, nella stanza in cui Etche­garay è nato. E quando Benedetto X­VI è andato a trovarlo al 'Gemelli', dopo la caduta della notte di Natale a San Pietro, il cardinale ha fatto dono a un ristrettissimo gruppo di amici delle foto con il Papa: quel gesto gli è rimasto nel cuore.

    «Di Papa Benedetto si ha talvolta la sensazione di conoscere tutto, a par­tire della sua enorme e densa produ­zione teologica. Ma a dire il vero si co­mincia appena a scoprirlo, o piutto­sto a scoprire cos’è un Papa nell’e­sercizio della sua funzione pastorale, nel senso che è un pastore che guida il suo gregge soprattutto nelle tempeste. Eletto Papa, Benedetto è di­ventato parroco; la Chiesa ha scoper­to un pastore e non solo un teologo, e il mondo un suo irrinunciabile pun­to di riferimento». Parroco? «Sì, proprio così. Non ha for­se esordito definendosi un 'operaio nella vigna del Signore'? La sua ome­lia nella Domenica delle Palme è sta­ta, in questo senso, esemplare: ha par­lato dell’umiltà di Dio, che ha scelto la via della Croce per manifestare in forma estrema il suo amore. Il ponti­ficato di Papa Benedetto va per que­ste strade. Del resto, ciò che si era già profilato nella prima Enciclica, Deus Caritas est, ora a distanza di sei anni ha preso consistenza e si è fatto ossa­tura; ha come chiarito e svelato la for­za d’animo del Papa. Benedetto XVI, in sostanza, ha posto serenamente ma fermamente le distanze tra la Chiesa e le sovrastrutture delle ideo­logie e di una visione semplicemen­te geopolitica. Ha puntato all’essenzia­le e ha portato tutta la Chiesa a riflettere, nel solco della stra­da maestra di Cristo, sulle grandi questio­ni che scuotono il mondo: l’integra­zione di tutti, e in particolare di gio­vani in una società sempre più se­gnata dal multiculturalismo; la dife­sa dell’istituto coniugale e familiare, anche di fronte ai valori della bioeti­ca; la crescente responsabilità dei paesi ricchi verso i paesi poveri».

    Anche Etchegaray, dopo una vita che lo ha portato in capo al mondo, si ri­trova oggi a centrare il tiro su quelli che possono essere definiti i suoi tre grandi interessi: la Cina, l’Ortodossia (soprattutto russa) e l’Ebraismo. So­no i temi che ancora oggi riescono ad allungare il suo sguardo in avanti. Ma l’orizzonte prossimo – i sei anni di pontificato di Papa Benedetto e la beatificazione di Giovanni Paolo II – lo chiama in causa da molti fronti: «Qualcuno insiste ancora a fare un raffronto tra i due Papi; un’operazio­ne del tutto fuori luogo. Ciascuno ha la sua personalità e la sua particolare cultura, ma entrambi portano la stes­sa tradizione e la stessa continuità ec­clesiale, valori che vanno ben oltre l’essere concreto di ciascuno. Nella conversazione con Peter Seewald, c’è un passaggio fondamentale: 'Il Papa vuole oggi che la sua Chiesa si sotto- metta ad una purificazione fonda­mentale… Si tratta di far vedere Dio agli uomini, di dire loro la verità. La verità sui misteri della Creazione. La verità sull’esistenza umana. E la verità sulla nostra speranza, al di là della so­la nostra vita terrena'». «Tutto – prosegue Etchegaray – po­trebbe sintetizzarsi in questo pensie­ro: 'Il cristianesimo è in perenne sta­to di nuovo inizio'. È questa stessa audacia della fede che noi raccoglie­remo il primo maggio dalla vita del suo predecessore Giovanni Paolo II. E dallo stesso Papa Benedetto che, nel sesto anniversario del pontificato, continuerà, a suo modo, il dialogo con Papa Wojtyla: un dialogo sulla trama della santità».

    Intervista a George Weigel

    «Un catechista che sa parlare al cuore e alla mente e un difensore vigoroso della libertà religiosa».

    Spicca la sua determinazione nel voler liberare la Chiesa dalla corruzione, specialmente dall’abuso sessuale

    DA NEW YORK ELENA MOLINARI

    Continuità intellettuale e spirituale con il suo predecessore. Questo, nei primi sei anni di pontificato di Benedetto XVI, vede George Weigel, uno dei maggiori teologi americani, autore della biografia best-seller di Giovanni Paolo "II Te­stimone della Speranza" e di "La scelta di Dio", sull’a­scesa di Joseph Ratzinger al soglio pontificio. Ma anche la rivelazione al mondo di un autentico ca­techista che sa porre di fronte ai cattolici le sfide della loro epoca.

    Quali sono le linee guida del pontificato di Benedetto XVI?

    È un meraviglioso catechista. Ha ricordato alla Chie­sa la ricchezza del suo patrimonio teologico, che è importante in un’epoca caratterizzata dal “presen­tismo” e da una mancanza di radici intellettuali. Ha insegnato ai fedeli la bellezza della liturgia. E ha da­to voce alla sua determinazione di liberare la Chie­sa dalla corruzione, specialmente dell’abuso ses­suale. Nel suo impegno nel mondo, Benedetto XVI è stato un difensore vigoroso della libertà religiosa e ha pro­vato a riorientare il dialogo cattolico- musulmano verso la ve­ra questione del momento, va­le a dire la libertà religiosa e la separazione dell’autorità poli­tica e religiosa negli Stati del XXI secolo.

    Qual è lo stile pastorale del Papa?

    Lo si è visto durante le visite negli Stati Uniti e in Gran Bretagna, dove ha incontrato le vittime di abusi e pregato e pianto con loro. Anche il suo me­todo catechistico è parte del suo stile pastorale: il Papa sa che la mente, come l’anima e il cuore, ha bisogno di essere nutrita.

    La definizione del Papa di una “amicizia” fra fede e scienza, quanto ha contribuito a ricucire la percezione di una separazione fra uomini di scienza e uomini di fede?

    Ha continuato il processo di avvicinamento avviato da Giovanni Paolo II. Ma il vero problema è l’a­bisso fra Chiesa e scienze della vita. Qui la tenta­zione prometea di riconfigurare la condizione u­mana costruendo o ricostruendo essere umani è lampante. E questo è un problema nell’ordine del­la metafisica e della morale, nessuna delle quali è apprezzata nel mondo delle scienze della vita del XXI secolo.

    Durante la sua prima omelia, Papa Ratzinger enfatizzò l’inviolabilità della vita umana. Perché tanta urgenza?

    È un esempio della continuità con il suo predecessore. L’Eu­ropa sta morendo per auto-inflitta infertilità. L’aborto è con­siderato una soluzione ai pro­blemi umani in tutto il mondo. E in alcuni casi, co­me in Cina, il controllo della popolazione è impo­sto dallo Stato. Gli anziani sono considerati un al­tro problema da risolvere, non persone di cui pren­dersi cura. È naturale che il Papa debba parlare di questi temi dall’unico pulpito che esige l’attenzio­ne del mondo.

    Che cosa hanno mostrato questi sei anni del lato umano del Papa?

    Che è un uomo dai modi garbati, di vera compassione e carità sacerdotale.

    Quali sono i maggiori elementi di continuità fra Be­nedetto XVI e Giovanni Paolo II?

    Questi due pontificati stanno portando a un punto elevato lo sviluppo della Chiesa iniziato con Leo­ne XIII. Hanno posto alla Chiesa la sfida del “catto­licismo evangelico”. Una Chiesa-missione, in cui tutto e tutti sono misurati in base al loro contribu­to a un’evangelizzazione “delle profondità” del XXI secolo, come Giovanni Paolo II ha scritto in Novo Millennio Ineunte .

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