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Luca Allevi

Laureato in Economia e Commercio alla Bocconi. Consulente internazionale presso www.leaders.it

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7 Comments

  1. 1

    Pepe

    Purtroppo è successo anche a noi di essere venuti in contatto con con questi delinquenti.

    Ci avevano chiesto un negozio in locazione per inserire delle macchinette mangia soldi.

    Siamo riusciti ad allontanarli con il consiglio dei Carabinieri che, fortunatamente, sono stati pronti ad aiutarci.

    Contattateli al primo dubbio !!!!

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  2. 2

    Kamella Scemì

    Il nostro grande Aristide, che prima o poi vorrei conoscere di persona perché ci tengo, è critico nei confronti del giornalismo locale, ed ha validissime ragioni. Ciò non toglie che Zapperi spesso e volentieri sappia ricondurci a notizie che sono effettivamente tali, utili ai nostri dibattiti (e alla confezione complessiva di articoli che suscitano "singolare" attenzione ai piani alti, come detto da Giuli – altra grande partecipe dei nostri piacevoli "arzigogoli" – e qui cito l'ottimo Gianfranco). Conoscete la mia origine turca, la mia formazione teologica, la mia convinta visione della civiltà europea come strettamente vincolata alla cultura cristiana e da essa dipendente (attenzione!, potrebbe valere anche per una parte almeno della Turchia, detta appunto, e non solo geograficamete, europea). Bene! Partendo dall'essenziale, come detto da Nosari, abbiamo sviluppato il tema delle mafie e della mafiosità commentando i brani evangelici, e già questo non è un caso. Non è un caso il fatto che si sia detto più volte nell'ambito di tali commenti che tutti i partiti, così come oggi organizzati, per loro stessa struttura, si prestano a essere veicoli di tale cancro sociale, anche inconsapevolmente. E che, quindi, abbiano essi stessi favorito indirettamente le infiltrazioni mafiose al Nord (e anche questa è una certezza, giudizialmente accertata). Non è neppure un caso che gente sostanzialmente onesta, come i due citati nell'articolo, di "ruspante" cultura locale, se non localistica, non siano neppure in grado di vedere tale relazione. Non è un caso che, sotto tali aspetti, sia pericolosa tale posizione, che favorisce inconsciamente il diffondersi del cancro. Non sarebbe forse utile invitarli energicamente a rivedere in modo pesante e ripensare in tale ottica la stessa organizzazione partitica di cui fanno parte, anche soltanto chiedendosi perché i partiti stessi vogliano raddoppiare i loro enormi incassi perché le vittorie nelle campagne elettorali dipendono dalle enormi somme che vi si spendono? Già in sé non è forse tutto questo segnale di strisciante mafiosità?

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  3. 3

    Aristide

    Questa volta il Bartali che è in me non ha da soggiungere, come suo solito: «Qui l’è tutto sbagliato, l’è tutto da rifare! ». Oddio, qualcosa da rifare ci sarebbe, ma non riguarda l’articolo. Ci sarebbe da rifare la classe politica che pretende di rappresentarci.

    Voi direte: ma questa classe politica l’hanno votata i cittadini, dunque di che ci lamentiamo? Eh no, cari signori. I cittadini sono l’ultimo anello della catena che ha portato all’elezione dei rappresentanti politici. Anche a non voler considerare i delegati nel Consiglio dei Lombardi eletti grazie al meccanismo di listino bloccato (Nicole Minetti è l’esempio più luminoso), proviamo a riflettere sul fatto che gli eletti, prima di essere eletti nell’urna, sono designati dai partiti. E i partiti sembra che facciano a gara per designare persone solitamente non all’altezza della bisogna. Certo, tu designi un Trota, e che cosa ti aspetti? Essendo il Trota all’anagrafe Renzo Bossi, costui è uno che va in giro targato con un marchio grande così, senza contare che il Trota è dentro il “cerchio magico” nel quale è incluso il capo carismatico (incluso, ma soprattutto prigioniero). E i marchi – piaccia o non piaccia – contano, altro se contano! Dunque, tu designi il Trota, i bresciani di pianura non lo votano, o lo votano poco, ma i bresciani di montagna invece lo votano. E voi volete prendervela con i bresciani di montagna? No, signori, io me la prendo con chi l’ha designato.

    E a Bergamo? Beh, glissons. Io che ho sempre votato Lega (essendo un uomo di sinistra: e ho le mie ragioni), da due anni a questa parte, avendo conosciuto qualche esempio di leghista bergamasco, ormai non voto più. Non solo, mi sono perfino permesso, in occasione delle ultime elezioni regionali, di scrivere una “Lettera aperta agli amici della sinistra. Esortazione a votare scheda nulla”. Si veda:
    http://www.testitrahus.it/Lettera%20aperta%20alla
    Qualcuno dirà: non è servito a niente, non vedi dunque che gente siede nel Consiglio dei Lombardi? Obiezione respinta: certe cose si fanno e si dicono in base a un principio superiore. Dove sta scritto che siamo servi del principio di utilità?

    Quel che ho scritto sopra vuol essere una protesta (evito di scrivere “vibrata”: è un luogo comune giornalistico) contro l’indifferenza etica di alcuni politici bergamaschi e lombardi, di troppi politici bergamaschi e lombardi. Parlo – ovviamente – del loro atteggiamento di negazionismo nei confronti della ‘ndrangheta, per esempio. Però, non prendiamocela sempre con i soli politici. Hanno le loro colpe anche i rappresentanti della cosiddetta società civile: in particolare, quelli che avrebbero la possibilità di dire e soprattutto di fare qualcosa, invece non dicono (o dicono poco) e non fanno (o fanno poco). Fra questi, grandi sono le responsabilità dei giornalisti che, secondo me, non dovrebbero limitarsi a indignarsi per l’indecorosità di certi comportamenti privati di Berlusconi. Concordo sul fatto che certi comportamenti di Berlusconi siano indecorosi. Però i giornalisti dovrebbero cominciare a curare il proprio decoro. Per esempio, vi sembra normale che i giornalisti facciano markette? [Cioè, falsa informazione: in realtà pubbliche relazioni a favore di marchi industriali, iniziative a fine di lucro, iniziative a fine di potere, promozione d’immagine di singoli individui ecc.] Gl’italiani, i lombardi, i bergamaschi hanno bisogno di informazione vera. E non fatemi dire “informazione a 360°”, perché espressioni del genere creano in me uno stato di nausea, fortunatamente passeggera. Basta smettere di leggere gli articoli, le interviste ecc. che le contengono. Moretti, invece, molla un ceffone alla giornalista che dice banalità. Si veda questo stralcio del film “Palombella rossa”:
    http://www.youtube.com/watch?v=qtP3FWRo6Ow&fe

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  4. 4

    angelo

    Per la verità, l'On. Carolina LUSSANA ha presentato proprio in questi giorni un disegno di legge sull'argomento, ed è l'unica parlamentare del Nord ad averlo fatto. Cerchiamo di non generalizzare!. Vedremo il contenuto di quanto da lei predisposto, che magari potrà essere anche insufficiente e fuori strada. Ma intanto l'ha fatto. Belotti e Pirovano necessariamente seguiranno. Non si può pretendere che tutti la pensino in modo sofisticato come Voi!. Forse qui avete ragione, però. Si dovrebbe pretendere proprio dai parlamentari, che approvano le leggi, una sofisticazione ancora maggiore. Perché la legge regola la vita sociale…

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  5. 5

    Kamella Scemì

    Il nostro grande Aristide ha richiamato spesso la figura di Quintino Sella, specie là dove si parlava delle nomine politiche (Raimondi etc.). Da Avvenire di ieri riporto questo articolo:

    Quintino Sella: politico "del fare" che ci sapeva fare di Vittorio Marchis

    Presso il Centro Museo del Politecnico di Torino, in attesa di una sistemazione che la renda fruibile al grande pubblico, c'è una macchina che reca il nome di «cernitrice elettromagnetica». Il suo inventore, l'ingegnere Quintino Sella, la brevettò nel 1855 ottenendo l'Attestato di privativa n. 98 per un periodo di 15 anni. Nelle miniere di Traversella erano estratti con buoni risultati ogni anno circa 50.000 quintali di magnetite, che in alcuni punti del deposito era inquinata da pirite ramosa che ne abbassava considerevolmente il valore. Il conte Ernesto Ricardi di Netto, uno dei proprietari della miniera, sì rivolse allora al giovane ingegnere minerario perché risolvesse il problema e nel giro di pochi mesi costui propose una soluzione che faceva ricorso all'elettricità. La piccola differenza tra il peso specifico delle due sostanze impediva infatti

    l'impiego di un'efficiente separazione meccanica. Il principio è assai semplice in quanto il minerale di ferro, la magnetite, è soggetto alle forze generate da una elettrocalamita, mentre il minerale di rame no. Il professor Alfonso Cossa in un discorso tenuto ai Museo Industriale Italiano nel 1885, a un anno dalla morte del Sella, cosi descrisse la macchina: «La cernitrice elettromagnetica Sella si compone di due o più anelli avvolti sopra un tamburo cilindrico. Secondo i raggi di questi anelli sono disposte 12 coppie di piccoli cilindri di ferro dolce, che sono attivate o rimangono inerti, secondo che i denti del commutatore si trovano o non in contatto con la lamina che conduce la corrente elettrica. Il tamburo gira attorno al proprio asse disposto orizzontalmente e parallelamente a quello sopra il quale si muove una tela continua, che porta il minerale. Nello stesso tempo che l'asse del tamburo imprime alla tela un movimento continuo, imprime pure un movimento alternativo a una piccola tavoletta che distribuisce sulla tela il minerale, che cade gradatamente da una tramoggia». Tre macchine furono costruite per la miniera di Traversella e ciascuna di esse era in grado di lavorare giornalmente 8 tonnellate di minerale. L'ingegner Sella studiò con cura il commutatore elettrico, e questo era il cuore della macchina, in modo da generare un «vento magnetico» che separava la polvere di magnetite senza che questa si accumulasse sulle elettrocalamite. La «cernitrice» fu presentata all'Esposizione nazionale di Torino del 1858 nel Castello del Valentino, dove l'anno successivo nascerà la Scuola di applicazione per gli ingegneri, e nel 1862 sarà esposta e premiata con medaglia d'oro all'Esposizione internazionale di Londra. In seguito l'avvocato Secondo Frola, presidente del Museo Industriale Italiano, provvide affinché un esemplare della macchina fosse conservato nelle collezioni del museo, che nel 1906 si fonderà con la Scuola di applicazione per far nascere il Politecnico di Torino. L'ingegner Quintino Sella, che aveva cpntribuito assieme a Carlo Ignazio Giulio e ad Ascanio Sobrero a far nascere le «scuole tecniche» in un Piemonte che guardava all'Italia, subito dopo l'Unità abbandonerà la sua attività di ricercatore e docente per diventare un politico a tempo pieno, occupandosi – come ben si sa – del Ministero delle Finanze. Quello stesso Quintino in Parlamento, in uno degli ultimi dibattiti intorno alla dottrina del libero scambio di Camillo Cavour, era intervenuto assieme al deputato Giuseppe Polsinelli, imprenditore laniero di Arpino in provincia di Caserta, per mettere in guardia l'industria nazionale dai pericoli che sarebbero derivati dalle riduzioni tariffarie. La classe politica che si stava formando, nonostante gli inevitabili errori di cui la storia rigorosamente deve fare memoria, di certo era costituita da uomini ch§ avevano nel «saper fare» una delle caratteristiche essenziali. Oggi sembra invece che sia più importante «saper apparire».

    Appunto.

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  6. 6

    Aristide

    Ringrazio Kamelia (la Nuziale) Scemì per il ricordo della nobile figura di Quintino Sella, al quale avevo dedicato un commosso, breve ricordo in una pagina del sito Testitrahus, nella quale lamentavo, in generale, l’inadeguatezza alla bisogna della nostra rappresentanza politica. Vi ho accennato in questa bacheca elettronica nella pagina intitolata "Raimondi deve scegliere fra Pagnoncelli e Saffioti".

    In un’altra pagina di questa bacheca elettronica ("I licei bergamaschi fanno bella figura…") ricordavo le figure degli ingegneri Brioschi e Colombo, i “papà del Politecnico”: furono anch’essi uomini politici, sì, ma prima ancora furono uomini, cioè uomini rispettabili, e uomini di grande cultura (oltre che uomini intelligenti: ‘ça va sans dire’). Brioschi e Colombo promossero lo sviluppo delle scuole tecniche in Lombardia, proprio come fece nel suo Piemonte (e in Sardegna) Quintino Sella: grandissimo uomo politico, scienziato e uomo di grande cultura (curò personalmente l’edizione critica del ‘Codex astensis’, che lui stesso aveva trovato nel corso delle sue ricerche a Vienna, nell’archivio di corte dell’Imperatore Francesco Giuseppe).

    Insomma, questi erano gli uomini politici che l’Italia e la Padanìa (con l’accento sulla “i”) potevano vantare, in altri tempi. Guardando il panorama attuale, ci sarebbe di che trattenere a stento lacrime e sdegno, sempre che avessimo ancora una riserva di lacrime e sdegno da profondere. Ma ormai…

    Non posso fare a meno di rinnovare un appello ai giornalisti nostrani, soprattutto a quelli che si fregiano di “professionalità anglosassone” (due parole che da sole si prestano a numerose mistificazioni e che unite formano una vera e propria bomba mistificante). Per semplificare il discorso, prescindiamo dall’anglosassonicità (o anglosassonità? Ho un dubbio linguistico: ma forse, trattandosi di un derivato, e – soprattutto – di una brutta copia, è meglio dire “anglosassonicità”). Prescindendo dunque dall’anglosassonicità, io dico ai signori giornalisti, più o meno anglosassoni: ma vi rendete conto che, se la classe politica è di livello infimo, la colpa è anche vostra? Possibile che non vi venga mai l’uzzolo di affrontare il problema? Perché non inchiodate gli uomini politici alla loro inadeguatezza culturale e intellettiva? Possibile che gli unici giornalisti a occuparsi dell’ignoranza degli uomini politici nostrani siano stati quelli delle Iene, in televisione? Siamo arrivati a questo: abbiamo bravi comici che cercano di dare una mano ai cattivi politici, abbiamo politici che – senza volerlo – diventano comici e abbiamo una parvenza di giornalismo serio che per superare gli ostacoli del conformismo deve trasformarsi in sketch comico: quest’ultimo, appunto, è il caso delle Iene. Mah!

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  7. 7

    Pepe

    L'arresto di Fidanzati è di poche ore fa …
    http://www.video.mediaset.it/video/tg5/servizio/2

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