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9 Comments

  1. 1

    Rotari, Langobardoru

    Molto bello e interessante: ricerche e spiegazioni di tal genere potrebbero diventare un fiore all'occhiello di questo sorprendente giornale d'opinione. Insisti, caro Luca (non ti conosco, ma io sono vecchio e vengo da lontano…).

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  2. 2

    Kamella Scemì

    In quale zona del Comune di Sovere è posta la Malga Lunga?

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  3. 3

    Scaburri Luca

    tratto da Wikipedia

    La Malga Lunga si trova ad un’altezza di 1.235 m s.l.m., tra Gandino e Sovere, ed è raggiungibile tramite la strada provinciale che da Bergamo porta in Val Seriana: dopo aver imboccato lo svincolo per la val Gandino proseguire per Gandino e, prima dell’abitato svoltare a destra seguendo le indicazioni per Peja. Al rondò successivo seguire le indicazioni per Valpiana. La strada è da poco tempo completamente asfaltata e permette di raggiungere agevolmente la Malga Lunga anche a persone che non sono in grado di sopportare lunghe camminate. Chi invece volesse compiere una gradevole escursione può lasciare l'automobile in località Val Piana, da cui si può raggiungere la Malga Lunga in circa 35/40 minuti e si può godere dell'ottimo paesaggio circostante.

    La Malga Lunga è inoltre raggiungibile dagli altri versanti della montagna, ma soltanto tramite sentieri: da Sovere, si può partire dal santuario del paese e seguire il sentiero valle del monte, in un itinerario di circa 1,5-2 ore di cammino non sempre agevole; da Ranzanico, seguendo le indicazioni visibili poco fuori dal centro abitato, si può giungere a destinazione su un tracciato molto agevole (in parte carrozzabile) che permette panorami mozzafiato prima sull’intera Val Cavallina e poi sul Lago d'Iseo ed i monti della Valle Camonica. Si passa tra i verdi prati spesso adibiti a pascolo e le piccole cascine poste sulle pendici del monte Sparavera, per poi inoltrarsi in una pineta, al termine della quale si intravede la sagoma della Malga lunga.

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  4. 4

    Sally

    Ma quante informazioni….sia storiche che curiose su questa Malga!!!

    Bell'articolo, interessante, dettagliato, chiaro e assolutamente leggibile!!!

    Proprio bravo questo Arch. Scaburri Luca!!!

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  5. 5

    Aristide

    Quel che sto per scrivere lo dico senza alcun retropensiero, veramente. Lo dico con spirito collaborativo. Mi piacerebbe che Bergamo Info fosse un giornale d'opinione di qualità, anche nei particolari solitamente trascurati da consimili giornali internettiani.

    In questo caso leggiamo in un commento che l'articolo di Luca Saburri è chiaro e assolutamente leggibile, e che l'autore è architetto. Capisco che il commento possa essere viatico beneaugurante e d'incoraggiamento, se l'autore è, come penso, giovane. Ma era necessario specificare il titolo accademico? E se fosse stato un giardiniere, come nell'esempio portato dal sociologo Michael Young nel libro 'The advent of meritocracy', che fare? Dirlo o non dirlo?

    Passo ad altro. Càpita, talvolta, di leggere su Bergamo Info "Bello quest'articolo!", e basta, senza uno straccio di analisi (che invece in questo caso è abbozzata). Capisco i sentimenti di fratellanza, di sororità, di "avunculità" (questo termine me lo sono inventato io), e di amicizia. Ovviamente, si può dire che un articolo è bello, ma allora bisognerebbe spiegare perché. Altrimenti Bergamo Info si riduce a una trasmissione di Maria De Filippi, con l'applausometro o il "messaggino" sms. Se invece si specifica, con argomenti acconci, perché un articolo o un commento è bello, o è brutto, o è sbagliato, possiamo, tutti insieme, affinare il nostro senso critico ed estetico, la nostra capacità di ragionare, di demistificare ecc.

    Soprattutto demistificare: ai tempi in cui molti leggevano Marcuse, o facevano finta di averlo letto, addirittura si abusava di questa parola. In realtà in nome della demistificazione — per esempio la demistificazione del potere dei baroni universitari — si fecero molte vigliaccate, si conquistarono con la violenza posizioni di potere, ci si acculò in posti fissi e ben retribuiti, sindacalmente garantiti, per non spostarsi mai più di lì. Se proprio il posto fisso deve "passar di culo", per sopravvenuti limiti di età del tenutario, il posto passa a qualche membro di famiglia: siamo nel paese del familismo amorale. I più furbi non cedono il posto direttamente al figlio, ma al figlio di un amico, che a sua volta cederà il posto sul quale finora è stato acculato al figlio del primo amico. Così noi non ci accorgiamo di niente. Ed è così che oggi non si parla più di demistificazione.

    Invece, oggi più che mai, oggi che le tecniche di mistificazione si sono affinate e "spalmate" su più mezzi di comunicazione in stramaledetta sinergia, oggi che la proprietà dei mezzi di comunicazione e le leve economiche del potere sono più che mai concentrate in poche mani, si ha un bisogno disperato di demistificazione.

    Coraggio, giovani, non fate come i vostri padri e (in alcuni casi di paternità precoce) i vostri nonni! Non vi accorgete che fanno schifo? Demistificate, vi prego! Ribellatevi! E non fate markette, almeno voi!

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  6. 6

    Giuli

    Il pensiero che mi appresto a svolgere non ha nulla a che fare con quanto scritto da Luca Scaburri che anzi ha iniziato ad aprire una finestra su di una pagina tragica della resistenza (scrivo resistenza con la r minuscola nel tentativo di demistificare a mia volta).

    Ora la mia riflessione parte da una semplicissima constatazione: laddove la memoria è coltivata non serve alcuna multimedialità, è sufficiente il recarsi in un luogo del ricordo.

    Alla Malga Lunga io che ci sono stata ho apprezzato l'odore dell'aria tersa, talvolta il sapore della polenta e strinù, ho con difficoltà colto il fatto che proprio lì si era consumato un fatto storico di rilevante importanza. Mia incapacità, può darsi, ma ho percepito emozioni ed insegnamenti molto più forti in qualsiasi cimitero di guerra della Normandia.

    La domanda scomoda che pongo, caro Scaburri, è solo una: che ne è rimasto del nostro passato, per cosa è morto Giorgio Paglia, che nell'iconografia muore per primo? Per i più, al massimo, una via di Bergamo, per chi come mio nonno l'ha conosciuto e frequentato prima della guerra (ricordo tramandato, purtroppo molte storie sono morte con mio nonno), la sua morte per primo rifiutando i favori possibili altro non è stata che il naturale frutto di un'educazione, che insegnava come l'uomo è ciò che pensa. Oggi io sono quel che guadagno?

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  7. 7

    Aristide

    Notizia di servizio. Al seguente indirizzo d'Internet:
    http://www.comune.sovere.bg.it/upload/image/malga
    è possibile prelevare un opuscolo dal titolo "Sottoscrizione per la ristrutturazione del Museo-rifugio Malga lunga".

    In copertina si legge che il progetto di ricupero e ristrutturazione dell'edificio che vediamo nella foto è dello Studio Architetto Luca Scaburri. Il testo, immagino, dev'essere di Luca Scaburri: infatti, in molti luoghi coincide con quello che leggiamo qui sopra.

    Riguardo alla multimedialità del futuro Museo: che Dio ce la mandi buona. Alle volte si vedono realizzazioni eccellenti, come nel Museo archeologico presso la Rocca dei Rettori di Benevento (ci ha lavorato Paco Lanciano, collaboratore di Piero Angela); altre volte la realizzazione è eccellente, ma poi casca l'asino in qualche particolare, come nel nuovissimo Museo Archeologico Nazionale di Buccino, dove — almeno un anno fa — ogni pannello presentava almeno un errore d'inglese (non sapevano che a Curno c'è un anglista famoso, al quale avrebbero potuto rivolgersi); altre volte, infine, la multimedialità era a livello di maestrina posseduta da sacro fuoco, banale e stridente con l'oggetto della rappresentazione. In stile San Giovanni Rotondo, per intenderci, dove peraltro non sono mai stato e non intendo mai andare. Le foto che ho visto sui giornali bastano, e avanzano. Preferisco non far nomi di realizzazioni multimediali volgarucce, per non offendere nessuno.

    In generale, però, ut alias, mi trovo d'accordo con Giuli: senza multimedialità è meglio. Mi è capitato di andare sulle orme di Petrarca: ho prestato orecchio ai cachinni delle chiare e fresche acque della Sorgue, mi sono inerpicato fino in cima al monte Ventoso (vedi la celebre lettera del P. scritta all'amico Dionigi da Borgo san Sepolcro), sono stato ad Arquà Petrarca, dove ho visto un libro (l'Eneide? non ricordo) con le note in margine del poeta, e il suo gatto impagliato. Per fortuna però non c'erano postazioni multimediali. Il genius loci si percepisce meglio.

    Non chiamatemi reazionario: io stesso ho realizzato audiovisivi, più o meno utili.

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  8. 8

    Giuli

    Caro Aristide, come mi piacerebbe fare una viaggio io te e pochi altri amici, recarci che ne so a Cambridge o a Winchester, spingerci fino a York, arrivare su sino ad Edimburgh per poi passare Inverness e affrontare le Highlands sino a raggiungere al nord Durness. A fare cosa, nulla a fare nulla, a gustare e assaporare le diversità che il buon Dio ha dato ad ogni popolo, ad assaporare ciò che la Gran Bretagna è od è stata prima che la globalizzazione ci levi il piacere di osservare le diversità.

    Che ne dici ci vediamo sulla castle trail conosco un posto dove puoi mangiare un ottimo salmone guardando i cani che radunano le pecore, poi, con i pochi amici che è bello coltivare, possiamo brindare con un buon whisky magari un Port Ellen del 1982 alla faccia di chi ci delizia con i redazionali.

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  9. 9

    Aristide

    Programma meraviglioso. Intanto già il non far nulla è bellissimo, alla faccia – direbbe Bianciardi – delle segretariette dalle gambe secche, anime in pena sempre indaffarate, anime agitate che corrono sempre da qualche parte. A cinquant’anni di distanza da quando Bianciardi scrisse la Vita agra, le segretariette non esistono più, oggi purtroppo c’è di peggio, c’è la tendenza Minetti, per quanto riguarda le donne, mentre di uomini veri si è perso il ricordo, tant’è che un fighetta come Montezemolo è considerato una risorsa per la politica, e un po’ per tutto. Se è per questo, ai tempi di Bianciardi non c’erano neanche i manager cafoncelli.

    Quindi, per valorizzare al meglio il non far niente, potremmo camminare con passo cadenzato, ogni tanto anche fermarci, invece di correre scompostamente qui e là. Tale è l’agitazione dei più, che riescono a sudare anche nei climi freddi. Perché poi? Ah, già! Per star dietro al programma di un “tour operator” (che Dio l’abbia in gloria), come dépliant comanda, o perché c’è un signore che in un villaggio turistico vuole animarti (ma come si permette?). Procul hinc, procul ergo! Noi, invece, non vogliamo sentire gli sproloqui dei “wine lovers” o, secondo il caso, dei “beer lovers”. Pensa che vita, alla larga dai convegni inutili, ma finanziati dalla Regione, dai corsi di formazione inutili, ma che creano “movimento”, dagli imbonitori di pubbliche relazioni, dai managerini che urlano il loro egoismo in tre telefonini contemporaneamente, che credono di sapere l’inglese, ma ormai non sanno più neanche l’italiano. Camminare, conversare, guardare, ascoltare, tacere, in un angolo beato del mondo dove i ristoranti non ti somministrano musica (non siamo mucche da latte), non ti vendono ideuzze buzzurre, ma ti dànno da mangiare cose buone. Un mondo dove filosofo è l’anziano del villaggio e non l’ometto del marketing che ti vuol vendere una casa e ti dice che se acquisti da lui fai un’esperienza filosofica, dove non sei tenuto a vedere audiovisivi e visitare postazioni multimediali, dove i corsi estivi per desperados suonino poco meno che una bestemmia. Ormai di corsi estivi ce n’è per tutti i gusti, siamo rassegnati a leggere su Bergamo Info la marketta di un corso reichiano di ritenzione delle scorregge (ti ricordi di Wilhelm Reich, quello delle casse orgoniche?).

    Ebbene immaginiamo una landa dove non ci sia niente di tutto questo, ma ci sia il piacere della mente serena, la contemplazione della natura (libera, per carità, senza guru esoterici tra i piedi), l’ascolto di ragionamenti disinteressati, scevri di tranelli mercantili, di markette, di pelosi opportunismi.

    Al posto di tutto questo turbinìo sudaccio d’iniziative graveolenti, mi piace immaginare l’aura rassicurante di una fanciulla, come ho paura non ne esistano più. Ti ricordi la pastorella del film Mediterraneo? Troppo semplice, troppo poco? Chi l’ha detto? Ricordiamoci, con Amleto: «There are more things in heaven and earth, Horatio // Than are dreamt of in your philosophy».

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