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  1. 1

    Aristide

    PER RAGIONARE DI CRIMINALITÀ OCCORRONO I VALORI RELATIVI, NON I VALORI ASSOLUTI

    Dubito che abbia molto senso ragionare sulle cifre assolute, quando si esamina il fenomeno della criminalità (anche in altri casi, naturalmente). Se ogni giorno a Bergamo sono denunciati undici furti d’appartamento, cosa dovrà fare una persona ragionevole? Dovrà preoccuparsi, o no? Secondo me una persona ragionevole, aliena dalla retorica e dall’indignazione a comando, dovrebbe chiedere nuovi dati, prima di esprimere un giudizio: quindi, se per carattere costui – per quanto ragionevole – è portato a preoccuparsi, saprà che cosa fare. In linea di principio però potrebbe, al contrario, anche rallegrarsi. Tutto dipende dai dati necessari per una corretta impostazione del problema.

    Intanto consideriamo che, poiché viviamo nel mondo reale, e non nel migliore dei mondi possibili, è nell’ordine delle cose (forse, ahimè, anche naturale) che ci siano furti e delitti. Ciò che semmai potrebbe ragionevolmente indurmi a una qualche preoccupazione è sapere che Bergamo è più criminogena di altre città d’Italia, a parità di tutto, o che a Bergamo la curva della criminalità presenta un andamento pericolosamente crescente.

    Per quanto riguarda il confronto con le altre città, pare che Bergamo si trovi al 25º posto, perlomeno così abbiamo letto su alcuni giornali. Per ragionare in termini relativi, un buon punto di partenza può essere il tabellone presentato dal quotidiano ‘Il Sole ventiquattr’ore’, recante i dati di “delittuosità” nelle città italiane. Si veda: http://www.ilsole24ore.com/pdf2010/SoleOnLine5/_O… .

    Credo però che i dati migliori da prendere in considerazione siano quelli forniti in occasione dell’inaugurazione dell’anno giudiziario, a Bergamo e altrove: in particolare, occorrerebbe esaminare i dati di Bergamo e di altre città (per un confronto geografico, o “territoriale” come piacerà dire ad alcuni sciocchini innamorati di questa parolina magica), nonché i dati di Bergamo relativi agli ultimi dieci anni (per un confronto diacronico). Il confronto diacronico ci permetterebbe di valutare la linea di evoluzione della criminalità a Bergamo.

    Quanto agli omicidi, se in un anno sono stati commessi undici omicidi e soltanto quattro casi sono stati risolti, non capisco perché dovremmo meravigliarci. Intanto consideriamo che nella classifica degli omicidi la Lombardia ha il triste privilegio di essere al secondo posto (12% degli omicidi in tutta Italia), dopo la Campania (16%). Consideriamo anche che la media nazionale dei delitti non risolti è del 42%. Ora, quattro delitti non risolti su 11 fanno il 36%: dunque, siamo sotto la media.

    In un’impostazione razionale del ragionamento, in un’impostazione cioè che aborre dalla retorica e dal facile allarmismo, ci si potrebbe spingere un po’ oltre, varcando la soglia del famoso e mai abbastanza riverito giornalismo anglosassone. Varrebbe la pena analizzare la tipologia dei delitti: delitti passionali, litigi sfociati in assassinio, ammazzamento di follia, rapina con omicidio, delitti di mafia, delitti a sfondo sessuale, movente sconosciuto ecc. Per esempio, è noto che i delitti di più facile e rapida soluzione (nel senso che l’autore è individuato) sono quelli dovuti a follia (8,7%) e quelli con un movente passionale (23,9%). I folli, quasi tutti, si consegnano subito dopo aver commesso il delitto, o comunque si trovano nella condizione di essere subito individuati; anche parecchi delitti passionali sono di facile soluzione, sia perché gli autori si consegnano alle autorità inquirenti subito dopo, sia perché sono facilmente individuabili, soprattutto oggi con la prova del Dna.

    Parliamo adesso di prevenzione, perché se c’è una cosa che, nel caso, dovrebbe preoccuparci sono proprio i delitti prevedibili, soprattutto quelli derivanti da situazioni di disagio psichico e da presenze malavitose classificate, ma non efficacemente controllate. Al contrario, i delitti con movente passionale, e non sono pochi, come abbiamo visto, sono pressoché ineluttabili: infatti, le pubbliche autorità non sono necessariamente al corrente delle vampe di passione che si sprigionano nella mente delle persone.

    I delitti per i quali si potrebbe fare prevenzione sono quelli dovuti a follia e quelli che genericamente indicheremo di mafia (e che in realtà qui in Lombardia sono spesso delitti di ’ndrangheta e di camorra). Ebbene, pare che queste due voci assommino al 30% del totale dei delitti. Qui, effettivamente, ci sarebbe da lavorare, perché i casi di follia sono noti e classificati (più o meno bene). Riguardo ai delitti di mafia, è noto che molte organizzazioni criminali sono state ultimamente sgominate in Italia. Non entro nella polemica dei meriti da attribuire a polizia, carabinieri, magistratura e ministro Maroni. So che negli ambienti più raffinati si tende a negare che Maroni abbia un qualche merito. Io non sarei così ingiusto. In ogni caso, avanti tutta contro le infiltrazioni della ’ndrangheta in Lombardia!

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