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4 Comments

  1. 1

    Aristide

    Quattro omicidi scoperti in meno di tre mesi: è vero. Qualcuno ha visto qualcosa, ma tace: è probabile. «Dagli inquirenti ci aspettiamo uno scatto di reni» (così leggiamo nell’articolo): sarà, ma un’antica regola vuole che se non si fa luce immediatamente nei primi tre giorni dopo il delitto (non necessariamente mettendo le mani sull’assassino, ma imboccando piste attendibili, questo sì), le probabilità di venire a capo del problema scemano vistosamente.

    Proviamo a ragionare, da due punti di vista, uno interno, intrinseco alla risoluzione del caso criminale, l’altro estrinseco, ambientale.

    Da un punto di vista intrinseco:

    Ragionando da un punto di vista intrinseco, ricordiamo il metodo di Maigret: si recava sul posto, “annusava” la scena del delitto, parlava con i testimoni, con i probabili assassini. Per risolvere il caso entrava nella testa degli assassini, provava a ragionare come loro, si sforzava di concepire la loro stessa bestialità. Entrava talmente nelle coordinate mentali degli assassini da provare – talvolta – autentica pietà per loro: non per tutti, naturalmente, ma in alcuni casi sì, perché no? Si vedano in proposito “Non si uccidono i poveri diavoli” e “Una vita in gioco”. Ora, parafrasando don Abbondio, si potrebbe dire che uno il naso, se non ce l’ha, non se lo può dare. Però io mi domando se non ci sia qualcosa nel “sistema” (parola che dice tutto e niente, lo so: ma siamo in un blog, non è questo il luogo per un trattatello) che penalizza chi il naso invece ce l’avrebbe; forse c’è nel “sistema”, addirittura, qualche zeppa che penalizza il naso. Certo, disponiamo di strumenti d’indagine raffinati, come la prova del Dna o la verifica di aggancio delle celle nel sistema di telefonia cellulare. Ma non è che, forse, ne facciamo un cattivo uso?

    Per esempio, che cos’è questa genialata di classificare il Dna di tutti gli abitanti di Brembate? Dovremmo ragionare in termini scientifici, possibilmente bayesiani: lo so, così andiamo sul difficile, a qualcuno potrebbe scoppiare la testa, ma dove sta scritto che i casi debbano essere risolti nei talk show? Dunque, ragionando in termini bayesiani, dovremmo calcolare le probabilità a priori dell’ipotesi di colpevolezza di un cittadino qualsiasi di Brembate di sopra, e le probabilità a posteriori dell’ipotesi di colpevolezza di un cittadino particolare, qualora si trovino tracce del suo Dna su qualche oggetto appartenuto a Yara, quindi bisognerebbe calcolare la probabilità composta dell’ipotesi di colpevolezza e dell’evidenza empirica. Allora, forse, si capirebbe che le probabilità d’identificare l’assassino con questa strategia sono molto minori di quelle di ricevere la telefonata di un testimone che fornisca, per esempio, il numero di targa di un’automobile sulla quale Yara è stata caricata di forza.

    E che dire di tutta la retorica che s’è fatta sul volontariato, sul fatto che se il “territorio” è stato pattugliato dai volontari e se i volontari non han visto niente, allora vuol dire che il corpo di Yara è stato portato lì, dov’è stata trovata, dopo l’ispezione della pattuglia? Sarà. Ma qualcuno ha verificato i criteri del pattugliamento, per esempio l’ampiezza delle maglie? Qualcuno, anche qui, ha fatto un calcolo delle probabilità?

    Analogo discorso potrei fare sulle celle di telefonia mobile, ma penso si sia capito dove voglio andare a parare. Ben vengano gli strumenti tecnici, però…

    Da un punto di vista estrinseco:

    Ragionando da un punto di vista estrinseco, la situazione è ancora più preoccupante. Perché dovremmo domandarci se siamo ancora capaci di affrontare i problemi sotto un profilo scientifico. Se in Italia, in Lombardia, a Bergamo, siano valorizzate le persone capaci di ragionare scientificamente (in senso lato, ovviamente, ma non così lato da comprendere i burocrati e i loro vati, quelli sono un’altra cosa: “unicuique suum”, come si dice). Proviamo a fare un giro al Museo della Scienza e della Tecnica di Milano. C’è da commuoversi, al pensiero di quante e quali cose non si siano fatte in Italia, praticamente fino agli anni ’70. Allora esistevano i direttori, e non i manager. Allora le aziende erano guidate dagli ingegneri e non dai bocconiani. Ci si esprimeva in italiano e non in questo inglese farfugliato da aziendalisti che non solo ignorano Shakespeare, ma ignorano l’inglese (anche se loro sono convinti di conoscerlo) e non sono più capaci parlare un italiano decente. Oppure vogliamo parlare di Bergamo? Qualcuno si ricorderà di che cosa fossero, in altri tempi, la Magrini, o l’Ismes, quando ancora non si tenevano i Festival della scienza. Adesso invece c’è Bergamoscienza, Odifreddi ci fa le sue lezioncine così a modino, così impertinenti (dice lui), ma di scienza vera in giro ce n’è poca. La retorica “scientifica” (un ossimoro? magari!) è invece in crescita preoccupante.

    Quanto al fatto che possa farsi strada in Lombardia, a Bergamo, nella sua provincia, una certa omertosità, di che ci meravigliamo? Scusate, ma abbiamo considerato la classe politica che ci rappresenta al Pirellone? Chi ci trovate, Quintino Sella o Nicole Minetti? E se quella è la classe politica, non è che la cosiddetta società civile sia migliore. Il ragionamento vale anche al contrario. Dunque, c’è qualcosa di marcio in Lombardia, indipendentemente da quel che dice Saviano, eventualmente anche con sua buona pace. Dovremmo essere noi a ribellarci, ad aprire gli occhi, a ragionare, e a trarne le conseguenze: così non si va da nessuna parte. Questo è il crollo della civiltà e, se così stanno le cose, non ci rimane che aspettare l’arrivo dei barbari, come in quella poesia di Kavafis. Meglio i barbari che la Minetti, che il Trota (e altri innominati). Meglio i barbari che questa società c.d. civile la quale vede, subisce e tace, addirittura spera di fare qualche affaruccio, proprio in questo clima da basso impero. Io, secondo alcuni, dovrei far parte della c.d. società civile? La verità è che ne ho orrore. Qualcuno mi potrebbe suggerire un metodo per certificare che non faccio (più) parte di questa società civile?

    Insomma, mi sa che aveva ragione, anche in queste circostanze, il buon vecchio Bartali: «Qui l’è tutto sbagliato, l’è tutto da rifare! ».

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  2. 2

    Cristo

    E' giusto che l'Eco abbia pubblicato la notizia dell'anonimo che ha visto gli assassini di Yara?

    Non sarebbe stato meglio limitarsi a dare la notizia al PM?

    Se la prostituta e il suo protettore leggono l'Eco avranno cambiato piazzola …

    «La donna mi ha portato nello spiazzo esattamente di fronte al campo C'era buio, serata abbastanza fredda e da poco aveva smesso quel mezzo nevischio/pioggia. Avvicinandomi al limite della strada notiamo che non ci sono auto in zona, ma due scooter parcheggiati di traverso: non mi sembrano scooter grandi, da patente, anche se non me ne intendo di moto, sono scooterini da ragazzi. Non ricordo il colore, penso fossero neri, al massimo blu scuro o grigio scuro. C'è un casco a terra e uno sulla sella».

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  3. 3

    Kamella Scemì

    Mi ha attirato nell'articolo di un ottimo giornalista, all'inglese, come Zapperi (strano che sia rimasto in una cittadina come Bergamo) il riferimento alla possibilità che anche a Bergamo stia prendendo piede la regola del “non vedo, non sento, non parlo”, o altra regola peggiore, mafiosa. Mi ha attirato perché avevo appena finito di commentare l'articolo sulla triade Raimondi-Pagnoncelli-Saffioti, e ho fatto la stessa osservazione di Zapperi. E' forse una coincidenza? Anche Aristide è del mio stesso parere, e integra molto bene, con solide argomentazioni, l'intuizione spontanea che è mia, ma credo di tutti.

    I mezzi e i metodi di indagine: indubbiamente c'è qualcosa nel “sistema” che penalizza chi il "fiuto da poliziotto" ce l’avrebbe, anzi, forse c’è nel “sistema”, addirittura, qualche zeppa che penalizza il "fiuto" medesimo. La spiegazione di tal mia certezza? Me la dà ancora Aristide, citando la presenza della signora Mignetti nel Consiglio Regionale Lombardo, come del suo amico Trota. I criteri di scelta familistici… e altro, penalizzano, non v'ha spazio a dubbio alcuno, e penalizzano ancor più nel basso, dove si riversano con sempre minor controllo (o maggiore, se si vuole…), e con incontenibile intensità. A tal punto, se tali sono le teste… di comando (di cosa son fatte quelle teste, scelte in cotal guisa?), il fatto che si disponga di strumenti d’indagine raffinati, come la prova del Dna o la verifica di aggancio delle celle nel sistema di telefonia cellulare, conta assai poco. "Ma non è che, forse, ne facciamo un cattivo uso?", si chiede Aristide. Domanda retorica: non può che essere così, non altrimenti che così, per gli stessi sopraindicati motivi.

    E, di seguito, è evidente che non siamo più capaci di affrontare i problemi sotto un profilo scientifico, proprio perchè "in Italia, in Lombardia, a Bergamo" non sono valorizzate "le persone capaci di ragionare scientificamente (in senso lato, ovviamente, ma non così lato da comprendere i burocrati e i loro vati, quelli sono un’altra cosa: “unicuique suum”, come si dice)". Altra ovvia conseguenza. Con tanti cari saluti alla nostra civiltà. Che una fase nuova cominci, dunque… e i raccomandati e i mafiosi, politicanti non esclusi, peste li colga!

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  4. 4

    guru

    Segnalo l'articolo: "Yara, sciacallaggio sul web

    con notizie inventate" sul sito http://www.bergamonews.it
    Mi sembra molto istruttivo, specie per l'utilizzo spregevolmente mediatico del caso. Non è vero che il denaro non olet. Talora puzza in modo insopportabile. Però qualcuno talvolta, magari anche per motivi non strettamente etici, ci aiuta pure ad "aprire gli occhi" (vedi il Vangelo settimanale, da meditare).

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