About the author

Luca Allevi

Laureato in Economia e Commercio alla Bocconi. Consulente internazionale presso www.leaders.it

Related Articles

5 Comments

  1. 1

    Claudio

    Avendo una lunga esperienza in temi di investimento e di risparmio posso capire che la materia possa risultare molto complessa e, soprattutto, in forte divenire da rendersi molto spesso poco intelligibile da parte di molti investitori. Essere quindi seguiti da uno specialista di fiducia diventa in molti casi indispensabile se non addirittura necessario.

    Questa esigenza di tipo cultural-finanziario non deve pero’ farci abbassare la guardia sulla banalissima esigenza di rendersi conto di colui con cui si ha a che fare. Inoltre nella scelta del consulente valorizzare sempre la professionalità e l’esperienza e mai farsi trascinare da sentimentalismi o, peggio, da rapporti di vicinanza parentale. Sembrerà impossibile o molto strano ma vi posso assicurare che molte vicende sgradevoli sono state proprio poste in essere da persone vicine all’investitore. Questo del resto non è un aspetto recente se si considera che già Svetonio nella “Vita di Vespasiano” affermava che “lucri bonus est odor ex re, qualibet”.

    Per rimanere però in un ambito più asettico una cosa che posso aggiungere sono queste raccomandazioni che la Federconsumatori (http://www.federconsumatori-fvg.it) suggerisce ai risparmiatori quando debbono operare un investimento.

    “Leggi prima di firmare.Tutti i servizi di investimento sono regolamentati da un contratto scritto. Nel contratto devono essere specificate:

    – caratteristiche del servizio e delle prestazioni;

    – validità, modifica e rinnovo del contratto;

    – modalità con cui il risparmiatore può impartire ordini e istruzioni;

    – frequenza e modalità della rendicontazione;

    – per alcuni servizi, la soglia di perdita oltre la quale avvertire il cliente;

    – remunerazione dell’intermediario e gli incentivi;

    – possibilità di prestare, in connessione al servizio offerto, la consulenza in materia di investimenti;

    – eventuali procedure di conciliazione e di arbitrato in caso di controversie.

    Non firmare moduli in bianco! Bisogna assolutamente evitare di firmare contratti e moduli senza averli prima attentamente letti o, addirittura, senza che siano stati compilati delegando poi l’intermediario a riempirli. Gli effetti potrebbero essere disastrosi. Utilizza mezzi di pagamento previsti e sicuri. Il controvalore dell’investimento deve essere consegnato utilizzando esclusivamente i mezzi di pagamento previsti dal contratto.

    1 – Conoscenza ed esperienza: dovremo rispondere a domande sul nostro livello d’istruzione, sulla nostra professione, sulla conoscenza ed esperienza in materia di investimenti.

    2 – Situazione finanziaria: le domande verteranno sulla nostra capacità reddituale, su come potrà evolversi, sull’ammontare dei beni liquidi, immobili, investimenti al netto degli impegni finanziari già assunti (p. es. rate mutuo).

    3 – Obiettivi d’investimento: quali sono le finalità dell’investimento, l’orizzonte temporale, la nostra propensione al rischio.

    Sulla base delle risposte si traccia il nostro profilo: l’intermediario dovrà porre in essere o consigliare solo le operazioni valutate adeguate, cioè corrispondenti alle conoscenze, alla propensione al rischio, agli obiettivi finanziari indicati. In caso contrario, la responsabilità dell’intermediario potrà essere fatta valere in eventuali future controversie.

    Se il risparmiatore di sua iniziativa richiede gli altri servizi finanziari (ricezione

    ordini, trasmissione o esecuzioni di ordini), le informazioni richieste riguarderanno solo l’esperienza e la conoscenza, il livello di tutela sarà minore e l’intermediario dovrà valutare solo l’appropriatezza e avvertire se ritiene l’operazione non appropriata.

    Per i servizi di mera esecuzione richiesti dal cliente (ricezione e trasmissione di ordini per strumenti non complessi come acquisto di azioni quotate su mercati regolamentati, obbligazioni, titoli di Stato, fondi comuni) non è prevista alcuna valutazione, nessuna informazione, nessun livello di tutela. Sarà il cliente, si presume esperto, a valutare senza alcun aiuto se l’operazione è appropriata o meno.

    Le disposizioni che disciplinano quanto sopra esposto, sono state delineate dalla normativa comunitaria (Mifid), recepite nel Tuf. Sono in vigore dal 1 novembre 2007. Stanno funzionando? Si ottiene sempre l’esatta identificazione del risparmiatore nel giusto profilo? Molto spesso i risparmiatori vengono inquadrati in profili medi, il che consente agli intermediari di vendere una gamma di prodotti più articolata. Attenzione: il pericolo è maggiore se i profili vengono “forzati”, convincendo il cliente a manifestare e dichiarare qualcosa che non è in linea con le sue effettive esperienze e conoscenze, con la sua propensione al rischio, con i suoi obiettivi finanziari e poi gli si chiede di firmare. Concluso il contratto, ricevuto l’ordine, l’intermediario deve perseguire nell’esecuzione il miglior risultato possibile.

    Dopo aver eseguito l’ordine, deve inviare al cliente una comunicazione su supporto duraturo dove conferma l’esecuzione, indica il giorno e l’ora dell’esecuzione, la tipologia dell’ordine, la sede di esecuzione, lo strumento finanziario oggetto di negoziazione, il quantitativo di strumenti finanziari scambiati, il loro prezzo unitario e il corrispettivo pagato in totale, la somma delle competenze e degli oneri pagati, la circostanza che il cliente abbia avuto come controparte lo stesso intermediario,

    un’impresa appartenente al suo stesso gruppo oppure un altro cliente dell’intermediario.

    Richiamiamo a questo proposito cosa si intenda per “negoziazione per conto proprio” o in “contropartita diretta”. È l’attività con cui l’intermediario su ordine del cliente, gli vende strumenti finanziari di sua proprietà ovvero li acquista direttamente dal cliente stesso.

    Individuato il possibile strumento finanziario, l’intermediario deve essere consegnato utilizzando esclusivamente i mezzi di pagamento previsti dal contratto.

    Nel caso si venga contattati da un promotore finanziario, non bisogna mai effettuare versamenti di denaro in contante, né con assegni privi di intestazione oppure intestati al promotore; bisogna utilizzare sempre, invece, assegni bancari o circolari, intestati (o girati) a nome dell’intermediario per il quale il promotore opera ovvero del soggetto i cui servizi o prodotti sono offerti e muniti della clausola “non trasferibile”. È’ anche possibile utilizzare il bonifico o strumenti similari, ma anche in questo caso mai a favore del promotore finanziario. Il promotore deve sempre rilasciare copia al cliente dei documenti e degli atti da questo sottoscritti. Segui i tuoi investimenti nel tempo

    Dopo la scelta e l’acquisto dello strumento finanziario, dobbiamo continuare a seguire ed essere costantemente informati perché nel tempo possono cambiare le caratteristiche del prodotto scelto (si pensi a un’obbligazione il cui emittente non sia più così solido). A questo fine, oltre alle notizie sulla stampa e sugli altri mezzi di comunicazione, dobbiamo attentamente leggere la documentazione, in particolare la rendicontazione che, con modalità differenziate per ciascun servizio finanziario, il nostro intermediario ci invia: essa ci dirà qual è lo stato di salute del nostro investimento, quali sono i costi, se vale la pena di mantenerlo o di liquidarlo.

    Come deve operare l’intermediario. Anche se il risparmiatore avesse seguito con prudenza e consapevolezza tutte le indicazioni sopra esposte, continuerebbe comunque a trovarsi in una posizione di minor potere contrattuale di fronte all’intermediario finanziario che può contare

    sulle conoscenze e informazioni che costituiscono la sua professione. È bene che questo dato di fatto sia tenuto sempre presente: non c’è peggior ignoranza di quella di illudersi di sapere. Di fronte a questa asimmetria, per garantire la migliore tutela del risparmiatore, norme comunitarie e interne disciplinano il modo con cui gli intermediari debbono operare.”

    Reply
  2. 2

    Aristide

    Mi pongo una domanda: come mai nelle cose che riguardano l'economia e la finanza gli esperti prendono la parola soltanto dopo? Con ciò non pretendo di dire alcunché di nuovo: Tremonti — l'antipatico e geniale Tremonti — ci ha più volte ammoniti: guardate che gli economisti non ne hanno mai azzeccata una. Ovviamente, si riferisce agli economisti bocconiani e a quelli che prendono il premio Nobel con argomenti di carattere matematico. Com'è noto il discutibilissimo premio Nobel (ultimo della lista: il premio Nobel conferito a Obama per la pace!) non esiste per la matematica (il premio Nobel della matematica è la medaglia Fields, ma non è una patacca!).

    Perché gli esperti economici e finanziari ci avvertono dei pericoli dopo, e non prima? Perché non ci dicono che gli operatori finanziari agiscono per il proprio interesse (nessuno glielo contesta, per carità!) ma anche, spesso e volentieri, contro il nostro interesse? Domando ancora: come mai i modelli ingegneristici e fisici — concettuali e matematici — funzionano normalmente così bene? Parimenti funzionano egregiamente i modelli matematici nell'ambito delle discipline mediche ecc. Cioè, al massimo saranno approssimati, ma nessuno potrà dire che, di regola, siano sballati (fra l'altro, sono suscettibili di "calibrazione"). Inoltre, sono intrinsecamente di carattere non-oracolare. Invece, i modelli degli economisti sono per lo più di tipo oracolare, a cominciare da quello, tanto sbandierato, approntato da Forrester negli anni ’70, con gli auspici del Club di Roma. Quel modello, ricordo, aveva previsto "scientificamente" (così dicevano) che oggi, nel 2011, il globo terrestre sarebbe stato assai simile a quello che si vede nel film Blade runner: cioè un inferno, con un clima tropicale, avvolto da una spessa cappa di nebbie gravide di miasmi. Chi vuole saperne di più, provi a cercare nelle bancarelle dell'usato il libro "I limiti dello sviluppo": però lo avverto, perderebbe il proprio tempo. A meno che non faccio una ricerca sugli errori degli uomini. Io ho già buttato al macero la mia copia di quel libro. Ovviamente, gli economisti del Club di Roma non ci hanno azzeccato, come del resto aveva capito, fin dall'inizio, Mario Silvestri, uno scienziato vero, un pioniere nel campo dell'energia (dimenticato da questa sciagurata classe dirigente: ma cosa volete che sappia il Trota di Mario Silvestri?).

    Ultima domanda: riguardo a tutta la faccenda Parmalat, siamo proprio sicuri che l'unico responsabile fosse il signor Tanzi? Gli impiegati di banca che vendevano ai pensionati certe "occasioni" (Parmalat, bond argentini ecc.) erano sempre e del tutto innocenti? Non escludo tuttavia che alcuni fossero veramente innocenti. Ma lo erano tutti?

    Reply
  3. 3

    Claudio

    Rifletto anch'io su questo singolare aspetto nel domandarmi perchè dopo tante esperienze evidenziate dalla tv negli anni passati del tipo di quelle di cui si sta parlando esistono ancora delle persone (anche istruite) che cadono i queste trappole nascoste anche molto maldestramente?

    Perchè si spende e spande tanta fiducia entrando dalla finestra e quando si potrebbe entrare dalla porta dove almeno per gli errori si potrebbe anche reclamare, ci si astiene pieni di una sana prudenza?

    Non mi risulta sia la prima volta che succedono queste cose e mi risulta anche che sbagliare "humanum est, perseverare…." Allora perchè continuiamo a sbagliare?

    Cosa ci viene promesso di così allettante da farci essere completamente ciechi al richiamo delle sirene?

    Sarebbe proprio bello saperlo….. che non sia forse la chiave di volta per trovare la soluzione al problema senza continuare a ragionare sugli effetti dell'ennesimo errore. esprimo solo una sensazione da "ignorante": non credo proprio che c'entri l'economia, i bocconiani o i modelli macroeconomici…anzi se qualcuno si ponesse da quella prospettiva forse capirebbe ed eviterebbe di piangere sul latte versato.

    Reply
  4. 4

    Aristide

    La questione presenta tre aspetti rilevanti: il primo, riguarda chi è fatto oggetto della truffa; il secondo aspetto investe coloro che commettono la truffa; il terzo aspetto riguarda coloro che, pur disponendo di conoscenze adeguate per denunciare la truffa – quando essa sia in atto o quando s’intravveda la possibilità permanente ed effettiva della medesima –, tuttavia tacciono, o sono evasivi nel momento in cui bisognava parlarne: salvo poi, quando la frittata è fatta, venirci a spiegare come qualmente sia nato l'inghippo, che cosa si sarebbe dovuto fare per evitarlo ecc.

    Ci tratteniamo di proposito dal trattare il primo aspetto, quello dei truffati: ottimo argomento, per noi sarebbe un po’ come andare a nozze (in altri tempi), essendo del parere che una truffa — sempre condannabile sul piano penale — possa essere tuttavia, talvolta, da un punto di vista superiore, una giusta punizione per certe categorie di sciocchi. Ma è un argomento che ci appassiona troppo, perciò lo trascuriamo. Il secondo argomento, quello dei truffatori, è banale, inoltre c'è in giro fior fiore di giornalisti anglosassoni che ci spiegano tutto. Vediamo invece il terzo aspetto.

    Insomma c'è chi, disponendo di certe conoscenze, potrebbe aiutarci a capire ma non fa niente perché noi si possa capire qualcosa. Addirittura ci sono quelli che parlano non per farci capire, ma per convincerci, per esempio, a investire da una parte piuttosto che da un'altra. Secondo loro questo sarebbe, oltre tutto, "etico", ma io ho i miei dubbi. Questa, diceva Socrate al sofista Gorgia, è la differenza tra un medico e un cuoco: il medico fa l'interesse dell'ammalato ed eventualmente gli somministra una medicina amara; il cuoco, invece, vuole convincere l'ammalato a gustare la sua pietanza, e così fa il male del poveretto. Socrate paragonava il filosofo al medico e il sofista al cuoco.

    Ma, in concreto: gli economisti e gli analisti finanziari non ne azzeccano una, come dice Tremonti (lui pensa ai bocconiani), o perché i loro modelli conoscitivi non funzionano oppure perché quei loro modelli sono al servizio di qualcuno (qualcosa di analogo avviene nei sondaggi d'opinione: se formuli la domanda in un certo modo, otterrai la risposta che vuoi). Chi sapendo come stanno le cose tace, ne minimizza la portata (Japonia docet), o di proposito parla soltanto dopo che la frittata è fatta, è colpevole di "culpa in vigilando". (Si osservi che in politica, praticamente, questa è la norma. Prima si mente per la gola, spudoratamente, poi a distanza di anni quelli che ti additavano come un nemico perché dicevi una certa cosa, salgono in cattedra e quella cosa te la spiegano loro, con gran boria.)

    Insomma, o per una ragione o per l'altra questi soloni ti spiegano immancabilmente in ritardo il perché dei bond argentini, il per come della Parmalat, le insidie dei futures e la bolla immobiliare ecc. ecc. Ti spiegano tutto, a modino. Ma dopo. Ne concludo che affidarsi a questi esperti è come mettersi il cappio al collo. Meglio ragionare con la propria testa, oppure dare un calcio a queste possibilità di arricchimento senza lavorare.

    Un'altra categoria dalla quale dobbiamo imparare a guardarci sono i giornalisti economici. Avendo sempre in mente la "culpa in vigilando", ci sentiamo di osservare che molti (non tutti, evidentemente) sono pochissimo vigili; altri (non tutti, naturalmente) sono fin troppo vigili, ma pro domo sua, nel senso che fanno pubbliche relazioni, senza darlo troppo a vedere (ma qualche volta si vede).

    Grande cosa il sistema di dettatura elettronica al computer (mi consente di scrivere rapidamente questo post)! Trovo che sia una grande invenzione, ma solo dopo quella del rasoio bilama.

    Reply
  5. 5

    A.M.F.

    Non bisogna dimenticare i casi sostanzialmente simili: Aiazzone, per esempio, laddove un centinaio di famiglie bergamasche, dopo aver acquistato i mobili, non hanno ancora visto ad oggi arrivare a casa nemmeno la foto dei mobili acquistati. Arredamenti per i quali, dopo un acconto pari anche ad alcune migliaia di euro, i clienti hanno fatto seguire i costi delle rate, attivate tramite un finanziamento Fiditalia.

    Il caso è diverso, ma i metodi e gli effetti sono gli stessi.

    Reply

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Editore Copyright © Devon S.r.l. - 24122 Bergamo via Paglia 27 Partita IVA Codice Fiscale e Registro Imprese di BG 03928940166

Condividi
Nascondi